“Salutatemi il mio prossimo..” – Omelia XVa T.O. – C

120716_vA proposito di samaritani..

Strada affollata di una grande città, una bambina chiede aiuto ai passanti: prima vestita di stracci, dopo due ore tutta elegante; qualche giornalista spesso per creare notizia e denunciare indifferenza si inventa un servizio così: a dimostrare che tutti son pronti ad aiutare la bambina elegante e a fregarsene della mezza zingara..
E chi è il mio prossimo? Pensiamoci. La domanda è tendenziosa. Sotto intende che io mica posso voler bene a tutti. Aiuterò solo alcuni: solo chi ha davvero bisogno, chi è come me, chi se lo merita, chi mi fa pena o non fa cosa, chi.. non è così e colà.
Il dottore della legge, religioso, scrupoloso, devoto e praticante vuole porre confini, perimetri alla sua generosità, ha bisogno di etichettare le persone per selezionarle. Conosce bene la Scrittura, è osservante e pio ma.. pare dire, alcuni meritano aiuto, sono il mio prossimo, altri no, non ne vale la pena, non voglio sprecarmi, si arrangino. Vuole sapere da Gesù come regolarsi.
Abbiamo spesso in mente etichette come queste.. e di fronte a certe persone, il nostro cuore si contrae, chiudendosi.
Gesù invece il giovedì santo laverà i piedi anche a Giuda e Pietro.
La sua risposta opera uno spostamento di senso (chi di questi tre si è fatto prossimo?) ne modifica radicalmente il concetto: tuo prossimo non è colui che tu fai entrare nell’orizzonte delle tue attenzioni, ma prossimo sei tu quando ti prendi cura di un uomo; non chi tu puoi amare, ma tu quando cerchi di amare.
Gesù vuole forse dimostrarci che non è l’essere religioso o addetto al culto che garantisce di compiere la volontà di Dio.
In questa settimana il vangelo che abbiamo accolto mi è parso sempre più lontano.. bianchi che ammazzano neri, neri che ammazzano bianchi, abbandoni, rapine, stupri, versetti del corano da sapere a memoria.. Dacca, Dallas, Fermo, il fiume Tevere.. la cronaca è più opprimente dell’afa, non ci dà tregua.
Il vangelo invece è chiarissimo, speriamo rinfrescante.
Gesù risponde alla domanda tendenziosa con la parabola che abbiamo sentito. La descrizione è precisissima: il contesto geografico, la situazione, il sacerdote ed il levita, figure di spicco del tempo, molto religiosi, addetti al culto del tempio, osservanti; il samaritano, razza considerata impura e maledetta,  pensiamo poi a quanta attenzione Gesù usi nel descrivere le 7 azioni con il quale lo stesso si curerà del malcapitato. Tutto molto dettagliato.
Una cosa non può sfuggirci. Gesù è rigoroso nella narrazione dei fatti.. ma di quello che è moribondo e bisognoso, dice solo che è un uomo. E deve bastarci. Cosa evoca in noi questo? Un uomo. Una persona. Basta e avanza.. cosa dovrebbe avere di più?
In mezzo al mare su un barcone, sul ciglio di una strada a prostituirsi, a svenarsi ad una macchinetta col gioco d’azzardo, a coltivarsi l’isolamento in casa propria, a vivere a fatica con qualche sofferenza fisica o disabilità psichica in famiglia, a lasciarsi bere da una bottiglia, a scontare una pena pur giusta in carcere, a dimenticarsi di essere genitore o figlio; un uomo, una persona, al di là di tutto, la radice comune, il minimo di ognuno, il condividere la stessa pasta, quella solidarietà che ci rende tutti umani,, coraggiosi o spaventati, forti o deboli, belli o brutti, orgogliosi o bisognosi di conferme. Se vogliamo, fratelli e sorelle.
Offriamo stasera al Signore, almeno il desiderio di meditare su questa parabola, gustando il senso della nostra vita in ogni singolo atto d’amore se riusciamo a farci prossimi; chiediamogli l’audacia e il coraggio di sentire risuonare nei nostri cuori il suo appello al vivere la sua misericordia. Va e anche tu fa lo stesso.

 

“La messe è abbondante o le messe son tante???” – Omelia XIVa T.O. – C

040716(Il mietitore – V. Van Gogh, 1889, olio su tela)

La pagina di Luca che abbiamo accolto é molto famosa e viene spesso usata per parlare delle vocazioni dei preti. Quasi a dire..”siccome sembra che Dio si sia dimenticato di far andare in seminario i giovani é meglio che glielo ricordiamo”. Quindi dategli un colpetto con le vostre preghiere così Lui si sveglierà e qualche baldo giovane, non certo mio figlio o mia figlia, ci mancherebbe, si “scanta fuori” ed entrerà in seminario.
Credo sarebbe ora di smetterla di considerare questa pagina come un invito ai preti e rendersi conto che tutti siamo chiamati a mietere.. che il regno di Dio si costruisce assieme, che ciascun battezzato è chiamato a diventare missionario di quanto ha vissuto con Gesù Cristo.. altrimenti continueremo a vivere una fede fatta di scuse e deleghe e la parrocchia come un negozio di cose sacre da pretendere e i preti come i commessi..
La cosa brutta poi, che forse per la “fretta” che abbiamo di voler pregare perchè diventino preti i figli degli altri, dimentichiamo come Gesù inizi a parlare. La messe é abbondante.. dice:  messe significa raccolto, non le messe da fare son tante perchè ognuno le vuole all’ora che più gli fa comodo perchè poi ha le sue cose più importanti da fare..“messe” fa venire in mente distese sconfinate di campi coltivati, zone rigogliose di raccolti, da mietere appunto. Gesù insegna uno sguardo nuovo per muoverci nel mondo, un modo nuovo di guardare l’umanità: la vede come un campo traboccante di un’abbondanza di frutti, pronti per essere raccolti. Uno sguardo positivo sulla realtà: non macedonia di crisi, scandali e disorientamento, ma rigoglìo di opportunità da cogliere, vita da liberare, sapore da riconoscere, di Spirito che agisce e vangelo che nasce.. e si diffonde. Gesù dice qualcosa di molto importante: il mondo è buono. Parlerà anche di gramigna e di zizzania.. ma seminate dagli uomini. C’è tanto bene sulla terra. E’ stata creata così. Sa che il padre suo ha seminato bene nei cuori delle persone: molti di essi vivono una vita buona, tanti cuori inquieti cercano solo un piccolo spiraglio per aprirsi verso la luce, tanti dolori solitari attendono una carezza per sbocciare alla fiducia. Penso a cose concrete: ai tanti corsi che la nostra diocesi di tv e il nostro vicariato organizzano per crescere nella fede e alimentare la propria vita cristiana, al continuo aumento di laici che scelgono di investire in questo, alla voglia di spiritualità, al bisogno che spinge centinaia di migliaia di persone a visitare santuari e luoghi simili, al fascino sacro che pellegrinaggi a piedi come la Via Francigena o il Cammino di Santiago continuano ad avere in tantissime persone.. penso anche al carisma di papa Francesco che continua a  risvegliare in diversi cuori più di qualche domanda o provocando emozioni sane. Basta che racconti un attimo la tenerezza di Dio, parli di misericordia, che ci tratti cordialmente e semplicemente con un “buon pranzo” e la gente si scioglie, sente coraggio e affetto. Di esempi concreti ce ne sarebbero altri, penso a tante persone che cercano un prete per confrontarsi, riprendere in mano la propria vita, confessarsi, pregare insieme con il vangelo.. a tanta gente che si converte in silenzio e c’ha una fame.. ma una fame di credere e ascoltare.. e incontrare Cristo che lascia a bocca aperta.
La chiesa stessa ha per prima, dicevo infatti di papa Francesco e non solo, questo sguardo.. una messe abbondante, un rigoglìo di opportunità: per questo continua ad educare (penso ai tanti grest, per, campi estivi), per questo continua a denunciare gli scandali e gli inganni, le illusioni che un certo tipo di società e lavoro e commercio continua imperterrita a perpetrare ai danni delle persone, in particolare dei più deboli. Si riscopre a servizio dell’uomo contemporaneo, come ci  ha ben testimoniato e insegnato il vaticano 2°. Ecco il senso dell’essere inviati.
Manca però qualcosa, manca chi lavori al buono di oggi.
Mancano operai del bello, mietitori del buono, contadini che sappiano far crescere i germogli di un mondo più giusto, di una mentalità più positiva, più umana. A questi lui dice: Andate: non portate borsa né sacca né sandali.. vi mando disarmati. Decisivi non sono i mezzi, decisive non sono le cose. Solo se l’annunciatore sarà infinitamente piccolo, “l’annuncio sarà infinitamente grande” (G. Vannucci).
Si comincia da uno sguardo ottimista. Primo su sè stessi.
Siamo mandati come agnelli in mezzo ai lupi. E’ solo la situazione normale della realtà, non dice che i lupi vincono. Ma ci sono. Serve cautela, intelligenza, credibilità, pazienza, umiltà. Aiutano la preghiera, il perdono sacramentale nella confessione, la messa celebrata con calma, un vangelo frequentato e letto.. dei compagni di viaggio.
Forse queste cose semplici possono farci bene.. magari i lupi sono anche dentro di noi, nei cuori, il lupo della paura, del non tocca a me, dell’indifferenza, é troppo difficile,  del tradizionalismo..
In qualunque casa entriate augurate la pace. Gesù ci ricorda che questa nostra missione va vissuta palmo a palmo, nella concretezza delle relazioni umani in cui siamo inseriti, nei reparti della nostra fabbrica, nei corridoi e negli uffici, nei pianerottoli.. la fede ed il suo stupore si propagano con la relazione intima, diretta, con quella tenerezza di Dio che tanto amiamo dalle parole del papa e che sarebbe bello coltivare nei nostri cuori. Rallegriamoci allora, la messe é molta, noi stessi siamo quella messe e i nostri nomi sono scritti in cielo.. tutti i nostri nomi, ben più dei 72 che ha inviato.. Ci conceda il Signore di uscire da questa eucaristia con questa pace nei cuori e con un sorriso più sereno nei volti.

 

“Coraggio, rispondi, ma lascia stare gli aiutino..” – Omelia XIIa T.O. – C

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Sarebbe bello adesso scendere giù col microfono a rifare la domanda che Gesù pone nel vangelo: chi sono io per te? Per te che vieni a messa da una vita, tutte le domeniche, canti nel coro, vai a leggere, lavori alla sagra, ti dici cristiano, praticante, ti confessi natalepasqua, sei sposato in chiesa e hai battezzato i figli, chi sono io per te? Diamoci il tempo di riflettere senza dire frasi a memoria da catechismo. .. Sappiamo dare del tu?
Potremmo vendicarci e chiedergli allora: si ma, noi, per te? Chi siamo? Chi son i cristiani, secondo te? Da cosa si riconoscono?
Gesù lo spiega chiaramente:
Se qualcuno.. dice innanzitutto che essere cristiani non è obbligatorio e che quindi non è nemmeno garanzia di nulla.
Gesù che faceva miracoli, riceve il due di picche dal giovane ricco che non lo segue perchè troppo legato ai suoi tanti beni. Molto vero. Ci lascia liberi, l’unica cosa che non vorremmo perchè ci costringe ad essere responsabili e adulti.
Vuole.. bisogna desiderarlo, volerlo, sceglierlo. Non esserlo fin da piccoli, darlo per scontato, per inerzia. Non basta esser sempre venuti a messa o aver fatto il chierichetto, avere una zia suora o aver tanto frequentato e lavorato in parrocchia: da decenni ormai essere cristiani non è più una convenzione sociale, una tradizione, un’abitudine. Ma una decisione. Non basta nemmeno aver voglia, siamo chiamati a volerlo. Oggi è una scelta personale di vita.
Venire dietro a me.. le cose si complicano: essere cristiani non è frequentare la parrocchia, fare volontariato sociale, comportarsi bene, fare tante cose belle, non far del male a nessuno, creare aggregazione, star assieme agli altri, creare vita in un paese. Son tutte cose molto, molto positive ma che chiunque potrebbe, dovrebbe fare: la Proloco, il comune, gli alpini, l’Avis.. qui non si tratta di cose da fare, valori in cui credere, (i tanto famosi quanto misteriosi valori cristiani), bene sociale e civile.. ma di andare dietro a Gesù Cristo. Del resto “cristiani” significa “di Cristo”, come italiani dell’Italia e juventini della Juve. Possiamo dirci di Cristo? La nostra vita è sua? O meglio, è Lui il nostro compagno di viaggio e riferimento? Venire dietro significa che la vita cristiana è un cammino, fatto di alti e bassi, cadute e rialzate, ritmi e tempi di crescita, scoperta, conversione infinita, il cammino per imparare ad accogliere la misericordia gratuita del Padre sulla nostra vita, riconoscendolo al nostro fianco, compagno di strada, capo cordata, navigatore, sostegno e amico fraterno.
Chi si sente a posto, arrivato, non è nemmeno mai partito..
Prenda la croce.. non significa che la vita è una sfortuna continua da affrontare a testa bassa, ma accetta quel che sei, come sei e vivilo giorno per giorno assieme a Lui, soprattutto se difficile e faticoso. Rinnegarsi significa metti la Sua volontà di bene per te innanzitutto. Tutto questo infine non può accadere se di Lui non mi fido; se non sento che solo camminando dietro di Lui io sarò migliore, più umano, più autentico e libero. Ecco la Sua promessa. Io sono venuto nel mondo perchè abbiano la vita e la vita in abbondanza..
Noi ci muoviamo, nella nostra vita, solo se sedotti, provocati… Ne deve valere la pena. Non c’è nessuno che abbia lasciato tutto.. e ritrovato il centuplo ecco quel a cui ci provoca Gesù. Perchè oggi vale la pena essere cristiani? Perchè? Cosa ha di diverso la nostra vita rispetto ad un non credente, un non praticante?
L’ascolto serio del Vangelo, sarà la luce per illuminare le mie scelte e vivere con un certo stile; mi aiuterà a mettermi in discussione, a confrontare quel che sono con quel che mi chiama ad essere. Solo conoscendo Gesù e sentendolo al mio fianco, solo allora potrò iniziare ad intravedere il volto di Dio per quello che è, un padre misericordioso che mi accoglie come sono, mi sorride, si preoccupa della mia vita e fa il tifo per me. Chiediamogli la forza e l’umiltà di imparare a vivere cambiando, seguendolo per strada.. ma attenzione alle nostre risposte..
Cristo non è ciò che dico di lui, ma ciò che riesco a vivere di lui.