XXVIIIa Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

 

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In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 17, 11-19
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
Dieci dal punto di vista simbolico è la pienezza: quindi significa tutti. Anche noi. Un messaggio o meglio un monito universale che si espande nello spazio-tempo. Tutti siamo in qualche modo lebbrosi, cioè peccatori. A quel tempo la lebbra era considerata un giusto castigo di Dio per punire una persona profondamente peccatrice.
Quindi Luca ci mette in guardia dal sentirci a posto. Tra i dieci poi c’è un samaritano, la peggior categoria di persone del tempo e gli altri nove evidentemente sono giudei.
Quasi a dire.. il mondo non è diviso tra buoni e cattivi.. tra credenti e non credenti, tra bravi e devoti e lazzaroni. Tutti..
Una cosa bella è che vanno assieme, solidali nel male ma non a chiedere guarigione.. ma solo compassione.
Chiedono compassione.. bellissimo. Il lebbroso era rifiutato, allontanato, marginalizzato, escluso.
Quando mi son sentito lebbroso in vita mia? La lebbra è una terribile malattia che corrode e mangia la carne, cioè la vita.
Forse anche in noi c’è qualche lebbra che ci consuma.. un viziaccio, una immagine di noi da cui non sappiamo più uscire, una connivenza col male, un doppiofondo, un rancore che ci gestisce, l’incapacità a perdonare o perdonarci, una paura e un’ansia quindi folli che ci bloccano..
Abbiamo bisogno di compassione.. di chiederla e riprendere il cammino.. la luce tornerà. La tua fede, non Gesù.. ti ha salvato.
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4 pensieri su “XXVIIIa Domenica T.O. – C

  1. diletta

    I lebbrosi
    Non erano stupidi …
    Secondo me
    Sapevano che
    Gesù era un guaritore .
    Di loro ho ammirato
    Tantissimo che hanno
    Ascoltato e fatto
    Ciò che diceva Gesù…
    Io conoscendomi …
    Probabilmente ….
    Mi sarei aspettata un segno
    O parole diverse ….quindi
    Avrei alzato …le spalle .
    Ops …e’ una balla ! Il dito medio .
    😁
    Beati quelli che ascoltano
    La parola di Dio e la osservano …

  2. Maria G.

    La fama di Gesù era arrivata da molto anche in Samaria ; questi lebbrosi hanno
    sperato e creduto in Gesù,e lui li ha guariti…Speranza,fede…e carità,le tre virtù
    teologali sono state messe in atto.
    C’è un collegamento tra la guarigione ricevuta, ringraziare Dio e la fede in Lui :
    dieci sono stati risanati,
    ma uno solo ha ringraziato. Allora uno solo ha avuto fede ?
    Forse è bastata la fede di uno per guarire anche gli altri ?
    Mi viene in mente una frase che mi consola molto,quando mi sento “lebbrosa”,
    e che recito durante la Messa “…non guardare ai nostri peccati,ma alla fede della
    tua Santa Chiesa,e donaci unità e pace….”
    Dobbiamo imparare a ringraziare e a vedere quanto di buono riceviamo ogni
    giorno! ,Spesso non ce ne accorgiamo o ci sembra che tutto sia dovuto !
    Grazie

    1. Luisa

      Che bella domanda: Forse è bastata la fede di uno per guarire anche gli altri?
      Questo mi conferma sempre lo stile di Gesù….
      Padre misericordioso di tutti gli uomini è infinitamente bello….

      1. undicesimo lebbroso

        Hai presente come funziona
        Un tribunale ?
        Anche se le conseguenze
        Delle nostre azioni
        Ricadono o si ripercuotono
        Sugli altri …ognuno
        Di noi risponde di
        Se stesso…
        Amen

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