
“Shine a light” – The Rolling Stones, 2008
ACCENDI UNA LUCE
Ti ho vista sdraiata nella stanza 10-0-9
Con un sorriso sul viso
E una lacrima negli occhi
Non riesco a trovare il modo di entrare in contatto
con te mio dolce amante
Gioielli berberi che tintinnano giú in strada
ti fanno insanguinare gli occhi davanti a ogni donna che incontri
Non riesco a trovare sintonia con te
mio dolce amore
Possa il buon Dio accendere una luce su di te
che ogni canzone sia la tua preferita
Che il buon Dio accenda una luce su di te
calda, come il sole della sera
..quando sei li ubriaca nel vicolo
con i vestiti tutti strappati
e i tuoi amici di tarda notte ti lasciano nell’alba grigia e fredda
.. sembravano troppe mosche addosso a te
non riesco a scacciarle tutte.
Gli angeli battono tutte le loro ali a tempo,
con visi sorridenti e un luccichìo negli occhi
ferma! Ho sentito un sospiro per te…
Dai alzati, adesso
dai alzati, adesso
Possa il buon Dio accendere una luce su te
che ogni canzone che canti diventi la tua favorita
che il buon Dio accenda una luce per te
calda, come il sole serale
In ascolto del Vangelo di S. Matteo 5,13-16
In quel tempo Gesù disse: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.
Il rischio sarebbe quello di scivolare troppo sull’emotività; una goccia gusto cola effervescente che solletichi il palato, ma faccia alla fine sbuffare un mezzo “magari..” o un disincantato “si, si belle parole ma poi..”, come pure un rassegnato “figurarsi, tanto non cambia niente..”
Il rischio sarebbe quello di lasciare questo vangelo inespresso, di non farlo esplodere, confinato tra i paletti biblici del già sentito, del.. “è solo una immagine”, “lo conosco.. ma alla fine.. bello ma..”, “chissà cosa ha detto davvero”.
Una soluzione può essere quella di contestualizzarlo, come sempre, perchè male non fa e perchè riscoperto nella sua originaria scaturigine il testo assume profondità e vigore spesso inedito alla mera citazione testuale da foglietto.
Siamo al 5° capitolo di Matteo: al 4° le tentazioni, poi inizia il suo ministero pubblico e chiama i primi discepoli. Inizia il presente capitolo quinti con le beatitudini. Di fatto il testo odierno sono le parole che seguono la cascata di “beati voi” che ben conosciamo.
Siamo sul monte, c’è tanta folla che ha iniziato a seguirlo, per mille motivi e i discepoli spaesati si siedono accanto, forti di una certa elezione che fa si abbiano lasciato la loro vita per fare strada con questo strano personaggio carismatico, ben conosciuto, ma che ora si pone in maniera audace e assolutamente inedita. Dei 12 sappiamo poco o niente. Gente semplice, lavoratori, persone comuni, nessuno di speciale o particolare, presi dalla strada, randagi e peccatori (es. Matteo l’odiatissimo esattore delle tasse), Giacomo e Giovanni detti “figli del tuono”, non certo per la mitezza, Giuda che lo tradirà, Pietro che non fa mai una bella figura in tutto il vangelo, Taddeo che nessuno sa ne saprà mai chi sia, Tommaso famoso per la poca fede..
Tutti, Giovanni a parte, si scandalizzeranno di Lui e lo abbandoneranno. Tutti lo lasceranno solo sotto la croce, se non Maria la madre e Giovanni il prediletto.
Me li vedo.. i dodici, la folla: gente male in arnese, sudati, stanchi, spaesati e affamati. Infastiditi dal sole, vestiti alla meno peggio, scalzi o con calzari di cuoio. Non sapevano ne la bibbia a memoria ne erano stati a catechismo o agli scout.
Non sanno comunicare, non hanno internet, non sanno twittare, non hanno un profilo facebook ne uno smartphone, non sanno nemmeno chi sia alla fine questo Gesù; e chissà che significano queste beatitudini che si sono appena sentiti appoggiare addosso. Perchè noi siamo abituati da sempre a sentirle.. ma ascoltarle per la prima volta con gli occhioni di Gesù che te le spara in faccia gesticolando, seduto su un sasso, mentre si ripara lo sguardo dal sole, col vento che sposta le vesti.. beh.. fa tutto un altro effetto.
A loro Gesù dice quello che abbiamo ascoltato. A loro e in queste condizioni. A loro che lui ben conosce: non aveva certo un master in “selezione del personale”, non cercava certo il “team building” come certe mega aziende.. quelli erano stati solo disponibili.
A loro, li e in quel luogo, in quelle condizioni Gesù dice che sono luce e sale.
Il sale da sapore. A quel tempo poi era l’unica cosa utilizzata per conservare i cibi mancando i frigoriferi.
La luce.. illumina, ma anche per certi versi da calore e.. direzione.
Ma a noi che effetto fa questo brano del vangelo?
Abbiamo il coraggio e l’audacia di metterci al posto di quei discepoli e sentire che quelle frasi sono rivolte a noi?
Alzati, lascia li il pc adesso che leggi, riponi lo smartphone o l’ipad e corri nel bagno dell’ufficio. Sospendi la lettura che stai facendo.. e corri in bagno, davanti allo specchio e guardati negli occhi come se ti stessi radendo o truccando. E mentre fai pace con l’autostima e ti guardi negli occhi prova a ripeterti, dandoti del tu queste due frasi.. “tu.. sei luce.. tu.. sei sale”.
Corri, vai, io ti aspetto qui.
Hai fatto? No, vero? Perchè tanto non si fanno queste cose, non ne abbiamo bisogno.
Tu.. eppure diremo “Lode a te o Cristo” domenica, dopo averlo ascoltato questo vangelo.. pur rifiutandone la potenza devastante di un annuncio che non lascia scampo.
Tu che ascolti, come i discepoli di allora, sei luce e sale.
Non importa se sei un faro, un lampione stradale o una abat jour. Tu, li dove sei, dove stai ascoltando questa goccia.. puoi essere luce.
I tuoi gesti di tutti i giorni, i tuoi atteggiamenti possono dare luce, direzione, orientamento (oriente>est>alba>nascita>inizio>Cristo), speranza anche nelle notti peggiori.
Anche se sei una pila portatile o una lucetta dal portachiavi.. non importa. Fallo. Fidati.
Sei sale: puoi fare la tua parte nel custodire e proteggere (testimoniandoli e annunciandoli) certi valori, facendo sentire che la tua vita oggi ha più gusto e sapore proprio perchè la buona notizia ti ha abitato dentro.
Oggi non c’è nulla da fare: essere cristiani significa sperare contro tutto e tutti; significa spingere oltre lo sguardo, significa riconoscere che o ci da senso e sapore alla vita o non serve a nulla.
Tu.. anche se la tua vita ti sembra spenta, insipida, buia, vuota: non importa. Gesù ci suggerisce con quelle immagini anche delle strade pratiche: esci da te e fidati. Fallo.. non restare sotto il moggio o all’ombra del monte. Non restare alle corde. Cerca di trovare il coraggio, l’audacia, la forza e la sfrontatezza per fidarti più di questo annuncio che delle sirene di morte, quieta rassegnazione e sfiga che risuonano basse nel tuo cuore e nella tua coscienza. Non riceverai 2 kg di coraggio direttamente da Dio via corriere espresso come soluzione alle tue preghiere. Ma la forza di riconoscere le occasioni in cui avere un po’ di coraggio.. in modo da allenare con libera responsabilità la tua fede.
Non dall’alto, come una magia, ma dal basso come una risposta.
Questo darà sapore. Questo darà luce.