“La maternità di Dio ed il perdersi in un bicchier d’acqua..” – Omelia VIIIa Domenica T.O. A -2017

270217

Un po’ di musica.. con Mazzarò.. https://youtu.be/oSU7hIqsgQU

Mauro Corona, lo scrittore di Longarone disse una cosa che mi è sempre piaciuta tanto: Dio per amarci si è voluto rivelare a noi come Padre (e Gesù ha fatto di tutto per annunciarcelo)
Ma volendo donarci anche una madre, per completare l’amore…ha fatto la natura, madre natura ..che noi cristiani possiamo chiamare “il Creato”..perchè creata per noi, a ricordare che siamo destinatari di tanta bontà e bellezza. E’ tutta per noi..cfr. Genesi!
Pensiamo alla verdure, alla frutta, alle erbe…vi troviamo nutrimento, salute, forza, medicina, bellezza… in cucina, in farmacia o in erboristeria: tradizioni centenarie a disposizione della nostra vita, per nutrirci, curarci, farci belli, essere sani: come una madre che ci ama volendoci forti, belli ed in salute.
   Questo vangelo leggiamolo da qui: conosciamo bene la realtà…siamo chiamati a trovare il necessario per vivere e vivere bene… 
Gesù non ci invita né ad essere troppo spirituali né ad una provvidenza cieca che sa di assistenzialismo. 
Lui che ha lavorato ci chiede di saper essere responsabili di quel che siamo; ma vuole metterci in guardia dall’affanno, le ansie per le cose materiali…accaparrare, comprare, accumulare…
   Nella novella la roba, del Verga, il protagonista Mazzarò, avido e ricchissimo sapendo di dover morire si mette ad ammazzare i suoi animali e distruggere i suoi averi urlando “roba mia vientene con me”…    Gesù in questa pagina vuol farci riflettere.
Non condanna le cose ma ci aiuta a riconoscere come usarle. A volte siamo usati: dal potere, dal denaro, dalla roba..non sappiamo gestirli e ne veniamo gestiti. Pe questo ci suggerisce due rimedi:
1) la memoria della provvidenza di Dio: osservando il creato per noi, ricorderemo che Lui sa di cosa abbiamo bisogno. Per 3 v. dice “non preoccupatevi”. Non affanniamoci, impariamo a riconoscere le priorità distinguendole dalle urgenze.
e 2) la ricerca del suo regno..cercate innanzitutto il regno di dio e la sua giustizia…chiedete che “venga” come ci insegna nel Padre Nostro…ma costruiamolo, con la condivisione, l’umiltà, il sapersi accontentare, il riconoscere il valore di quel che ci fa vivere non solo il prezzo delle cose. Ma soprattutto la fiducia in Lui..ecco la fede…
Imparare a mettere giù il bicchiere d’acqua… l’unica differenza è il tempo in cui lo “teniamo su”….. (solo per i presenti alle messe…)

“Si, tu credi a modo tuo ma.. cosa ti perdi?” – Omelia Va Domenica T.O. A -2017

06022017
Io credo a modo mio. Come andare dal medico e dirgli: sa, ho letto in internet che…io mi curo a modo mio quindi… si, ma sta meglio? è guarito? No, però…
Io credo a modo mio, è una giustificazione. Non vuol dire niente. Se non…guardi mi interessa poco, ma siccome sto parlando con un prete, bisogna dirsi cristiani, non ci penso tanto, faccio qualche devozione e pratica religiosa tradizionale e tutti a posto, no? 
  Probabilmente chi crede a modo suo parla con sè stesso, si giustifica sempre o si accusa di tutto, di Dio parla per sentito dire, pensa solo di dover fare delle cose dovute ma che non siano minimamente utili alla propria vita…se non col dazio da pagare della cresima, del matrimonio in chiesa e del funerale religioso. Che peccato. 
E’ un modo tipico di sprecare una grande opportunità: quella di essere cristiani secondo il sogno di Dio per noi e che la fede possa essere risposta a tante domande di senso, gusto e pienezza delle nostre vite. Di questo mi pare ci sia bisogno oggi, questo cercano sempre i nostri cuori: senso, gusto, pienezza. Stai pure a casa..
Tu credi a modo mio e non vieni a messa ne leggi i vangeli ( a parte gli apocrifi ovviamente per sentirti scaltro..) e purtroppo proprio per questo non hai mai la fortuna di sentirti dire delle cose così belle: voi siete il sale. Siete, presente, non sarete se…sareste forse:  è un messaggio positivo sulla tua vita presente, a modo tuo non te lo puoi dire, …non solo di fiducia o stima ma di identità, a cui credere innanzitutto, un dono da accogliere. Accetta cosa pensa Dio di te, non fermarti a quel che pensi di sapere di Lui….
sale: Cibi 1)dare sapore: la tua vita, spesa con amore, dà sapore a quella degli altri, le dà qualità, educando..molto più del dare una mano, di parrocchie babysitter o pronte solo all’aggregazione sociale per il paese… siamo strumenti che possono dare sapore agli altri.
2)conservare: sappiamo che la parola salario viene proprio dal sale, con il quale venivano pagati i soldati; il sale serviva a conservare gli alimenti. Questo significato fisico, materiale, si era trasfigurato in un simbolico, perché, essendo il sale quello che conservava, se ne dava un valore figurato, che era quello di rendere attuale, concreto e perpetuo, per es., un patto, un contratto. Allora, quando si stringeva la mano per fare un patto, o si scriveva un contratto, si spargeva sopra questo contratto, sopra queste mani, un pizzico di sale, significava: questo ha valore per sempre. Segno di alleanza. cfr. consacrazione. Ma anche al matrimonio..Dio si impegna per sempre con gli sposi, ecco perché è indissolubile! (cioè non si dovrebbe sciogliere!)
-cura ferite: acqua e sale, siamo chiamati ad essere strumenti di misericordia, perdono, accoglienza, empatia…con chi?
-scioglie neve: contro il freddo di una vita rigida, senza affetti, saper abbracciare, consolare, riscaldare con attenzione e premura…
luce: noi siamo la luce del mondo, spesso al buio di speranza e carità. Due immagini: un faro, nella tempesta…per le navi disorientate, smarrite che cerchino casa, es. la candele della candelora di giovedì che si consumano per dare luce.
Coroncine rosario da ricaricare, orologio, sveglia stanghette con materiale fosforescente….
Prima ci si lascia riempire poi si fa…luce e offre sapore…
Sale e luce… non prediche da fare agli altri, cose da insegnare. Così potremmo avere la scusa di non aver studiato, di non sapere no… Gesù qui ci frega. Essere cristiani non son cose da sapere, capire, studiare ma. dice… opere! le nostre opere buone rendono gloria a Dio. Facciamo pubblicità, rendiamo gloria a Dio vivendo con le nostre scelte…il vangelo, il sale, la luce. Ma attenzione:
La luce non illumina se stessa, il sale non serve a se stesso. Così ogni credente deve ripetere la prima lezione delle cose: a partire da me, ma non per me. PAUSA ripenso ad un po’ di cronaca…

la marcia nel Montello per dimostrare accoglienza e solidarietà,
i soccorritori in Abruzzo, terremoto e hotel rigopiano…
la gente in tante piazze del mondo a protestare, 
la giustizia fatta per le nostre cave in comune,
domenica scorsa palazzetto di Paderno pieno di famiglie e coppie per la festa diocesana,
un papà che si riavvicina alla fede attraverso una bella riconciliazione sacramentale…
alcune nostre iniziative della collaborazione che vanno a gonfie vele..

luce e sale cominciano anche cosi…
Chiediamo al Signore di aiutarci a vivere da protagonisti la nostra fede per essere attraverso le nostre concrete opere come quel sale e quella luce…per essere cristiani finalmente credibili.

“Andiamocene a letto tranquilli e illuminati” – Omelia per la Presentazione Signore al Tempio – A

faro-nella-tempesta
youtu.be
 Se l’angelo Gabriele andò da Maria a dirle che sarebbe diventata la madre del salvatore, è l’annunciazione… la pagina di oggi ha lo stesso valore, ma postumo. Una sorta di conferma di quanto accaduto. Il vecchio Simeone alla fine della sua lunga vita al tempio, ha l’occasione di incontrare Gesù, cioè il compimento delle sue attese, mantenute… ora lascia o Signore che il tuo servo vada in pace…muoia felice, insomma i miei occhi han visto la tua salvezza. Si è realizzata la promessa contenuta in tutto l’antico testamento che Dio ci avrebbe raggiunto. Pensiamo al Natale
Questi versetti la liturgia li ha messi in modo molto opportuno nella preghiera di compieta, con il quale la chiesa termina la giornata. Ci invita quindi con queste parole ad affidare quanto accaduto quel giorno al Signore, facendo quasi un esame di coscienza se quella salvezza io l’abbia cercata o colta nella mia vita quotidiana.. molto bello…
Ci ricorda che non possiamo dirci cristiani senza esser, desiderare di essere salvati. Lui che chiamiamo salvatore.. come riesce a salvarci e da cosa durante il giorno?
Lo possiamo scoprire se Lui illumina le nostre vite, le nostre coscienze e le scelte che compiamo. Cristo luce del mondo, il cero col quale la notte di Pasqua in una chiesa buia si inizia la veglia pasquale… e tutti accendono le candele….a quella stessa luce i nostri papà accendono la luce della fede battezzando i loro figli…
Le candele che ci porteremo a casa in questa festa (da cui il latino e l’italiano candelora..) ci ricordano che non abbiamo tra le mani nessuna oggetto magico ma Gesù. Simeone infatti continua nel vangelo dicendo… luce per illuminare la genti.
Per quello oggi si benedicono le candele. Perché abbiamo bisogno, a 40 giorni dal Natale, di portarci a casa la luce di Gesù. Gesù non fa luce, non è una lampadina, ma la sua vita e la sua Parola possono illuminare le nostre vite e aiutarci a cogliere la realtà in modo diverso. Non magico, sperando Dio ci risolva i problemi, ne devozionistico…portiamoci a casa gli oggetti sacri come ulivo, acqua, candele per sentirci a posto e metterle sulla mensola.. no.. Nella fede chiediamo al Signore di illuminarci con la sua Parola, di darci quindi speranza, coraggio, forza.
Chissà poi, al di là del volerci portare a casa l’oggetto..quanti si ricordano di usarlo. La tradizione ci consegna l’usanza di poterla accendere nei momenti di mal tempo, difficoltà, fatica, lutto, sofferenza, malattia. Mi viene in mente un faro che faccia luce in una notte di tempesta in mezzo al mare. Aiutando le barche a riconoscere dove sono, a non smarrirsi ne disperare, per ritrovare la direzione giusta e rientrare nella pace del porto, di casa.
Che bello pensare di poter accendere queste candele in casa nostra appena sentiamo avvicinarsi la burrasca di una lite, di una fatica, di una crisi o di un silenzio chiuso, di un fraintendimento.
Accendere la candela, lasciarla li come un segno… una invocazione,..vieni Signore Gesù e illumina quanto stiamo vivendo, donaci le parole e gli atteggiamenti giusti, illuminaci sul vero valore di quanto ci sta dividendo o mettendo contro…la tua luce ci aiuti a riconoscere la verità di noi e le cose fondamentali.
Allora sarà utile non solo per i temporali, secondo la tradizione ma per i momenti di burrasca in famiglia, tra di noi. Ecco la luce che Gesù vuole portare in noi, per aiutarci a guardare la realtà non in modo umano, orgoglioso, superficiale, egoista… ma come la guarda Lui, in modo divino. Noi siamo creati per quello, per diventare come Lui, illuminati…. che tra l’altro era uno dei primi nomi con il quale i cristiani, non ancora chiamati così, venivano riconosciuti e indicati.. gli “illuminati” appunto.
Ricordiamo quei rosari di plastica fosforescente, come le stanghette di certi orologi..che si vedono al buio? più si riempivano di luce, più poi al buio potevano illuminare.
Il vangelo di domenica prossima, nelle parole di Matteo ci faranno riconoscere sale e luce del mondo. Siamo luce nella misura in cui Lui ci illumina. Come quei piccoli rosari di plastica, chiediamo al Signore di lasciarci giorno per giorno riempire della sua luce di verità e carità; solo così potremo illuminarci a vicenda nel suo nome, come delle candele che portano a compimento la nostra salvezza.