Lasciarsi dilatare – Omelia Immacolata Concezione – Anno C

2125445790_97e94e9d54_m

Spesso si dice sia difficile capire le donne, l’universo femminile appare complesso e misterioso, noi uomini veniamo tante volte accusati di non esser in grado di comprenderlo… Credo possa essere anche vero ma che risulti lampante quando ci troviamo di fronte ad una donna che aspetti un bambino.
Le cose diventano allora ancora più delicate, affascinanti, misteriose.
Forse solo un marito può avere qualche possibilità in più nello star vicino alla propria moglie…ma resta un grande mistero…quello di una persona che inizi a sentir crescere in sè una nuova vita, che inizi a nutrirla senza accorgersene, si senta abitata da essa, l’abbia accolta, la custodisca, senta che inizi a muoversi in lei, a comunicare con lei, un gioco di riconoscimenti e percezioni, di intese e scoperte…
Tutto questo ha un fascino incredibile, probabilmente neppure la mamma stessa riesce a comprendere fino in fondo cosa le stia succedendo, quali trasformazioni fisiche, biologiche, psicologiche stiano avvenendo in lei…
Siamo di fronte a un corpo che si dilata sempre più per fare spazio a una nuova creatura; e non è solo un corpo ma tutta la persona a mettersi a servizio del bimbo, imparando ad ascoltarlo, proteggendolo, nutrendolo; tutta la vita di questa mamma si dilata, si trasforma… la vita…cioè i ritmi del tempo, gli orari, le scelte, gli atteggiamenti, l’alimentazione…tutta la vita della donna viene radicalmente relativizzata e orientata con sempre maggior decisione verso quella creatura che le sta crescendo dentro… che in modo magnetico attira verso di sè tutte le energie e le attenzioni.
Mi sono sempre stupito di tutto questo…e pensare al fatto che anche Dio abbia scelto questo passaggio per suo figlio…mi fa venire i brividi.
Egli ha voluto scegliere una madre… perchè niente della nostra esistenza..nemmeno i nove mesi nel grembo materno gli fossero estranei. Il Natale, l’incarnazione…sono proprio questo.
Maria oggi ci parla da madre…e con tutte le madri ci fa da esempio per comprendere meglio, cosa significhi, in quest’avvento, attendere e accogliere Gesù.
Quel corpo e quella vita che si dilatano per accogliere un figlio sono immagine di come un credente sia chiamato ad accogliere nel proprio cuore, nella propria vita il figlio di Dio.
Chi è il cristiano se non una persona che si senta abitata da Dio, che lo viva dentro di sè come una presenza che da forza che ti sostiene, che scelga di fargli spazio e di orientare a lui il proprio tempo, le proprie scelte, una presenza di cui mettersi profondamente in ascolto, che senta che più lo custodisce in sè più lui…da lì… ti conduca e ti faccia sentire che è presente…


e questo….”non a tempo, quando ho tempo, quando me la sento”…capite che l’esperienza di una mamma in costante relazione col figlio ci ricorda che Gesù nascendo … provoca in noi una relazione…e le relazioni tra persone chiedono quella fiducia, quella fede che c’impegna davvero, ci responsabilizza, ci cambia la vita.
Allora capiamo cosa significhi essere cristiani: accogliere una relazione che si fa attesa, accoglienza, storia, novità, impegno.
Le relazioni sono anche questo… 
Solo dentro una relazione la nostra vita trova senso e sapore, trova novità ed equilibrio perchè l’apertura all’altro, significa opportunità e speranza. Qui Maria ci è testimone e sostegno, lei che ha saputo fidarsi e farsi strumento c’ indica la direzione. La relazione diventa il farsi strumento, diventa missione cioè testimonianza. Il cristiano, come Maria, una volta che riconosce in sè la presenza di Dio ne diventa testimone e si sente mandato.
Del resto lo viviamo ogni domenica: cos’è l’eucaristia se non l’accogliere e far abitare dentro di sè Gesù? Anche il nostro corpo…non solo la bocca…si dilatano nell’accogliere in noi il Figlio di Dio…Noi lo mangiamo ed egli ci nutre…e ci nutre mandandoci… a “fare questo in memoria di me”… cioè a farci cibo per gli altri…farci cioè luce, amore, forza, sostegno, prossimità, equilibro per chi ne ha bisogno…esattamente come una mamma per il proprio figlio.
A me a volte capita quando devo comunicare… scendo gli scalini del presbiterio e ho tra le mani la pisside colma di eucarestia…e mi chiedo sempre… se sono io che porto Lui..o Lui che porti me…
Lui che ha bisogno delle mie mani…delle nostre mani…per andare dalle persone. Lui che ha bisogno dei nostri corpi, delle nostre vite, trasformandole da dentro… per testimoniare al mondo la Sua presenza e la sua vicinanza…per raggiungere tutti…. 
Rischiamo di fare, altrimenti, come nella prima lettura: una pagina magnifica che riesce a descrivere alla perfezione ciò che accade nel cuore di chi s’ illuda di bastare a sè stesso.
Nella Bibbia, il primo verbo con cui Dio si rivolge all’uomo è potere..voi potete mangiare…Anche Eva è così col serpente… noi possiamo mangiare…potere….
Indica il senso della vita come potenzialità, sviluppo, crescita.  Voi potete…cioè non siamo semplici esecutori di ordini ma liberi inventori di strade. L’importante è mettere Dio al primo posto…il resto va da sè in ordine…
Il serpente invece fin dall’inizio usa, con l’inganno, il verbo dovere”è vero che Dio ha detto che non dovete”….così Dio, fin dall’inizio, viene fatto vedere come rivale, come una trappola di divieti. E il divieto viene accolto con sospetto, come una privazione della propria libertà, quindi da rimuovere al più presto. Mangiare il frutto proibito significa allora rivendicare per sè stessi la definizione di ciò che è giusto: ciò che l’uomo compie diventa giusto e buono per definizione; egli è sempre nel proprio diritto, essendo ormai il diritto un suo attributo … In questo senso l’uomo è davvero «come Dio», signore del mondo non nel contrapporre al bene la propria volontà ma nell’elevare la propria volontà a principio di bene. Se lo voglio, se me la sento, se per me è giusto…questo è bene.
Questo ragionamento in cui cadiamo tutti inizia a uccidere le relazioni con noi stessi, con gli altri e quindi con Dio. Provate a coniugarlo tra marito e moglie, tra amici, tra genitori e figli.
È l’inizio del soggettivismo e del relativismo, oggi dominanti. 
Se si toglie Dio, oppure se ci si sbaglia su di Lui, chi ci va di mezzo è l’uomo, l’umanità dell’uomo. Ecco perché, nella Bibbia, il modo di rapportarsi a Dio definisce il modo di rapportarsi all’altro. 
E quanto siamo bravi quindi anche noi a scaricare la colpa sugli altri… sui mille alibi con cui poi ci giustifichiamo…Adamo dà la colpa ad Eva, Eva al serpente…alla fine è colpa di Dio…che ha messo Eva a fianco di Adamo…cioè gli ha donato relazione!
Non facciamo anche noi spesso così? non ci assumiamo le nostre colpe, non chiamiamo per nome i nostri peccati, ce la prendiamo con Dio perchè non fa quel che vorremmo…e riduciamo la nostra fede e il nostro essere cristiani ad una cosa che sta in parallelo con la nostra vita quotidiana… uno zucchero a velo sociale ed emotivo…ma che non può andare in profondità a cambiare le cose…… non glielo permettiamo….altro che nascita e dilatarsi…
Ecco perchè abbiamo bisogno di Maria…perchè essa oggi ci ridoni il gusto vero e bello della relazione con Dio, dell’accoglierlo nel nostro corpo, nella nostra vita con la disponibilità della figlia:
“Avvenga per me secondo la tua parola!” 
Solo questa relazione potrà distruggere la spirale di egoismo e orgoglio in cui altrimenti ricadremo tutti, considerando Dio un rivale, la fede solo un insieme di cose da fare, il Natale un tempo per riposare dai nostri progetti e impegni…
Maria ci sostenga e accompagni in questo tempo verso il Natale; interceda per noi presso il Padre…perchè ci conceda un cuore umile e semplice per essere disponibili ad accogliere suo figlio che viene nella nostra vita; così sapremo creare in noi e attorno a noi degli spazi e dei tempi di silenzio, di pace, di ascolto.
Per essere anche noi riempiti della sua grazia, come una mamma col suo bambino.
E forse cosi..noi maschi..riusciremo anche a capire meglio ste donne!


Omelia XIX a T.O. – Anno B

Stasera siamo come a teatro…scene diverse… imprevisti…colpi di scena inattesi… innanzitutto un prologo: la seconda lettura…
la Parola di DIO è viva… cioè sempre attuale…più di un proverbio.
efficace… deve servire a qualcosa per la mia vita! consola, illumina, sostiene…
tagliente… scomoda.. divide dentro..fa tremare…mette in crisi…insomma é viva, non é una favola….

lo diamo per scontato?
cosa siamo venuti a fare? Dio ci vuole ristorare e incontrare anche nella sua Parola. Glielo permetteremo?
Dopo l’introduzione …si apre la scena..
un tale di corsa, ansia, fretta, in ginocchio..maestro buono..
scena veloce e vorticosa….
vita eterna… mica come essere bravi…corretti o giusti…
Gesù risponde… addita i comandamenti… la tradizione…
son le solite cose…sbuffa….fantastico…
quanti giovani…e adulti… quanti cristiani lasciano la chiesa e si allontanano da Dio perchè pensano siano sempre le solite cose…per noia… per tradizione stancanti…ammuffite… perchè sentono che non serve a nulla essere cristiani… non c’entra con la vita reale e concreta.
quanti…lo faranno….perchè continuano a frequentare la messa e i sacramenti per inerzia…senza scegliere, senza sentirsi a casa… senza aver mai fatto esperienza effettiva ed affettiva di DIO!!

allora la Parola comincia a mantenere la promessa…2 lettura…

il giovane infatti sbuffa… “l’ho sempre fatto”…. vengo a messa… da una vita…da una vita ho fatto tutte queste cose… ma aveva forse recitato una parte… quella del bravo praticante…ma non credente….son magari anche animatorecatechistacaposcout…ma…

Gesù fissatolo lo amò..uno dei vertici del vangelo… lo sguardo di Gesù lo deve aver cappottato… come si guarda con amore? come ci si sente quando qualcuno ti guarda con amore? quanto schifo fa la vita quando nessuno ti ha mai guardato..o non ti guarda cosi?
ci si sente..liberi, preziosi, voluti, accolti, unici, perdonati…sognati, desiderati…vivi! felici!

Eppure…colpo di scena!
il giovane se ne va… Gesù ha sbagliato…ha puntato troppo in alto!????
va-vendi     —vieni seguimi
4 verbi..imperativi… un colpo d’ali, un’impennata… un giro di vite…

Gesù gli fa capire che la fede non è una serie di cose da fare e norme da rispettare…ma un rapporto da vivere… una persona da seguire… perchè ci si fida…e si è intuito  e percepito che con Lui vale la pena…

Per noi abituati a decine di film a lieto fine, ci saremmo aspettati da Gesù… che non ne sbagliava una, che faceva ballare gli storpi, cantare i muti, rivivere i peccatori… ma come? mi cade proprio sulla cosa più facile e fallisce miseramente…
quel tale se ne va… lo lascia li coi suoi bei discorsi davanti ai suoi apostoli in silenzio, forse a bocca aperta…a scuotere le mani sbalordito…
E non importa se il volto di quel tale andando via si è fatto scuro ed è diventato triste. Non importa. Ha scelto altro. Gesù Cristo si é fatto scegliere e scartare.
Ha rispettato la sua scelta, la sua libertà. La fede non è mai imposta…ma sempre proposta… è un cammino da intraprendere tutti i giorni, riconoscendo che Lui cammina con noi…al nostro fianco. Non é un timbro da imprimersi in fronte
Quel tale voleva ereditare la vita eterna… voleva gli cadesse tra le mani dall’alto….la richiesta era bella, voleva qualcosa in più, non si accontentava di giocare a fare il cristiano…fin da piccolo…voleva la vita eterna, cioè bella, piena, liberata e liberante….il bisogno era sincero e urgente..magari lo avessimo tutti….
Gesù gli indica il modo per conquistarla… per diventare Lui il protagonista della propria vita.            Colpo di scena. se ne va triste… mi chiedo…
Cosa ha sconfitto Gesù? cosa l’ha reso impotente? cosa l’ha fatto scartare dal cuore del tale…pur avendolo raggiunto di corsa, tutto affannato, dicendo maestro buono e gettandosi ai suoi piedi? era ricco… la ricchezza.   Ma non la ricchezza in sè.. ci mancherebbe altro, Gesù non era così stupido.
Ma la paura a condividerla…a perderla…direi a relativizzarla.
tutta la scrittura lo ricorda…
Nel cuore dell’uomo ..o Dio o mammona…ricorda bene il vangelo cioè la ricchezza…o meglio un uso scorretto della ricchezza…
un uso che te ne renda schiavo…schiavo del superlavoro, dell’accumulare, dell’arricchire, del mettere via..del trovarvi esclusiva sicurezza… del non condividerla…
l’uomo nella prosperità non comprende, é come gli animali che periscono…tuona secco il salmo 49..
Gesù era amico di tutti …anche dei ricchi…Zaccheo il pubblicano…Giuseppe di Arimatea, ma condanna l’uso errato della ricchezza… che fa riporre in essa tutte le sicurezze e la ricerca della felicità.
Fede e speranza son messi nei soldi e non più in Dio..procurando una micidiale inversione dei valori…il cielo si chiude. l’orizzonte di fa però mancare l’aria.
tanto coi soldi compero tutto…persone, salute, potere…rovino sport, persone, famiglie…dignità, arte, spettacolo… verità…
alla fine forse è solo sete di potere… di sentirsi qualcuno, sicuro…
Tutti sappiamo che i soldi non danno la felicità…ci mancherebbe altro…vorremmo insistere…però…peròòò…
Però quanti soldi stiamo dando allo stato con le scommesse? con lotto e quant’altro? solo nel 2011 il nostro stato ha intascato 14 miliardi (+1 rispetto al 2010) tra gratta e vinci, poker e macchinette nei bar …..in cosa si spera di più…in 4000 euro al mese per 20 anni col win for life o…nella vita eterna?
Son discorsi fin troppo facili…eppure essenziali, nevralgici!!!!.
Avarizia, persone inacidite, lo scandalo di famiglie che si sfasciano per l’eredità, persone che diventano meschine e doppie per ottenere denaro che non vedono l’ora che muoia il parente…fratelli, sorelle, genitori in lotta …per denaro…per il campo, per la casa……
persone in ostaggio…del denaro stesso… addio dignità addio affetti…     cosa stiamo respirando? ci si potrebbe chiedere……
Accaparrare da sicurezza…basti pensare a volte a quanto tanta gente ne approfitti…tanto é gratis…ci si giustifica..sia anche solo un rinfresco offerto da qualcuno, sia una gestione poco trasparente di risorse..magari pubbliche…accaparrare, riempire, non si sa mai…cosa vuoi che sia, lo fanno tutti, gli altri lo fanno di più..
la sazietà fisica ed economica ci da sempre la sensazione quasi corporea di essere a posto, intoccabili e immortali…sicuri… ma forse ci fa pensare e riflettere meno….

Ma considerando tutte queste cose..davvero sentiamo che la Parola di Dio è tagliente e provoca… come abbiamo sentito nella seconda lettura…
in chi confidi? dove trovi sicurezza e serenità durature e affidabili? che fine faccio io, ci dice il Signore… se sei in pace da solo coi soldi?  a che serve alla fine credere?
La relazione di fede con Lui prevede di poter saziare i nostri bisogni più umani di senso e appartenenza, relativizzando le mille paure che ci affollano il cuore…. e in forza di questo la libertà e la serenità di gestire i beni e le proprie ricchezze materiali…in modo più libero.
Dio non condanna la ricchezza ma vuole svegliarci dal riporre in essa (soldi, potere, apparire, accaparrare, ..) sicurezze e soddisfazioni di bisogni che sono infiniti, come una voragine. Solo una relazione colma certi bisogni. Ma con le persone, non con le cose soprattutto quelle che spariscono così presto. Lui si pone in relazione con noi, ci offre una parola pronta sempre a scuoterci e riscaldarci, la sua eucaristia per ristorarci, il perdono sacramentale dopo la riconciliazione per rimetterci in sesto e tante persone con cui camminare e condividere ciò che siamo. E forse mette al nostro fianco anche i poveri…di tutti i tipi, perchè possano ammonirci o ricordarci l’essenziale e poter magari condividere non sempre e solo il superfluo (come quando svuotiamo l’armadio della roba vecchia per la caritas!) ma anche il necessario!
L’amore é l’unica realtà che mentre la dividi si moltiplica…e una coppia di genitori che ha diversi figli…lo sa bene…

Ma i colpi di scena mica finiscono qui…
Ci si mettono pure gli apostoli…che hanno probabilmente assistito sbigottiti a questa scena tanto improvvisa..
Pietro se ne esce con una chicca…giusto per tenere alto il clima… la tensione in scena…
Sbotta con un…” noi abbiamo lasciato tutto…ti abbiamo seguito…cosa ne guadagniamo?”
il tono devi essere stato pesante..esigente, da resa dei conti…tipo…”ou, Gesù..ci prendi in giro?”
cioè..la domanda di fondo…a che serve? perchè fidarmi di te Signore? perchè vivere le ricchezze in modo diverso, perchè condividerle..perchè seguirti?
perchè non basta venire a messa…dire qualche preghiera a memoria… evitare qualche peccato grave?  perchè non ci basta?
che non riceva già ora…..100 volte tanto.. addirittura…
io mi sento interpellato… a volte ho fatto miei questi sentimenti di pietro
e credo che se un cristiano prima o poi …almeno qualche volta… non li ha sperimentati… se almeno qualche volta non vorrebbe spiegazioni… chiedere conto a DIO in persona…
allora non stiamo prendendo sul serio la nostra fede ed il vangelo.
su le mani chi può dire questo!?
Ecco che ancora la Parola di Dio ci mette in discussione
come aveva promesso… è vero? non è vero? siamo contenti di essere cristiani?
ma cosa abbiamo lasciato, noi per il vangelo?  abbiamo lasciato case, lavori.. no..     che significa allora?
tutte le volte che ho sperato, ho perdonato, ho collaborato, ho condiviso, ho offerto.. ho fatto il primo passo…mi son fidato della sua parola…. allora.. si! questo intanto…..

non ne è valsa la pena?
tutte le volte in cui siamo usciti da noi stessi e dalle nostre sicurezze e ci siamo affidati a lui…abbiamo sentito che ne valeva la pena.
Non serve sentirlo sempre..di continuo…ma posso garantire che basta e avanza per essere felici e motivati ad andare avanti…

Ecco…abbiamo assistito a dialoghi fn troppo scomodi per essere inventati…
facciamo nostre queste provocazioni e questi inviti…la Parola, come annunciato e promesso..ci ha scossi..
Affidiamo la nostra vita al Signore Gesù..perchè aumenti in noi la forza di lasciare le nostre sicurezze…e condividere le nostre ricchezze..quello che siamo… come misura, termometro della nostra fede concreta.
Non lasciamoci travolgere dal facile… è impossibile.. è impraticabile..non offendamo il vangelo…che ci ricorda, per bocca di cristo stesso
che nulla è impossibile, per chi crede
tutto è possibile a DIO
Chiediamo al Signore Gesù almeno di desiderare di sentirci guardare come quel tale… “fissatolò lo amò”..proviamo a pensare a che significa..
Che devono aver visto gli evangelisti per scrivere una frase così, per raccontare l’accaduto? devono essersi sentiti amorevolmente rabbrividire… uno sguardo che fa sentire amati…anzi no…uno sguardo che ama. Gesù amava con una occhiata…non si imponeva, é vero, non costringeva..ma spalancava il cuore, facendo forse sentiti compresi, accolti, rassicurati, a posto, non giudicati ne etichettati.
Non so voi ma io ho bisogno di sentirmi guardare così ogni tanto.
Lo volete anche voi? Lasciarmi guardare da Cristo così…gratuitamente…
per abbassare la guardia, per ricentrarmi, per arrendermi a me stesso, per far pace con me stesso e volermi più bene, per ripartire. Per non andarmene triste.

Omelia XXVIII a T.O. – Anno B

Quel che abbiamo sentito nel vangelo mi succede spesso: con la gente, per strada, coi tante persone più “coraggiose”…anche a scuola, qualche giorno fa: provocato dai miei giovani studenti, che

volevano parlare del divorzio, del matrimonio, capire come si ama davvero ma anche del tradimento e della fedeltà, dell’uomo e della donna…molti di essi contestavano una chiesa indietro, che ce la su con questi o con quelli, che nel 2012 non permette ancora ..ecc.

E come si fanno seri e attenti quando cominci a balbettare loro qualcosa.

Sembrano avere idee chiare su sesso, famiglia, identità sessuale, vita di coppia, anche se forse ammettono di essere un po’ disorientati da una cultura che lancia messaggi ambigui, che vuole solo emanciparsi e affermarsi ma senza dare direzioni o un senso preciso. Convinta di tutto ma felice di niente. Il relativismo poi mica aiuta: fai quel che vuoi, se puoi, se ti senti…ma se non so perchè e cosa voglio? rischio solo cocenti delusioni e sconfitte, quelle magari che respirano a casa o negli occhi degli adulti.

Ho parlato innanzitutto del vangelo di oggi, portandoli all’origine della questione amore. Faccio come Gesù che sposta il discorso dalla cultura che respiriamo alla natura che in noi pulsa…e chiede ascolto.

Invito a riflettere sulla nostra origine, com’è stata pensata e sognata da Dio ..prima che compromessa o svilita dagli uomini a cui era stata affidata. Prima che i cuori diventassero duri!

Che silenzio si fa in classe….. gli occhi fissi…attenti, voraci.

Gesù, provocato su una precisa questione, ribadisce solo la pari dignità tra uomini e donne, (pensate! a quei tempi non c’era!!) diritti e doveri…poi quasi a non volersi perdere in mille pareri riporta i suoi interlocutori all’origine. Ed é di quello di cui c’è bisogno, in un disorientamento generale e culturale, tornare alla nostra natura, come ci é stata donata e all’origine non solo del sogno di Dio per l’uomo ma di quello che ci ritroviamo dentro al di là poi delle scelte, delle convenienze, degli errori, della fragilità e della durezza di cuore..ma questo proverò a dirlo dopo.

Abbiamo bisogno di rientrare in noi stessi e ascoltare quel che c’è già, scegliere il coraggio umile del silenzio per riconoscere i nostri bisogni più profondi, che ci anticipano, perchè davvero siamo fatti tutti così. Come riconoscersi “programati” così…

E questo va al di là dell’età che si ha, del periodo storico, del momento culturale in cui siamo inseriti o della maturità…e qui i miei studenti e spero non solo loro..si fanno seri e comprensivi.

Del resto chiediamoci: come ci comportiamo quando siamo feriti o in crisi? niente di peggio che cercare di essere consolati con un “fanno tutti così, ognuno ha i suoi problemi, ormai di questi tempi le cose vanno…” no…non ci ha mai consolato questo discorso..ha invece acceso in noi un bisogno di prendere ancora più sul serio la nostra unica e intima sofferenza. Non ci interessa cosa dice la “cultura” in superficie attorno a noi ma quel che sentiamo in noi, naturalmente…nel profondo.

Gesù cita la genesi: e in questo brano molto riccco e famoso ci sono davvero delle preziose indicazioni…

Innanzitutto la genesi ci presenta un Dio tutto preso a creare tante cose per l’uomo..indaffarato a mettergli a disposizione l’intero creato ….e quest’ultimo tutto preoccupato a dare nomi ad animali, fiori, cose,…ma comunque, nonostante il suo potere..insoddisfatto..perchè per quanto si affanni col suo avere e accaparrare..se non ha una relazione in cui spendersi… tutto perde sapore. C’è un messaggio per noi oggi? sopraffatti magari dall’accumulare, dal correre per uno stile di vita che però spesso ci fa mettere in 2° piano le relazioni fondamentali? il nostro matrimonio, i nostri figli…ecc.? dimentichiamo che Dio ci ha dato le relazioni per essere felici, non il potere sulle cose…che non ci basterà mai.

in seconda battuta, infatti ricorda che Dio crea per essere “un’unica carne”… sapendo che carne significa anche debolezza, fragilità, tempo che passa, ferite e cicatrici…carne significa imperfezione, vulnerabilità.. “uomo e donna”..l’aiuto che gli corrisponda. Non solo aiuto: interpretazione scorretta e fuorviante che mette l’uomo in superiorità. Ma..che gli corrisponda… cioè che gli sia complementare. Corrisponda qui ha la stessa radice di responsabilità..risposta….Qui c’è tutto. L’uomo e la donna sono fatti l’uno per l’altro, si completano e rendono umani a vicenda.

L’uomo diventa umano solo nella relazione, non con le cose!

Ne più ne meno. L’uno senza l’altra resta come incompleto e monco. Il progetto originale é questo…uomo – donna diversi per essere una carne sola… un unico atto d’amore in relazione.

Dio ci sta dicendo che la persona umana é fatta per essere in relazione e che solo in questo modo si completa e trova pace e gioia. Solo una relazione libera tra persone le completa e le rende felici. La solitudine non é calcolata. Ci ha fatti per la relazione. E qui allora ognuno di noi si ritrova, prima di perdersi in una infinita casistica… gli sposi, chi non riesce a trovare una persona, il celibato di preti e religiose, le consacrazioni, le persone vedove, le situazioni di matrimonio che sono naufragate o le coppie provvisorie.

Questo é il dono che ci viene fatto, dovremmo imparare a riconoscerlo per poterlo custodire e allenare. Altrimenti se lo rinneghiamo…se lo sviliamo ci allontaneremo non solo da una mentalità ma dalla nostra origine, da noi stessi. Credo sia fondamentale. Mi confronto con i messaggi di una certa cultura…solo a partire dalla mia “natura”…se mi conosco bene!

Questo ci ha messo nel cuore…e l’ha affidato alla nostra libertà, liberi di coltivarlo o ignorarlo…Credo che prima di fidarmi di una certa cultura e di quel che mi propone.. mi debba mettere in ascolto della mia natura, di come sono fatto, di come funziono.

Son discorsi apparentemente scontati o difficili. Ma non possiamo non riconoscerli…

Infatti ai miei studenti…non racconto solo queste pagine della Bibbia, ma li ho invitati anche ad ascoltare il loro cuore. Quasi a verificare quel che ho detto…ascoltando il proprio bisogno di amare e di essere amati, cioè la loro, nostra origine.

Chiedo infatti…io come desidero essere amato? penso che si sia tutti uguali…vogliamo essere amati

-tutti interi senza condizioni, per quel che siamo, non da uno che si tappa il naso per…

-ad oltranza, cioè nonostante qualsiasi sbaglio o mancanza che faremo, a prescindere da quel che io potrei diventare ….fare..

-per sempre..non …a tempo, a scadenza…a tempo determinato.

Mi pare sia questo ad essere iscritto in noi nel nostro dna, il modo in cui vogliamo essere amati e di conseguenza il modo in cui vorremmo amare….il senso e il gusto di come vorremmo poter amare…. soprattutto all’inizio, quando siamo innamorati…cioè un po’ folli…esageriamo sempre..in grandi promesse e impegni…ma non potremmo fare diversamente…non lo vorremmo uno che si dichiari a noi dicendoci che ci amerà abbastanza, un po’ alla volta, e solo se siamo come vuol lui…che penseremo di uno che si dichiari a noi così?

Ecco il modo di amare con cui Dio ci ha creati. E..ripeto…così ci ha impastati di eternità, di “per sempre” e questo non può non donarci pace. Infatti credo non ci sia nessuno che, alla fine, parlando di un amore così, non sussurri un …”magari”….

Certo tutto questo viene affidato alla nostra libertà ma anche alla libertà dell’altro da noi… e troppo spesso affoga in balia di una mentalità superficiale e banale che ce lo vuole far rinnegare, dimenticare o relativizzare. Purtroppo questo a volte é fonte di illusione, fallimento… é luogo in cui si consumano tradimenti, ferite, chiusure…il cuore si fa duro, perchè ha perso di vista la propria origine e non si é ascoltato…. ma Dio lo aveva previsto. Non ci ha creati cosi e abbandonati. Resta creatore e padre di tutti, soprattutto di chi ha un cuore ferito, di chi ha vissuto o sta vivendo sofferenza in questa relazione di amore o in famiglia.

Di chi da quella relazione non trova pace o senso…

Solo riuscendo a dire dei sani si a questa nostra natura, potremo custodire e favorire ciò che la saggezza dei nostri cuori ci chiede solo si accogliere e assecondare…magari con la fiducia di quel bambino, messo al centro da Gesù. Ci indica la disponibilità nel confidare in chi ci ha creati così e ci può sostenere nell’essere fedeli non solo al suo progetto ..ma alla nostra identità più profonda e reale..per non essere traditi, per essere noi, in quella carne, felici.