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Decalcomania, 1966 – Rene Magritte
In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 18, 9-14
In quel tempo Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Il fariseo sa di essere migliore degli altri. Altri non molti. Altri qui vuol dire “tutti”: si ritiene giusto, bravo, devoto, indaffarato e impegnato,
alla sua preghiera manca solo, da parte di Dio stesso un bell’ Amen.
Dio gli serve come sigillo. Lui è già a posto così.
Non si attende nulla da Dio se non che gli dica.. bravo.
Il pubblicano è uno che si sente continuamente gli occhi addosso; sa che gli altri lo hanno pesato, valutato e condannato. Non lo possono vedere.
“Liquida” la preghiera e Dio in poche parole. Non ha nulla da perdere. Non ha nulla da offrire, per questo riceve tutto.
Non può pretendere nulla da Dio, per questo può chiedere tutto.
Sa di essere ammalato e che Gesù è venuto non per i sani ma per quelli che hanno bisogno di un medico.
Gesù non elogia la vita del pubblicano ma nemmeno condanna le buone azioni del fariseo.. la questione è il modo in cui quest’ultimo si pone, attraverso le sue azioni, davanti a Dio stesso.
Come se lo guardasse negli occhi.. o al limite, dall’alto in basso.
Quanto il nostro agire pastorale, la nostra morale, le nostre devozioni, le nostre immagini di noi, i nostri bisogni di sicurezza, conferma, prestazione.. ci allontanano da Dio?
lo rendono inutile.. perché annulliamo la fede in Lui scegliendo e confermando un essere “religiosi”, “de ciesa”, devoti, impegnati.. sempre in parrocchia..
In tutto il vangelo di Luca, Gesù continua ad indicarci come modelli non di vita ma di fede e di vita spirituale gli ultimi, i maledetti, quelli che non hanno nulla da perdere perché tutto da ricevere..
Perchè nulla hanno da dare (nemmeno le messe settimanali, il chierichetto da piccolo, una zia suora, i tanti anni di catechismo, gli studi teologici, la’ver tanto laorà pa a parrocchia e aver cucinato branchi interi di suini alla sagra..)
Il suo esordio, presentato dal Battista era stato (Lc 3,8) che Dio può far nascere figli di Abramo dalle pietre.. così per dire..
Questa pagina ci deve rimanere sullo stomaco. E aiutare a metterci davanti a Lui consapevoli solo di essere fragili, feriti, vulnerabili e amati. Il resto lo fa Lui.
non saremo giudicati su quanto o meno siamo stati religiosi ma su quanto abbiamo lasciato a Lui di salvarci e volerci bene.

