Natale del Signore – A

(Tempo di lettura previsto: 7 minuti)

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In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 1,1-18

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue
né da volere di carne né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me
è avanti a me, perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
Dal presepio al Prologo è dura: dalla magia irrazionale e tradizionale (comunque positiva) del muschio con le lucette e l’acquetta, delle statuine, della fantasia creativa con cui tornare tutti un po’ bambini preparando a modo nostro l’intuizione geniale di Francesco a Greccio…alle parole toste ed evocative di San Giovanni…. uff. Che botta.
La sensazione però è questa: sul più bello che arriva Natale, la liturgia ci cala la pagina più teologica, complessa e per certi versi affascinante.
Certo, è sempre quella quindi…
Eppure tanto è difficoltoso quasi ostico l’inizio, tanto poi…si scioglie in una concretezza cruda e imbarazzante che mi fa sempre bene, personalmente, così attuale e disinteressata:
“il mondo non lo ha riconosciuto, i suoi non lo hanno accolto…  “ non serve una laurea in teologia per ammettere la più classica delle realtà. E guardarsi attorno.
Siamo tutti un po’ albergatori? Ma non per ravanare la trita e ritrita retorica natalizia che ci sciroppa panettoni, regali e babbi natali già dopo Allouin..ma nemmeno per far finta di niente. Cosa altro ci sarebbe da dire sul Natale? pare perfino di disturbare. Provate a digitare “natale” su Google – Immagini..poi mi direte.
Non vorrebbe ne essere qualcosa di nicchia per i poveri cristiani tradizionalisti che si chiudono a riccio..ne qualcosa di svenduto alla logica consumistica del mercato che lo addobba di parole, atteggiamenti, scelte inutili atte solo al consumo belluino, coatto e immotivato…
Il rischio è di privatizzarlo come un diritto…”almeno a Natale”… vogliamoci bene, siamo buoni, facciamo i bravi, sopportiamo i parenti, stiamo uniti. Chissene frega del senso, del pensare, del riflette o pregare.
Sappiamo anche tutti che il Natale è bastardo per i soli, gli abbandonati, gli esclusi..per chi avrà un posto in meno da preparare in tavola…perché schiaffeggiati dal lutto in questi mesi del 2016…sappiamo anche questo.
Cosa dobbiamo sapere ancora, mi chiedo? da che parte staremo? di chi vuol pensare? di chi si arrabbia e indigna e basta? di chi “magnaetasi”? di chi non vede l’ora passi presto?
Saremo scontati e buonisti come i nostri biglietti di auguri sulle ceste? non lo so… spero non siano solo “cose da fare”… e che i valori importanti non siano solo il colesterolo e i trigliceridi… diremo uno squallido e universale “auguri” o “buone feste”? o avremo il coraggio sfrontato e cristiano di augurare che nasca qualcuno nella tua vita…boh!
Custodire almeno la “differenza” tra i natali diversi o i modi e motivi per celebrarlo…un minimo di spirito critico; non da cristiani ma da persone.
A volte riesco perfino ad avere uno sguardo di misericordia, parlando con Gesù nel presepe…quando penso che dopotutto hanno solo voglia e bisogno di essere felici… che dietro tutte le “cene aziendali” (è periodo, si dice di cene aziendali …ma in quante cacchio di aziende lavorate contemporaneamente? mi chiedo….), le ceste, i regali, i maglioni jumper, la solidarietà buonistica natalizia, le rimpatriate, gli “ape”, gli auguri e la messa di mezzanotte da fuori la chiesa prima di sfasciarmi di brulè, la sbornia di consumi ecc. ecc. insomma…
tutti vogliano solo essere felici. Si stia tutti mendicando un diritto che abbiamo scordato…essere felici e stare bene. Possibilmente assieme.
Il Gesù bambino sul presepe mi guarda, mi fa cenno di non rompere, mi indica il musso. Abbasso lo sguardo, mi calmo.
“Son venuto proprio per quello, pirla!”…mi sussurra. Buon Natale.
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” ” – Omelia IVa Avvento 2016 – A

 Una chicca… e non dite il padrenostro, che diamine.. youtu.be
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Khangai Nuru, Deserto del Gobi, 2013

Un ladro condannato a morte, un soldato non credente, il diavolo, una prostituta, il capo dei pubblicani, perfino re Erode: nei vangeli parlano tutti…ma non Giuseppe. Nei quattro vangeli non dice nulla. Non credo sia una coincidenza. E’ l’uomo del silenzio.
Forse a pochi giorni dal Natale, la liturgia, offrendoci la sua figura, ha solo questo da ricordare: a conclusione del nostro Avvento, fate qualsiasi cosa ma non dimenticate il silenzio!
A volte è così difficile fare silenzio, per noi sempre connessi. Traffico, rumori, messaggini fischiettanti, caos a casa, strepiti in classe, uffici in open space… quante persone confidano di avere estrema necessità di silenzio. Evitarlo poi, è sintomatico. Cuffie, auricolari, musica e tv ovunque ci anestetizzano perché del silenzio abbiamo paura. La sensazione di vuoto che crea in noi ci dà le vertigini. Scegliere il silenzio non è facile: significa dare la precedenza a chi ti sta parlando senza interromperlo per dirgli subito che abbiamo capito; saper contare fino a 10 senza rimbeccare, rinunciare a dire “te lo avevo detto, ho ragione io, lo so”, significa intuire che non vale la pena discutere o litigare, scegliere di guardare oltre la persona, usando misericordia non condanna. Fare silenzio è mordersi la lingua piuttosto di dire frasi fatte, giudizi sommari, per seminare discredito, zizzania o divisione; fare silenzio rinunciando al proliferare delle chiacchiere inutili, alle cose dette per abitudine o imbarazzo.
Gesù cercava spesso il silenzio, ritirandosi in solitudine la notte a pregare. Davanti a chi lo accusa e condanna, ancora silenzio.
Tantissime persone lo cercano disperatamente nei conventi, nelle chiese, in mezzo al creato, vivendo la notte o il mattino presto. Aiuta a mettere ordine, equilibrio, pace.
Ma cos’è?
Il silenzio non è assenza di rumore ma… fare posto: è un atto di fiducia incredibile e concreto. Fare silenzio è farsi da parte, rinunciando a sé stessi per mettersi in ascolto. E’ dire: prima tu.
Il silenzio, come il mare, è ritirarsi per permettere espressione e creazione. E’ cambiare punto di vista e accogliere.
Giuseppe non dice nulla ma fa tutto quel che era chiamato a fare. Dio affida la realizzazione del Suo progetto a questa coppia: gli serve la disponibilità un corpo e di una mamma che crei carne e storia, per suo figlio. Ma è indispensabile un si che confermi la volontà umana di accogliere qualcuno che farà storia con noi. C’è la paura, certo, di perdere la faccia, di aver sbagliato tutto, il dubbio di non aver capito nulla di Maria, di essere stato tradito e umiliato. Ma si fida. Per far silenzio davanti a Dio ci vuole fede; lasciar fare a lui, sospendere il giudizio, le pretese, quel che si ritiene giusto e opportuno.
Mettersi in silenzio davanti a Dio per noi ora significa tacere di fronte al presepio. Educhiamoci alla preghiera di fronte al presepio: se non impariamo a pregare di fronte ad esso tanto vale farlo. Pregare come Giuseppe e Maria per dire…tu sai qual’è il meglio per me. L’umiltà di far tacere le nostre idee e abitudini, il coraggio di permettergli di stupirci. Mi fido di te, non mi imbrogli, ne vale la pena, aiutami ad ascoltarti. Ecco la fede che solo certo silenzio in noi sa custodire e coltivare. Lo spazio di noi da concedergli.
Ripenso alla poesia L’infinito di Leopardi, quando dice…”Ma sedendo e mirando, interminati Spazi…sovrumani Silenzi,….
e profondissima quiete…ove per poco il cor non si spaura.
E come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce Vo comparando: e mi sovvien l’eterno
,
Giuseppe ci doni fede e umiltà: il silenzio è dare spazio: l’eterno di Dio, in quel bambino da accogliere, cominci in ciascuno di noi.

 

Domenica IVa di Avvento – A

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

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Una perla di De Andrè…tratto da “La buona novella” (1970)
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In Ascolto del Vangelo secondo San Matteo 1,18-24
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.
Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco,
gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa.
Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù:
egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
Non cerchiamo risposte o soluzioni a questioni che a Matteo non interessano… qui il messaggio è oltre.
C’è una discendenza da difendere….. il fantastico prologo di Matteo dei versetti 1-17… la discendenza dal trono di Davide.
Matteo scrive ad Ebrei… convertiti o da convertire..quindi sa su quali tasti suonare meglio…
Siamo all’inizio del vangelo di Matteo e l’autore vuole presentarci un vero “must” del suo scritto..quello dell’ Emmanuele, il Dio con noi, il richiamo che apre e chiude il vangelo.
Non possiamo non ricordare o notare che Giuseppe in tutti e quattro i vangeli dice niente. E si che di gente nei vangeli ..ne parla…ma sia solo un caso?
Tace. Si fida, sceglie, agisce. Ripudia in segreto, perché non ci sono soluzioni diverse. Certo costose, emotivamente ma questo lo possiamo solo immaginare.
Ma non siamo chiamati a questo… c’è una sorta di folle nudità in questo scarno annuncio. Disumano, freddo, essenziale.
Come se avesse ordinato le pizze. Non è cronaca. Ma non è nemmeno il libretto delle istruzioni.
Invece… le profezie trovano risposta e compimento. Non arrivano soluzioni, miracoli, magie o soddisfazioni ai bisogni di tutti.
Ma solo …Dio con noi. Capissimo che significa per la nostra vita..saremmo meno religiosi e più credenti.
Con noi, non contro di noi.
Con, … significa anche..per…
ecco perché non stancarsi di stupirsi di un Natale di cui non vogliamo abituarci ne darlo per scontato.