Seminiamo ciò che siamo… Omelia domenica XVIa to -A

Ci sono spesso situazioni in cui si dice che qualcuno stia mettendo, seminando zizzania: cerchi cioè con chiacchiere, giudizi affrettati e commenti malevoli di creare divisione, chiusura, ostilità o condanna. 

Ne avvertiamo il pericolo, la minaccia nei rapporti tra noi che ci influenzano, notare solo quel che non va, denigrare una persona, etichettandola senza scrupoli.

  Ma anche in noi stessi, nelle nostre coscienze facciamo spesso esperienza di alcune spinte negative. Forse tra i nostri pensieri troviamo solo desideri di bene, verità, sguardi di pace e accoglienza? No. Siamo davvero così puri e leali? O sentiamo anche spinte al male, pensieri e atteggiamenti che nascono agitati da rancore, ignoranza, ferite passate, paure e fragilità? Conosciamo il gusto piacevole di sentirci giusti quando notiamo le colpe dell’altro o a posto perché non siamo come quello là…o la facile e banale superficialità con cui spesso si generalizza..

  E nelle nostre parrocchie? Quante volte il Papa ha condannato fermamente l’uso malefico di chiacchiere, pregiudizi e calunnie.

  E nel nostro territorio? con quanta santa ingenuità si continuano a scoprire stupiti malsane collusioni tra imprenditori veneti cattolici devoti e la criminalità organizzata? da almeno 40 anni il malaffare prospera qui al Nord, eppure il problema son sempre gli altri. Non siamo allora solo onesti lavoratori tutti casa, ciesa e capanon…

Quanto infine siamo tutti immersi in una informazione malevola che gode nel seminare zizzania attraverso sospetti e calunnie, senza aver prove ma solo vaghe opinioni, ipotesi, solo per vendere copie, quando con leggerezza e indifferenza facciamo la nostra parte nel non fermare chiacchiere o facciamo i leoni da tastiera inoltrando fake news, notizie false, indignandoci solo a colpi di click…quanti danni fanno queste cose a chi le subisce, diffamato e calunniato! Tanto bastano i titoli sui giornali, il gossip e pazienza se non era vero. E allora che si fa? facciamo di tutta l’erba un fascio? Ci sentiamo innocui perché tanto cosa vuoi che sia? Non stiamo forse tutti seminando zizzania? Non è innanzitutto in noi?

   Il messaggio del vangelo pare invitarci ad essere scaltri perché capaci di una lettura realistica della vita, cioè spiega il vangelo, significa né pura né perfetta. Quindi molto umana, aderente al reale. Esiste il male assieme al bene ma Gesù pare volerci ricordare e annunciare l’importanza della potenza del bene. Il suo regno, quello che invocheremo nel padre nostro è come quel campo. C’è tanto bene ma c’è pure il male, si chiama, “mondo”. Ma come reagiamo? nel vangelo, come oggi, sentiamo..

1-Domande sempre ingenue, come quella dei servi stupiti o stupidi..

“non hai seminato grano buono? da dove viene?

Siamo anche noi spesso così, quando ci scandalizziamo per niente, raramente di noi stessi e delle nostre incoerenze, molto più volentieri degli altri e pensiamo che nella vita sia sempre o tutto bianco-buono o tutto nero, male! Siamo davvero così ingenui?

Che siccome uno va a messa, è prete o sposato in chiesa o cristiano sia perfetto e puro? ma dove è scritto? Di certo non qui!

2 Oppure le facili soluzioni immediate, pratiche, appariscenti… Andiamo a raccoglierla, risolviamo in fretta, cercando applausi, consensi, apparendo sicuri e risoluti. Quando semplifichi e ti senti l’eroe, quello che saprebbe sempre cosa fare e come, che ci vuole, fasso mi!

Gesù ci dice che questa realtà di grano e zizzania è normale così, il che non significa che vada bene ma che non possiamo essere sciocchi o ingenui da strumentalizzarla. Lui non ha risolto tutti i problemi ma ha indicato la direzione. Si è fatto direzione e compagno di strada. Il cristiano non è perfetto o puro. Non lo sarà mai. E’ umano, e solo se si lascia giorno per giorno salvare dalla misericordia di Dio Padre e guidare dallo SS può vivere da risorto.

Come allora un cristiano è chiamato a stare in questa realtà?

-spirito di intelletto, uno dei 7 doni dello SS, cioè spirito critico, capacità di leggere tra le righe, andare oltre i titoloni e i proclami, per comprendere quanti e quali interessi ci possano essere e come avvicinarci alla realtà dei fatti.

-Sguardo di fede: siamo capaci di lasciarci stupire dal bene che cresce? fare il bene spesso non fa notizia, è giustamente anonimo ma lascia tutti migliori, siamo in grado di allenare lo sguardo a cogliere i segni di un regno che già cresce cioè di uno spirito santo e della salvezza di Cristo risorto già all’opera nel cuore di tante persone portandole ad amare e a vivere la giustizia?

-Infine umiltà, perché siamo tutti fragili, peccatori, bisognosi di essere illuminati da Gesù e dalla sua parola per continuare a vivere da risorti non da morti ammuffiti anestetizzati.

Ecco tre semi potenti per custodire e far crescere il suo regno, certo con la logica del granello di senape e del lievito, le due parabole con cui Gesù integra questa prima…quindi con pazienza e rispetto dei tempi di ognuno, chi educa e ama, lo sa bene. 

Chiediamo al Signore di essere portatori sani di questo suo sguardo sulla realtà per essere strumenti poveri ma autentici del Suo regno di verità e giustizia. 

Alla fine credo …Seminiamo quel che siamo… da dove vogliamo cominciare?

XVa Domenica t.o. – A

Tempo di lettura previsto: leggi piano che fa caldo…

Dal Vangelo secondo Matteo 13, 1-23

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Eccoci qua, il vangelo si adatta al periodo: siamo in riva al mare, Gesù passeggia per la spiaggia, c’è tanta gente che lo cerca e vuole ascoltarlo. Trova una barca, vi sale sopra a parlare, la gente nel frattempo si sistema alla meno peggio, coi piedi a mollo, la mano a coprire gli occhi dalla luce del sole e Lui racconta loro delle parabole. Parla semplice, per immagini, perché nessuno possa dire di non capire o non essere intelligente o sentirsi escluso. Non chiede a nessuno se sia in condizioni di ascoltarlo, se lo meriti o meno, se sia a posto o meno. Parla e basta. Uno si “sistemerà” ascoltando. Non invece come pensiamo noi: prima mi sistemo poi ascolto. No! Il seminatore, colui che prende e getta vita a tutti, a tutto, generativo a 360°. Non c’è nessun coccobello o massaggiatrice o venditore…no, forse si son fermati ad ascoltare anche loro. Solo Lui è lì a dire parole nuove sul Regno. E la gente ascolta, prende quel che sceglie di accogliere, come desidera fare, con la stessa libertà, come i vari terreni. Un po’ come chi legge la goccia, la aspetta e mi manda messaggi se sono in ritardo, chi la cestina direttamente, chi la legge ogni tanto quando gli va, chi la commenta, chi provoca, chi risponde in privato, chi salta il vangelo perché pensa di saperlo ed è più interessato o curioso del mio povero commento (sigh!)… ognuno sceglie. La goccia nacque come condivisione del vangelo della domenica con una provocazione, più di 10 anni fa… Ma a me fa pensare al modo in cui Dio in tantissimi modi sussurra al nostro cuore per farci rivolgere a Lui e al Suo amore. Noi poi ci comportiamo di conseguenza: facciamo finta di nulla, inventiamo scuse, diciamo di non sentire o non capire, procrastiniamo, ci scansiamo, ci scrolliamo tutto di dosso o viviamo meccanicamente. Eppure il Vangelo parla sempre di noi e di come Dio ci dia credito e fiducia. Di come voglia farci vivere non “bene” ma da risorti. Non è una droga o un calmante ma una relazione. Abbiamo tutto il resto della vita per provarci.

Domenica XIVa to -A

Tempo di lettura previsto: 2′

Dal Vangelo secondo Matteo 11, 25-30

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Ma tu quando preghi a chi ti rivolgi? Gesù? Dio? il Padre, il Signore (e chi è sto Signore, Dio o Gesù?), lo Spirito Santo, la Trinità? la Madonna perché “è una mamma e mi capisce”, i diversi Santi.., gli angeli custodi, il nonno in cielo…. Che casino: con sto caldo poi, magari sono andati in ferie. Questa pagina di Matteo è meravigliosa, è una di quelle che, come ho già avuto modo di dire e scrivere, di origliare…all’estrema e massima confidenza con cui Gesù prega, si rivolge….chiacchiera con Suo Padre e gli racconta come va e che sta combinando. Ci ricorda che Lui ci aiuterà a fare esperienza di Dio come di un Padre. Altrimenti saremo fuori strada, pur pregando in maniera narcotica o furibonda, stordendoci di pateravegloria e tanto altro. Abbiamo mai pregato Gesù che ci rivelasse il Padre? Lui che lo conosce…. è come se gli dicessimo…aiutaci, insegnaci ad essere figli nel tuo nome. Questo ci darà ristoro e non avremo bisogno poi di tante altre pratiche, devozioni, storie e punti di vista, libereremo un po’ il cielo dal traffico mettendovi ordine … Quando preghiamo ci sentiamo “ristorati” (come poter trovare ombra, fresco, una grattachecca ghiacciata, una sedia comoda, un volto amico…) perché se non ci sentiamo con questa confidenza che ristora…qualcosa non va. Il battesimo ci ha già installato dentro la presenza del Risorto… attraverso lo Spirito Santo siamo chiamati a parlare con la parte più intima di noi dove vive Lui. Noi viviamo attraverso questa presenza, nella Trinità, siamo come la quarta persona della Trinità… lo colse anche Dante nel Paradiso, alla fine..(XXXIII)…. quasi a dire che noi capiamo noi stessi solo riflettendoci in Loro. Questa prospettiva ci dia ristoro. Gesù ha appena detto che per essere cristiani davvero non serve essere o meno intelligenti ma farsi piccoli.