Prima domenica di Avvento -B ’23

L’ATTESA – Nikiforos Lytras (1895-1900)

Dal Vangelo secondo Marco 13,33-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. 
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Ia Avvento B’ 23

Ricordate domenica scorsa? Cristo Re: dalla croce, in sui sale liberamente per essere fedele all’annuncio di un Dio padre misericordioso e appassionato alle persone, Gesù ci giudicherà.  

  Alla fine della nostra vita, ci verrà chiesto quanto e come abbiamo amato; se la nostra vita si è fatta pane e vino per gli altri (fate questo in memoria di me).

E se il nostro amore non sarà stato solo parole ed emozioni ma azioni concrete, atteggiamenti, schierandosi in particolare dalla parte degli ultimi e dei sempre nuovi poveri di tutto.…(ogni volta che avete fatto a uno solo…l’avete fatto a me).

  Siamo diventati cristiani per essere educati ad imparare ad amare Dio e il prossimo come Gesù…dice il battesimo. 

E abbiamo tutta la vita per provarci. 

L’anno liturgico, le messe, i sacramenti… ci sostengono in questo.

   Vegliate per non restare addormentati, ci dice il vangelo dell’avvento…per ricordare che forse a volte diamo tante cose per scontate e rischiamo di restare un po’ abbioccati dalle nostre solite cose tralasciando l’essenziale. Per questo serve prepararsi e attendere. A ciascuno il suo compito, ricorda il vangelo. C’è un momento di consapevolezza di cui fare esperienza per mettersi in cammino. Devo decidermi per il vangelo.

prepararsi.. serve tempo per cambiare prospettiva, abbassare la guardia, mettersi in discussione, perché questo re dell’universo, nascendo così, povero, ultimo, non autosufficiente, completamente diverso da come noi lo vorremmo …o ce lo aspetteremmo..

già ci dirà quale vorrebbe fosse lo stile di vita del vangelo…

e per questo dobbiamo prepararci..perché non è facile né scontato.

Costa a tutti mettere in pratica il vangelo, intuendovi una promessa di vita diversa. Serve continuo allenamento di spirito.

  Innanzitutto ricevere un dono. Il figlio di Dio per amico e compagno di viaggio, a noi contemporaneo.

E qui c’è il cuore della fede cristiana. Non dobbiamo essere degni ma accogliere un dono. Prima di etichettarci credenti, siamo chiamati a crederci…creduti. Dio crede in ciascuno di noi e per questo ci affianca Suo figlio.

Siamo creduti degni di amare come e con Lui.

Ci dobbiamo preparare per accogliere questo dono e farlo crescere in noi. Perché solo ritenendoci degni e fortunati di tale dono, potremmo piano piano fare della nostra stessa vita un dono d’amore. E saremo giudicati su questo. Solo perché creduti …diventeremo credibili… credendo che donare la nostra vita contenga una promessa di qualità eterna.

Solo imparando ad accogliere il Suo dono, la nostra vita potrà farsi dono per gli altri. Crediamo questo? Abbiamo fino a Natale per allenarci e fino al prossimo Cristo Re per viverlo. Buon Avvento.

Domenica XXXIIIa ’23 to A

Stringi i denti….

Dal Vangelo secondo Matteo 25,14-30

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: 
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. 
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. 
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. 
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. 
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. 
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. 
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

“Avverrà come …” e giù a raccontare. Questa è forse una delle pagine più note dei Vangeli; di quelle che diciamo “Ah, sì, i talenti, me la ricordo”, nel senso di “La so, la conosco, so come va a finire, nessuna paura di alcuno spoiler”. Prima di fare ancora come qualche vecchia attività del catechismo, elencando le nostre capacità e la poca voglia di condividerle (con improbabili sensi di colpa…), potremmo magari fermare la nostra attenzione sul fatto che Lui ce li ha solo prestati. I talenti sono parte dei suoi averi, i suoni “beni” è scritto; al di là della precisione delle espressioni…insomma, mica sono nostri. Noi forse abbiamo trasformato le capacità ricevute e riconosciute in abilità. E viviamo in maniera individualista un universo costruito su questo, coi suoi frutti e beneficiari esclusivi. Come se avessimo a poco a poco rosicato le radici e ci fossimo sganciati dalla sorgente, dalla causa prima. Ma non è roba nostra: sono dono suo. Certo è una prospettiva di fede che ci colloca creature e figlie/i… creati/e a Sua immagine e somiglianza. Il problema oggi, è quanto mai antropologico. Chi sono, da dove vengo e soprattutto… ma come funziono davvero e perché? Facciamolo pure il classico elenco: ma ricordando questo… siamo affittuari di alcune cose belle che servono per il gusto della nostra vita e per quella degli altri. In entrambe i casi sarebbe utile crescere nella consapevolezza di una certa gratitudine…riconoscendosi strumenti resi responsabili di usarsi in maniera bella. Mi sto usando in maniera bella? Ma che significherà poi? Provate solo a stringere i denti ed immaginare cosa si deve sentire dentro di sé per arrivare a farlo…il resto, verrà.

Gocce d’olio… Domenica XXXIIa TO ’23 -A

Daghe oio“, per i non Veneti è un’espressione colloquiale con cui si invita una persona a ungere di olio qualcosa per farlo funzionare meglio…

Dal Vangelo secondo Matteo 25,1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. 
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. 
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

“Sarà simile a dieci vergini che…”: annusando un po’ questa parabola mi verrebbe da dire che il Regno di Dio, in questo passaggio, Gesùbbbello lo spieghi come un’opportunità concreta, pratica, verificabile. Alle dieci viene data un’occasione di far festa svolgendo tale incarico, di fare da damigella, tipo. Ciascuno di noi ha fame di fiducia e di avere possibilità di far valere sé stessi. Viene data a tutti, il 10 forse lo racconta; ma non tutte la colgono, ne approfittano. Alcuni se ne accorgono o ci pensano e danno credito e fiducia alla cosa. Altri forse lo danno per scontato, ritengono ci debba pensare qualcun altro all’olio, non è affare loro che sono solo obbedienti…insomma si giustificano, trovano alibi, scuse, se la prendono magari con gli altri (coi negozianti di olio già chiusi a mezzanotte!). Non tutti approfittano di un’opportunità. Essa si sostiene su due elementi: lo sposo e la festa. L’incontro con una persona che ti vuole con sé, da invitato (ti conosce, sei prezioso, vuole passare del tempo con te per celebrare quel che c’è) e un banchetto, cioè il senso è stare bene assieme più possibile, direi in maniera sensibile, ristoratrice. La proposta di fede credo passi di qua. A volte si deve aspettare un po’, a volte scende la notte, si fa buio, non si vede bene ma arriva comunque la mezzanotte: essa segna l’inizio di un nuovo giorno. Da mezzanotte è già oggi, nuovo giorno, nuova occasione. Un nuovo capitolo da iniziare a scrivere. Siamo diversi, protagonisti o spettatori, audaci o seduti, stolti, saggi… il più delle volte lo siamo contemporaneamente. Ma siamo pronti per questa proposta opportunità? La dinamica è natalizia. Gesù mica scende quando siamo pronti, abbiamo capito tutto, risolto dubbi paure, problemi e questioni… viene e basta, si lascia depositare nella mangiatoia. Se lo prendi in braccio succede un bel casino, altrimenti la tua vita resta quella che è …Lui dirà “non li conosco” = non ho mai fatto esperienza di loro. Interessante. Il regno inizia in te nella misura in cui gli dai credito, come modo di ragionare, discernere, come criterio di verifica, di utilità, come veicolo di significati diversi, alternativi, come un meglio possibile per me qui e ora, al di là del mio bene. Olio è tutto quello che può permettermi di prendere il largo nella mia vita cristiana, e se qualcosa scricchiola …tu daghe oio.