“Lui chi è?!” – Omelia Giorno di Natale – C

 

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E’ nato.. ma chi è? Cosa vuole dalla nostra vita? Perché lo chiamiamo Salvatore, Emmanuele, Dio con noi.. cosa avrà poi di tanto speciale da dire alla nostra vita.. perché accoglierlo.. da cosa ci salva?
Perché restare a messa in piedi più di un’ora?  Perchè festeggiare? Conosciamolo un po’.. almeno non faremo la figuraccia dei “suoi” che pensando di conoscerlo non lo hanno accolto!!
Facile.. Lui è Quello che un giorno dirà.. e lo ricordiamo.. Venite a me voi che siete affaticati ed oppressi ed io vi ristorerò.. e ci siamo dentro tutti.. affaticati e oppressi dal lavoro che abbiamo accettato pur di mantenere la famiglia, dai parenti scomodi, dal mutuo, dalle cose che non vanno o non sono andate come sognavamo, da chi non ci capisce e non ci ama come e quanto meriteremmo..Quello che dirà di guardare i gigli del campo che senza affannarsi in mille cose sono più belli di noi, per dirci che è Lui che si prende cura dell’uomo, sua creatura per eccellenza.. non dobbiamo andare sempre di fretta.. lottando contro il tempo..Quello che ci ha garantito che Dio conosce perfino il numero dei nostri capelli, quindi stiamo tranquilli.. non agitiamoci inutilmente, siamo in buone mani..Quello che laverà i piedi ai propri discepoli.. per ricordarci che il più grande ed il più libero, nella vita, non è chi è bravo o devoto ma è chi sa farsi piccolo e servire..Quello che vorrà dare agli operai che avevano lavorato solo un ora lo stesso stipendio promesso a quelli che avevano lavorato tutto il giorno.. per dirci che la bontà, la gratuità  valgono più di mille calcoli.. e di tutti i nostri “bisogna” e “non è giusto”..Quello che dirà, a chi si sente sempre dalla parte giusta.. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.. cioè nessuno si permetta di giudicare nessuno..Quello che, condannato alla pena di morte in croce, dirà “Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno..”  infatti a volte la gente neanche sa cosa sta facendo né dicendo, magari quando bestemmia, quando prende in giro la chiesa o la fede cristiana, quando umilia, picchia o maltratta i figli o la moglie o ruba, offende /abbandona / si ubriaca /resta indifferente/ dilapida patrimoni con gioco d’azzardo e macchinette, si butta via ecc. ecc. va compreso e accolto.. non sa cosa sta facendo e magari, con calma, sostenuto,  perdonato!

Quello che sulla croce garantirà al ladrone “oggi sarai con me in paradiso” perché nessuno si senta inadeguato o indegno dalla sua misericordia e salvezza..

Quello che se ne andrà ad alloggiare, a mangiare coi peccatori, i ladri e le prostitute.. perché nessuno si senta troppo sbagliato o escluso dalla sua amicizia..

Quello che non valuta come “poco” quei 5 pani e 2 pesci.. ma che invita ad affidargli il poco che abbiamo, che siamo, per valorizzarci, facendoci portare molto frutto..

Quello che sarà abbandonato dai suoi discepoli prediletti, tradito, e rinnegato.. perché nessuno si vergogni di sé stesso davanti a lui.

Quello che ha pianto disperato per la morte dell’amico Lazzaro.. che si è commosso.. perché davanti a certe sofferenze, a certe croci, a certe dosi di dolore, alla morte di una persona cara… possiamo solo inginocchiarci e piangere con Lui sapendo.. che ci capisce e non finisce tutto qui!

Quello che ha pianto la propria impotenza nel non riuscire a convertire la gente di Gerusalemme.. come un genitore folle d’amore, ma impotente davanti ad un figlio che continua a sbagliarle tutte.. e a non voler capire..

Quello che ha detto che la cosa più importante è amare il prossimo come sé stessi.. cioè che siamo creati, come persone, per amarci, costruendo relazioni di fiducia, pace, collaborazione, accoglienza, unità, gioia..

Quello che ha detto che noi, attraverso le nostre buone opere,  fatte nel suo nome, (che non vuol dire automaticamente in parrocchia) renderemo gloria a Dio.. perché siamo luce del mondo e sale della terra..

Quello che prenderà in braccio un bambino indicandocelo come modello, perché la smettiamo di prenderci sempre troppo sul serio e facciamo pace con il lato più fragile, più ferito e umano di noi..

Quello che ci ha lasciato un sepolcro vuoto, perché è Risorto per dirci che, da allora, la resurrezione ci ha liberato dal peso della morte e ci aiuta a sperare ancora..

Ecco chi è… ecco cosa dirà quel bambino, dopo aver condiviso la nostra vita per 30 anni da falegname a Nazareth.. ecco perché è venuto..
Ecco chi ha voluto “venire ad abitare “.. tradotto “piantare la sua tenda in mezzo a noi.. La tenda.. non un palazzo.. per essere agile e veloce nel seguirci, nello stare con noi ovunque ci andremo a cacciare per orgoglio, pigrizia o indifferenza.. quasi a dire.. “guarda che ti prendo sul serio, sono sempre reperibile, sono con te, non ti abbandono..”

In mezzo a noi.. cioè dentro.. abitando il nostro cuore (dono del battesimo).. per esserci più vicini a noi.. di noi stessi..

In mezzo a noi, cioè tra noi, riuniti nel suo nome, come comunità, famiglia di famiglie.. per insegnarci che “insieme è più bello”, e che il mondo può essere migliore se cerchiamo ciò che unisce e non ciò che divide.. e non è tutto qui.. che se ognuno fa la sua parte.. le cose.. eccome se cambiano.. perchè ogni volta che riusciamo a fare qualsiasi cosa con amore abbiamo fatto trionfare la vita e reso vana la morte..

Ecco.. celebrare per noi il Natale oggi è ricordare Gesù all’opera nel vangelo, i suoi atteggiamenti, sentimenti, gesti, scelte controcorrente.. il uso modo di vivere le relazioni, di intendere la vita ed il rapporto con Dio”Dio nessuno l’ha mai visto.. ma il Figlio unigenito c’è l’ha rivelato”  dice Giovanni.. quando ricordiamo e ascoltiamo Gesù siamo davanti a Dio..

E noi adesso? Come usciremo da questa celebrazione? Forse alcune pagine di vangelo che ho elencato ci hanno provocato… chiediamoci allora come accogliere e far vivere questa buona notizia nella nostra vita, chiediamoci cosa ci porteremo a casa, come certezza e speranza da questa santa messa.. sarà questa la libertà più bella, la speranza più audace.. la verità più grande, il regalo più vero.. vivere il Natale ogni giorno cioè accogliere il Figlio di Dio al nostro fianco, come un fratello, che ci mostrerà giorno per giorno il volto misericordioso del Padre buono.

E’ questo il mio augurio più grande.. buon compleanno Gesù.. e buon Natale a tutti voi!

 

“Far fare il ruttino a Gesù..” – Omelia Notte di Natale – C

 “Far fare il ruttino a Gesù..” – Omelia Notte di Natale – C

 

241215

 

 

La notte per noi è sinonimo di oscurità e di buio; e questo lo è di freddo, panico, disorientamento; al buio, pensiamo ad un improvviso black-out, siamo spesso confusi, spaventati, smarriti.
Le tenebre.. suonano come condizione di vuoto, ansia, morte.
“Ormai è buio, chiudi tutto, vai piano, non uscire, rientriamo in casa”.. la notte è pericolo, rischio, paura. Essere al buio, non sapere dove ci si trova, ne dove andare. Il buio è rischio. Paralizza. Meglio fermarsi, per non impazzire.. e attendere.
Eppure questa celebrazione di  giorno non avrebbe senso. Abbiamo bisogno della notte. Non solo per contemplare la luna e le stelle, i fuochi d’artificio o per i baci più audaci ma perché è proprio mentre facciamo esperienza del buio che sentiamo crescere in noi..  il bisogno di luce.
Solo al buio capiamo che non sappiamo più dove andare.
Solo la notte genera in noi il desiderio della luce.
E questo per un motivo semplice: il buio non esiste! E’ una legge fisica. Il buio non esiste, è solo mancanza di luce. Il buio è solo assenza di luce. Ecco cosa abbiamo necessità di riconoscere.
Noi siamo fatti per la luce e di luce. Ben più delle piante con la loro fotosintesi clorofilliana. Quando nasciamo, veniamo alla luce!
Ecco cosa e come attendere. Cioè tendere verso, andare incontro. Lo abbiamo fatto in queste quattro settimane. Attraverso queste porte. Quando ci sentiamo smarriti vuoti e al buio, abbiamo bisogno di quella luce che è Cristo Gesù.
Se questa chiesa ora fosse totalmente al buio.. basterebbe un solo fiammifero per donarci quel po’ di luce necessaria per orientarci.
La messa della notte non può che partire da qui. Il popolo che camminava nelle tenebre, racconta Isaia nella prima lettura, ha visto una grande luce. Oggi una persona confessandosi mi ha raccontato di sentirsi al buio.. un buio totale. E per spiegarsi meglio ha aggiunto: mi sento morto, don, morto dentro.
Anni fa Vasco Rossi in una sua struggente canzone diceva “oggi voglio stare spento..” ma il ritornello    invitava a Vivere..
Se non riconosciamo qualche tenebra in noi, non sentiremo il bisogno della luce che rifulge. Su noi tutti, vedete,  pende un versetto che ascolteremo domani mattina, drammatico, crudo, scomodo, disarmante: dal vangelo di Giovanni..”veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.. eppure il mondo non lo ha riconosciuto.. venne fra i suoi ma i suoi non lo hanno accolto.”
E’ un monito, un avvertimento, una carezza contropelo. Con cosa fa rima suoi? Non possiamo far finta di niente. Fa rima con “noi”, con ciascuno di noi.. se non ci riconosciamo dentro un po’ di tenebre.. non potremo far ardere in noi la luce di Cristo.
Questa luce ci raggiunge sotto forma di bambino. A quel tempo volevano un Dio potente, come noi del resto, forte, vittorioso, pronto a risolvere problemi, evitarci il male e gratificarci nei nostri meriti. Ma non è stato così. Mai.
“Perchè un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio”. Parole meravigliose ancora di Isaia. Volevano e vorremmo un Dio che venga tra noi come un super eroe, convincente e straordinario
ci viene dato un bambino. Innocente e bisognoso di tutto.
Questa è la folle pedagogia di Dio con noi. Vorremo un Dio che facesse tutto lui.. per lasciarci tranquilli, avendogli delegato tutto (la pace nel mondo, la fame dei poveri, la cresima dei figli, la riuscita del matrimonio, la serenità della nostra coscienza, la ricerca di lavoro le nostre tradizioni..) per poter fare tranquillamente tutte le nostre cose cristianissime.. da tener buono con le nostre belle messe, la confessionenataleepasqua perché bisogna, la messa di mezzanotte per farci gli auguri e bere il brulè.. e Lui cosa fa? Ecco la sua pedagogia.. ci dona un figlio. Come fosse il suo biglietto da visita. Ci chiede cioè di rimboccarci le maniche e prenderci cura di Suo figlio. Praticamente ci salva dandoci la possibilità di darci da fare per Lui. La nostra fede non è mai passiva, non delega nulla. Dio ci tratta da adulti, tutti. E ci affida questo fratellino piccolo da imparare ad accudire. Non sono “valori cristiani” a cui esser coerenti ne ideali da raggiungere ne cose da fare o meriti da conquistare. Ci chiede di fargli spazio nella nostra vita: non di cambiargli il pannolino ma di cambiare con Lui, non di fargli le pappe ma di prepararci alla messa, non di dargli da mangiare ma di mangiarlo, non di cullarlo ma di farci sostenere, non di fargli le vocine buffe, ma di ascoltare la Sua voce, non di fargli fare il ruttino ma di farlo noi, per digerire una volta per tutte quelle immagini stupide e mortali di Dio o della chiesa che portiamo nel cuore come alibi, non di dargli nomignoli, ma di farci chiamare per nome, ci chiede di esserne responsabili.. come quel sacramento del matrimonio che abbiamo celebrato, quel servizio in parrocchia che ci è stato affidato, il perdono che ci è stato donato, la preghiera che possiamo coltivare, la Bibbia da frequentare, del regno di Dio che come comunità dobbiamo cercare e costruire assieme; la nostra fede è attiva, siamo responsabili di tutto ciò.. ci chiede di accoglierlo e viverlo. Ecco il Dio con noi. Ci coinvolge, ci chiede ci parlargli delle nostre notti, affidargli il buio che viviamo, lasciargli illuminare le nostre coscienze, i passati scomodi, le gioie e le soddisfazioni. Tutto di noi gli interessa, tutto verrà illuminato e fatto rivivere, soprattutto quanto in noi si sia spento.
Non porta doni, ma si è fatto dono. Va accolto.
E’ una notte di gioia allora questa, carissimi, torniamo nelle nostre case col cuore colmo di pace e illuminati da questo bambino.
Non facciamone dei buoni propositi ne lasciamolo diluire in vuoti “buone feste”. Annunciamo con la nostra fede che ci è nato un fratellino, si chiama Gesù, cammina al nostro fianco, abita nei nostri cuori e così non abbiamo più paura del buio. Perché la luce è arrivata, le tenebre sono vinte e nulla sarà più come prima. Per noi Natale, cioè nascita, cominci davvero solo così!

 

“Vita di qualità natalizia…” – Omelia IVa Domenica Avvento – C

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Quanto è affascinante incontrare una donna incinta e accarezzarle con stupore la pancia. Riconoscere i movimenti del bambino che cresce e si sposta in lei, si fa spazio, si mette comodo. La mamma lo avvolge col suo corpo, lo ascolta: il bambino le cresce dentro e potremmo dire la mamma gli cresce attorno, modellando il suo corpo, (tempo, energie, risorse..) attorno a lui. E’ il mistero della vita, una cosa sacra che ci stupisce, da contemplare. Questa domenica sentiamoci tutti come Elisabetta. Così ci prepareremo al Natale. C’è ancora tempo! Sia lei ad accompagnarci in questi ultimi giorni.
Elisabetta riceve la visita di Maria e si sente muovere dentro il bambino. Lo sente sussultare in lei. La sua vita non è più come prima. Chiediamole la capacità di sentire anche noi nelle nostre vite che qualcosa si muove. Che richiede coraggio, spazio e tempo. Esempio: ascoltando tante persone in questi giorni, nelle visite alle famiglie con un ammalato o un anziano, celebrando il sacramento della riconciliazione, mi pare ci sia tanto bisogno di questo Natale. Non della festa, ma di ascoltare come qualcosa sia già in movimento dentro molti di noi. Come per Elisabetta.. non sarà un bambino, ma forse è il Signore che ci tormenta, inquieta e domanda di prendere in mano le nostre vite. Elisabetta porta in sé il Battista, colui che prepara la via al Signore. Come per noi!
Un desiderio di pace da ritrovare, la voglia di girare pagina, un perdono che non siamo in grado di offrire, un’ansia che non sappiamo placare o gestire, un lutto da cicatrizzare, un grazie da riconoscere, una forza da chiedere, una grazia da sperare, davvero tutte queste cose sono come il Battista che prepara la via al Signore:  in esse sentiamo scalpitare in noi la vita. E’ Lui a voler ridare qualità alle nostre esistenze, è Lui che ci chiede di essere accolto e ascoltato in noi.. nelle nostre coscienze, li dove non troviamo risposte o non abbiamo più parole.
Ecco il mistero del Natale: rischiamo di preparare tutto tranne il nostro cuore. Crediamo che dietro tanti sentimenti ed emozioni che si muovono in noi, nel bene o nel.. meglio ci possa esser la presenza di Dio? Che sia Lui a chiederci.. ma che stai facendo? Perché sprechi la tua vita? Perché sciupi un altro Natale? Perché non mi ascolti? Accoglimi, voglio esserti alleato, la tua vita mi interessa, come mai continui ad accontentarti, giustificarti.. perché non iniziamo a camminare assieme invece di volerti arrangiare a fare tutto? In particolare le tante belle cose cristiane????  Sorelle e fratelli, è il Signore ad essere già al lavoro in ciascuno di noi, a chiederci di rallentare, di liberarci, di riconoscerlo e accoglierlo, dargli tempo, fargli spazio, dare -in una parola- qualità alla nostra umanità. Abbiamo bisogno di questo: dare qualità evangelica alla nostra umanità ferita, stanca e disorientata. Allora sarà festa autentica. Solo così quel sussulto diventerà esperienza di gioia. Gioia perché abbiamo sperimentato che non siamo soli e Lui in noi ci guida, gli stiamo a cuore, fa il tifo per noi. Ecco Natale. Riconoscere che quello che festeggiamo è un Signore che vuole condividere le nostre esistenze fino in fondo e sul serio. Che non viene per restare sul presepio o appeso al crocefisso, ma per scuoterci, sostenerci, ascoltarci, illuminando le nostre coscienze e donandoci l’ebbrezza della verità di noi, la vertigine della verità, i sapore e la bellezza di una vita spesa da protagonisti e non col freno a mano tirato o con lo sguardo sazio e indifferente.
Solo così potremo fare nostre non solo le parole ma innanzitutto il desiderio stesso di Elisabetta: credere nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto. Credere che il Signore voglia realizzare quella promessa di vita condivisa per il quale si è impegnato con ciascuno di noi, se glielo permetteremo. Sia questo il nostro desiderio, che si muova in noi trovando accoglienza, umiltà e speranza.