Domenica XIa T.O. – B

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

100615

“Campo di grano con corvi” (Vincent Van Gogh, 1890)

 “.. che ne sai tu di un campo di grano”
(L. Battisti, Pensieri e Parole, Lucio Battisti volume 4, 1971)

https://youtu.be/-MP_oMstjKs

 

In ascolto del Santo Vangelo secondo San Marco 4,26-34
In quel tempo Gesù diceva alla folla: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

 

Gesù annunciava la Parola, la buona notizia con le parabole: immagini, metafore, similitudini. Come dire.. facendo esempi semplici, immediati e concreti.
Mai banali. Mai definitivi. La parabola usa un linguaggio evocativo: non decide ne impone nulla. Suggestiona.. tiene aperto, appella alla libertà di interpretazione. Non è moralistica, non è ristretta. Ti libera e da aria. Non ti fa schierare o scegliere..
Immagine fantastica quella del granello di senape.. ci ricorda direi almeno un paio di cose: due refoli di vento gentili.
Il regno.. ne parliamo così poco e lo capiamo e viviamo anche meno. Certo ipnotici  nostri padrenostri lo invocano automaticamente faticando a rallentare per capire di che si trarrà.. chiediamo che venga: Gesù ci ricorda che è già presente, come un uomo che sta seminando.
Ho davanti a me una giornata per lasciare un segno e seminare regno: sorrisi, silenzi, sguardi, mani che confortano, passi da fare per primi, saluti da porgere, gentilezze da compiere, sacrifici da offrire.. giustizia e indignazione da invocare, bellezza da percepire e.. continuate voi.
Il secondo, mentre già qualcuno di voi sbotterà dicendo “son le solite cose”.. è quel passaggio delicatissimo che forse ci fa bene: fare il nido alla sua ombra.
Che immagine fantastica, la percepiamo eccome con 33° fuori dalla finestra. La mia vita si può accontentare di piccole grandi cose: fare ombra a qualcuno.
Portargli ristoro. Non eventi, raduni, chiese piene, cori perfetti, prestazioni pastorali efficienti.. ma ombra e braccia su cui fare il nido.
Sentirsi a casa..
Dedicato a chi si sente granello di senape: piccolo, insufficiente, non all’altezza, indisponibile, non necessario, in più, impotente, non bastante, ridotto ecc.. ecc.. Mettiamoci nelle Sue mani..

 

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Grazie, don mt

barca1x

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4 pensieri su “Domenica XIa T.O. – B

  1. In questo vangelo Gesu ci parla del regno con espressioni prese dal mondo quotidiano,con esempi che ci stupiscono,come certe cose apparentemente piccole e insignificanti possiedano una forza tale da incantare chi le osserva.Ci parla del regno come se la sua caratteristica sia quella di una realtà normale e nascosta,ma che con il tempo e la pazienza cresce a dismisura,fino a farci sperimentare la grande forza di Dio.Grazie Bruna.

  2. Livio

    Grazie Matteo, riuscire a dare ristoro a qualcuno “fargli ombra”, è un ottimo presupposto per vivere bene la giornata, essendo così meno egocentrici, e più proiettati verso l’ascolto, e si spera aiuto,del nostro prossimo

  3. Roberta

    Quest’anno a catechismo, dopo aver fatto una serie di attività sui Salmi, in fine abbiamo chiesto ai ragazzi delle medie di scrivere il loro Salmo. Una ragazzina di terza media ha scritto questa frase: “Signore mio Dio, guarda dentro la mia anima e riconosciti” Questa frase mi ha colpito tantissimo, mi ha emozionato per me è una frase grandiosa. Dio che si riconosce in me! Dovrebbe essere così, è un pensiero che mi sconvolge, ma nello stesso tempo mi dice che questo è il nostro Regno, il momento che sto vivendo: una frase detta per incoraggiare, dire a mio marito che in una certa occasione sono stata felice e fiera della sua reazione…non pensarlo ma dirlo: Regno del far sentire importante una persona. Saper chiedere perdono, saper dire grazie: Regno del saper ricominciare.
    Sapere che anche se ti senti come un semino piccolo, che ti sembra rimanga sempre sotto soffocato dal terreno, c’è Qualcuno che ti ama ancor di più proprio in questi momenti: Regno di lasciar andare il controllo, di dare a Dio ciò che è di Dio, cioè il tuo essere creatura fragile che Lui sa accogliere,sa far crescere e maturare.Sento che sia la Parola di Dio, questo “ramo grande in cui gli uccelli possono fare il nido”, è la Parola che letta, pregata, cantata si insinua nell’anima, entra prende il suo posto e pian piano fa sbocciare qualcosa di nuovo che prima non c’era. Dentro questo “nuovo” Dio guarda si appoggia e resta fino a quando il “nuovo” ci fa ripartire,seminare con fiducia essere portatori di speranza. L’uomo che getta il seme, il seme,il terreno, ognuno fa la sua parte, ognuno il suo compito, ognuno di loro compie un gesto: l’uomo semina e si affida. Il seme con pazienza e forza cresce e matura. Il terreno “spontaneamente” accoglie per produrre. Tutti gesti che rafforzano l’anima, formano il Regno e chiedono a Dio: “Ti riconosci?”.
    Grazie
    Roberta

    1. Grazie di questa condivisione. È una frase spontanea, quasi irriverente, non banale: da a pensare… Mi ci perdo… Credo Lui si specchi in noi… In filigrana, in trasparenza… In un gioco di sguardi e luci…

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