Domenica XXVIIIa t.o. B- ’24 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Marco 10,17-30

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». 
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

Mi metto in ginocchio ma poi me ne vado. Ti chiamo “maestro buono” ma poi mi giro dall’altra parte. Sbuffo annoiato ricordando gli anni trascorsi “in parrocchia” a fare il bravo credente con un sacco di cose religiose praticate ma poi mi faccio scuro in volto, rattristandomi. Ma forse, caro tale, figliolo, ti sei perso quell’intreccio incasinato di dettagli accaduti e che fanno scrivere all’evangelista cose come “fissare lo sguardo”, “lo amò”…come si fa a far sentire uno amato con un unico sguardo? un estraneo, naturalmente. Che ci deve aver messo dentro? Eppure non è bastato! Ciao e grazie, alla prossima. Che palle, lo credevo meglio questo. È tutto, tutto così fragile. Come noi.

Domenica XXVa -B ’24 durante Cristo.

Dal Vangelo secondo Marco 9,30-37

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». 
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Ma quanto hanno camminato! Cafarnao, Gerusalemme, Galilea, Tiro, Sidone, Decapoli… forse non essendo ferratissimi della geografia di allora ci potranno sembrare solo città messe lì così ma…hanno davvero macinato centinaia di km a piedi; quanto tempo trascorso assieme, a fare il punto, contemplare, ascoltare, faticare sotto il sole e il caldo, cercando dove mangiare e dormire. E tra queste chiacchiere, l’annuncio, ancora, di come crede andranno a finire le cose…per fedeltà al proprio mandato di salvatore, che indica un Dio diverso e un riflesso nuovo di religiosità e fede. E come per Pietro c’è il rifiuto. Lui si mette a rimproverarlo, questi invece preferiscono stare in silenzio: sono stati sgammati, pensavano che non li stesse ascoltando, invece… chi più grande? Già, vecchia questione! Chi ha la parrocchia con più abitanti o chi ne ha di più? (ma loro lo sanno di essere parte di una parrocchia e avere un prete? Sicuri?), chi fa di più in parrocchia o ha più incarichi e titoli ecclesiastici? Chi prende l’ostia consacrata con la bocca invece che con le mani? Chi ha studiato di più, chi ha letto i vangeli apocrifi, chi ha amicizie altolocate e la zia suora o il cugino monsignore a Roma? Chi crede a modo suo perché su internet vede i video di…. Chi è il più grande? Ci interessa? Forse non ci interessa più poi tanto, stiamo bene così, nella confort zone delle cose con cui ci accontentiamo e sentiamo in ricerca o al “faidate” del sacro… Mi pare sempre qualcosa spinto sotto sotto dal fatto che…”valgo se prevalgo“. Sembra più infantile che da bambini allora, come modo di credere e vivere da cristiani… forse non hanno tradotto bene!??? E così non si combinano che casini e il “separatore” si sfrega le mani, perché perdiamo di vista il cuore e il senso, la direzione e il gusto della comunione, che è fatta con quel pane (e gesti) che nasce da chicchi di grano caduti per terra e che sono….morti.

Ci hai mai pensato, da Dio? Omelia XXIVa -B ’24 durante Cristo

Povero Pietro, non ne fa mai una di giusta…eppure pensiamo: Gesù non è un po’ troppo pretenzioso? Che ne dite? Lo accusa di “pensare secondo gli uomini” cioè in maniera umana, da uomo, insomma il buon senso, il senso comune, il senso storico…quello che abbiamo più o meno tutti, giusto? Ma scusate…E come avrebbe dovuto pensare? Essendo uomo pensa come gli uomini, come tutti noi, del resto ma a Gesù non va bene!

   Gli dice che dovrebbe “pensare secondo Dio“. Lasciamoci almeno affascinare da questa frase. Ma cosa vorrà dire “pensare secondo Dio“? Che sia anche per noi questa frase? Lasciamoci provocare: essere cristiani, seguirLo, significa anche imparare a pensare in modo diverso da come facciamo. Noi che spesso riduciamo la vita cristiana al sentire emotivo interiore intimistico…o al fare compulsivo, sia esso un galateo religioso o un indaffarato volontariato socio-assistenziale…ma pensiamo secondo Dio?  Mica è facile: “chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere?” (Rom11)

E allora come si fa, cosa significa?  la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. (Eb 4).  Serve, come cristiani, frequentare meno il proprio modo umano di ragionare, metterlo un po’ da parte e fare spazio alla Parola, vivere in ascolto, lo dicevamo anche domenica scorsa. Apriti

Nel nostro cuore ci sono pensieri nuovi a cui dare fiducia. Pensieri che ci avvicinano a Dio e che ci illudono e ci fanno allontanare da Lui. Pensare secondo Lui ci aiuterà ad agire, liberamente, come Lui, mettendo in pratica non quel che ci viene spontaneamente ma quel che sentiamo il vangelo ci chieda, per rifletterlo.

Solo così ad es. possiamo comprendere davvero il finale di questa pagina, il fatto di riconoscere che chi vuol salvare la propria vita (pensa par ti) la perde..e chi invece vive come sbilanciato sugli altri…la ritrova e si salverà. Ci interessa?

Come mettersi al Suo posto, immedesimandoci in Lui. Iniziare a dire….sono chiamato a pensare come pensa Dio, almeno a provare a capire che significhi. Perché umanamente non la penserei così.. non la vorrei proprio prendere su la croce, anzi! Eppure poi dice

 Non che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, (2Cor)

Allora è un Suo dono, non solo una richiesta. Un dono da chiedere e di cui avere consapevolezza. Ci pensa la Parola di Dio ad es. a provocarci: In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. (Fil 4)

Il Rischio, pensando solo da umani è come quando Luca dice che Lui ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore.

Penso a Paolo che ai Romani raccomanda “Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio…” (Rom 2,12)… quasi a dire, da 2000 anni, che non è mai stato facile essere cristiani, cioè ragionare da cristiani, partendo dal vangelo, dalle sue direzione, dai significati che può dare alla nostra vita. Ci viene chiesto forse di saper riorganizzare la nostra mentalità, come ragioniamo, perché valutiamo, il riflettere dal Suo punto di vita. Sospendere il giudizio su di noi e su come siamo abituati a pensare e quindi agire per interrogarci sul Suo punto di vista. Seguire Gesù, come chiede a Pietro, è proprio la capacità di infilare i suoi pensieri in mezzo ai nostri, mettendosi almeno in discussione. Come singoli cristiani e naturalmente anche come comunità cristiane: ci interessa di più il buon senso umano delle nostre agende da riempire o la vertigine divina di una parola di vita nuova ed eterna? Con chi vogliamo costruire la nostra libertà?