Ti hanno suggerito, Pietro…Omelia XXIa t.o. ’23 – A

Qui Pietro sembra fare finalmente una bella figura: risponde bene alla domanda posta da Gesù ai discepoli. “Tu sei il Cristo, cioè il messia, il salvatore che è venuto finalmente a salvarci…” il figlio di Dio…quindi Dio è Padre e ne possiamo fare un’esperienza viva, significativa… è il vivente. Sembra uno studente modello.

Ci pensa subito Gesù a smontare tutto, dicendo che gli hanno suggerito, mica è bravo.Nemmeno quella, sapevi Pietro, hai avuto fortuna, il Padre mio che è nei cieli te lo ha rivelato. La cosa può sembrare un po’ antipatica a ben vedere, quasi il seguito della scortesia con cui Gesù ha affrontato, -vangelo di domenica scorsa- la donna cananea, cagnolina che aspetta le briciole sotto al tavolo. Eppure ci stupisce definendo poi, proprio Pietro, la pietra su cui edificare la sua chiesa. Sarà lui il primo Papa.

   Gesù prevede una chiesa, cioè di non fare tutto da solo ma vuole aver bisogno della disponibilità degli altri. Non sceglie però degni perfetti, meritevoli, quelli che sanno sempre cosa dire e conoscono già tutte le risposte. E neppure i più volenterosi e attivi.

E dico questo perché se iniziassimo ad ascoltare meglio i vangeli, potremmo constatare con serena leggerezza che è proprio così e che questi discepoli, cui è affidato poi, con le donne, l’annuncio della risurrezione, non sanno davvero che pesci prendere…

Penso a me, a quante volte rischio di parlare con troppa confidenza della scrittura o di questioni teologiche legate alla nostra vita: magari durante un funerale, nella gestione dei sacramenti, nelle omelie o durante un colloquio…

E i laici delle nostre comunità? O non sanno cosa dire perché reputano che sia solo questione di titoli, scuole fatte e libri letti, di cose che toccano ai preti sulle questioni di fede insomma… oppure pensano ancora che essere cristiano sia avere qualche devozione o fare qualcosa di volontariato…ma senza una concreta esperienza di fede, che si possa essere cristiani lo stesso senza saper dare ragione della speranza che è in voi, come Pietro stesso raccomanderà. Siamo insomma tutti sulla stessa barca. Penso magari a qualcuno che decide della fede o meno, se continuare o meno ad essere credente in base a qualche esperienza mediata da quella chiesa fragile che è stata affidata a Pietro stesso. A chi lasci la fede per inerzia, per un lutto, a chi dopo due mesi di filosofia in 3a liceo già si professa ateo perché ha capito che Dio non esiste…a pochi anni dalla cresima ..

Quanto ci fanno bene allora le parole di San Paolo ai Romani. Ci rimettono come a posto, donandoci una fede che non umilia ma colloca con speranza di fronte anche ad un mistero oltre noi:

Il suo stupore, mentre si meraviglia e annuncia ai Romani la profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio!  Si ferma a considerare quanto Dio sia ricco, sapiente e conosca tutto.   Quanto insondabili sono i suoi giudizi -continua-

Quanto inaccessibili le sue vie!  Dio insomma è oltre le nostre categorie di pensiero, i giudizi e i parametri con cui pensiamo di conoscerlo, valutarlo, giudicarlo sempre con troppa confidenza. 

E con i quali spesso poi decidiamo di credere o meno. O magari anche ci sentiamo credenti forti, sicuri, invincibili. Ma lo stiamo trattando solo come un argomento…o peggio un’idea.
Infatti, chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore? Chi sa cosa pensa Dio? O chi mai -bellissimo- è stato suo consigliere?
O chi gli ha dato qualcosa per primo tanto da riceverne il contraccambio?
Ricordandoci così l’umiltà di disinnescare in noi il pensare che possiamo meritare qualcosa di Dio con le nostre buone opere, fioretti, preghiere o sacrifici. Gesù lava i piedi a chi si vergogna. Questo è il punto di partenza. Ne siamo davvero consapevoli? Non solo a parole ma col nostro stile di vita…La fede cristiana non sono innanzitutto cose da sapere o meno, per cui sentirsi o meno avvantaggiati o scusati. È sempre innanzitutto esperienza da provare, dono da chiedere, riconoscere, accogliere. Non servono risposte a memoria, come Pietro, ma domande che nascano in noi da un cuore inquieto, sempre in ricerca, affamato di senso…ma capace innanzitutto di contemplare e di lasciarsi stupire da chi gioca in anticipo e ci interpella a seguirlo..ecco, oggi, la chiave per vivere non da spettatori in questo regno che viene.

Domenica XXa to -A 2023 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Matteo 15,21-28

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. 
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». 
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Il tutto sembra un po’ paradossale: per cominciare, che ci fa Gesssùùùbbbelllllo a Tiro e Sidone? Attuali città del Libano, ma già allora mete extra confine… ben distanti dal tepore religioso ebraico in cui stavano a ribollire coi discepoli e tutta la Legge prevista, e da quanto abbiamo sentito, era destinato. E poi, in un secondo passaggio, è ovvio che lì mica sei in mezzo ai devoti connazionali e che quindi puoi trovare gente pagana, dove per “cagnolini” si tratti proprio di un eufemismo, quasi quanto la traduzione (soprattutto il tentativo maldestro di edulcorare un Gesù così poco mite). Detto questo, lasciamoci sempre affascinare da un Gesù assai poco cattedratico e “imparato” che sembra cambiare idea e lasciarsi educare, quasi “insegnare il mestiere” di Messia, dalla donna pagana. I discepoli se ne lamentano solo perché infastiditi, mica son spinti dallo zelo pastorale, fa fare loro brutta figura girare con la pazza che strilla… e nemmeno Gesù ce lo aspetteremo così…. come? Così…. (poi mi denunciano se lo scrivo…) mentre per due volte risponde piccato e scocciato, dando quasi della cagna a .. va be.. ma mi sembra ci possano fare molto bene questi tratti non convenzionali e poco affini alle nostre immagini divine e “devuote”, così stereotipate di Dio e del Suo figlio… inedite e quindi liberanti. Dio è più grande del nostro cuore, scrive la prima lettera di Giovanni, parafrasando… la Trinità è anche oltre i nostri conti, attese e abitudini. Lasciamoci stupire da un Gesù che impara il mestiere, impara a stare vicino, impara che attenzioni avere e con chi per prendersi cura e come… Mi affascina ecco: uno che così facendo ci insegna l’attenzione sbilanciata sull’altro, sul diverso da te, sul non essere troppo sicuri di noi stessi e delle quattro cose che riteniamo indispensabili e definitive. Uno che pare ricordarci che possiamo sempre imparare qualcosa di più e di diverso, soprattutto quando meno ce lo aspettiamo. Coltivare simile consapevolezza di poterci meravigliare. Ha cambiato idea anche Lui, con umiltà si è messo in ascolto, si è lasciato forgiare ed evangelizzare Lui stesso dalla realtà che lo interpellava… come ci suona tutto questo tenendo non trattenendo tra le mani la nostra storia?

Dio è sempre già prima di te…. Omelia XVI to ’23 -A

Son cattolico, de ciesa, tanto de ciesa, credente, non credente, credo che ci sia qualcosa, qualcuno, una forza, un’energia…credente a modo mio, quando me la sento, credente non praticante, praticante non credente, credulone.. solo Natale Pasqua funerali, ormai solo funerali e matrimoni ecc. E allora? Cosa mi stai dicendo? Mi immagino sempre Dio in poltrona mentre ascolta questa marea di etichette e un scuote po’ la testa, bonario e sorridente. Lui non è un argomento da dimostrare, un prodotto da valutare. Mica si fa scegliere come un detersivo! E mentre siamo impegnati a spiegare cose di noi su di Lui..lui credo sia altrove.

La relazione Padre figlio, -l’unica cosa che Gesù ci ha raccontato di Dio e che per continuare a dirla è andato in croce come blasfemo- mica segue queste logiche. C’è da porsi in ascolto di un dono, accorgersi, stupirsi, fidarsi più che valutare, sentirsi anticipati…se davvero lui è salvatore e redentore, noi siamo solo destinatari innanzitutto. Insomma creduti, prima che credenti!

Solo perché Lui crede in te, tu puoi balbettare qualcosa con fede.

 Non siamo cristiani perché e come decidiamo di esserlo…se prima non ci rendiamo conto che c’è un seminatore, una pioggia di parola come pioggia e neve…e solo allora possiamo rispondere.

La pedagogia di Dio è sempre giocare di anticipo, presentandosi come uno che ci ama e ha a cuore la qualità della nostra vita e per questo ci interpella: seminando di continuo e ovunque, senza valutare terreni (come noi pensiamo di valutare lui), facendo piovere scravassi di parola…è quella che prima ti lava i piedi come a Pietro poi capirai, cerca la pecora perduta non lascia si arrangi perché se l’è meritato, che uccide il vitello grasso e fa festa, senza aspettare scuse o giustificazioni, moltiplica vino, pesce, pane in abbondanza senza chiedere se hai fame o te lo meriti perché vai in parrocchia…ecco io sto alla porta e busso, se qualcuno mi apre ceneremo assieme, dice Ap, Se qualcuno mi vuol seguire, dice Gesù alla folla. Ecco perché è una buona notizia. Ti chiede innanzitutto di accogliere, sentirti raggiunto non di meritare o firmare un contratto. Al resto poi ci pensa Lui e si cammina assieme

Riconoscere il “Per primo di Dio”… diceva sempre don Marangon, il nostro docente di Sacra Scrittura mancato poche settimane fa..

Getta abbondante la sua parola, senza misura…senza interessarsi del terreno… ma provocando..

come la pioggia e la neve, abbiamo sentito le parole bellissime di Isaia nella 1a lettura… Senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata. Dio ci parla per farci vivere in maniera diversa grazie alla sua buona notizia.

>>Ma dove lo vediamo questo seminatore in azione?

La messa quotidiana, la liturgia della parola gestita da laici, incontri, conferenze, percorsi biblici offerti dalla collaborazione, dal vicariato, dalla diocesi, certi siti internet, blog, video e certi libri o sussidi gestiti da persone competenti e in comunione con la chiesa (il parroco può servire anche a consigliare o confrontarsi sulla qualità di questi contributi), le app sul cellulare o le mail con la parola del giorno o un salmo…. come pure gli appelli che forse possiamo riconoscere delicati ma decisi in noi ogni tanto a pregare, fare silenzio, andare a vivere il sacramento della riconciliazione, lasciarsi accompagnare da un padre spirituale, scegliere un buon libro da leggere per meditare… e tanto altro.

E noi? come ci collochiamo di fronte ad esse?

Che tipo di terreno siamo? 

Chiediamo al Signore di riconoscere il seme che sparge. Ogni seme è vita, speranza, promessa di futuro, qualità, nutrimento e forza. Costa buttarlo ma non ha senso che per quello. Esso non serve a niente se non lo getti. Non sprechiamo opportunità. Non lasciamolo marcire a vuoto, chiediamo con umiltà di accorgerci di esso e lasciamo che la nostra vita si lasci raggiungere e fecondare, che possa generare vita, riconoscersi abitata, come dicevamo domenica scorsa. Allora sentiremo che la nostra vita al di là del credenti o meno è innanzitutto creduta e nulla potrà più essere come prima.