Nostalgia canaglia! – Omelia Va Domenica di Pasqua – a

Non sia turbato il vostro cuore, abbiate fiducia. L’invito di Gesù ad assumere questi due atteggiamenti vitali a fondamento del nostro rapporto di fede: un «no» alla paura e un «sì» alla fiducia. Due atteggiamenti del cuore che sono alla base anche di qualsiasi rapporto fecondo, armonioso, con ogni forma di vita.  Noi tutti ci umanizziamo per relazioni di fiducia, a partire dai nostri genitori; diventiamo adulti perché costruiamo un mondo di rapporti umani edificati non sulla paura ma sulla fiducia. La fede religiosa (atto umanissimo, vitale, che tende alla vita piena e felice) poggia sull’atto umano del credere, e se oggi è in fatica, ciò è accaduto perché è entrato in crisi l’atto umano dell’aver fiducia negli altri, nel mondo, nel futuro, nelle istituzioni, nell’amore. L’individualismo dei nostri diritti che il più delle volte son solo desideri e dei nostri “mi piace, va bene a me”, ci ha fatto chiudere in noi stessi, a non fidarci più di nessuno, se non del nostro ombelico. Ci sentiamo scaltri e sicuri solo se coltiviamo il sospetto e lo scetticismo.. ma questo non ci rende felici. In un mondo di fiducia rinnovata, anche la fede in Dio troverà respiro nuovo. Io credo che paradossalmente mai come oggi stiamo tutti covando dentro una profonda nostalgia di un contesto in cui ci sia maggior fiducia.. la stiamo pagando cara questa nostalgia.. .abbiamo bisogno per ritrovare strade di umanità per noi stessi e tra noi.. di quella fiducia e di quella fede di cui siamo fondamentalmente costituiti. Più torneremo a fidarci, più torneremo ad essere umani e felici. Forse é solo questo quello che il Signore ci sta indicando. Essere cristiani é vivere da umani. Ma come? Gesù ce lo spiega: Io sono la via, la verità e la vita.
Tre parole immense. Inesauribili.
Innanzitutto sono in ordine. Solo se via, Gesù sarà la verità e raggiungeremo la vita.. partiamo dal fondo allora:

Io sono la vita: essere cristiani non significa stare in ginocchio tutto il giorno davanti a Dio ma scegliere la vita in abbondanza (vangelo di domenica scorsa). Tutto quello che dà verità alla mia vita, che la libera e rende più bella e umana é secondo il vangelo. Vita significa umanità. Gesù ci rende più umani con noi stessi e gli altri. Ecco la meta della nostra stessa vita qui e ora.

Io sono la verità: verità.. parola oggi come non mai complessa, che ognuno tira dalla propria parte oppure sa relativizzare. Ognuno si crea la propria verità.. significa tante persone, tante verità, nessuna verità. Non é così. Gesù verità significa che essa non è una dottrina, né un libro, né una legge migliore delle altre, ma in un «io» sta la verità, in Gesù, venuto a mostrarci il vero volto dell’uomo e il volto d’amore del Padre. Non é qualcosa da capire o a cui aderire ma una relazione. E quindi un processo dinamico da custodire e coltivare giorno per giorno.. ne va della verità di me.. quanto so essere vero con me stesso, i miei desideri e bisogni.. quanto voglio disfarmi di tutto ciò che mi fa sentire impotente, che mi rende falso, nascosto, connivente, superficiale..
Gesù verità di me, del mio passato, della mia storia ferita, dei miei errori e smarrimenti, del mio carattere che non accetto o non riesco a cambiare.. é la pasta della mia umanità così come sono che trova casa e orizzonti.

Io sono la via: la strada per arrivare a casa, a Dio, al cuore, agli altri; una via davanti alla quale non si erge un muro o uno sbarramento, ma orizzonti aperti. Gesù é una strada, la relazione da cercare e vivere con lui é la strada e il senso della nostra vita.
Questo ci dice che non siamo mai arrivati nella fede, nella vita cristiana. É una strada, una direzione da tenere, un equipaggiamento da scegliere, un compagno di viaggio di cui fidarsi e frequentare. Significa che ciascuno ha il suo passo, il ritmo e la capacità di fare quel che con Gesù riesce. Non son cose da capire, misteri da esplorare, mete da conquistare, ma una umanità da riconoscere e offrire, mettendosi in cammino. Un processo dinamico, vivo, fatto di alti e bassi, una relazione a tutto tondo di cui siamo impastati. Senz’altra meta o conquista che la vita da gustare qui e ora come bella e liberante nel suo nome.
Ci possono essere tante strade, lo abbiamo sentito nella lettura, tante cose belle e buone che uno fa.. ma se non portano a Cristo come la mia verità.. stiamo facendo altro. Sarà anche buono, utile, sociale ma non sarà la nostra verità, la salvezza di Gesù per noi.

Chiediamo al Signore di evangelizzare la nostra mente, il nostro cuore, i nostri affetti.. di coglierlo al lavoro nella coscienza che abbiamo di noi stessi e di lui.. ci doni la consapevolezza di sentirci amati e preziosi ai suoi occhi, ci faccia sentire al posto che solo lui da sempre ha pensato per ciascuno di noi.

Video Poker e Compro Oro.. – Omelia IVa Domenica di Pasqua – a

Bevi responsabilimente
Gioca solo se maggiorenne
Fumare fa male..
Il gioco può creare dipendenza patologica

In genere la pubblicità alla radio e alla tv lancia questi messaggi per dovere, aumentandone la velocità per fare prima, o scrivendoli in piccolo.. Voci suadenti.. Come le sirene di Ulisse che lo volevano attrarre a sè.. per farlo morire.
In questa ipocrisia statale legalizzata possiamo cogliere un esempio lampante di quello che il vangelo descrive.
Penso ai comprooro, ai negozi di sigarette elettroniche o ai video poker o alle salegiochi d’azzardo spuntate silenziose e letali anche nella nostra città.. come funghi.. ma non porcini, no.
Non é certo colpa di chi ci lavora.. ma chi c’è dietro? E perchè?
Ma anche a tante ideologie che circolano tra noi, nelle scuole, nel parlar comune, nei messaggi pubblicitari. Come ladri e briganti attentano al gregge. Non entrano dalla porta…dal quale stanno ben lontani.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere, distruggere.
La sua voce si insinua, come una mentalità nelle pecore e le distrae.
Giovanni dice che sono estranei.. ma forse non perchè sconosciuti. Estranei nel senso che non c’entrano nulla. Con cosa? Con quello che Gesù dice di essere venuto a portare: la vita.. e in abbondanza. Rubare.. penso a quanto queste e tante altre cose rubino dignità, il rispetto di sè, il senso del proprio passato e della propria storia.
Uccidere.. significa non far più vivere, non essere più padroni di sè e allora penso a quanto le persone dipendenti e fragili cadano in questo.
Distruggere.. relazioni, legami, famiglie.. ditruggere e dilapidare quanto guadagnato, conquistato, meritato.
Non ci rendiamo conto quanto tutto questo crei vittime e lasci per strada il diritto alla serenità e alla pace per tantissime persone e famiglie.. Basti pensare quanto deve faticare certa politica sana per contrastare il monopolio del gioco d’azzardo o magari delle armi libere come negli Stati Uniti. E vogliamo dimenticarci dei nostri 90 cacciabombardieri? Sono metà ora.. ma nesssuno ha capito a cosa ci servano e perchè sembriamo obbligati ad acquistarli.. se non ci fossero altre priorità per quel pacco di milioni di euro di spesa..
Niente. Non importano le vittime: importante é guadagnare. Le lobbies e certe multinazionali non si fanno scrupoli.
A rimetterne é sempre e solo l’uomo e soprattutto i più poveri e indifesi. E non solo in africa o in asia.. ma anche qui da noi.. la miseria non é solo l’assenza di cibo ma l’assenza di un controllo forte che possa dire no ai signori della disperazione calcolata. La voce di Gesù é diversa: alta e sonante, le pecore la ascoltano.  Non le sue parole. Questo è bellissimo.. E’ il timbro della voce, calda, amica, rassicurante.. appena la riconosci ti senti a casa, persona.. chiamato per nome, conosciuto.
Non credo sia un dettaglio: dice confidenza e fiducia.  Guardate che una bella voce è magnetica, suadente. Ci dona una memoria potente.
Giovanni torna troppo su questo perchè sia solo un particolare. Mi piace pensare alle voci famigliari.. quando non serve dire “chi parla?”.. una voce che ammansisce, addomestica, quieta.
Abbiano la vita. Ecco il cristianesimo. Teniamolo sullo sfondo. Vita abbondante. Sappiamo recriminarla a Gesù, questa abbondanza?
Ricordate quando Maria al sepolcro vede Gesù risorto, lo scambia per il giardiniere? Solo quando lui la chiama per nome lei riconosce la sua voce e capisce che é lui..
Penso a quante volte la voce sia riconosciuta come legata alla coscienza. Per il Vaticano II Dio parla nella nostra coscienza.. da li suggerisce atteggiamenti e scelte per viverlo da padre, per viverci da fratelli e sorelle.
Ne moralismi ne cose da capire: ma vita abbondante. Ecco la Pasqua.
Ma che effetto mi fa? Mi metto a pregarLo e sento che mi offre vita abbondante?
Pochissime volte Gesù piange nel vangelo: forse due. Per Lazzaro, e l’altra quando guardando da lontano la città di Gerusalemme.. piange su di essa, dice il vangelo.. si commuove guardando la città, cioè le persone, le storie, le ferite. Gesù piange per loro, per noi.
Un pianto del pastore che ama le pecore, ma le coglie ubriacate di libertà e falsi miti, come pure smarrite.. come pecore senza pastore, abbiamo sentito.
Lui invece é venuto per la vita abbondante. Ognuno di noi é già vivo.
Ma a Dio non basta: esagera sempre.. come le ceste di pani e pesci avanzate dai miracoli.. esagera nella misura in cui vuole che la nostra vita sia abbondante, carica di frutti, di doni, di risorse.
Ecco carissimi come, proprio nella nostra coscienza possiamo vivere .
Un cristiano deve chiedersi da dove viene la voce della propria coscienza.. da Dio o da certe sirene? É una voce che mi suggerisce cose per il mio bene o per il mio male? É alimentata dall’orgoglio e dall’autosufficienza o mi apre agli altri? Mi chiede di essere autentico o spontaneo? Vuol il mio bene o i miei soldi? Mi farà apparire vero o falso? É la voce di Cristo che mi dona vita vera o altro? Ecco un criterio molto semplice per non farci prendere in giro. Il vostro parlare sia si si no no.. raccomanda..
Beati voi. Amatevi gli uni gli altri, ama il prossimo tuo come te stesso.. Va e anche tu fa lo stesso.. se vuoi guarire.Gesù é sempre diretto, schietto.. ci mette con le spalle al muro. Non ha bisogno di frasi veloci o sotterfugi per paura di farsi sentire.
Gli stiamo troppo a cuore per non dirci la verità. Chiediamogli la forza e l’umiltà di riconoscerlo già al lavoro nelle nostre coscienze. La sera quando riguardiamo la giornata.. la mattina, quando gliela affidiamo, partiamo da qui: dal desiderio di sentirlo al lavoro nella nostra coscienza, con la sua voce, per indicarci le strade vere, libere e autentiche per avere vita, per sentirci vivi,chiediamogli che questa sua voce ci faccia sentire amati e accompagnati e ci risvegli dal torpore o dall’orgoglio.. ne va della nostra vita.
Io la voglio abbondante. E voi?

Cristiani Pipistrelli e compagni di viaggio.. – Omelia IIIa Domenica di Pasqua – a

La pagina del Vangelo di Emmaus, come dire, andrebbe tenuta in tasca. Custodita gelosamente perchè fondamentale e ricchissima per la nostra fede. Emozionante, densa, ci aiuta a decifrare quanto viviamo e alla luce del vangelo, vivere da cristiani la risurrezione quotidiana e ordinaria.. nella nostra vita. Come un termometro..
Ad esempio é bellissimo il modo in cui Gesù si avvicina a quanto i due discepoli stanno vivendo: delusi, rassegnati.. Lui si accosta e cammina con loro. Icona della vita cristiana. Lì dove e come siamo il Signore Gesù é al nostro fianco. Non davanti! Da inseguire coi nostri sforzi e meriti o dietro al bancone ad ascoltare le nostre proteste o consigli.

Chiediamoci due cose:
– io come singolo cristiano vivo così la mia fede? O penso sempre a un Dio distante, tra le nuvole, un po’ svogliato e indifferente? E la mia vita qui é un’altra cosa.. basta poi timbrare il cartellino religioso.
Pensate alla lavanda dei piedi: siamo chiamati a riconoscere che essere cristiani innanzitutto non é fare cose cristiane, ma lasciarsi fare da Cristo. Che la nostra vita é cristiana nella misura in cui riconosciamo che é una risposta ad una sua iniziativa.. ecco la nostra comune vocazione, che é Lui per primo a volerci incontrare e lavare i piedi, cioè dire che siamo importanti.. amati, preziosi. Il resto viene di conseguenza..
– E come chiesa abbiamo almeno il desiderio in noi di avere lo stile di Gesù? Non di giudizio o condanna, ma nemmeno di chiusura indifferente ed egoista.. Gesù lì non si fa gli affari suoi, ne si gira dall’altra parte. Come comunità cristiana, cerchiamo lì dove viviamo la nostra giornata ordinaria di manifestare questo volto premuroso di Gesù per le persone, la sua misericordia, di farci prossimi, di camminare a fianco.. solidali e accoglienti?
Oppure pensiamo a Gesù che si mette a spiegare loro le scritture e loro che dicono.. ci ardeva il cuore..

Chiediamoci altre due cose:
– io come cristiano mi lascio convertire dalla Parola di Gesù, viva? La ascolto con fede e attenzione? Oppure come i due discepoli.. potrei al limite raccontarla in modo freddo, distaccato, come fosse un romanzo letto distrattamente..? Ricordate quando i re magi vanno a chiedere informazioni per trovare Gesù? I sommi sacerdoti e gli altri super credenti sanno a memoria la Bibbia e dove sarebbe nato il messia.. ma non ci vanno..
Significa che quando ascolto un brano del Vangelo, ascolto Gesù che parla a me qui e ora.. ho fede che mi voglia dire qualcosa di bello e utile? L’altra sera in una famiglia giovane, con altri amici.. siamo stati un’ora a pregare assieme su un brano del vangelo, gustando come questo provocasse in modo diverso ciascuno e davvero dove 2 o 3 sono riuniti nel mio nome.. io sarò con loro.. dice Gesù.
– E noi come chiesa.. ci riconosciamo riuniti nel nome di un Signore Gesù risorto che ci parla ogni domenica? O ci basta poter fare il nostro incarico e gratificarci col nostro protagonismo? Sentiamo che il nostro cuore vuole ardere, come quello dei due discepoli, perchè Lui ce la spiega e annuncia? Partiamo dalla Parola del Vangelo per l’ispirazione della nostra pastorale, delle nostre attività o essa é solo una cosa dentro la messa?
Ascoltare le scritture con fede ci fa incontrare davvero il risorto che ci parla qui e ora, mentre le ascolto posso come sentirlo risorgere da questo libro e spiegarmi chi sono e come viverlo, agire e sperare.

Pensiamo infine al gesto con cui Gesù si fa riconoscere: i due gli chiedono di fermarsi a cena.. lui, sottolinea Luca, si fermò per stare con loro (non perchè avesse fame o paura del buio).
Resta con noi che si fa sera.. scrive Luca: facciamo nostra questa preghiera. Sull’esempio dei discepoli per poter riconoscere Gesù al nostro fianco, che ci faccia ardere il cuore con la sua Parola da accogliere ogni domenica a messa e non solo, devo con umiltà implorarne la presenza chiedergli di entrare dove sto costruendo me stesso: devo volerlo ospitare nella mia coscienza, dove vivo l’impegno di fedeltà a certi valori precisi, ma anche nella mia libertà di persona in cammino che gli condivide croci, passioni, bisogni, desideri, sentimenti e paure.. nelle decisioni e nello stile di vita.
Lui non si limita ad entrare per una cena, per un momento, dicevamo, ma per loro.. cioè per le loro vite, per diventare compagno (mangiare insieme il pane!) e l’amico di una vita intera.
E’ così la nostra preghiera? O stordiamo il signore a colpi di Padrenostri e la madonna a furia di avemarie.. la nostra preghiera deve partire dal desiderio manifesto e autentico di vivere da risorti e sentire che é il vangelo la nostra guida, non un elenco di cose che ci servono, l’incontro col risorto qui e ora a dare direzione, sapore e senso al nostro agire.. a diventare uno stile di vita.. bella.
Luca descrivendo all’inizio i discepoli che tristi raccontano e dicono anche delle donne che hanno detto qualcosa sulla risurrezione.. ci dice che anche per noi, a 3 settimane dalla Pasqua.. la risurrezione non é il prodotto dell’attesa del cuore, ma solo dell’incontro con il risorto. E che chi ha incontrato Cristo risorto vive meglio! Non come un pipistrello che ha paura della luce della risurrezione e della gioia.. come diceva papa Francesco.. parlando di cristiani pipistrelli.
Chiediamo carissimi a Gesù risorto di aumentare la nostra fede in Lui e percepirlo al nostro fianco; invitiamolo a cena.. come i due di emmaus.. riconosciamolo cioè vivo in questa eucaristia per tornare nelle nostre case col cuore ardente, doni anche a noi di poter narrare cosa é davvero accaduto e cambiato in noi e nella nostra fede, perchè l’abbiamo consegnata tra le sue mani e ci aiuti così, perchè per primi ci siamo lasciati raggiungere.. a farci anche noi prossimi di chi cammina al nostro fianco col volto triste, ad attendere solo che un fratello o una sorella gli faccia percepire la forza delle risurrezione anche per sè.