“Pezo el tacòn che el sbrego..” – Omelia IVa Domenica di Pasqua – C

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Per quanto una sarta sia brava non potrà mai cancellare uno strappo.
Toppa o cucitura resteranno visibili. Per sempre.
Come una foto strappata o una ceramica sbeccata; si strappano capelli e muscoli.
Lo strappo lacera, rompe, divide, fa male.
Qualsiasi cucitura o cicatrice, pur indispensabile, resterà per sempre.
La morte a volte la viviamo come uno strappo improvviso, dolorosissimo, fa sanguinare il cuore. Come una verità scomoda, un’offesa, una separazione,  allontanano.. rendono estranei.
Per due volte Gesù usa questo verbo: nessuno può strappare..
Cosa potrebbe oggi, concretamente strapparci dalla mano di Dio?
Una mentalità (io credo a modo mio, io vengo già a messa e non faccio del male a nessuno, io faccio sempre tanto del ben in parrocchia, io son coerente coi valori cristiani, a me va bene così, se piace a me è legge), sottovalutare o sminuire con indifferenza e ignoranza le cose belle della fede o della liturgia, ad esempio la Pasqua, i sentimenti di chiusura, abitudine, orgoglio, un lutto non rielaborato (il Signore me l’ha preso), la sofferenza o la croce (il Signore si è dimenticato di me), uno scandalo nella chiesa, una cattiva educazione, un’abitudine pigra, si può frequentare per una vita la parrocchia e la messa e non essere credenti.. se non a parole o per alcune prestazioni o performance sociali..
Tutto questo e molto altro.. ci può far lasciare, anche a poco a poco, la presa, la consapevolezza, il desiderio, la fede che il Signore è il mio pastore,  mi guida, è al mio fianco.
Così non ascolto più la Sua parola, la sua voce, dice Giovanni nel Vangelo. Perchè magari guardo quanto dura la messa o l’omelia.. ma non mi metto davanti al Vangelo come Parola di salvezza per me qui e ora. Solo restando in ascolto, ci dice Gesù, potremo seguire, seguirlo altrimenti “andranno perdute”. Mi pare un dato interessante e crudo; se non ascolti non lo segui. Perchè non ti fidi. Pensi di bastare a te stesso, di essere cristiano lo stesso perchè fai le tue cose cristiane, ma non ti fidi di Dio e del suo messaggio di salvezza sempre personale. E se non lo fai.. a poco a poco ti perderai. Se non ascolti.. ti strappi, ti allontani, segui solo te stesso, il tuo orgoglio. Qui nascono divisioni, muri, ripicche, sottogruppi e quant’altro.  Se perdi la direzione comune, il pastore e la sua voce, ti disperdi o meglio ti frammenti. Ognuno va per conto proprio, pensa di esser credente, non si mette mai in discussione e la parrocchia è un negozio o un palcoscenico.
Vorrei che davvero ne sentissimo il gusto percependone il senso,  perchè dice una cosa preziosa e bellissima: Gesù ci sta garantendo che nessuno ci strapperà dalla mano del padre.. come quella mano di un papà che guidi i primi passi del proprio bambino, quella di un malato tenuta con delicatezza da chi lo assiste, quella di due sposi mentre si promettono amore eterno, di chi ti aiuti a rialzarti o ti venga incontro. Quella mano ci custodisce. Può accadere di tutto. Anche che noi lasciamo andare quella mano, la confidenza col Padre, la fede in Lui. Ma lui non la lascerà.
Continuerà a porgerla. Dio non molla la presa. Mai. Abbiamo carissimi, questa consapevolezza oggi? Riflettiamo. Da 1-10 quanto è viva in me? (..) vi auguro di uscire da questa celebrazione con questo atto di fede: nulla mi strapperà da questo amore di Dio per me. Questo innanzitutto mi rende cristiano, credente, per questo scelgo di essere praticante. Quando entro in chiesa per venire a messa o trovare silenzio e raccoglimento, Dio mi sta porgendo la Sua mano.
Nel battesimo noi siamo per tre volte immersi in quell’acqua santa, la morte e risurrezione di Cristo di dona quella nuova identità che nessuno può strapparci: figli di Dio. Dio si impegna e ci garantisce che nulla.. si potrà mettere tra noi. Per sempre.
Ricordiamo quella pagina magnifica di S. Paolo? Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati.
L’eucaristia celebrata in modo consapevole, ci salda a Lui, veniamo con mani da mendicanti a lasciarcele riempire dal Suo corpo, noi gli rivolgiamo le nostre mani e Lui allunga la sua, donandosi tutto a noi.
Con fiducia affidiamoci al Padre, allora consapevoli che nulla potrà strapparci da questo suo abbraccio; aumenti il noi il desiderio di contemplarci in esso prima di tante altre cose che solo da queste possono trovare verità e direzione.

“Dottore, vorrei sottoporre mio figlio ad un ketchup completo!” – Omelia IIIa Domenica di Pasqua – C

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E’ capitato a tutti i medici di trovare pazienti che attraverso internet o la televisione spiegano loro cos’hanno, come pensano di curarsi e chiedere magari solo conferme o ricette di diagnosi fai da te.. capita al 95% anche a noi preti coi sacramenti.. si pretendono di saper cosa siano, cosa si stia chiedendo.. richiesta-pretesa di sacramenti a modo mio, secondo me, il battesimo è, mi han detto, eravamo abituati, il matrimonio è.. se il malato va per curarsi il cristiano va perchè.. quali le motivazioni.. alzi le spalle non sai se discutere.. devi spesso arrenderti sono un diritto o un dono? Eppure son qui.. e da qui si deve partire per curarli, per i medici o per far loro incontrare il volto di Cristo.. perchè poi è questo l’essenziale, non altro, in una parrocchia.
Che ne è della Pasqua passata? Ha un bel dire la liturgia che è la terza domenica di Pasqua.. ma che vuol dire? Potremmo fermarci su Pietro che scazzato q.b. si guarda attorno, vede le facce assenti e pensierose dei discepoli sopravvissuti; sono 7/11, desolati, arresi, inconcludenti. E così sbotta in quel meravigliosamente drammatico “io vado a pescare”: quasi a dire.. so fare questo, sono questo, non è cambiato nulla, torno a fare quel che so fare, ad essere quel che sono come non fosse accaduto nulla.. 
Come se tutto il can can quaresima venerdipesce pasquaconchivuoi fosse già un bel ricordo ordinario.. Pietro si ritrova solo col suo “io vado”. Non è già più “noi”. Sembrano un gruppo di adolescenti sul motorino nella piazzetta che il sabato sera non sanno dove andare, si boicottino le proposte a vicenda dicendo che non c’è nulla di bello da fare e restino ciascuno a mandare i propri uozap!
Forse con quei discepoli, o in questa immagine possiamo rivedere anche noi, che ci prendiamo sul serio, indaffarati e concreti e magari nemmeno abbiamo tempo di chiederci.. ma a che è servita questa ennesima Pasqua con tutto il suo ambaradan?
All’orizzonte già le classiche pesche a vuoto.. non presero nulla.. tutto era cominciato così. Lo ricordate? Pietro si fida perchè quel Maestro lo ha stupito.. mentre lui così si riconosceva peccatore.. quanti di noi vivono un po’ così, senza chiedersi il perché.. senza gettare le reti, restando a galla, magari in balia della corrente, del si fa così, abbiamo sempre fatto così, con la guardia alta magari..
non ho preso nulla, parafransando.. essere cristiano non serve a nulla.. stare assieme, fare i bravi, fare del bene.. mi fa lavorare tanto per gli altri, ma rischia di rimanere qualcosa di morale o sociale.. ma che non ti tocca dentro e non ti rende autentico o diverso.
Alle loro frustranti delusioni Gesù va incontro con l’invito di sempre.. ”gettate la rete dalla parte destra e troverete”. Tutto come dicevamo era iniziato così. Con un atto di fede-fiducia: fidati di me sembra suggerire Gesù.. ma non siamo davanti ad un disputa ittica o ad una gara di pesca.
A Gesù mica interessa il pesce ne la bella figura su Pietro, l’unico vero pescatore: perché invece Gesù continua a consigliare questo? Cosa vuole? Che trovino il pesce o che quei discepoli siano felici? Gesù dà loro questo consiglio perché vuole non siano delusi, non vadano a vuoto, abbiano soddisfazione, trovino da mangiare e di che vivere.. questo è fondamentale: vuole che siano felici e realizzati in quel che fanno.. ecco la sfida per noi oggi, qui.
Potremmo con un po’ di sano ardore chiederci.. a che ci serve essere cristiani? Adempiere il famoso precetto? Far felice la mamma? Mettersi a posto la coscienza? Perché sposarsi in chiesa invece che in comune o convivere? Cosa cambia? Perché scegliere il battesimo per mio figlio? Perché frequentare la messa o i sacramenti non solo quando me la sento? Perché fare anni di catechismo per la cresima? Cosa ha di diverso la vita cristiana? Ha qualcosa? Cosa.. questa è una delle domande fondamentali oggi. Se non troviamo risposta sono guai, vivremo per sentito dire..
Quasi tutti oggi si dicono cristiani ma quanti vivono in modo tale? Da dove si dovrebbe vedere la differenza? O lo specifico?
Questa pagina di vangelo, che è una vera miniera di perle, ci offre il volto di un Gesù appassionato all’uomo, in pena finché non lo vede felice e realizzato, vivere un vita di qualità.. eterna!
Quando preghiamo ci sentiamo come in un negozio a chiedere o abbiamo fede di essere alla presenza di chi non veda l’ora che la nostra vita sia bella, libera e autentica? Che sia una vita che porta frutto? Che raccoglie tanto.. di cui stare noi per primi in ascolto!
Le reti traboccano.. il risultato è il realizzarsi di quanto cercato e sperato, abbondanza, ricchezza, bellezza..
E’ il Signore.. in questa espressione di Giovanni poi sta tutta la capacità di riconoscere, di leggere tra le righe, di percepire la presenza operante di Gesù. Il discepolo, affezionato al maestro non coerente con dei valori.. lo riconosce. Riconosce che il suo agire è per il loro bene. Si fida. Invidio questa sua capacità di riconoscere che tutto quel che dà qualità alla nostra vita, che le fa raccogliere reti piene di pesci.. viene da Dio. Dio non offre che qualità eterna, vita piena, libertà autentica, sogni grandi, passioni audaci. Ho la gioia di poterlo dire spesso ascoltando tante persone.. o vivendo in parrocchia.. è il Signore ad agire..
Mi domando tante volte se la nostra chiesa, il suo magistero, la dottrina sociale, i documenti del papa, ci fanno respirare tutto questo; se le viviamo come cose da fare, obblighi, limiti o come cose per noi.. se uno che arrivi nelle nostre parrocchie da fuori possa fare esperienza che chi è qui.. ha una marcia in più.. non solo è convinto ma convincente! Non solo è credente.. ma credibile…
E’ il Signore a volere il nostro bene, a spronare le nostre coscienze illuminandole, a farci sentire nel profondo del ns cuore il peso e la responsabilità delle nostre scelte, l’appello alla solidarietà, il credere ad una vita più bella possibile qui e ora, è il Signore che vuole far strada con noi, farci sentire figli amati, non schiavi indaffarati e devoti, è il Signore risorto che vuole toccare la nostra vita e farla vibrare. A Lui ci affidiamo allora, come quel Padre buono che nel suo figlio Gesù, morto e risorto per noi continua a camminare al nostro fianco. Ci doni umiltà e fede per dire anche noi non più come Pietro..io vado a pescare …ma come Giovanni che è Lui il Signore delle nostre vite.

 

“Pasqua in autostop” – Omelia Domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore – C

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Avete mai fatto l’autostop? Io si, diverse volte: da ragazzino, per sentirmi già grande e un po’ trasgressivo; ma anche in altre occasioni, l’ultima poco tempo fa. Da solo non ce la fai, un guasto alla macchina, perdi la coincidenza, un imprevisto. Hai bisogno di chiedere un passaggio. Altrimenti non arriverai mai dove vuoi o devi andare. Sei costretto a chiedere. Qualcuno deve offrirti un passaggio..
Pasqua deriva dall’ebraico “pesach” e significa proprio passaggio.
Pesach era il nome della pasqua ebraica, quella che Gesù si mette a celebrare coi discepoli trasformandola poi in ultima cena, con la lavanda dei piedi e la consacrazione del pane e del vino.
Quella pasqua per gli ebrei ricordava il passaggio del popolo d’Israele dalla schiavitù in Egitto, col faraone alla libertà verso la terra promessa. L’esodo insomma, attraverso il mar Rosso passando dall’altra parte. Verso una nuova pagina della propria vita, liberata, responsabile e autentica.
Gesù ha accolto questa pasqua ebraica trasformandola con la propria vita in pasqua cristiana. Lui é stato quell’agnello immolato una volta per sempre che ci porta dalla morte alla vita. Ha inaugurato nel suo sacrificio d’amore, la possibilità di passare dalla schiavitù alla libertà. Insomma ha liberato la possibilità di una alternativa, ci ha offerto speranza. Ha fermato la macchina davanti alla nostra vita. Possiamo salire e passare oltre.
Vorrei poter chiedere a ciascuno di voi, qui, adesso: che ci fai qui? Sei solo venuto a celebrare un rito vuoto, scontato, ad adempiere un precetto, fare un favore a tua mamma.. o hai bisogno di un passaggio? Per andare.. dove? Verso quale speranza?
Non ci sarà “Pasqua” se non ci mettiamo in questa prospettiva..
Ci faremo solo i classici auguri “passpartout” che vanno bene per tutto. Ma niente Pasqua. Vorrei oggi sentire che avete fame e un bisogno disperato di passare dall’altra parte. Che ciascuno di voi, di noi, ha toccato con mano che non ce la fa più a camminare come sta facendo, che si trova col cuore in panne o posteggiato ai margini della strada dove si é andato a perdere. Doveva essere una scorciatoia, pareva più facile, sarei stato felice e libero.. ma non ne esco più.. bella illusione. Stanco di un Dio lontano, estraneo, da gestire o temere, di valori cristiani per cui essere coerenti.. basta; stanco di riti, messe, preghiere celebrati senza cuore e senza senso, che non toccano la nostra vita. Che riconosciamo di aver perso la coincidenza con la pace e la speranza, di essere arrivati tardi all’appuntamento con la gioia.. Gonfi solo di frustrazione e impotenza, inebetiti dall’orgoglio, abbruttiti dalla rabbia, anestetizzati dall’indifferenza.
Solo se riconosciamo di non saper più come andare avanti, in alcune parti della nostra vita.. chiederemo un passaggio. Solo se inizieremo a sperare in un oltre, in una direzione, potremmo credere che ne valga davvero la pena.
Altrimenti ce ne torneremo a casa in tutti i sensi, rinunciando al passaggio, perchè non ci interessa andare li dove vorremmo.
Che spreco! Continueremo così a vivere da schiavi, incatenati alle nostre paure, a rapporti affettivi morbosi e mortali, a peccati e vizi invincibili, brontolando sterili lamentele, facendo i gargarismi con gl’immancabili buoni propositi. Continueremo ad essere morti dentro, conniventi con una fede sterile.  A far vincere la paura di vivere da risorti. La paura… la paura ha solo il potere che noi le concediamo!
Pietro e Giovanni corrono al sepolcro vuoto.. lo trovano in ordine, teli e sudario riposti con cura.
Mi viene in mente quando, durante un funerale, arriviamo in cimitero: spesso capita che la bara venga deposta nella tomba per terra. Mi piace notare la curiosità con cui i parenti si affacciano sempre, un po’ timorosi, alla buca nel terreno o nella tomba; cercano di vedere quant’é profonda, quanto spazio ci sia o dove sia la cassa di qualche altro defunto. Davanti ad un vuoto ci sporgiamo sempre per vederlo, misurarlo, quasi.. per capirlo.
Un po’ come Pietro e Giovanni ciascuno cerca di trovare qualcosa nella tomba. Forse anche noi siamo qui con qualche desiderio.
Abbiamo riconosciuto nel nostro cuore e nella nostra vita qualcosa di morto?  Troviamo in noi.. il bisogno di un passaggio?
Ecco l’oggetto del nostro credere. Potremmo chiederci: perchè crediamo nel Signore? Cosa speriamo ci possa fare?
Pietro e Giovanni vedono il sepolcro vuoto. Vedono il vuoto di tutto quello che avevano pensato e atteso dal loro Signore. Ma riconoscono che questo vuoto non é quello causato dall’infedeltà di Dio, ma quello a cui si é condannata l’illusione degli uomini. Vedono il vuoto che era in loro: non avevano ancora compreso la scrittura. Vedono il loro vuoto e finalmente credono. Si rendono conto che quel che cercavano é falso, inutile. Allora iniziano a credere in ciò che non si vede: nel Dio della vita che svuota i sepolcri costruiti dalla rassegnazione e che ti offre un passaggio.
Il vangelo cristiano é sempre e solo vangelo di Pasqua, di passaggio: cioè buona notizia, inedita, insperata di un Gesù che ti vuole raccogliere e portare dall’altra parte, verso una vita più vera e piena. Da dove ci siamo incagliati a dove possiamo ritrovarci.
Riconoscere che ne abbiamo bisogno sarà già un passo in avanti, fuori dal sepolcro.
Come é un mondo da risorti? Qual é il mondo che un cristiano risorto vorrebbe? Insomma, dove ci porta quel passaggio?
Vorrei immaginarlo con voi: un mondo in cui si prenda sul serio la Pasqua, il nostro diritto più bello da recriminare. Un mondo di cristiani risorti. Non più di devoti della via crucis, della sofferenza o del dolore. Si fermino pure al venerdì santo quelli li..ma non sono cristiani. Noi andiamo avanti..
Ma ve lo immaginate? Io non vedo l’ora di passare qui, ora, ad un mondo così, a quel regno di Dio. Un mondo concreto.. in cui non ci si fermi, ma si faccia un primo passo, in cui non si abbia che la paura di sprecare la propria vita, in cui si possa chiedere scusa e andare all’essenziale, si possa salutare per primi, fare “primi passi”, accontentarsi, avere tempo, darsi delle priorità, ascoltare i propri bisogni e vivere con Gesù a fianco, in cui si pensi all’altro e non solo e sempre a sè stessi e ai propri cari, un mondo in cui si possa scegliere di perdonarci, di andare oltre, di accoglierci per quello che siamo.. di saper coltivare la speranza e la forza, in cui crisi significhi opportunità, in cui libertà significhi scelta responsabile, in cui costruire assieme un futuro a partire da un bene comune, per tutti, corresponsabili e partecipativi, il mondo da risorti é fatto di persone non arrivate ma in cammino, non esperte ma sagge, non perfette ma disponibili, non credenti ma credibili.
Un mondo in cui ci si lasci amare da Dio non perchè siamo bravi e virtuosi perchè ne abbiamo bisogno, che é l’unica misura che un padre deve avere, non nonostante i nostri peccati ma perchè siamo peccatori. Un mondo da risorti, avremo 50 giorni, fino alla pentecoste, per comprenderlo, per allenare il nostro cuore a tutto questo. E lo ripeterò fino allo sfinimento!
Ecco il passaggio, quell’autostop da chiedere in questo tempo a Gesù risorto. Anzi.. forse.. ho sbagliato tutto. Non siamo noi a dover chiedere a Lui un passaggio.. siamo noi a doverlo far salire a bordo della nostra vita. Qualsiasi possa essere il sepolcro in cui ci troviamo. Facciamolo salire a bordo. Facendo entrare nei nostri cuori la sua parola accolta, la sua eucaristia, la preghiera come dialogo fiducioso e condiviso, il suo perdono nella riconciliazione, il suo stile di vita. Ecco insomma il modo in cui passare
Così vivremo da risorti, così passeremo ad una vita nuova, così vivremo la Pasqua.
Non vedo l’ora, ne varrà la pena, sarà un viaggio bellissimo, la meta non importa, preferisco il modo di viaggiare.