“Da che parte stai? Gesù o Perù?” – Omelia Epifania 2018 A

 

Epifania significa manifestazione. Il presepio è concluso, ci abbiamo messo i magi, magari avendoli avvicinati a poco a poco.       Di fronte a qualcosa che mi si manifesta posso accoglierla o rifiutarla. E’ quello di cui ci parla il vangelo, quello che continua anche oggi ad accadere. Matteo scrive attorno all’80 d.C., per le comunità giudee e non può quindi che sottolineare con amarezza quanto già sta accadendo: tanti pagani si sono convertiti al messaggio di Cristo ma i giudei che da sempre attendevano il messia…non lo hanno fatto, non si sono fidati.
  I protagonisti del vangelo, con sottile ironia, sono proprio questi: da un lato gli scribi del popolo e i capi dei sacerdoti, cioè i super credenti, molto religiosi e devoti, impegnati in parrocchia e studiosi, esperti delle scritture tanto da citarle perfettamente a memoria. Dall’altro questi magi, pagani, di cui c’è più tradizione che notizie ma di cui sappiamo insomma essere giunti da lontano, probabilmente astrologi, saggi, scienziati….ma sicuramente ben poco religiosi. Sono in ricerca, spinti da desideri e domande di senso molto forti e appassionate.
I primi, pur sapendo tutto, non si muovono, non cercano davvero Gesù. I secondi si sono messi in cammino, alla ricerca e hanno adorato il bambino, riconoscendolo come loro re, cioè Signore. Gesù dalla mangiatoia, senza nemmeno saperlo, sta già creando uno spartiacque. 
Penso a quante volte anche in parrocchia o nella chiesa accada questo: da un lato i cristiani assuefatti di religione e fede fai da te, spettatori di un cristianesimo superficiale, abitudinario e pigro, che vive magari la parrocchia come un posteggio, un palcoscenico o un centro sociale…Gesù o meno sta in piedi tutto lo stesso…Dall’altro tante persone che senza dare nell’occhio si ri/avvicinano alla fede, alle iniziative di spiritualità o evangelizzazione, allo studio della teologia e ritornano…ai sacramenti sinceri, a una preghiera liberante…in una ricerca seria e motivata, adulta.
Qualcuno li chiamava, forse con sottile senso di commiserazione e superiorità “i lontani”… don Mazzolari li avrebbe ribattezzati invece “gli allontanati”.
Qual è la vera differenza tra chi frequenta e chi non frequenta la parrocchia, oggi? parliamone…
E’ quello che avviene ancora ad es. coi presepi: realizzarli o distruggerli. Da un lato la bellezza del volerlo creare, manifestarlo in due modi: o cercando la maggior fedeltà possibile alla situazione concreta del tempo di Gesù e allora i tanti dettagli (case, mestieri, personaggi, situazioni…) oppure cercando di attualizzarlo all’oggi, ambientandolo in momenti storici contemporanei…sono entrambe cose importanti. La nostra fede ha bisogno di radici precise come pura di riuscire a illuminarci qui e ora.
Dall’altro..mai come queste feste in Italia c’è stato un particolare accanimento contro i presepi con atti di vandalismo e violenza…statuine rubate, violate o distrutte; come pure tanti modi per rimuovere il senso cristiano della festa, italiani ridicoli pseudo laici ed emancipati col sacro furore del rispetto di tutti tranne che degli italiani stessi…come pure il desiderio di distruggere, chissà cosa poi, del sacro o di sé stessi…per dimostrare cosa, a chi, poi..
 E non era quello che accadeva a Gesù? da un lato chi lo cercava, spesso i pagani, i maledetti: pastori, donne, la prostituta, Zaccheo e tutti i pubblicani, il centurione, il buon ladrone, lebbrosi e indemoniati, il cieco Bartimeo, i mendicanti e quelli che il potere religioso e politico emarginavano schifandoli, quelli che scandalizzati diranno che Gesù era un mangione e un beone.
Dall’altro quelli che non lo riconoscono, lo abbandonano e ignorano: chi si lamenta delle parole dure e della difficoltà a seguirlo, i 9 lebbrosi guariti ma ingrati, Giuda, quelli che lo prendono per pazzo, chiedendo ai suoi di portarlo via, che tentano sempre di ucciderlo, non lo fanno entrare in Samaria, quelli che finché moltiplica il pane e i pesci, insomma offre da mangiare gratis, va bene (vengo in parrocchia, al pan e vin!) ma poi…
Insomma l’epifania, manifestazione di questo bambin Gesù ci chiede da che parte stai? Come vedete, dalla mangiatoia coi magi, alla sua vita pubblica, alle parrocchie fino ai nostri presepi, la manifestazione ci chiede se accoglierla o rifiutarla. 
Chiediamo al Signore 3 doni:
1-l’umiltà dei magi per metterci in cammino in una ricerca sincera e viva della sua volontà
2-sentire il suo vangelo scomodo ma indispensabile per la qualità delle nostre vite.
3-ci renda desiderosi di manifestare con le nostre azioni quel che abbiamo assaporato di Lui.

“Da Banderas e Rosita all’esperienza della nostra famiglia..” – Omelia della Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe B

 

L’attore Banderas che fa le fette biscottate con la gallina Rosita ha sostituito da qualche anno, l’immagine diventata icona della famiglia perfetta. Nel parlar comune è ormai un modo di dire: non siamo mica la famiglia del Mulino Bianco…quasi a schernirsi!
Mi ha sempre fatto pensare: tutti sanno che la famiglia perfetta non esiste eppure tutti la danno per scontata e si sentono quasi inconsciamente giudicati e in dovere di assomigliarvi.
La famiglia perfetta non esiste: come non esiste una parrocchia o una persona perfetta. E per fortuna! Niente di più anti evangelico e disumano…creando frustrazione, impotenza, rabbia e distanza.
Come se per essere cristiani si dovesse essere perfetti…cioè una vita passata faticosamente, con sacrifici e fioretti ad arrampicarsi volenterosi verso Dio lassù che ci aspetta coi suoi modelli risolti di credente o famiglia da imitare. Non confondiamo la vita cristiana col moralismo bigotto. Ricordiamoci il Natale, il presepe.
  Lo ha ribadito anche papa Francesco avviando i lavori del duplice sinodo della chiesa cattolica sulla famiglia tempo fa, confermandolo con una serie di belle catechesi su questo tema.
La famiglia perfetta non esiste, soprattutto oggi in un contesto culturale di estrema complessità sociale e pastorale. La questione vedete non è dare la comunione ai conviventi o i matrimoni gay ma ben altro. E’ cogliere un annuncio significativo per la famiglia stessa, qualsiasi forma abbia. Si parte dal constatare che l’esperienza di famiglia in cui ciascuno vive, viene prima di qualsiasi ideale da sventolare; come pure quanto sia necessario lasciarsi interpellare dalla situazione che le persone che compongono quella famiglia stanno vivendo. Partire dal qui e ora di ciascuno, insomma, dal basso per certi versi, dalle relazioni che legano queste persone più che da come dovrebbero essere secondo certi standard. Il vangelo ce lo annuncia sempre: quanto fu insignificante agli occhi del mondo la nascita di Gesù, povero, straniero, in una famiglia di condizioni umili, in un paese misero, una regione malfamata, affidati al fragile “si” di Giuseppe.
Il mistero di Nazareth deve provocarci. Gesù è nato e vissuto in una famiglia e non per caso ma per scelta. Dio ha voluto aver bisogno di relazioni fragili e disponibili cui affidarsi. Ogni famiglia allora è chiamata ad accogliere innanzitutto Gesù: papa Francesco dice a “custodirne il mistero” in sé stessa, fargli posto nel senso di riconoscerlo presente per dare qualità alle relazioni che compongono quella famiglia. Di questo forse c’è bisogno e urgenza: non modelli da inseguire ma relazioni personali di cui prendersi cura: ecco la prima vocazione di ciascuna famiglia,…il papa direbbe che c’è bisogno di rendere normale l’amore…e quindi il reciproco aiuto e sostegno. Questo è il punto di partenza reale di qualsiasi evangelizzazione. Non cose da fare ma come farle e perché…
Forse sembrerà tutto scontato eppure non lo è: sicuramente è un cambio di prospettiva da cogliere, anche come chiesa. Veniamo da un’esperienza storica di parrocchia in cui i singoli membri di una famiglia vengono a fare le loro singole cose, dare una mano…magari per età, ma la famiglia raramente o mai è oggetto di attenzioni da parte della parrocchia. Oggi la comunità cristiana forse è chiamata a mettersi a fianco delle famiglie per accompagnarne le relazioni più fragili e bisognose. Rendere normale l’amore, ribadendo il papa, è proprio la capacità di orientare in maniera diversa la nostra vita e la pastorale, energie e risorse in favore delle famiglie, partendo dalle loro necessità. Simeone e Anna, nel vangelo, ci ricordano un Dio che vuole mantenere le sue promesse…attraverso la nascita di Gesù. E’ un impegno di cui essere tutti per certi versi fruitori e corresponsabili, oggi in cui non si respira certo un bel clima per la famiglia: l’Italia è il Paese dell’Unione Europea che meno investe sulla famiglia. È quindi evidente che la buona qualità delle relazioni familiari e le tante funzioni sociali che la famiglia svolge, derivano principalmente da un radicato insieme di valori socioculturali piuttosto che da politiche ed investimenti realizzati dalle Istituzioni… e questo è uno schifo scandaloso! Siamo a zero come natalità e questo avrà un peso economico e sociale gravissimo nell’immediato futuro…ma non si vuol cambiare…anzi oltre a non muovere la politica nel favorire lo sviluppo della famiglia, da rimettere al centro… c’è anche una petizione da un comitato di esperti per chiedere la contraccezione di preservativi e pillole gratuiti in Italia…l’aborto resta gratuito, del resto..come si spiega? Importante è non fare figli e non prendere malattie..questo purtroppo è il significato laico di amore e sessualità che spesso viene trasmesso. Mai uno stimolo educativo o personale ma.. “difenditi o divertiti”. I risultati poi si vedono eccome…
Abbiamo degli avvocati maledetti che, con la legge dalla loro parte, ammettono candidamente che è più facile e conveniente farle separare le coppie..che tenerle unite..chi ci guadagna, poi? la legge facilita più le separazioni che garantire condizioni buone alle famiglie…
   Tolstoj, gigante della letteratura russa del 900, inizia il suo romanzo Anna Karenina scrivendo: “Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.”
Dei germogli ci sono e belli: vanno valorizzati, imitati, assunti come bene possibile qui e ora, per agevolare condizioni migliori di vita per quelle stesse relazioni da vivere, per rendere normale l’amore:
-congedo parentale a ore di alcune grosse aziende per venire incontro alle necessità delle famiglie con figli piccoli come frutto di un vero e proprio welfare aziendale.
-8 famiglie tra Villorba e Santandrà, a Borgo Ponte Canale, che hanno deciso di vivere in un terreno comune in case proprie ma in maniera solidale e corresponsabile..intervista interessante in VdP.
-Incentivare politiche famigliari come investimento per il bene del paese, non la cultura del bonus! son diritti non favori…
-Istat: fare figli oggi rende poveri, sottolinea il presidente nazionale forum associazioni famigliari…in Francia avere 3 o più figli è ricchezza per intero paese e viene valorizzato e sostenuto. Qui no…tutto è contro la famiglie, le urgenze sono altre, su temi simili ma di minoranza…chissà perché…
-Consiglio regionale della Lombardia che ha approvato un fattore famiglia per correggere il calcolo Isee più aderente alle necessità delle famiglie e allargandone la fascia e la qualità di fruizione —speriamo che il prossimo ministro accolga anche a livello nazionale questa iniziativa.
-il Forum delle associazioni familiari ha messo a punto un progetto formativo rivolto ad amministratori e dirigenti per avviare politiche locali pensate per sostenere, promuovere e accompagnare le famiglie…
Insomma la famiglia perfetta non esiste, esistono relazioni su cui lavorare custodendo il mistero di Gesù, per rendere normale l’amore. un po’ come Banderas con Rosita…
Credo che come cristiani non possiamo tacere ne accontentarci, o tenere mani in tasca o la testa sotto la sabbia.
Chiediamo al Signore, per intercessione della santa famiglia di Nazareth non di diventare una famiglia modello ma di essere un modello di relazioni umane in famiglia da prendere sul serio con fede …per rendere normale l’amore.
Dalla Costituzione della Repubblica Italiana:
Art. 29
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.
Art. 31
La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

“Gesù USB” – Omelia Notte di Natale 2017 B

 

“Liberaci Signore da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni e con l’aiuto della tua misericordia… vivremo sempre liberi dal peccato e….sicuri da ogni turbamento…nell’attesa che si compia la beata speranza e …venga il nostro salvatore,… Gesù Cristo.”
Non è un augurio di Natale bellissimo? lo so, non lo è, ce lo sentiamo dire ad ogni messa, lo sappiamo a memoria ma è un desiderio reale e concreto che la comunità chiede al Signore. 
Ebbene oggi quella beata speranza è compiuta, il nostro salvatore, Gesù Cristo è arrivato. Oggi è nato per voi un salvatore…annunciano gli angeli ai pastori. Per questo siamo qui. 
Cosa evoca in noi la parola salvatore? la nostra salvezza…
Ma soprattutto…da cosa abbiamo bisogno di essere salvati e perché.      Credo sia una domanda fondamentale oggi…         Pensiamo…ad una chiavetta USB! 
 Tutti i giorni siamo abituati, usando un computer, a salvare i nostri file. Per farlo dobbiamo 1) dare loro un nome, che scegliamo come genitori premurosi per riconoscerli e quindi possiamo 2) salvarli, proteggerli dalla cancellazione, evitarne la dimenticanza, custodirne la vita nel tempo oltre…siamo sicuri quando sono salvati.. possiamo infine 3) condividerli con chi desideriamo. Tre passaggi interessanti, ormai per noi quotidiani. Eppure mi pare che l’informatica qui attinga a piene mani, inconsapevole, da qualcosa di più grande e prezioso…il dono delle nostre vite.
    Gesù che salva, è il nostro salvatore, come quella chiavetta.
Ci dà un nome, lo abbiamo ricevuto nel battesimo, sigillato nel diventare cristiani, rivestiti della nuova dignità di figli di Dio, la veste bianca; siamo salvati perché chiamati per nome, cioè amati personalmente da Dio. Il nome dice la nostra identità, la storia sacra che siamo stati, siamo e saremo. Essere cristiani significa credere in un Dio che ti rivolge la parola e chiama per nome, come un figlio, ti conosce fino in fondo. salmo 139, che accoglierà che Suo figlio Gesù dia la vita per te. Questo deve rassicurarci nella fede e renderci fieri, fieri di essere cristiani, figli del Padre!
Siamo salvati dalla dimenticanza, cioè dal vivere qui sulla terra in modo anonimo, casuale, come ingranaggi o numeri, validi solo se utili…E’ vero, viviamo in una cultura che scarta il più debole e ancora emargina, selezionando in base a criteri di convenienza economica e risparmio di risorse e non sono convinto che saremo più civili solo per una legge sul biotestamento; salvati dal non contare nulla, perché preziosi ai suoi occhi, in primis quanti si sentano abbandonati, superflui, falliti o fragili. Salvati dalla risurrezione di quel bambino che andrà in croce per noi: perché se non ci fosse, tutto finirebbe, qui sulla terra, saremmo cancellati dalla morte e sarebbe tragico, assurdo e beffardo. Quanto avessimo vissuto, goduto, sofferto e patito andrebbe perduto, rendendolo qui, ora, vuoto e inutile. La salvezza invece ci proietta oltre la vita terrena, pronti a compiere finalmente quanto qui abbiamo solo abbozzato e assaporato…e lì, gusteremo in pienezza.
E infine possiamo essere condivisi, cioè ciascuno, grazie a questa salvezza che Gesù ci offre, può essere importante per l’altro. Siamo più noi stessi solo grazie all’altro, al diverso da me, alle relazioni che ci completano e corresponsabilizzano.
Condividersi, convivere la comunione e la relazione tra di noi..
    Ecco come ci salva Gesù. Non lo fa di sua iniziativa: il primo ad essere stato chiamato per nome e condiviso,  è stato proprio Lui. Dio ci ha donato Suo figlio per salvarci con noi. Non regole, precetti, doveri, meriti, leggi o cose da fare…capisaldi di una religiosità tradizionale e abitudinaria che ha nauseato, deluso e allontanato tantissime persone che se ne sono andate o che continua a rendere zombie devoti tanti di noi…ma una presenza da accogliere perché rende ciascuno di noi figlio!: bella la 1a lettura!
Il popolo camminava nelle tenebre: il buio in cui spesso brancoliamo, del non senso, dell’indiffernza, dell’orgoglio ferito o altezzoso. Una luce rifulse. La luce è vita, come il sole che fa vivere e crescere. Hai moltiplicato la gioia, aumentato la letizia..e poi Isaia usa queste immagini, dalla realtà quotidiana del tempo: gioire come quando si miete…immaginiamo granai pieni, vigneti straripanti, la fine del lavoro e il godere soddisfatti della meritata abbondanza…o come quando si divide la preda, il bottino, pensate a quel tempo, significava essere stati fortunati poter mangiare carne insomma far festa! come quando andiamo ai rinfreschi con la roba gratis, ci abbuffiamo dando il peggio di noi, insomma!
   Questa gioia e soddisfazione ci viene offerta come frutto della salvezza, vita abbondante e piena: il salvatore, questo bambino che nasce per noi, ci rende come tutti genitori: lo sa bene chi è diventato papà o mamma…vi è stato dato un figlio e tu senza sentirti mai ne pronto ne arrivato impari a prendertene cura, premuroso, attento, innamorato…e così la tua vita cambia, diventi grande, responsabile, decentrato da te stesso…più lo curi, più per certi versi ti prendi cura di te ed educandolo, educhi te stesso! 
Carissimi, non è questa la vita cristiana per un credente? chi ha incontrato Cristo vivente nella propria vita e gusta il vangelo come riferimento per le proprie scelte, orientamento per vivere…sente che questo dà sapore, direzione e qualità bella alla propria esistenza. Più Cristo cresce in noi, più noi cresciamo diventando pienamente umani, cioè..divini! ecco la pedagogia di Dio…non soluzioni ne ricette, magie o desideri da realizzare ma ingredienti per fare da soli…e promesse mantenute. Gesù via, verità e vita, rendendoci figli, ci mostra il vero volto di Dio, quello di un Padre e quello del fratello o della sorella che cammina al nostro fianco.
Ecco come Gesù è il nostro salvatore, Natale significa nascita, quello che ci auguriamo per ciascuno di noi, un cuore mangiatoia, una coscienza che si lasci illuminare, una vita che sbocci all’amore e al bene comune. Ecco come quel salvatore, salverà ciascuno di noi. Buon Natale.