Il vangelo è uno sgabello! Omelia XXXIIIa t.o. C-2019

studentessa dorme photoshop1.jpgUnknown.jpeg

Il vangelo: è sgabello o poltrona? Non è una poltrona dove puoi anche dormire. E’ sgabello, essenziale ma un po’ scomodo. Ci stai seduto, ma non ti riposi né rilassi! E poi devi continuamente essere attento, stare dritto per restare in equilibrio…provvisorio…

  Un vangelo come quello appena accolto, poi, un volto di Gesù duro, disturba e provoca, facendoti magari chiudere, per orgoglio o pigrizia, trovando subito scuse e giustificazioni. Scuote la coscienza sia del singolo che di un gruppo, associazione o di una parrocchia. Non puoi stare seduto comodo, così! Esempio: 

Un cristiano si siede cioè prende in mano il vangelo e questo…

-lo fa sbuffare: proprio di fronte ad una pagina come questa, indigesta e difficile, pensa “non mi interessa, io sono cristiano a modo mio, chi se ne importa di quel che c’è scritto qua o dice il prete alla domenica, basta venire a messa, i sacramenti, le mie preghiere.” Ma sei cristiano o religioso a modo tuo? è davvero lo stesso?

-oppure lo fa arrabbiare…

-Se amate quelli che vi amano, fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avete? Anche i peccatori fanno lo stesso!

-lo fa mettere in discussione…

 perdona fino a 70 volte 7, oppure non chi dice Signore, Signore ma chi fa la volontà del Padre mio…entrerà nel regno dei cieli!

-interpella…

-va e anche tu fa lo stesso, fatti prossimo, come il buon samaritano!

-Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre.

mette in crisi sulla propria identità e autostima…

durante l’ultima cena Gesù…li amò fino alla fine..

-Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava lungo la via, quando ci spiegava le Scritture? Emmaus…

ho un brutto carattere, sono sbagliata, non vado bene, son peccatoreoggi sarai con me in paradiso oppure

-non sono i sani che hanno bisogno del medico ma i malati… 

-non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori…

-io faccio il mio, mi arrangio…

misericordia io voglio, non sacrificio…

– quanto volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.

-Se non ci fossi io in parrocchia, voglio un altro incarico!

quando avrete fatto il vostro dite “siamo servi inutili”

-E anche per questa domenica sono a posto, ho fatto il mio dovere di cristiano, non ho saltato messa…

-Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura.

-Si va ben, dirò le preghiere mattina e sera…

-Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 

Son proprio bravo io, guarda quanto son de ciesa, non son mica come quelli che non vengono mai a messa. 

Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi (Rom 12)

quella lì è proprio una brutta persona, guarda ciò, viene anche a messa…  chi è senza peccato scagli la prima pietra

oppure un gruppo, una parrocchia..

-noi siamo abituati così, sempre fatto così se no ce ne andiamo..

-Ecco io faccio nuove tutte le cose…

-Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?

non serve andare a messa o pregare, basta far del bene agli altri e star bene assieme..

Senza di me non potete fare nulla, rimanete nel mio amore;

vi ho costituiti perché andiate e portate frutto che rimanga…

-Venne tra i suoi, ma i suoi non l’hanno accolto…

-noi siamo migliori di quel gruppo o di quella parrocchia, ci arrangiamo. Se sarete uniti vi riconosceranno

oppure nel sociale e nella politica…valore della vita: dal concepimento alla morte, il valore di tutto quello che mette al centro la dignità di tutti e ciascuno, in particolare degli ultimi: legalità, giustizia, trasparenza, il principio di sussidiarietà, la nostra costituzione, senza urlare o cercare i primi posti e la svalutazione sistematica dell’altro: ma perché si cerca sempre la competizione e mai la cooperazione intelligente al bene comune? 

Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.

-Pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi

Da questo sgabello, Gesù ci annuncia che Nulla andrà perduto: pare rincuorarci dicendoci: cerca di vivere così, ti costerà ma ti farà bene, come un allenamento, una terapia, una dieta..costano ma danno frutti e risultati. Dio vede la qualità della tua vita, la conosce. Non ci dice: “non ti succederà nulla”, anzi..odiati e traditi da tutti.. lo aveva già detto, pensate alle beatitudini, 

“beati i perseguitati, beati voi quando vi insulteranno e diranno ogni sorta di male per causa mia… “ o a quando rassicura i discepoli di essere “venuto a portare il fuoco e la divisione sulla terra…”

Si fa appello a perseverare: tener duro, tener fede, tener testa…

Più io cercherò di farlo, custodendo nel cuore questo vangelo scomodo, perseverando su questo sgabello, più sarò salvato…e avrò la vita vera, che non muore…

Il vangelo è come uno sgabello, ti siedi, ti dà un po’ di riposo ma non ti fa vivere gratis, comodo né sentire mai a posto, arrivato o risolto; non è divano, non ti fa abituare alle cose come le hai sempre fatte…e in più come sgabello, è portatile, da avere sempre con sé, come quando la voce di Dio nella nostra coscienza ci provoca e indica il meglio di noi. 

Sarà per questo che a messa, per ascoltarlo, questo vangelo, ci mettiamo addirittura …in piedi?

Domenica XXXIIIa t.o. C-2019

Unknown.jpeg

Tempo lettura previsto: 5 minuti

        In ascolto del Santo Vangelo secondo Luca 21, 5-19.

Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: «Sono io», e: «Il tempo è vicino». Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.

Come diceva Mike Bongiorno? “ALLEGRIIIAAA!”. Già, non c’è molto da stare allegri. Vangelo ostico, arido, direi scorbutico. Eppure realista. Basta allargare l’orizzonte oltre gli orticelli delle nostre parrocchie per cogliere spesso una totale irrilevanza sociale del messaggio cristiano nel mondo. Come pure una vera e propria “persecuzione”: sia attiva, vedi il sacerdote ucciso in Siria e i rapimenti o omicidi in America Latina, Africa e Asia, sia in qualche modo “passiva” cioè ideologica.

Oddio…siamo davvero ancora convinti che nei nostri luoghi di lavoro, al bar, per strada ecc. ecc. la scelta cristiana (andare a messa, scegliere i sacramenti, frequentare parrocchie, darvi una mano…) sia oggetto di consenso piuttosto che di pena e ironia?

In questa pagina Luca mescola tantissimi linguaggi e fatti: la scrive per la sua comunità, che ha già avuto conferma del drammatico evento della distruzione del tempio di Gerusalemme durante la prima rivolta giudaica (66-70 d.C.)

Mi verrebbe da rallentare sulla necessità di “affidarsi” prima di fare qualsiasi cosa, in particolare decisioni o scelte importanti: qualche giorno fa una persona mi ha confidato via Whatsapp che dovendo fare una telefonata delicata e scomoda ad una conoscente, le è venuto spontaneo mentre cercava il numero invocare lo Spirito Santo…e questo, diceva, l’ha messa nelle condizioni migliori per raggiungere il suo scopo. Bello.

Per il resto, direi, è un bagno di crudo realismo ma anche un invito a perseverare, perché certe cose…le vede solo Lui, e..a Lui… non gli sfugge nulla.

 

 

E dopo la morte che succede? Omelia XXXIIa t.o. C-2019

ibernazione-638x425.jpg

350 persone ibernate nel mondo, 2000 in attesa di farlo, il popolo Life 120, miliardi di dollari investiti nell’intelligenza artificiale per vincere la morte, ormai programma preciso di alcune multinazionali americane e non solo che hanno fiutato il business e prevedono in 40-50 anni di superare il “problema della morte”.

E noi?

1) Qual è la buona notizia che potremmo distillare da questa pagina di Vangelo? Una frase, bella…”non possono più morire, sono uguali agli angeli, figli della risurrezione, sono figli di Dio”

Gesù sta cercando di spiegare la risurrezione, la vita oltre la morte ai Sadducei che non ci credono e lo provocano. Noi ci crediamo? Come ci collochiamo di fronte ad essa? Con che spirito siamo stati in cimitero la scorsa settimana?

Tra poco diremo che siamo:“convocati qui nel giorno in cui Cristo ha vinto la morte e ci ha resi partecipi della sua vita immortale”, che “i nostri defunti addormentati nella speranza della risurrezione” e vogliamo siano “ammessi a contemplare la luce del Suo volto”. Quanto queste frasi della liturgia ci coinvolgono?

2) Cosa mette in discussione di me, del mio credere, insomma perché è buona, perché Gesù ce la affida?

Forse ci aiuta a mettere ordine su quel che ciascuno spera dopo la morte: se siamo almeno un po’ credenti potremmo pensare che:

a-Dio ci ha creati, ci fa vivere, amare, conoscere, affezionare alla vita e…boom, ci toglie tutto. Stop. il nulla. E’ sadico e stupido.

b-Dio ci ha creati, ci fa vivere, amare, conoscere, affezionare alla vita e…boom, ci toglie tutto. Poi.. ci ripensa e ce la ridà, un po’ migliorata, quasi per farsi perdonare. E continuiamo a fare le stesse cose di prima. Ma a che serve allora morire? non poteva darci tutto il meglio subito? Sembra un dio indeciso e pasticcione. Un paradiso che pare più una rimpatriata di vecchi amici.

c-Dio ci ha creati, ci fa vivere, amare, conoscere, affezionare alla vita e boom, ci toglie la vita. Ma per farlo stacca il corpo e lo lascia qui schifato nei cimiteri a decomporsi come fosse un sacchetto e attira a sé l’anima, fumetto impalpabile e indefinito… quindi il nostro corpo è una carcassa di cui disfarsi per la più nobile anima? non mi piace, sarebbe irreale. Tanto valeva coltivare direttamente anime così, senza sporcarle ed inquinare, qui Dio davvero non sarebbe né sostenibile né ecologico. 

E allora? I sadducei partono dal presupposto che la vita sia un prolungamento e quindi voglio capire come avverrà.. ma Gesù da quella risposta interessante anche se misteriosa.

La risurrezione non cancella il corpo, né l’umanità, non cancella gli affetti né ci rende anonimi. Dio non fa morire nulla dell’uomo. Lo trasforma. L’eternità non è durata, ma intensità; quella che noi chiamiamo morte é semplicemente l’abbandono della forma di vita, debole, fragile, che conduciamo in questo mondo per essere accolti nel mondo di Dio. E saremo accolti con il nostro corpo, cioè con lo strumento che abbiamo usato per essere in relazione gli uni con gli altri: mani, occhi, sguardo, parole, tutto quello che ci ha permesso di amare e cercare amore. Ecco cosa rende eterna la vita: l’amore. La vita è fatta di amore e viceversa. Due fanno l’amore e nasce la vita. Viene curata per 9 mesi di gestazione e poi si nasce davvero…ma mentre sei feto..che ne sai di quel che sarà dopo? Cresci grazie all’amore che ricevi. E che poi impari a ridonare, a fare e la vita prosegue.

Quel che stiamo vivendo sulla terra, è solo una gestazione, sono quei 9 mesi. Siamo nati e non moriremo più. L’amore ci trasforma e fa crescere.

3)Allora ringraziamo il Signore perché ci permette di intuire qualcosa della vita oltre la morte proprio partendo da quell’esperienza che ciascuno ha vissuto quando è stato concepito diventando già figlio dell’amore nella pancia della mamma. Questa prospettiva ci aiuti a credere e sperare meglio. Ci riconsegna un Dio appassionato e una libertà responsabile.

4)Aiutaci allora Signore Gesù a guardare alla vita dalla prospettiva della morte. Non ci stiamo avvicinando ad essa misteriosamente ma stiamo conducendo pian piano la nostra gestazione verso la vita piena con Dio, saremo giudicati sull’amore e così saremo quelli che ”non possono più morire, sono uguali agli angeli, figli della risurrezione, sono figli di Dio”