“Occasione o tentazione? Puzza o profumo?” – Omelia Ia Domenica di Quaresima – C

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Quando anni fa è morto mio nonno, una delle prime cose che ho fatto è stata quella di prendermi e conservare la bottiglia del suo solito dopo barba. E a volte mi capita di annusarlo con un po’ di nostalgia. Certi profumi sono molto evocativi: sanno di buono, sono rassicuranti, come una garanzia.
Profumi e odori ci aiutano a vivere: una fuga di gas, la qualità di un cibo, la freschezza del pesce, l’invecchiamento di un vino, l’aroma di un sigaro, l’odore famigliare di chi ci vive accanto: l’olfatto è uno dei sensi più raffinati. Posso mettere le mani in tasca, chiudere gli occh.. ma il naso lavora sempre. Non posso non annusare. Quello ha fiuto per gli affari, a naso qualcuno non ci va, questa situazione mi puzza.. diciamo nel parlar comune.
Secondo me anche per le tentazioni ci vuole naso. Devo capire se davvero sarà utile e vera quella proposta o se puzza di morte.
Le tentazioni di Gesù sono le lusinghe, suadenti sirene che mettono ogni persona davanti alle scelte di fondo della vita.
Ognuno tentato di ridurre le proprie aspirazioni e sogni a pane, a denaro, di trasformare tutto, anche la terra, la bellezza, il corpo umano e i figli, in cose da consumare.
Ognuno poi tenta pure Dio: fammi, dammi, risolvi i miei problemi, pensa ai poveri, evita le guerre, manda angeli. Buttarsi nel vuoto e aspettare un volo d’angeli, non è fede, ma la sua caricatura: cercare il Dio dei miracoli, il bancomat delle grazie, la cassapeota dei meriti, colui che agisce al posto mio invece che insieme con me, forza della mia forza, luce sul mio cammino.
Le tre tentazioni richiamano le relazioni fondamentali di ciascuno:
· tentato verso se stesso, pietre o pane; tanto che male c’è..
· verso gli altri, potere o servizio; son proprio bravo, io, eh?
· verso Dio, lui a mia disposizione, sa io credo “a modo mio”. 
Le tentazioni non si evitano, si attraversano. Come quell’odore.
Attraversare le tentazioni significa in realtà fare ordine nella propria vita, esserne protagonisti, saperle smascherare, annusandole. Ritornare a profumare di umano, di vero, di vita autentica e non mascherata o artificiale. Ecco la garanzia!
Dobbiamo saper vigilare: come quando entrando in una stanza chiusa da tempo apriamo subito le finestre.. ma chi era già dentro non se n’era accorto. Gli odori, come le tentazioni, generano una sorta di assuefazione: non te ne accorgi, ci si abitua. E perdi la capacità di riconoscere se è profumo di qualità o puzza di falso.
Se la mia vita, come un cibo, sembra buona, ma in realtà puzza di chiuso, ha perso qualità.. sa di vecchio, è scaduta.
La qualità, se non la conservi bene, scade, si rovina. Come la vita, come la mia coscienza, la vita di coppia, la famiglia.
Ecco le tentazioni.. devo riconoscerne l’odore acre di morte.
La prima: che queste pietre diventino pane! Si tratta di imparare ad accettare il proprio limite, non siamo onnipotenti ne mai saremo perfetti. Dio ci inventa con noi. Da figli. E’ il profumo di una vita autentica, serena, riconciliata.
Nella seconda tentazione il diavolo rilancia: venditi alla mia logica, e avrai tutto. Io ti do, tu mi dai. Esattamente il contrario di Dio, che ama per primo, a credito, senza contraccambio.  Vuoi avere le folle con te? Assicura pane, potere, successo e ti seguiranno. Vuoi avere le chiese piene e il consenso di tutti i parrocchiani? Mica è difficile, figurarsi, basta dire sempre di si a tutti. Ma Gesù non vuole “possedere” nessuno. E’ quello che ci vuole lavare i pied, il profumo di una vita non indaffarata e volontaristica, ma a servizio, che ama perché innanzitutto amata.
La terza tentazione è una sfida aperta a Dio. «Buttati giù, chiedi a Dio un miracolo». L’odore dell’orgoglio, dell’autosufficienza delirante e onnipotente contro il profumo di una fede semplice, in relazione con Gesù, concreta, intelligente.
Odore o profumo? Che il Signore ci aiuti a saper annusare e riconoscere le tentazioni o le occasioni.
Questa esperienza, questo incontro, questa suggestione o pensiero o idea, immagine mentale, questo ricordo.. sono una tentazione ad avvitarmi su me stesso, chiudermi, farmi sentire vivo? O sono una occasione per crescere, educarmi, bonificarmi, risorgere, sperare, crescere?
Abbiamo bisogno di ricordare il profumo buono di quello che ci da vita e qualità, anche con nostalgia e desiderio. La prima tentazione, mentre vi parlo sarà “non fa per me”: L’occasione invece, tocca a me, in questa quaresima, Signore aiutami, sei forse tu a chiamarmi a questo?
Facciamo nostre la parole di San Paolo ai Corinti:
Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo per quelli che si salvano e per quelli che si perdono; per gli uni odore di morte per la morte e per gli altri odore di vita per la vita.
Il Signore ci doni il desiderio, per questa quaresima, di una vita autentica e gustosa, che sappia affrontare ogni tentazione a cedere a quel che qualità non è. Sarà la garanzia più bella per trasformare ogni tentazione in occasione e vivere garantiti dal profumo buono e liberante che il suo amore lascia in ciascuno di noi.

“Se non rispondi che vita è..” – Omelia Va T.O. 2016 – C

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Che significa essere cristiani? Essere cristiano è rispondere. Ne sono profondamente convinto.
La vita cristiana è una continua risposta; significa che Dio è vivo, interviene, provoca, attende. Come pure che ha qualcosa di buono da dire e dare alle nostre esistenze. Solo per questo vivo da cristiano ponendomi in ascolto. Solo così il vangelo è una buona notizia promettente a cui rispondere con la mia vita. Non come uno schiavo che fa delle cose perché bisogna, non come un attore che cerchi visibilità e protagonismo in parrocchia perché zè beo.. no. La mia vita cristiana è risposta matura e responsabile dentro una chiesa di persone ad un Dio che prende l’iniziativa. Dio parla sempre per primo. Lo crediamo? E ci provoca a rispondere coi fatti delle nostre vite alla sua proposta di salvezza, di felicità, di qualità di vita. Nulla di meno. La messa, a cui spesso deleghiamo in toto tutta la nostra fede cristiana, è solo un’ora a settimana.. ma e negli altri giorni? E quando siamo al lavoro? Possibile che quella gran parte della nostra vita non sia oggetto di chiamata?
Ci interpella nelle nostre coscienze illuminandole ed indicandoci il meglio per noi qui e ora. Lo crediamo? Che quando rientriamo in noi stessi, nella coscienza che ci invita al buon senso, a ciò che ci è più utile.. a quanto ci farebbe più umani, sia Lui a parlare per primo?
Nel creato in cui contemplarlo con stupore, nel volto di chi soffre o viene emarginato, a ricordarci che siamo creati per amare, nella liturgia della messa per farci celebrare la nostra vita, nella bellezza della sua Parola che possiamo ascoltare.. per rispondergli si, eccomi, mi fido. La fede è la fiducia in chi ha sempre qualcosa di buono da dirci, camminando al nostro fianco e noi gli rispondiamo con la nostra vita, condividendola.
Beato te che hai avuto la vocazione.. come fosse la varicella.. cosa hai sentito? Cosa è successo?
Se c’è una cretinata nei nostri discorsi da super praticanti è che la vocazione ce l’abbiano solo preti e suore. NO? Come se Dio facesse le differenze, e non “interrogasse” anche gli altri. Se non avesse nulla da dire e annunciare alla maggior parte delle persone. Non è così. Anzi.. o chiama tutti o nessuno. Chiama non a diventare preti o padri, ma felici. Nessun differenza se non nelle modalità della proposta. E’ successo anche nel vangelo.

Un gruppetto di pescatori delusi da una notte intera di fatica inutile, ma proprio da là dove si erano fermati il Signore li fa ripartire. E così fa con ogni vita: propone a ciascuno una vocazione, con delicatezza e sapienza, come nelle tre parole a Simone:

  •  lo pregò di scostarsi da riva: Gesù prega Simone, chiede un favore, lui non si impone mai; è quello che dirà “se qualcuno vuol venire dietro a me..”, che non richiama nemmeno il giovane ricco, lasciato libero. Anche come chiesa dobbiamo rivederci su questo stile. Siamo da decenni in minoranza, non viviamo una società cristiana, non possiamo imporci, dico no ad una chiesa che vuole fare presenza, sentirsi importante, esser visibile.. confermando una religiosità civile più che evangelica, fatta di “valori” più che di scelte e incontri.
  • non temere: Dio viene come coraggio di vita; libera dalla paura che paralizza il cuore; fa tenere le mani in tasca, mascherandosi da indifferenza o giustificandosi. Si fa accanto, garante, promessa sicura di presenza ad oltranza al nostro fianco.
  • tu sarai: lo sguardo di Gesù si dirige subito al futuro, intuisce in me fioriture di domani; per lui nessun uomo coincide con i suoi limiti ma con le sue potenzialità. Non importa come sei e chi sei stato o meno, se sei venuto mai in parrocchia o se ti senti lontano e volubile, ferito o sbagliato. Lui Sa scovare risorse, intuire prospettive, sognare speranze e direzioni nuove e promettenti.
La promessa che fa nel vangelo e a ciascuno di noi è chiara. Cosa sai fare, pescare? Fallo in modo cristiano. Pescatore di uomini.
La mia vita gli risponde con quello che è, non con quel che dovrebbe. E’ bellissima questa pagina perché ci costringe a fare i conti con quel che siamo e sappiamo fare, con la grande delicatezza e rispetto per i nostri tempi e capacità. Nessuno è inutile davanti a Dio e nella chiesa. Nessuno ha niente da dare. Tutti siamo chiamati a dare, fare del nostro meglio. Siamo solo noi, in quell’ufficio, in quella corsia d’ospedale, in quella classe, in quel pianerottolo e Lui manda noi a pescare uomini, ad essere suoi strumenti di vita, una vita liberata e liberante, utile.
Non siamo cristiani perché non rubiamo, non uccidiamo e non facciamo del male a nessuno.. e nemmeno perché andiamo a messa tutte le domeniche e facciamo tanto del ben. Siamo cristiani innanzitutto perché riconosciamo giorno per giorno che il Signore ci ama e ci chiama.. e la nostra vita gli può rispondere. In questo dialogo sta tutta la libertà in continuo equilibrio tra la sua bellezza promettente e la nostra responsabile risposta di vita.

 

“NO MARTINI NO PARTY” – IIa T.O. – C

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Ricordate il celebre attore americano G. Clooney che qualche anno fa ci tormentava dicendoci che senza quel cocktail non c’era più “party”, cioè festa? Forse la nota azienda aveva letto il vangelo di oggi; pagina tra l’altro gettonatissima per tanti matrimoni.. probabilmente perché vi si parla di nozze. Eppure quante volte proprio ascoltando delle coppie di sposi o giù di lì, l’ho sentita vera. Per due motivi:
il primo è che spesso purtroppo in tante coppie finisce l’unica cosa fondamentale, cioè l’amore che le aveva fatte desiderare e sposare. Come quel vino a Cana, di cui si accorge Maria. Clooney!
La seconda perché questa pagina è così vera: un marito disperato mi sta cercando di spiegare una cosa che nemmeno lui sa spiegarsi cioè come sia possibile che la moglie ad un certo punto se ne sia andata: descrive, racconta, si agita, finchè mi permetto di fargli notare che proprio in quel che continua a ripetere forse ci sia una chiave di lettura. Mi assicura che lui “non ha fatto niente”. Forse è proprio questo. Lui non ha più fatto nulla per lei. E questo accade spesso. Si pensa che il matrimonio sia un sigillo che garantisca tutto. Invece tutto dovrebbe cominciare da li. Il matrimonio come lo stile ed il metodo con cui tenere vivo l’amore. Invece si pensa vero il contrario, ed è inevitabile che allora salti quando si dice “non lo amo più”. Se non lo alimenti, qualsiasi fuoco si spegne. Se pensi solo al tuo io, il noi non solo non crescerà, ma ad un certo punto verrà meno. Spesso sposarsi o convivere è solo una somma contrattuale e convenzionale di io, io.. non si converge sul noi.
Accade così anche nelle nostre vite: pensare che per essere cristiano basti ripeterlo, fare alcune pratiche ma se non mi son mai sentito un “Noi” qualcosa non va. Noi nel senso di riconoscermi abitato da Cristo, fin dal giorno del mio battesimo. Altrimenti sarò io, solo con me stesso, i miei ritmi di lavoro, impegni e paure.. e qualche preghierina biascicata a memoria ed in fretta. Il battesimo ci ha messo dentro al cuore la presenza del Signore Gesù. Devo pregarlo non con le filastrocche ma riconoscermi abitato. Chiedergli di starmi accanto, chiedermi.. tu cosa faresti ora al mio posto Signore Gesù? Stammi vicino, aiutami, mi affido a te. Al mio fianco!
Ma non solo in una coppia o nel singolo cristiano: questo lento spegnimento accade anche nella chiesa, nelle comunità cristiane, spesso preoccupate più per impegni e appuntamenti civili, aggregativi, sociali che per l’annuncio di salvezza di Gesù Cristo.
Aziende invece di comunità , ciò di cui accusiamo il vaticano poi lo riviviamo in proporzione nelle nostre parrocchie magari.
Per un cristiano, una coppia e una comunità dire io non esiste: siamo sempre un noi. Gesù vive in noi, lo Spirito ci abita, ricorda Paolo ai Corinzi nella meravigliosa seconda lettura, sussurra il meglio per noi nelle nostre coscienze, l’amore misericordioso del padre ci fa sentire accolti e amati. Ecco da dove partire per una fede ed una preghiera adulte! E solo perché amati possiamo continuare ad amare. Altrimenti tutto finisce, amore, matrimonio, vita piena, comunità unita..
Quel fuoco si alimenta e si fa amore concreto, passione, determinazione, desiderio. Altroché “non ho fatto niente”.
Il vangelo è molto interessante da questo punto di vista: Maria non protesta con l’organizzatore del banchetto, ma va da Gesù. E’ Lui lo strumento con cui Dio comunica col suo popolo. Quel vino della festa va a sostituire l’acqua delle purificazioni.
Il vangelo di Giovanni, quello più teologico, carico di segni e bisognoso di interpretazioni e letture particolari.. si gioca come primo segno miracoloso proprio questo.. la trasformazione dell’acqua in vino.. nemmeno gli alpini sarebbero arrivati a tanto.. la festa che non finisce.. prima che banale acqua e vino generoso.. la nostra fede prevede questo tono di festa e gioia innanzitutto.. altrimenti qualcosa non va, saremo schiavi di una becera e scontata morale pseudo cristiana da schiavi..
Dal bisogno di rendersi presentabili e meritevoli con lavaggi rituali alla festa. Da un Dio da temere ad un Dio che ti festeggia. Da un’acqua che lava l’esterno, restando sulla pelle, in superficie.. ad un vino che va bevuto, destinato ad entrare nell’uomo e trasformarlo, nutrirlo, inebriarlo. Quel vino è Cristo stesso, nel cui nome una comunità si trova riunita; nel cui nome una comunità può dirsi cristiana e salvata. Con la sua grazia, il sacramento del matrimonio sigilla e rende potenzialmente eterno l’amore di una coppia, il senso di una vita trova sapore e direzione. E’ Lui a volerci abitare.
Questo è il calice del mio sangue, per la nuova eterna ALLEANZA.. fate questo in memoria di me. Fatevi vino per gli altri, fatevi gioia, fatevi vita, fatevi festa.