Un camper di pace.. – Omelia VIa Domenica di Pasqua 2013 – Anno C –

Prenderemo dimora presso di Lui..
Che strana promessa. Dio non é lassù in alto nei cieli, tra le nuvole? Gesù non é appeso alla croce? O risorto chissà dove?
Che immagine curiosa. Prendere dimora, sa di “mettersi ad abitare.”
Mi viene in mente un camper, scusate la banalità.. io entro nel camper e lo guido, lo abito.. e il camper, con me dentro.. va in giro..
Forse essere cristiani non significa pensare a Dio lassù distante da noi, a distribuire a caso il bene e il male, a cui chiedere se siamo stati bravi o devoti.. ma ricordare quanto Giovanni ci ha annunciato per bocca di Gesù stesso.
Chi osserva la Sua Parola viene amato e.. Padre e Figlio prendono dimora, vengono ad abitare, si installano, si inseriscono.. si scaricano come una applicazione in noi. Diventiamo casa di Dio.
Siamo abitati dalla Trinità. Tanti piccoli camper. Abbiamo già ricevuto e inserito dentro i nostri sistemi operativi.. tutto quanto ci serve per vivere..
Questo accade innanzitutto il giorno del nostro battesimo, veniamo inzuppati nell’acqua santa, inseriti in relazione con Cristo risorto.
Tutte le volte che proviamo ad ascoltare la Parola e sentire che ci riesce a decifrare e interpretare.. tutte le volte che torniamo dalla comunione masticando il Corpo di Cristo.
O che viviamo con carità e attenzione all’altro la nostra vita e ci sentiamo bene, liberi, noi stessi.. lo stiamo assaporando.
Quando sentiamo che Lui ci da la forza.. sono tutte occasioni in cui da dentro di noi, dal nostro cuore, dalla nostra coscienza (con un rimorso o un disagio o un rimpianto.. ) ci sta guidando, provocando, assecondando. E’ in noi, lo dobbiamo contattare, pregare, riconoscere. Questa é la nostra fede.
Siamo diventati casa. Non gli facciamo schifo. Vengono ad abitare in noi.
Non esiste persona, vita, condizione, stato d’animo, scelta che non gli sia possibile abitare.
Giovanni nel vangelo prosegue con una limpida constatazione: solo se ami il Signore, allora e solo allora la sua Parola, il tuo desiderio e la tua volontà cominciano a coincidere. Altrimenti fai solo delle cose cristiane, non vivi da cristiano.
Come si fa ad amare il Signore Gesù? L’amore verso di lui è un’emozione, un gesto, molti gesti di carità, molte preghiere o sacrifici? No. Amare comincia con una resa, con il lasciarsi amare. Dio non si merita, si accoglie. Non si merita, ma si accoglie. Ecco la fede.
Viene a prender dimora. Non significa meno problemi o più garanzie o un talismano o un cornetto anti sfortuna.
Viene con noi anche dove andremo a cacciarci o chiuderci per orgoglio pigrizia noia ipocrisia.
Vuole abitare.. diventare casa, relazione, mano tesa, abbraccio fraterno, carezza di padre.. Colmare tutti i nostri debiti di amore stima e riconoscenza..
Farci sentire accolti, preziosi, riconosciuti..
Ci è rivolta qui una delle parole più liberanti di Gesù: il centro della fede non è ciò che io faccio per Dio, ma ciò che Dio fa per me. Al centro non stanno le mie azioni, buone o cattive, ma quelle di Dio, il Totalmente Altro che viene e mi rende altro.
Questo forse se lo prendiamo sul serio ci donerà pace: quanto sono banali e frettolosi, durante la messa, i nostri “scambi di pace”.. ci diamo la mano come fossimo al bar, ci facciamo gli auguri o le condoglianze o i sorrisi di saluto, le pacche sulle spalle, gli “ou, classe!”, ci auguriamo di tutto.. ma forse pensiamo poco che è la pace di Cristo. “la pace del Signore sia sempre con voi” si dirà infatti..
Lo scambio di pace che viviamo ogni volta che veniamo a messa.. non é un nostro gesto di solidarietà o educazione.
Stiamo augurando a quella persona che Cristo la riempia di pace.
Almeno guardiamoci negli occhi!!!!
Stiamo augurando che quella persona lasci venire a galla da dentro di sè la pace di Cristo che già la abita.
Questa storia del “dimorare” e della sua pace dovrebbe un po’ scuoterci. Quando guardo una persona, qualsiasi persona, soprattutto quelle da cui meno mi aspetto o con cui meno vorrei avere a che fare.. ecco.. li dentro c’è Cristo. Abbiamo il coraggio almeno di pensarlo? Pensate come sarebbero i nostri rapporti sociali se cominciassimo almeno a rifletterci. Li in quella persona vive la trinità.. é fatta a immagine e somiglianza di Dio, Cristo é morto anche per lei e per i suoi peccati.
Non come la da il mondo. . dice Gesù in modo preventivo, quasi sapendo che avremmo rischiato di banalizzarne il senso. La nostra pace spesso é così banale.. sa di.. lasciatemi in pace, basta volersi bene, non faccio del male a nessuno, non mi intrometto, non mi metto in gioco, son pacifico.. io la penso così, gli altri si arrangino
No.. la pace di Cristo é altro. Lui ci chiede di offrirla.. di diventare le sue mani, il suo sguardo, il suo abbraccio di pace.
La pace che il Signore offre ha radici più profonde e ali più lontane. Ci vuol far andare oltre noi stessi.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace.. non la vostra.
Signore Gesù ti chiediamo, almeno per oggi, quando ci scambieremo la pace, di riconoscere nell’altro una persona abitata da te.. e di poterci sentire strumenti della tua pace, la pace del vangelo, la pace che tu doni, forse anche questo ci aiuterà a vivere nel nostro cuore la tua Pasqua.. o almeno a non smettere di desiderarlo.

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Un pensiero su “Un camper di pace.. – Omelia VIa Domenica di Pasqua 2013 – Anno C –

  1. Mr. Luigina

    Mi piace, pechè originale, l’immagine del camper, non importa se grande o piccolo, se bianco o nero, l’essenziale è “essere” abitacolo di Dio e fargli spazio……!
    Mi rendo sempre più conto che “essere” cristiani è proprio una cosa da grandi una cosa da “Dio”!!!!! Grazie.

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