Domenica XIIIa T.O. – A

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

In Ascolto del Vangelo secondo San Matteo 10, 37-42
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Un vangelo così è una doccia fredda: nulla di sgradevole, con questo caldo ma…mette i brividi. Essere degni o meno…
Nessun podio o selezione. La Parola spiega la Parola. “Più di me”non vuol dire che li butti nell’umido…
Ma che la relazione con Lui può aiutare la relazione in famiglia. Del resto la formula del matrimonio sacramento lo ricorda…con la grazia di Cristo io accolgo te…
La relazione con Lui ci aiuta ad accordare le relazioni di sangue: a trovare la forza di perdonare, la fiducia di accogliere, la speranza di lasciarsi voler bene come quella di sentire che il nostro famigliare, morto, sia ancora a noi vicino, grazie alla risurrezione che Cristo ci partecipa.
E poi una perla, o meglio, un bicchier d’acqua: non a me, Gesù accaldato ma a un piccolo discepolo…ad un ultimo (i bambini valevano niente allora…)
Gesù non vuole nulla per sè a ci ricorda di allenarci giorno per giorno all’amore.
Chi accoglie noi, con le nostre vite, dubbi, sogni, speranze, fallimenti, incertezze…accoglie Lui… e quindi Dio.
Dio è accoglienza. La fede cristiana è relazione ospitale di differente complementari e corresponsabili. Amore tridimensionale e feriale.

Domenica XIIa T.O. – A

(Tempo di lettura previsto: 3 minuti)

In Ascolto del Vangelo secondo San Matteo 10,26-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

NON ABBIATE PAURA: frase forte, poi ripresa con tenacia e passione dall’allora papa Giovanni Paolo II.
Matteo lo ricorda e raccomanda da più punti di vista. Sono versetti carichi di immagini molto evocative queste, a riportarci un volto di Dio premuroso e attento.
I capelli contati… per sentirci davanti al Signore come conosciuti nel profondo, per quello che siamo, senza bisogno di nasconderci o schernirci di chissà cosa…
tante volte viviamo gli spettri di un dio anonimo o di fronte al quale apparire come indegni, sporchi, imperfetti, peccatori….e lui non lo sa?
I passeri… in effetti, stando anche al vangelo di qualche domenica fa… Lui che ha mandato il Figlio per noi, si scandalizza o si offende se…?
litighiamo di continuo con l’immagine di noi, di fronte a Lui e non solo… facendo bilanci in rosso delle nostre esistenze balbettanti…ma ricordare questa frase-immagine magari potrebbe aiutarci a fare pace con l’autostima.
Le terrazze (o le piazze o i tetti, dipende da traduzione)… immagine simpatica per ricordare che non dobbiamo parlarne in parrocchia…siamo chiamati a vivere con il nostro stile cristiano… pubblicamente… il verbo sarebbe “gridatelo”… penso alla gioia, incontenibile, di proclamare un sapore nuovo, un ritmo diverso, un gusto speciale che la vita cristiana di qualità eterna possa avere… bello!
il passaggio sul rinnegare… eh eh… ne parliamo un ‘altra volta…fa caldo, arriva Caronte, ma direi di non aver paura, appunto…

Omelia Corpus Domini 2017 – A

Con questo caldo, si sa, ci raccomandano di bere molto e mangiare bene, per ristorare il nostro corpo e sostenerlo con acqua, sali, vitamine: gli elementi naturali di cui è costituito.
Il Corpus Domini, proviamo a comprenderlo da qui. 
Mi verrebbe da dire: prima di portarlo in giro, abbiamo cercato di portarlo in noi e farlo vivere attraverso la nostra vita? 
Perché è così che Gesù ci chiede di essere in relazione con Lui. Mangiandolo. Lo ripete 7 volte, e 3 volte bere. Anzi, ad essere precisi, non dice solo mangiare ma addirittura masticare.
Più mastichi un cibo più lo assimili, te ne nutri cioè quel cibo si trasforma in te, ti integra. E questo perché siamo fatti di quel che mangiamo. Oggi celebriamo questa dinamica. L’ultima cena del giovedì santo, Gesù ha fatto questo e ce lo chiede ad ogni messa. Fate questo in memoria di me. Mangiatemi e fatevi cibo.
Noi facciamo la comunione con Cristo, lo mangiamo per essere più noi stessi e diventare come Lui. Ci nutriamo di quel che già siamo! Non per diventare dei ma per amare in modo pienamente umano e totale come ha fatto Lui con noi. Siamo umani impastati di divino. Ecco perché abbiamo bisogno di un Dio uomo come cibo. Perché il cibo materiale non ci basta, siamo impastati di sacro, di desideri infiniti e bisogni eterni e non possiamo dimenticarlo. Mangiatemi! Siate come me! fate come me.
Per questo, solo la vita di Gesù può completarci, solo vivendo come Lui possiamo essere pienamente noi stessi!
Lui si presenta come carne, alimento che dà la capacità di intraprendere il viaggio verso la piena libertà, e il cui sangue non libera dalla morte terrena, ma da quella definitiva. Gesù, tante volte insiste: “Chi mastica la mia carne”. Vuole evitare che l’adesione a Lui sia ideale e devota, ma dev’essere concreta. Infatti dice: «Chi mastica la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna». La vita eterna per Gesù non è un premio futuro ma la possibilità di una qualità di vita nel presente. Gesù non dice “avrà la vita eterna”. La vita eterna c’è già. Chi, come Lui, fa della propria vita un dono d’amore per gli altri, ha una vita di una qualità tale che è indistruttibile.  Tutta la Sua vita è stata consumata per alimentare la vita altrui, come del pane: a cosa serve quel pane? serve solo per nutrire ed essere assimilato, non solo guardato…anzi!
Questa è la proposta: assimilare, fare mia la Sua proposta di vita.
Io mangio e bevo la vita di Cristo quando cerco di assimilare il senso autentico e appassionato della sua esistenza, quando mi prendo cura con tenace passione e tenerezza degli altri, del creato e anche di me stesso. E solo questo, lo sappiamo bene, ci rende noi stessi e ci scopriamo felici.
Chiediamo al Signore la forza oggi di accostarci a Lui con questa consapevolezza per vivere l’eucaristia, pane di vita, come un dono ed una missione. Mangiamo ciò di cui siamo fatti per farci mangiare come siamo. 
Gloria Trevisan che sentendo avvicinarsi la morte nell’incendio di Londra dice alla famiglia… vado in cielo, vi aiuterò da lì
in un momento così unico, non cedendo alla rabbia o alla disperazione ma con lucidità ringrazia e rassicura. Questa è vita eterna.