Custodire, unire i puntini, ringraziare: Omelia S. Maria Madre di Dio 2019- C

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Secondo l’oroscopo cinese il 2019 sarà l’anno del maiale: magari ci fa un po’ ridere ma di questo simpatico animale che sempre ci dà tanta gioia si sa che “non si butta via niente”: significa, se ci pensiamo un attimo, che è tutto buono o meglio, si riesce a trovare comunque qualcosa di buono da mangiare, valorizzare. Forse, con un sorriso, questo può essere un augurio davvero intelligente all’inizio di un nuovo anno, anche se non siamo cinesi. Come fare? per non essere solo ingenui ottimisti! La capacità di ringraziare, che il tradizionale inno del Te Deum ci ricorda, parte proprio da questa consapevolezza. Vediamo ci spiegarci meglio.

  Il vangelo che abbiamo accolto è molto bello: siamo ancora presso la mangiatoia nella grotta con la visita dei pastori. La liturgia ce lo offre in questa festa, Maria Madre di Dio. Cioè?Siamo abituati a considerare Maria una mamma, dà maggior confidenza, ma cambiamo ogni tanto anche prospettiva, ci farà bene: Dio ha voluto avere una madre. Quel Dio di cui tanto parliamo e per il quale ci arrabbiamo o affanniamo. L’arcangelo Gabriele si è rivolto a Maria e le ha chiesto di prendersi cura di suo figlio. E così ciascuno di noi è chiamato a vivere come Maria un’audace “prendersi cura di Gesù” nella nostra vita. Ce lo ha chiesto Lui, è questa la modalità che ha scelto per entrare in relazione con noi: farsi debole, bisognoso, necessitando di noi, donandoci la responsabilità di accoglierlo.  Maria, scrive Luca contemplando la scena, fa due cose particolarmente preziose: custodiva e meditava. Sono due azioni necessarie e importanti.

 Oggi in cui siamo sempre di fretta, in ansia e di corsa, abituati ad aggiornare e scaricare, ad avere chiavette usb piene di dati e hard disk virtuali, cloud… che significa custodire? proteggere, salvare, aver cura, mantenere. La nostra vita è sacra, bella, la nostra fede è viva ma va tutto custodito, altrimenti deperirà senza ce ne accorgiamo. Il tempo, la passione, la calma aiutano ad invecchiare, come il vino e acquisire nuovi sapori e pregio. Pensate alla nostra fede, alla vita spirituale, alla vita di coppia, alle nostre relazioni: tutto va allenato, mantenuto in forma, verificato, custodito..allora migliorerà con noi stessi! Se no fa la muffa!

Meditare poi, letteralmente “mettere in ordine”, trovando una sorta di filo rosso: la capacità di rileggere quello che accade alla luce di Dio e vivere di conseguenza, unire i puntini, apparentemente casuali, per ritrovare un’immagine. Credo sia anche questo un atteggiamento prezioso. Chiedere al Signore la forza di accogliere quanto la vita ci porta, la capacità di comprendere, di riconoscerlo al nostro fianco, scorgendo il bene possibile per noi al momento opportuno, il meglio da vivere nella concreta situazione in cui, assieme a Lui, ci troviamo a stare. Cambiare punto di vista uscendo dall’isolamento onnipotente dove ci andiamo regolarmente a schiantare.

Credo che i due atteggiamenti di Maria ci aiutino a vivere la realtà in maniera più umana, reale, aderente a noi stessi. Ecco come vivere nei confronti di un Dio che ci vuole “madri”, che si prendono cura di noi e di Lui in noi…siamo come lanterne!

  I pastori ci insegnano poi una cosa altrettanto preziosa: arrivano alla grotta e non sono preoccupati di rassicurare subito Gesù che saranno bravi e puri ma sanno gustare la gratitudine e lo stupore per quel che viene loro concesso. Non se ne sentono indegni, non rifiutano, non fanno finta di nulla ne si preoccupano subito di cosa dover fare. Erano abituati ad essere considerati maledetti e indegni..figurarsi se per una volta non sanno dire solo grazie, che bello e gustare questo dono prezioso. Quando è l’ultima volta che abbiamo detto un grazie di cuore per una cosa magari scontata e normale?   Cercare di vivere questi 3 atteggiamenti, custodendo nel cuore la presenza di Gesù, come Maria, ci potrà far uscire a poco a poco dalla logica della Legge, di cui parla la 2a lettura e accogliere in noi il dono dello Spirito, per riconoscere Dio come un padre, l’adozione a figli amati. Ci potrà sostenere anche concretamente nel costruire la pace, con saggezza e verità, quella che papa Francesco nel suo messaggio per la giornata mondiale riconosce fondamentale con sé stessi, gli altri e con la nostra casa comune, il creato. Parla, praticamente solo lui ormai, di interdipendenza degli esseri umani e di responsabilità reciproca.

Credo sia necessario per un cristiano adulto e sveglio oggi, poter meditare queste parole, ci aiuteranno a custodire, mettere ordine e ringraziare. Personalmente è anche questo il mio personale augurio per ciascuno di noi per questo nuovo tempo che ci si apre davanti; in questo modo, forse riusciremo a non buttar via niente di quanto potremo invece accogliere nel Suo nome.

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