“Cemento e calorie.. e la parte migliore?” – Omelia XVIa T.O. – C

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Modestamente è successo anche a me come a Gesù: invitato a mangiare con grandi onori, ritrovarmi solo in sala da pranzo, la famiglia tutta presa ai fornelli, su e giù per la cucina, tra pietanze e vini, nella foga del preparare, raccontando quanto e come hanno cucinato cosa; lo so che spesso l’affetto si misura in calorie ma..
ma anche la voglia di chiedere loro, tra un secondo e un contorno, “fermatevi, chiedetemi come sto, se sono felice, com’è la mia famiglia, che ho fatto finora, parlatemi di voi, ascoltiamoci. Potevo mangiare anche a casa mia, ma vorrei che ci guardassimo e raccontassimo chi siamo e perché, la vita non il menù.. son qui per voi, non per il cibo.”
Per certi versi Gesù richiama Marta alle giuste priorità.
Marta e Maria non sono in contrapposizione; sono complementari, con quel che rappresentano, due polmoni, due respiri. Non affannatevi sentendo che dipende tutto da voi e che dovete fare tutto voi.. Maria si è scelta letteralmente la parte “giusta”, non migliore. Giusta perché Maria è saggia e ha capito come impostare bene le cose, su cosa, partendo dall’ascolto.
Ad esempio “con la grazia di Cristo..”, dicono gli sposi novelli felici, saremo genitori cristiani oggi che chiediamo il battesimo, ma come fai poi a vivere questo desiderio-impegno se non Lo ascolti mai? Se non ti crei le condizioni per vivere così, per mettere un po’ al centro la Sua Parola, se non dai la priorità all’ascolto come cristiano. Ma che significa per noi, ascoltare Dio?
Torniamo al vangelo: l’immagine che l’evangelista ci dà di Maria, seduta ai piedi del Signore, va compresa nel contesto culturale dell’epoca. Non significa adorazione da parte di Maria o venerazione nei confronti del Signore. Maria si mette nella posizione del discepolo verso il maestro. Allora l’atteggiamento è di ascolto, di chi riconosce da dove partire e da chi ha bisogno di imparare a vivere. Dio cerca le persone non quello che fanno. Ama noi, non i nostri meriti e affanni, fossero anche pastorali. Ma lo riconosciamo? Glielo permettiamo?
Essere cristiani innanzitutto è vivere in ascolto, scegliere di non avere sempre e solo il monopolio di me, decido io, so io, faccio io, scelgo io. Ma riconoscersi creatura, sentire che Dio ha qualcosa di bello da dirmi, se lo ascolto, che nella mia coscienza Lui sussurra il meglio per me, che forse Lui vede più in là di me. Che non siamo chiamati a dirgli Padre nostro e basta se poi viviamo da bambini capricciosi. Significa vivere come Maria, discepola, trasformando la nostra preghiera da elenco di cose da fargli fare, da ripetizione a memoria di filastrocche.. a un mettersi davanti a Lui e domandargli “ma tu adesso Gesù, qui come ti comporteresti?” , chiedergli consiglio, affidarsi, lasciare che sia lo stile di Gesù a modellare alcuni miei atteggiamenti, ma non in maniera bigotta o devota: son chiamato a scegliere il bene, cioè il meglio per me, noi, qui ora, il vero, il lecito, il giusto, la carità, la solidarietà, l’attenzione prioritaria agli ultimi..
Prima di una decisione o di un chiarimento tra parenti, ad esempio posso mettermi a pregare con tale desiderio.
Una parrocchia sa vivere in ascolto? O si affanna e agita per cosa.. una comunità parrocchiale di battezzati e praticanti sa riconoscere e cercare le vere e indispensabili priorità? O la cosa fondamentale è garantire a ciascuno i propri spicchi di potere e palcoscenici..?
Una società civile, una politica, un’economia, sanno cercare il bene comune, la verità, la giustizia? Io ho la netta sensazione che togliendo Dio dall’orizzonte noi rischiamo di vedere solo noi stessi e i nostri interessi. Penso alle parole del vescovo di Andria ai funerali delle vittime del disastro ferroviario, che condivido. Quanti interessi privati, quanto egoismo, indifferenza e corruzione dietro tanti disastri ecologici o di sicurezza sul lavoro e non solo.
Chi dà permessi di costruire capannoni e centri commerciali qui da noi, inebetiti di diritti, saldi e consumi indotti.. ha a cuore le nostre necessità o deve fare i propri interessi o peggio quello di alcuni criminali organizzati?
La Confcommercio di Treviso rilevava una quantità abnorme di aree commerciali costruite senza criterio, più del doppio della media italiana, un quinto del territorio della Marca.. siamo invasi, ma ci serve tutto sto cemento e sti negozi? Ma siamo fuori?
Tanti, troppi esempi di come non vivendo in ascolto si rischi di vivere in maniera dannosa per il bene comune, per la società e per gli altri.
Vivere in ascolto, per noi cristiani significa cercare in Dio Padre, nella preghiera, nel vangelo la luce vera per la nostra vita e per il mondo. Venga il tuo regno! Riconoscerci ai suoi piedi da discepoli che scegliendo di riposarsi, in questo abbandono fiducioso, lasciano lavorare Lui per noi, che è quel che desidera più fare per ciascuno di noi.
Quando ho accettato un nuovo invito dalla famiglia che vi dicevo, hanno accolto a fatica il mio desiderio di andare solo a prendere le pizze.. ma abbiamo parlato un sacco e hanno riconosciuto che è stato davvero più bello così.. avevamo scelto, come Maria la parte più giusta, il “noi.”

“Salutatemi il mio prossimo..” – Omelia XVa T.O. – C

120716_vA proposito di samaritani..

Strada affollata di una grande città, una bambina chiede aiuto ai passanti: prima vestita di stracci, dopo due ore tutta elegante; qualche giornalista spesso per creare notizia e denunciare indifferenza si inventa un servizio così: a dimostrare che tutti son pronti ad aiutare la bambina elegante e a fregarsene della mezza zingara..
E chi è il mio prossimo? Pensiamoci. La domanda è tendenziosa. Sotto intende che io mica posso voler bene a tutti. Aiuterò solo alcuni: solo chi ha davvero bisogno, chi è come me, chi se lo merita, chi mi fa pena o non fa cosa, chi.. non è così e colà.
Il dottore della legge, religioso, scrupoloso, devoto e praticante vuole porre confini, perimetri alla sua generosità, ha bisogno di etichettare le persone per selezionarle. Conosce bene la Scrittura, è osservante e pio ma.. pare dire, alcuni meritano aiuto, sono il mio prossimo, altri no, non ne vale la pena, non voglio sprecarmi, si arrangino. Vuole sapere da Gesù come regolarsi.
Abbiamo spesso in mente etichette come queste.. e di fronte a certe persone, il nostro cuore si contrae, chiudendosi.
Gesù invece il giovedì santo laverà i piedi anche a Giuda e Pietro.
La sua risposta opera uno spostamento di senso (chi di questi tre si è fatto prossimo?) ne modifica radicalmente il concetto: tuo prossimo non è colui che tu fai entrare nell’orizzonte delle tue attenzioni, ma prossimo sei tu quando ti prendi cura di un uomo; non chi tu puoi amare, ma tu quando cerchi di amare.
Gesù vuole forse dimostrarci che non è l’essere religioso o addetto al culto che garantisce di compiere la volontà di Dio.
In questa settimana il vangelo che abbiamo accolto mi è parso sempre più lontano.. bianchi che ammazzano neri, neri che ammazzano bianchi, abbandoni, rapine, stupri, versetti del corano da sapere a memoria.. Dacca, Dallas, Fermo, il fiume Tevere.. la cronaca è più opprimente dell’afa, non ci dà tregua.
Il vangelo invece è chiarissimo, speriamo rinfrescante.
Gesù risponde alla domanda tendenziosa con la parabola che abbiamo sentito. La descrizione è precisissima: il contesto geografico, la situazione, il sacerdote ed il levita, figure di spicco del tempo, molto religiosi, addetti al culto del tempio, osservanti; il samaritano, razza considerata impura e maledetta,  pensiamo poi a quanta attenzione Gesù usi nel descrivere le 7 azioni con il quale lo stesso si curerà del malcapitato. Tutto molto dettagliato.
Una cosa non può sfuggirci. Gesù è rigoroso nella narrazione dei fatti.. ma di quello che è moribondo e bisognoso, dice solo che è un uomo. E deve bastarci. Cosa evoca in noi questo? Un uomo. Una persona. Basta e avanza.. cosa dovrebbe avere di più?
In mezzo al mare su un barcone, sul ciglio di una strada a prostituirsi, a svenarsi ad una macchinetta col gioco d’azzardo, a coltivarsi l’isolamento in casa propria, a vivere a fatica con qualche sofferenza fisica o disabilità psichica in famiglia, a lasciarsi bere da una bottiglia, a scontare una pena pur giusta in carcere, a dimenticarsi di essere genitore o figlio; un uomo, una persona, al di là di tutto, la radice comune, il minimo di ognuno, il condividere la stessa pasta, quella solidarietà che ci rende tutti umani,, coraggiosi o spaventati, forti o deboli, belli o brutti, orgogliosi o bisognosi di conferme. Se vogliamo, fratelli e sorelle.
Offriamo stasera al Signore, almeno il desiderio di meditare su questa parabola, gustando il senso della nostra vita in ogni singolo atto d’amore se riusciamo a farci prossimi; chiediamogli l’audacia e il coraggio di sentire risuonare nei nostri cuori il suo appello al vivere la sua misericordia. Va e anche tu fa lo stesso.

 

“La messe è abbondante o le messe son tante???” – Omelia XIVa T.O. – C

040716(Il mietitore – V. Van Gogh, 1889, olio su tela)

La pagina di Luca che abbiamo accolto é molto famosa e viene spesso usata per parlare delle vocazioni dei preti. Quasi a dire..”siccome sembra che Dio si sia dimenticato di far andare in seminario i giovani é meglio che glielo ricordiamo”. Quindi dategli un colpetto con le vostre preghiere così Lui si sveglierà e qualche baldo giovane, non certo mio figlio o mia figlia, ci mancherebbe, si “scanta fuori” ed entrerà in seminario.
Credo sarebbe ora di smetterla di considerare questa pagina come un invito ai preti e rendersi conto che tutti siamo chiamati a mietere.. che il regno di Dio si costruisce assieme, che ciascun battezzato è chiamato a diventare missionario di quanto ha vissuto con Gesù Cristo.. altrimenti continueremo a vivere una fede fatta di scuse e deleghe e la parrocchia come un negozio di cose sacre da pretendere e i preti come i commessi..
La cosa brutta poi, che forse per la “fretta” che abbiamo di voler pregare perchè diventino preti i figli degli altri, dimentichiamo come Gesù inizi a parlare. La messe é abbondante.. dice:  messe significa raccolto, non le messe da fare son tante perchè ognuno le vuole all’ora che più gli fa comodo perchè poi ha le sue cose più importanti da fare..“messe” fa venire in mente distese sconfinate di campi coltivati, zone rigogliose di raccolti, da mietere appunto. Gesù insegna uno sguardo nuovo per muoverci nel mondo, un modo nuovo di guardare l’umanità: la vede come un campo traboccante di un’abbondanza di frutti, pronti per essere raccolti. Uno sguardo positivo sulla realtà: non macedonia di crisi, scandali e disorientamento, ma rigoglìo di opportunità da cogliere, vita da liberare, sapore da riconoscere, di Spirito che agisce e vangelo che nasce.. e si diffonde. Gesù dice qualcosa di molto importante: il mondo è buono. Parlerà anche di gramigna e di zizzania.. ma seminate dagli uomini. C’è tanto bene sulla terra. E’ stata creata così. Sa che il padre suo ha seminato bene nei cuori delle persone: molti di essi vivono una vita buona, tanti cuori inquieti cercano solo un piccolo spiraglio per aprirsi verso la luce, tanti dolori solitari attendono una carezza per sbocciare alla fiducia. Penso a cose concrete: ai tanti corsi che la nostra diocesi di tv e il nostro vicariato organizzano per crescere nella fede e alimentare la propria vita cristiana, al continuo aumento di laici che scelgono di investire in questo, alla voglia di spiritualità, al bisogno che spinge centinaia di migliaia di persone a visitare santuari e luoghi simili, al fascino sacro che pellegrinaggi a piedi come la Via Francigena o il Cammino di Santiago continuano ad avere in tantissime persone.. penso anche al carisma di papa Francesco che continua a  risvegliare in diversi cuori più di qualche domanda o provocando emozioni sane. Basta che racconti un attimo la tenerezza di Dio, parli di misericordia, che ci tratti cordialmente e semplicemente con un “buon pranzo” e la gente si scioglie, sente coraggio e affetto. Di esempi concreti ce ne sarebbero altri, penso a tante persone che cercano un prete per confrontarsi, riprendere in mano la propria vita, confessarsi, pregare insieme con il vangelo.. a tanta gente che si converte in silenzio e c’ha una fame.. ma una fame di credere e ascoltare.. e incontrare Cristo che lascia a bocca aperta.
La chiesa stessa ha per prima, dicevo infatti di papa Francesco e non solo, questo sguardo.. una messe abbondante, un rigoglìo di opportunità: per questo continua ad educare (penso ai tanti grest, per, campi estivi), per questo continua a denunciare gli scandali e gli inganni, le illusioni che un certo tipo di società e lavoro e commercio continua imperterrita a perpetrare ai danni delle persone, in particolare dei più deboli. Si riscopre a servizio dell’uomo contemporaneo, come ci  ha ben testimoniato e insegnato il vaticano 2°. Ecco il senso dell’essere inviati.
Manca però qualcosa, manca chi lavori al buono di oggi.
Mancano operai del bello, mietitori del buono, contadini che sappiano far crescere i germogli di un mondo più giusto, di una mentalità più positiva, più umana. A questi lui dice: Andate: non portate borsa né sacca né sandali.. vi mando disarmati. Decisivi non sono i mezzi, decisive non sono le cose. Solo se l’annunciatore sarà infinitamente piccolo, “l’annuncio sarà infinitamente grande” (G. Vannucci).
Si comincia da uno sguardo ottimista. Primo su sè stessi.
Siamo mandati come agnelli in mezzo ai lupi. E’ solo la situazione normale della realtà, non dice che i lupi vincono. Ma ci sono. Serve cautela, intelligenza, credibilità, pazienza, umiltà. Aiutano la preghiera, il perdono sacramentale nella confessione, la messa celebrata con calma, un vangelo frequentato e letto.. dei compagni di viaggio.
Forse queste cose semplici possono farci bene.. magari i lupi sono anche dentro di noi, nei cuori, il lupo della paura, del non tocca a me, dell’indifferenza, é troppo difficile,  del tradizionalismo..
In qualunque casa entriate augurate la pace. Gesù ci ricorda che questa nostra missione va vissuta palmo a palmo, nella concretezza delle relazioni umani in cui siamo inseriti, nei reparti della nostra fabbrica, nei corridoi e negli uffici, nei pianerottoli.. la fede ed il suo stupore si propagano con la relazione intima, diretta, con quella tenerezza di Dio che tanto amiamo dalle parole del papa e che sarebbe bello coltivare nei nostri cuori. Rallegriamoci allora, la messe é molta, noi stessi siamo quella messe e i nostri nomi sono scritti in cielo.. tutti i nostri nomi, ben più dei 72 che ha inviato.. Ci conceda il Signore di uscire da questa eucaristia con questa pace nei cuori e con un sorriso più sereno nei volti.