Omelia Corpus Domini 2017 – A

Con questo caldo, si sa, ci raccomandano di bere molto e mangiare bene, per ristorare il nostro corpo e sostenerlo con acqua, sali, vitamine: gli elementi naturali di cui è costituito.
Il Corpus Domini, proviamo a comprenderlo da qui. 
Mi verrebbe da dire: prima di portarlo in giro, abbiamo cercato di portarlo in noi e farlo vivere attraverso la nostra vita? 
Perché è così che Gesù ci chiede di essere in relazione con Lui. Mangiandolo. Lo ripete 7 volte, e 3 volte bere. Anzi, ad essere precisi, non dice solo mangiare ma addirittura masticare.
Più mastichi un cibo più lo assimili, te ne nutri cioè quel cibo si trasforma in te, ti integra. E questo perché siamo fatti di quel che mangiamo. Oggi celebriamo questa dinamica. L’ultima cena del giovedì santo, Gesù ha fatto questo e ce lo chiede ad ogni messa. Fate questo in memoria di me. Mangiatemi e fatevi cibo.
Noi facciamo la comunione con Cristo, lo mangiamo per essere più noi stessi e diventare come Lui. Ci nutriamo di quel che già siamo! Non per diventare dei ma per amare in modo pienamente umano e totale come ha fatto Lui con noi. Siamo umani impastati di divino. Ecco perché abbiamo bisogno di un Dio uomo come cibo. Perché il cibo materiale non ci basta, siamo impastati di sacro, di desideri infiniti e bisogni eterni e non possiamo dimenticarlo. Mangiatemi! Siate come me! fate come me.
Per questo, solo la vita di Gesù può completarci, solo vivendo come Lui possiamo essere pienamente noi stessi!
Lui si presenta come carne, alimento che dà la capacità di intraprendere il viaggio verso la piena libertà, e il cui sangue non libera dalla morte terrena, ma da quella definitiva. Gesù, tante volte insiste: “Chi mastica la mia carne”. Vuole evitare che l’adesione a Lui sia ideale e devota, ma dev’essere concreta. Infatti dice: «Chi mastica la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna». La vita eterna per Gesù non è un premio futuro ma la possibilità di una qualità di vita nel presente. Gesù non dice “avrà la vita eterna”. La vita eterna c’è già. Chi, come Lui, fa della propria vita un dono d’amore per gli altri, ha una vita di una qualità tale che è indistruttibile.  Tutta la Sua vita è stata consumata per alimentare la vita altrui, come del pane: a cosa serve quel pane? serve solo per nutrire ed essere assimilato, non solo guardato…anzi!
Questa è la proposta: assimilare, fare mia la Sua proposta di vita.
Io mangio e bevo la vita di Cristo quando cerco di assimilare il senso autentico e appassionato della sua esistenza, quando mi prendo cura con tenace passione e tenerezza degli altri, del creato e anche di me stesso. E solo questo, lo sappiamo bene, ci rende noi stessi e ci scopriamo felici.
Chiediamo al Signore la forza oggi di accostarci a Lui con questa consapevolezza per vivere l’eucaristia, pane di vita, come un dono ed una missione. Mangiamo ciò di cui siamo fatti per farci mangiare come siamo. 
Gloria Trevisan che sentendo avvicinarsi la morte nell’incendio di Londra dice alla famiglia… vado in cielo, vi aiuterò da lì
in un momento così unico, non cedendo alla rabbia o alla disperazione ma con lucidità ringrazia e rassicura. Questa è vita eterna.
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Ss.mo corpo e sangue di Cristo – A

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 6, 51-58
In quel tempo Gesù disse alla folla:«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. 
Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». 
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Vari studi medici e non solo si prodigano a confermare quanto ci è sempre stato raccomandato fin da piccoli: mastica piano, di più, non it ingozzare, no ingerire il cibo intero, fa bocconi più piccoli,  mangia più lentamente… Internet, in una velocissima ricerca offre decine di benefici, provando a masticare dalle 20 almeno alle 50 volte il singolo boccone.
Benefici a 360°… nella salute del nostro corpo, denti, stomaco, stress, assimilazione, gusto, dieta…
Insomma sembra che masticare meglio permetta di assimilare meglio e vivere meglio. Che c’entra col Corpus Domini? si chiederà qualcuno….
Se avete letto con calma questo brano del vangelo, estratto ovviamente da un capitolo simile e più ampio…la parola mangiare ritorna come un mantra. Ripetuta tantissime volte.
Ed è bello riconoscere come ci sia stata traduzione un po’ facile e popolare. In realtà il testo originale usa anche un altro verbo diverso (tradotto per comodità con mangiare) e che è masticare. Gesù insiste…dobbiamo mangiare e masticare bene. Per assimilarlo meglio.
La festa di oggi, scrostando da intimisti devozionistici al “divin prigioniero”, ci aiuta attravero la fedeltà alla Parola, a ricollocarci bene, da adulti nella fede, di fronte al senso dell’eucaristia. Gesù ci chiede di assimilare la sua vita per trasformare la nostra. Non di guardarlo. Assimilarlo. Far nostra la sua vita. Fare nostro il suo stile.
Ci ricorda che tutta la sua vita si è fatta cibo, che ha cercato di vivere in modo da far vivere gli altri. Dare qualità alla loro vita (volendomi agganciare all’omelia e alle letture di domenica scorsa!). Questo deve farci riflettere e prendere consapevolezza di cosa serva andare alla comunione…e perchè. Più lo mastico, più lo capisco, più lo scelgo.
L’eucaristia non va mandata giù intera…cioè senza sapere cosa e perchè sto facendo. Come un rito qualsiasi, come un atto dovuto o una tradizione.
Puro o non puro, digiunato o meno… Lui ci chiede di fare – vivere – essere come Lui. Per questo ci raccomanda di “fate questo in memoria di me”.
Diventare cibo e pane. La mia vita, come è, la dono perchè trovi senso e sapore. Come ha fatto Lui con noi. Anche noi siamo chiamati a fare altrettanto…
Tutto il resto viene dopo. Mangiare, masticare bene, triturare… Assimilare. Scegliere. Amare. Vivere.

“Credere dà qualità!” – Omelia della SS. Trinità 2017 -A

 
Oggi vorrei dire solo una cosa: credere dà qualità.
La nostra vita di che qualità è? buona, scarsa, robusta o si rompe subito? Siamo facili alla disperazione, al pessimismo? viviamo corrosi dall’orgoglio, dall’ansia? siamo tiepidi o superficiali?
Gesù ci promette vita eterna, cioè che dura, di buona qualità, come gli elettrodomestici di una volta. Non significa che non ci siano incidenti, botte o cadute: ma queste ne dimostrano solo la buona qualità. Essa è il risultato di una fede. Gesù poi la definisce salvezza. Dio lo ha mandato, dice il vangelo appena accolto, perché noi siamo salvati. La salvezza, per noi, è una vita di buona qualità, resistente, robusta, ben equipaggiata per affrontare qualsiasi cosa. Come una casa che regga il terremoto, se fatta di buona qualità. Quando diciamo che Gesù è il nostro salvatore diciamo questo: ci salva dando qualità resistente, vita eterna a ciò che siamo. Poi accada quel che accade. Noi siamo equipaggiati.
Abbiamo bisogno di essere salvati da tutto quello che non offre buona qualità alle nostre esistenze me le rende banali e anonime.
Ma anche tutto quel che ci fa vivere con sufficienza la nostra fede, diluita in una vuota e vaga religiosità, buonista e indaffarata.
  Come avviene questo? nel credere. Ma nel credere bene.
Chiunque crede in Lui, dice il vangelo. Credere non è essere coerenti con dei valori o favorevoli a delle tradizioni ma essere fedeli ad una relazione con Gesù. Ecco il cristiano. Di Cristo. In relazione con Lui. Viversi percependosi alla sua presenza. Riconosco che più riesco a vivere con lo stile di Gesù più la mia vita è di qualità. Il Suo stile: cioè le sue attenzioni agli ultimi, i suoi desideri, la mitezza e la ferma decisione contro il male, il desiderio di perdonare, la trasparenza, il senso di giustizia e carità ad oltranza, il sentire Dio padre e gli altri fratelli e sorelle.
Questa è la qualità cristiana della vita. Oggi come non mai. Abbiamo davvero bisogno di imparare a vivere così, in modo pienamente umano. Con e per amore. La prima cosa da fare è crederlo, volerlo. Non accontentarsi ne dire, ma sì..
  Inizia così il sogno di Dio: raggiungerci attraverso Suo figlio. 
E questo per amore. Non siamo soli o abbandonati. Accogliamolo!Dio ha tanto amato il mondo: guardiamoci attorno, sentiamo che Dio guarda con amore ciascuno di noi? 
  Oggi la liturgia ci ricorda che il nostro Dio è Trinità: confidenza di amore tra il Padre e il Figlio attraverso il respiro dello Spirito Santo. Quando noi facciamo il segno della croce, ricordiamo di credere in questa relazione. Desideriamo viverla, gustarla.
  E’ come uno specchio. Ci mettiamo davanti allo specchio e vediamo meglio noi stessi. Coi nostri occhi noi possiamo vedere tutto, tranne dietro di noi e i nostri stessi occhi. La Trinità, come in uno specchio, ci fa vedere che dietro di noi, a custodirci c’è l’amore del Padre, a volerci dare qualità nuova e nei nostri occhi l’anima, la presenza dello Spirito; ad accompagnarci, Gesù al nostro fianco. Per salvarci grazie a questo vortice di amore.
Più crederemo a questo, più le nostre vita avranno qualità.
Credere dà qualità. La salvezza, per ciascuno di noi, inizi così.