IVa Domenica di Quaresima -B ’21 “Laetare”

Gloriosi anni ’80, il tenerne, l’animale più buono del mondo…

Domenica della gioia! il colore liturgico rosa quasi allenta il viola della quaresima…

Dal Vangelo secondo Giovanni 3,14-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Ho perso la pazienza e mi sono arrabbiata…“bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo“, ho saltato la messa quindi non posso fare la comun. “Dio infatti ha tanto amato il mondo…”, si va be’ ma mi hanno insegnato che mi devo confessare se no…”da dare il Figlio unigenito!!”, si lo so ma cosa c’entra…“chiunque crede in lui non vada perduto“; d’accordo ma mi son distratto nelle preghiere! dovrei pregare di più! dovrei pregare meglio, non sono proprio un bravo cristiano “chiunque crede in lui abbia la vita eterna“, si certo, come no, ma per questa quaresima bisogna che io…mi ero impegnato a …“non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo“; senz’altro, lo ricordo dal catechismo ma…“non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio“… Si, certo che sono credente, credo nei valori cristiani, nella tradizione, il Papa, quell’altro però, nell’accoglienza, nella generosità, nel rispetto!!!!! “chiunque crede in lui non vada perduto“, in Lui? non basta venire a messa e dire le preghiere? “il mondo sia salvato per mezzo di lui.“ Non so se dio esiste, se mi conviene credere, a che serve? a cosa mi serve oggi essere cristiano, andare a messa, confessarmi, fare la comunione, “chi fa la verità viene verso la luce“… si va bene io ho pregato ma questo Coviddi, e poi quel mio caro è morto e addio speranza fiducia, crolla tutto, dov’era dio???? “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto“; non so, io faccio quello che posso, cerco di aiutare, incoraggiare, non fare il furbo al lavoro, non trattare nessuno peggio di come tratterei me, di vivere con passione, educare al meglio i miei figli, dire grazie, scusa, hai bisogno e permesso a mia mogliemaritocompagnacompagnoamicoamicafamigliarevicinodicasa.. “le sue opere sono state fatte in Dio“.. La vita eterna è quella che stai vivendo mentre leggi questo testo. Non quella che arriverà dopo la morte, quella sarà solo il compimento, la pienezza definitiva… ma attendere e celebrare la Pasqua ci aiuti a prenderne consapevolezza. Il mio battesimo mi ha già reso immortale, sto vivendo da risorto. Amen.

IIIa Domenica di Quaresima B-’21

Dal Vangelo secondo Giovanni 2, 13-25

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». 
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

47 anni: tanto erano durati i lavori per costruire il Tempio di Erode. Non 55 come l’autostrada A3, la famigerata Salerno – Reggio Calabria, per carità, ma comunque tanti. Il re aveva da tener buona un po’ la popolazione giudaica per i suoi intrallazzi coi romani e quindi ne era uscita quella che al tempo era una delle 7 meraviglie del mondo. Gran bella mazzetta anestetica. Ci sta quindi che i Giudei lo guardino storto, a JC, quando gli fa la sparata. Perché… passi la piazzata! ma dire che in tre giorni lo fa risorgere proprio no. Ricordiamo però che durante il processo con Pilato sarà questo quello che gli verrà contestato, di cui i testimoni hanno sentito parlare. Lo sentiremo raccontare ascoltando la Passione il Venerdì Santo. Della scenata isterica e rabbiosa cosa potremmo dire? Fantastica. Umana. Divina. Non c’è molto da aggiungere. La versione di Giovanni la colloca all’inizio del ministero pubblico. Cana e questa. La gioia della festa nella vita (avere sempre il Vino della nuova ed eterna alleanza) e un rapporto sano e vero col Padre, non un mercimonio di favori, sacrifici, candeline e fioretti. Liberante. Chissà cosa farebbe ora, entrando in qualche nostra chiesa, liturgia domenicale, in qualche consiglio pastorale o oratorio, a sentir spesso parlare di tutto tranne che di Regno di Dio! Già. “Ma egli parlava del suo corpo.” La parola che mi viene in mente è “relazione”. Essere cristiani è vivere in relazione con Lui. Basta. Il resto è porcheria. Buona sola come avvicinamento, zattera, ma che non diventi zavorra. La relazione con il suo corpo, Pane, Parola, Poveri… la Chiesa, corpo di Cristo, le membra che siamo noi, le nostre umanità da accordargli di continuo. Tutto parte, si svolge e ritorna lì. Qualsiasi scelta, valore, tradizione, decisione, bojata… parte da questa relazione. Altrimenti è intuita, dedotta, calata dall’alto..ma non viene da Lui. Vorremmo anche noi colombe, agnellini, vitelli, maiali, nutrie, candele ecc. da offrire per ammansire, lisciare, piegare, ruffianarsi, dimostrare ma Lui dice…faccio io! Ci sono io, veditela con me. Non ammazzare nessuno, non fare altro. Ce la vediamo io e te la tua fede, il tuo “cristianesimo”, la vita spirituale. Un bellissimo corpo a corpo. Ricordatevi di Giacobbe, una notte intera con l’angelo, sul fiume Iabbok. Tutto il mio corpo, umano, peccatore, fragile, vulnerabile, suscettibile, indignato e innamorato. La fede cristiana, vivere il Vangelo è un continuo corpo a corpo con JC. Tanto ci lascia vincere, tranquilli… se no il Padre…. bbbrrrrrrr….

Ps: Auguri a tutte le donne per lunedì 8.. e non solo!

IIa Domenica di Quaresima B-21

C’è una crepa in ogni cosa ed è da lì che entra la luce.
(Leonard Cohen)

Dal Vangelo secondo Marco 9, 2-10

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. 
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Un’esperienza di luce: questo ci riportano i sinottici su questo passaggio evangelico. Una luce che fa brillare la veste di Gesù e ce lo mostra trasfigurato. Non è facile e forse nemmeno utile cercare di capire davvero cosa sia accaduto. Le esperienze metafisiche, accadute duemila anni fa e riportate a voce…descritte e trascritte ecc. Ma insomma una luce. Il testo ci dice che non era un sole che abbronza e sotto il quale è bello stare, facendo tre tende, trattenendo. Comprensibile, Gesù ha appena annunciato la sua morte. Quindi questo finale viene rimosso, meglio stare sotto il sole a testa bassa, felici, facendo finta di non aver capito bene, di non aver sentito. I tre “caballeros” son quelli che accompagneranno Gesù dormendo volentieri all’orto degli Ulivi… Allora più che luce che abbronza e trattiene, questa è luce che rischiara e prospetta. Un flash che mostra la direzione e soprattutto la destinazione. Mosè ed Elia, ricordano le promesse annunciate e finalmente realizzate, quindi un compimento. Ma c’è anche un riconoscimento: il Padre interviene ribadendo cosa fare, ascoltare! Il bianco delle vesti e la luce richiamano la prospettiva della risurrezione. Tutto porta a comprendere che ascoltare significa comprendere un percorso che culmina nella morte e risurrezione. Non automatico certo, nemmeno strettamente necessario… ma per certi versi inevitabile. Se volete farmi tacere sulla buona notizia di un Padre…mi dovrete …far star zitto. Io continuerò a parlare. Perché è più importante la buona notizia che ho da dire alle vostre vite, che la mia vita. Quindi la trasfigurazione è anche esperienza non di risurrezione ma di annuncio, un anticipo, un flash nella notte che ti fa riconoscere il sentiero, in modo che puoi proseguire al buio nella direzione giusta. Dio irromperà nella storia. La luce aiuterà a comprendere l’accaduto, inquadrarlo, ascoltarlo e farlo proprio. Ecco perché non servono le tende, usare la luce per abbronzarsi, ma scendere e proseguire per Gerusalemme, dietro a Gesù, assieme allo scorrere della vita dal quale lasciarsi avvolgere e trasportare con fiducia e speranza. (mi permetto di ricordare che a Natale, Giovanni ci dice che Gesù è luce, le tenebre non prevalgono mai…ma i suoi non l’hanno accolto…ma a quanti l’hanno…capitolo 1…continuate voi..)