E’ natale, é nato.. ma chi è? Cosa c’entra con la nostra vita? Cosa ci augureremo oggi con tanti baci e messaggini? Perché chiamarlo Salvatore, Emmanuele, Dio con noi…cosa avrà poi di tanto speciale da dire alla nostra singola esistenza.. perché accoglierlo? Forse ci fa bene rimetterlo al centro di tutto il mercato e il caos che gira attorno al Natale. Non vi nascondo, francamente, un vago fastidio nel cuore quando mi pare si voglia far di tutto pur di svuotare il senso religioso dalla festa del Natale. Tutto questo mi fa indignare e dà la nausea, come cristiano e come uomo.
“Auguri, auguri”..e giù valanghe di messaggini…… ma de che???
Con mille alibi e scuse ci si vuole impadronire di una festa per sfruttarla a proprio piacimento. Non importa se cristiana: se serve si possono evitare presepi, recite su temi biblici e immagini sacre per non turbare fantomatiche sensibilità diverse da noi. Ma credo il vero problema non siano le altre religioni ma i nostri cuori vuoti. In fondo basta aver qualcosa da festeggiare: mi chiedo se dietro tale “pretesa” non ci sia solo la sensazione che la mia vita non mi piaccia e non veda l’ora di dimenticarmene almeno per un giorno almeno…stordirmi, come se un certo stile di festa colmasse il vuoto che quello stile di vita ti ha creato intorno. Che peccato…
E poi .. inappellabile! il riferimento alla famiglia, alla bontà, allo stare assieme..quasi a giustificarsi e a legittimarla, con tutto ciò che rende tale festa così “politically correct” e mansueta…ma tremendamente neutrale e vuota. Come se tutto questo valesse più di Gesù Cristo, della Madonna e dell’intera trinità.
I suoi non l’hanno accolto…il mondo non lo ha riconosciuto… queste parole del prologo di Giovanni, da 2000 anni..ci mordono un po’ e mettono in guardia, con scomoda puntualità.
Forse poi, come sostiene qualcuno, il Natale sembra fare a pugni con la famigerata crisi, la fa stridere oppure risaltare, perchè, ci giustifichiamo…almeno a Natale vorremmo essere sordi e ciechi e far finta di niente. Vittime di ragionamenti e atmosfere narcotiche che ci distraggono e stordiscono il cuore da tutto quello che noi vorremmo festeggiare. Cioè il Dio che entra nella nostra storia, spaccandola a metà, da 2012 anni a sta parte. Questo dovrebbe metterci in crisi. Questo scegliamo di festeggiare e difendere coi denti da chi quasi ci vorrebbe far sentire in colpa o a disagio perchè si parla di Gesù Cristo, il giorno di Natale.
Crisi in greco significa…decidersi, scegliere: é bellissimo se ci pensiamo. Se scelgo vuol dire che ho almeno due possibilità. Una forse meglio dell’altra. Solo questo apre alla speranza. Crisi significa opportunità! Non sono su un binario morto. Posso scegliere. E per farlo, si dice… dovremo vivere in modo più sobrio, tornare ..sembra andar di moda questa frase…tornare “all’essenziale“.
Mi pare che la famigerata crisi non ci abbia ancora messo “in crisi” dentro, che non sia ancora riuscita a mettere davvero in discussione i nostri cuori, chiedendoci di scegliere l’essenziale. La maggior parte delle persone vuol solo portare pazienza, trattenere il respiro convinta che passerà speriamo presto e tornerà tutto finalmente come prima.
Quanti me lo hanno raccomandato e testimoniato in queste settimane e nelle tante confessioni: bisogna tornare all’essenziale, ormai per superare sta crisi. Ma che significa? sa di “fare i bravi”, spendere meno, ridurre al minimo… bene. Mi sono lasciato provocare da questa parola, da questo appello. Essenziale, deriva da essenza. Pensate ad un profumo. Cioè il succo concentrato, puro: deriva dal verbo essere, un participio che non viene usato, essenziale significa…”ciò che é, per quello che é, in natura, all’origine.”
Tornarvi allora non significa solo cambiare stile o atteggiamento, non é accontentarsi di meno ma scegliere il meglio. Non é questione di quantità ma di qualità. Non mettere al centro certi valori ma cercare di capire l’essenza della persona umana. La sua qualità, ciò che dà sapore alla sua vita. Ciò di cui é fatta. Ciò che la rende viva, non che la fa sopravvivere. Ci conosciamo da questo punto di vista? Sappiamo chi siamo e come funzioniamo? ci stiamo ascoltando? o siamo solo bravi a far finta di niente, compiacerci o stordirci? Come per il cibo: mi nutre perchè é composto di elementi..di cui anche io sono composto e che rinnovano in me la vita. Allora il cibo é nutriente. Altrimenti non mi sfamerà mai. Come tanto consumismo indotto, come le troppe scelte di comodo.
Ecco una strada per uscire dalla crisi. Educare ed educarci all’ascolto dell’essenziale di noi. I nostri bisogni più veri e costitutivi. Ciò che riconosce, rispetta e valorizza quello che siamo, il senso per cui siamo stati creati, il significato del nostro esistere, l’equipaggiamento necessario per realizzarlo.
Educare, mai come oggi, risulta supefluo, chi lo vuol fare e perchè, poi?: in fondo ognuno é libero di fare come crede, si fa padrone della propria libertà..ma non mi pare proprio che tale emancipazione stia portando chissà quali frutti. Viviamo tutti contro tutti, peggio delle bestie. Torniamo ad educare, cioè ad ascoltare e custodire noi stessi, il nostro valore. Oggi nulla é più trasgressivo, urgente e necessario. L’essenziale accomuna tutto il genere umano, al di là della provenienza, del colore della pelle, della cultura e della storia personale. Non si sbaglia.
Come si fa a cambiare il mondo se non cominciamo a convergere su queste cose essenziali, su un’idea il più possibile condivisa di persona, cioè di uomo e di donna, di giustizia, di famiglia, di società, di doveri e non sempre e solo diritti? Come faccio se le scuole, la politica, l’economia non condividono una base comune sull’ essenza della persona..sapendo chi é, cosa le fa bene e male? cosa la valorizza e protegge? O lavoriamo per trovare una base il più possibile oggettiva o ci sparpaglieremo sempre più in mille opinioni parziali e meschine, dove ognuno ha la sua ragione e se la tiene ma a farne le spese son poi sempre di più! gli ultimi, i più poveri e fragili, chi non ha voce.
Restiamo totalmente disorientati…in balia di noi stessi. In preda ai nostri deliri di onnipotenza e al nostro scontato relativismo. PAUSA
Dio, in Gesù ci regala l’essenza di sè. Lasciamo perdere i discorsi su di Lui che metton tutti + o – d’accordo: rimettiamo al centro Gesù Cristo, vera e unica essenza di Dio. L’ha donato perchè ognuno di noi possa riscoprire in Lui, la propria verità! cioè la propria identità di figlio e fratello, nel suo nome. IO sono la vita e la verità, ci assicura Gesù stesso nel vangelo.
Un Dio bambino risvegli in noi cose essenziali: la responsabilità di accoglierlo, la libertà di scegliere come farlo vivere in noi, la fede di credere nella promessa di bene, la passione ad oltranza per la persona umana…
Buon Natale allora, l’augurio più bello e sincero. Buona rinascita, mettiamoci in crisi, torniamo all’essenziale, a ciò che ci fa vivere,
a quel bambino che ci parla di noi, perchè si é fatto uno di noi,
per farci belli, liberi e veri, come lui.
Categoria: Omelie
Il buio è solo assenza di luce – Omelia Natale 2012, Messa della Notte – Anno C
Trovarsi ai buio…magari all’improvviso.
Ti getta nella paura: una sensazione improvvisa, antica, inconscia, che non guarda in faccia l’età e paralizza. Paura di quel che ti può succedere, andare a sbattere, farti male… ti senti come disorientato, non sai più dove sei ne dove andare, impotente, piccolo, solo: procedi a tentoni, senti crescere il disagio e l’ansia in te, sai che passerà ma non sai quando…E aspetti.
Ti sembra di non riconoscere nemmeno più la tua voce, non riesci a vedere le tue mani, il tuo corpo, a percepirti.
Cerchi con le braccia in avanti, gli occhi inutili quella luce che non c’è più.
Il buio ci ricorda sempre la notte. Son quasi sinonimi, ci mettono in crisi. Ci fanno sentire ciechi.
Anche noi stasera abbiamo attraversato la notte per giungere qui in chiesa, la cena e le ultime notizie dai telegiornali, la cronaca, le sue ipocrisie, le contraddizioni. Il sapore amaro che lasciano in noi. Forse vorremmo essere ciechi e sordi..almeno a Natale.PAUSA
“il popolo camminava nelle tenebre”, ricorda Is nella 1a lettura.
Guardiamoci attorno: forse ci riconosciamo. Quel buio lo abbiamo vissuto tante volte ma …in senso figurato forse é anche in noi: la famigerata crisi la percepiamo e respiriamo tutti i giorni. E’ qualcosa di profondo. Siamo spaventati, disorientati. Basta ascoltarci, pensare ai nostri bambini, al futuro. E’ buio.
Abbiamo tanto e ben più di una volta ma non ne siamo felici. Abbiamo mille possibilità ma non sappiamo scegliere.
Ci sono enormi potenzialità e risorse per stare tutti bene, nel mondo ma non si vogliono sfruttare, non sappiamo più dare valore a niente. Pensiamo solo ai nostri interessi.
Dati, analisi, indagini…tutto conferma la crisi economica e finanziaria, del lavoro e del denaro. I suoi paradossi e le mille contraddizioni. Eppure questi sono solo specchi. La crisi, l’abbiamo già detto é ben più profonda. Parte dalle scelte del cuore. Mai come ai nostri giorni le cose potrebbero andare realmente bene…basterebbe al limite anche solo tagliare gli enormi sprechi. Ad es. ogni giorno migliaia di tonnellate di cibo buttato e migliaia di silenziose morti per fame.
Ma continuiamo a scegliere guidati dall’egoismo,dall’indifferenza, dal relativismo, avere, accumulare denaro, apparire. E a farne le spese son sempre gli ultimi, i poveri, i senza voce, gli sfruttati, quelli ai margini della storia e delle decisioni.
Questo ci disorienta. Ci guardiamo attorno e il panorama é desolante. Siamo sconsolati e l’ottimismo spesso ci appare irriverente o ingenuo. Non siamo più sicuri di niente, del futuro dei nostri figli, della speranza, del far andare meglio le cose. L’uomo in sè appare sempre più bestiale nelle sue scelte di comodo e nel vivere …tutti contro tutti. Sembra in preda a sè stesso, in balia solo dei propri deliri di onnipotenza e dei suoi vizi, dei bisogni indotti.
Individualista e cattivo: aumentano le cose che é assurdo ci siano ancora, dopo tanti anni…le guerre, la fame nel mondo, l’assenza dei + elementari diritti per tutti, la povertà, discriminazione e criminalità, la corruzione.. Siamo nel 3° millennio ma ancora aumentano le violenze sulle donne, il traffico di organi e bambini, lo sfruttamento, l’ingiustizia, gli scandali.
Dove stiamo andando? siamo al buio, in crisi, …ciechi.
Non sappiamo più chi siamo. Perchè valga la pena di vivere. Ansia, fretta, affannati, impasticcati di antidepressivi e ansiolitici…coi livelli di suicidio e di dipendenza ai massimi livelli…confusi e stanchi guardiamo una certa classe politica allo sbando e in balia di sè stessa e sembra normale non fidarsi più di niente e nessuno.
Perchè e come cambiare, perchè credere, perchè e come educare, fare sacrifici, impegnarsi, studiare, essere onesti e darsi da fare? sembra già tutto drammaticamente deciso, siamo sconsolati, impotenti…appare già tutto scritto dai potenti, dai grandi, da chi ha e vorrebbe sempre avere ancora di più. A che serve? questo dicono gli occhi di tanti giovani.
>>Ma cosa sta succedendo, mi chiedo spesso, dove stiamo andando? da nessuna parte. Non stiamo andando da nessuna parte perchè non sappiamo nemmeno dove andare ne perchè siamo al buio.
Eppure, penso… mentre ascolto e mi guardo attorno, smarrito ma presente, come voi…penso che…Il buio……. in sè ……non esiste! Non ha una sua origine ne uno scopo. E’ solo assenza di luce. Il buio é solo assenza di luce. La crisi é solo un drammatico vuoto di valori che ci siamo scavati attorno. Così ognuno é solo, anestetizzato.
Allora basta cambiare modo di guardare a questa realtà: senza tanta poesia o ingenuo ottimismo, ma io stesso mi dico, guardandomi attorno…vedi? é tutto una tremenda mancanza di luce. Abbiamo sempre più ragione noi. Più le cose sono scandalose e corrotte più riconosco che sono i cuori ad essere in crisi e che tale crisi di valori, questo vuoto inevitabile, questa libertà impazzita…é solo mancanza di luce. Più mi convinco che quel Dio che molti vogliono emarginare, snobbare, distruggere, criticare…é la risposta alla sete degli uomini, alla fame di senso. E’ bellissimo. Più il buio si fa fitto più é lampante l’urgenza della luce. Quella luce che nessun uomo é in grado di darsi.
Quando sei al buio non vedi come sei. La crisi non ti fa rendere conto di come stai ne perchè. Basta anche solo un fiammifero per farti capire di colpo dove ti trovi e come procedere. Un fiammifero, una luce fioca e tremolante, semplice e povera come quel bambino, nella mangiatoia. Come una scintilla improvvisa.
Le parole di Paolo a Tito, nella 2a lettura mai furono più profetiche: é apparsa la grazia di Dio che porta la salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà..
Il buio é solo assenza di luce. Allora nessuna crisi ci farà più paura, sapremo come guardarla. Illuminati e orientati da chi si é fatto luce per abitare i nostri cuori, squarciando il nostro buio.
Certo la patiremo, potrà vincere tante battaglie ma non la guerra. Quella l’ha già vinta per noi quel bambino..
Da allora la notte, nessuna notte, non vince più.
La luce di Cristo continua a brillare in ciascuno di noi.
Da Schiller a Into the Wild – Omelia III a Avvento – Anno C
Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia. (don Lorenzo Milani da “Lettera ad una professoressa”)
“Bella scintilla divina…tutti gli uomini diventano fratelli, dove la tua ala soave freme…” così, nel famoso inno, il poeta e filosofo tedesco Schiller definisce la gioia: una scintilla divina in noi…che può renderci tutti fratelli. Beethoven, nella Nona sinfonia, poi l’ha messa in musica in quello che é diventato l’inno ufficiale dell’Unione Europea.
Oggi, terza domenica di avvento, la liturgia ci chiede di gioire. Tutti i testi che abbiamo ascoltato ne parlano: mi sono chiesto dove io abbia visto di recente tale gioia, in noi cristiani. E la risposta é sgorgata subito nel mio cuore: molto semplice. Durante il sacramento della riconciliazione che più volte sto celebrando in questi giorni! Di solito chiedo alla persona se sia riuscita a fare qualcosa di buono e bello per qualcuno. Siamo cristiani non perchè evitiamo il male ma perchè facciamo, costruiamo il bene attorno a noi. Le famose “omissioni” cosa sono? il bene che ho preferito non fare. Che peccato!
Anziani, bambini, cristiani della domenica o super praticanti: io lo chiedo a tutti. E la risposta é sempre la stessa. Chi fa qualcosa di bello, buono e disinteressato per qualcuno (fosse anche un sorriso, o un momento di silenzio invece di una rispostaccia) dopo si sente “bene”: allora insisto, che significa bene? arrivano le risposte più belle: mi sento meglio, più libero e leggero, più vero, orgoglioso di me….
Ecco qua tutto il vangelo! Sono solito rispondere, ecco come fare ad essere nella gioia e felici. Non chiudere il cuore all’egoismo, all’indifferenza, non lasciarvi fiorire noia, orgoglio, superbia, non coltivarci invidia e gelosia. Quando lo fai, all’inizio ti sembra di stare bene, di essere più forte e autonomo (“chi vuol salvare la propria vita…”) ma poi dopo 20 minuti senti che …hai perso una occasione per amare. Ecco il peccato: perdere una occasione per fare ciò per cui sono stato creato, cioè il bene. Guardacaso quando faccio il bene poi sto bene, sono felice e fiero di me. Quando scelgo di proteggermi facendo il male, poi sto peggio… Il nostro corpo e la nostra coscienza, se li ascoltiamo, ci dicono che sapore lasciano le nostre scelte in noi. Noi siamo fatti così!
Non c’è persona che si confessi a non essere d’accordo su questo. Noi funzioniamo così. La gioia e la felicità in noi nascono solo dal fare del bene. Siamo stati creati per quello da Dio, non per evitare il male e chiuderci…ecco la scintilla divina che abbiamo nel cuore. Penso al finale di un bellissimo film, che poi é una storia vera: Into the wild. La felicità é vera solo se condivisa…scopre il protagonisita mentre sta per morire, dopo una vita in fuga e nella falsità.. bellissimo.
Luca nel vangelo appena ascoltato conclude con una frase molto significativa: “con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo”. Che verbo é questo? che significa evangelizzare? rendere secondo il vangelo, cioè secondo il punto di vista di Cristo. Siamo cristiani non perchè “giochiamo a farlo”o perchè ci sentiamo tali, magari “a modo nostro” ma nella misura in cui cerchiamo di evangelizzarci, cioè di avere il vangelo di Gesù come riferimento, come criterio guida; quando abbiamo il coraggio di chiederci: Gesù tu adesso cosa faresti al mio posto? mi aiuti a farlo? mi aiuti a comportarmi come faresti tu? Evangelizzare i nostri desideri e bisogni, l’uso che facciamo del tempo, le relazioni, il nostro sguardo…che poi, il modo in cui guardiamo…determina senza volerlo anche il nostro atteggiamento. Gesù aiutami a guardare a quella persona come la guarderesti tu… non solo coi miei occhi feriti, delusi o arrabbiati. Allora inizierò a stimarla, perdonarla, accoglierla…o almeno a desiderarlo.
Pensiamo al vangelo: “cosa dobbiamo fare?”, chiedono a Giovanni Battista… vogliono capire come vivere, come trovare senso nella vita. Lo seguivano e cercavano perchè saggio.
E lui risponde in modo molto, molto concreto: li evangelizza così!
innanzitutto é bello notare che mica gli dice “pregate, andate a messa, fate il presepio”..no: a ciascuna delle categorie di persone li presenti da una risposta pratica e precisa: non dice “vogliatevi bene, fate i bravi, almeno a Natale…” no, ad ogni professione, ad ogni vita lui trova qualcosa da fare: la condivisione, alle folle…cibo e vestiti, cioè dignità, accorgiti di chi sta peggio di te e non fregartene. Ai pubblicani…come dire esattori delle tasse, (tipo equitalia!), dice accontentatevi di quello che avete, non rubate, e ai soldati (presenti probabilmente come scorta dei pubblicani!) chiede di non abusare del loro potere.
Capiamo che da sempre allora la crisi non é economica o finanziaria ma del cuore. Già a quel tempo i pubblicani erano scortati.. c’erano abusi di potere e ruberie, chi se ne approfittava dei poveri, chi sfruttava e imbrogliava. Niente di nuovo rispetto ad oggi. Il Battista chiede condivisione, solidarietà, giustizia vera e rispetto.
Chiede di iniziare a guardare alle persone in modo evangelico, come a fratelli e sorelle, non come degli esseri inferiori e stupidi da fregare, derubare, di cui fregarsene: pensate agli scandali per i rimborsi spese di certi politici di cui stanno parlando i giornali. E non a Catanzaro!
E’ sempre e solo questione di sguardo: o gli altri sono come me, fratelli e sorelle osa dire Gesù Cristo, perchè figli di un unico Padre…o saranno inferiori e li potrò…fregare o ignorare, chiudendo il mio cuore.
Condividere, essere davvero giusti, non abusare della propria posizione e potere per cercare consensi o vantaggi. Più concreto di così non poteva essere. Sono tre strade con cui rimettere davvero al centro il valore della persona e delle relazioni di qualità. Così saremo evangelizzati anche noi. E non perchè é Natale. Questo ci darà pace vera e felicità. Ci farà essere lieti e amabili, come dice Paolo ai Filippesi nella seconda lettura.
Scopriremo la gioia, o almeno la potremo desiderare: partendo magari dal sacramento della riconciliazione da celebrare con cura, per ritrovarci con un cuore diverso, nuovo, in cui il perdono abbia fatto brillare quella scintilla divina, di cui parla Schiller, che fa fremere, vibrare…l’inizio della gioia in noi, per il perdono ricevuto, per il volto del fratello ritrovato, per il sogno di Dio che continua in noi, essere tutti davvero fratelli, nel suo nome.