“Mattarella e Bergoglio: cristiani o umani?” – Omelia IIa dopo Natale 2016 – C

 

03012016

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Tra un resoconto, una classifica e una previsione questo è sempre il periodo dei discorsi: alla fine o all’inizio di un anno sappiamo che qualcuno dovrà dire qualcosa. Tra vari fiumi di parole alcuni si distinguono per autorevolezza e profezia: sintonia di priorità, stile, temi e anche di parole. Non può passare inosservata l’assonanza tra le parole del Papa e del Capo dello Stato a fine e inizio anno. Le priorità, anzitutto: nel messaggio augurale di Mattarella e in quello di Bergoglio per la Giornata della pace, così come nell’omelia e nell’Angelus di ieri, e ancora nelle parole giunte ieri in Vaticano dal Quirinale, si coglie l’attenzione che per entrambi va anzitutto a chi si trova nella situazione di bisogno e di vulnerabilità, le vittime di quelle che – dagli effetti perversi della crisi sull’occupazione al dramma delle migrazioni – il Papa definisce come le «molteplici forme di ingiustizia e di violenza che feriscono quotidianamente l’umanità», effetti della «sopraffazione dell’uomo sull’uomo». Espressioni in piena continuità con quelle che Mattarella ha pronunciato nella serata del 31 parlando agli italiani di «diseguaglianze» che «rendono più fragile l’economia» e di «discriminazioni» che «aumentano le sofferenze di chi è in difficoltà».  Se poi riprende un tema caro al Papa denunciando le «speculazioni» e lo «sfruttamento incontrollato delle risorse naturali», è sull’immigrazione che i toni si fanno pienamente concordi. Si tocca insomma con mano la sintonia di preoccupazioni, che si fa palese nell’uso della stessa parola – «indifferenza» – scelta come asse del messaggio pontificio per la Giornata della pace e come desolato giudizio dal presidente quando nota che ormai ad esempio, dopo le iniziali ondate emotive le ripetute tragedie dell’emigrazione stiano passando sotto silenzio. Indifferenza: è girarsi dall’altra parte, far finta di niente, pensare che non mi riguardi, tanto io sto bene lo stesso, ci pensino altri. E’ un atteggiamento disumano ed infantile. Perché ti fa anche giustificare e sentire dalla parte giusta. Si generalizza, si parla per sentito dire, si accusano i politici, Roma e il Vaticano senza sapere ne conoscere, si chiacchiera come al bar. Papa Francesco che oltre ad essere simpatico ha le idee molto chiare intitola il suo messaggio del 1 gennaio “Vinci l’indifferenza e conquista la pace”. Vincila, perché è una tentazione, una scusa, un alibi.. vincila perché il cristiano mai è stato indifferente. Mai Gesù si è girato dall’altra parte. Conquista la pace: conquista significa che non è facile ma è un percorso, una lotta, un desiderio forte.  La sintonia tra le parole di Mattarella e di Bergoglio dicono secondo me una cosa a cui non siamo abituati a pensare. Che cioè essere cristiani significa essere pienamente umani. Il convegno della Chiesa a Firenze, questo autunno aveva a tema la figura di Gesù Cristo come via per un nuovo umanesimo. Noi cristiani siamo cioè invitati a guardare a Gesù, nato per noi, per scoprire chi siano l’uomo e la donna pienamente realizzati, umani fino in fondo.
Dio si è fatto come noi per farci come Lui:eterni, di buona qualità!
Essere cristiani non è fare delle cose cristiane sopra, in più rispetto al nostro essere umani o cittadini. Ma quando io sono umano sto vivendo la mia fede cristiana. Mt 25, il giudizio universale, fa dire a Gesù che saremo giudicati sull’amore, non sulle devozioni religiose. E Paolo agli Efesini, nella 2a lettura, ricorda che siamo stati creati per “essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità”. Questo non significa un generico e natalizio “vogliamo bene, siamo tutti buoni”, ma coltivare nel cuore quell’amore che vince indifferenze, disuguaglianze e sa farsi concreto nel qui e ora della vita di ciascuno. Nella coscienza del singolo e nella coscienza di una singola comunità parrocchiale o della nostra collaborazione. Conquista della pace con uno spirito critico maturo, informato, in ascolto della complessità delle situazioni, con le armi della giustizia, dell’impegno civile, della cittadinanza attiva, della legalità, del rispetto di leggi e di tutto quello che rende più umano e condiviso il bene comune. Cristiani o meno, siamo chiamati a misurarci su questo. Papa Paolo VI un giorno ebbe a dire che una delle forme più alta di carità per un cristiano era proprio la politica. E qui allora comprendiamo meglio l’assonanza tra le parole di Mattarella e Bergoglio. Stanno solo parlando (da prospettive diverse) dell’unico valore che è la persona, l’umanità. Di un cristianesimo non da sagrestia, ma da piazza, quotidiano, incarnato nella vita di ciascuno, nel luogo di lavoro e tra la gente, con spirito critico e coscienza di sé, del creato, delle atrocità immorali presenti e dei giochi di poteri schifosi, di scandali e meschinità che l’uomo dal cuore piccolo e atrofizzato continua a perpetrare indifferente a tutto tranne che al potere e al guadagno. A volte mi domando: ma chi viene nelle nostre parrocchie, partecipa alle attività proposte, viene in chiesa per la prima volta.. si trasferisce da noi.. trova un ambiente umano? O ha la sensazione di essere in un circo, a teatro o in un’azienda? chi ci incontra, si sente accolto da persone più umane?
Dopo che abbiamo frequentato la parrocchia e i sacramenti.. siamo più umani o solo devoti? Cristo è venuto per qualificare la nostra umanità non per renderci devoti.
Sono fiero di essere cristiano perché ho voglia di essere umano, umano tutto intero.. col sogno di una umanità diversa, comune e condivisa. E sento che non potrei che essere così. Il regno di Dio, che invocheremo nel PN, comincia e finisce solo e sempre da qui. Che il Signore illumini ciascuno di noi sulle connivenze con le tante nostre indifferenze; ci conceda coraggio e forza per conquistare nei nostri cuori e con le nostre vite la sua pace.
Solo così le nostre vite non saranno discorsi vuoti e raccomandazioni generiche ma parole vere, di qualità, come quel verbo che dal principio ha reso eterno quel Cristo per noi.

Un pensiero su ““Mattarella e Bergoglio: cristiani o umani?” – Omelia IIa dopo Natale 2016 – C

  1. Eugenia59

    Questa sera ho trovato finalmente il tempo di leggermi questi spazi desiderati: ho fatto una “scorpacciata” di parole vive che provocano e danno speranza… Sia ringraziato il Signore che ci parla e ci benedice anche con queste frasi dirette, schiette, mai scontate! Grazie don Matteo.

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