“Condividere appartenenza” Omelia XXIIIa to. – A

Tra poco pregheremo assieme il Padre nostro. Ogni tanto coi ragazzi si fa prendendosi per mano, come segno del desiderio, almeno quello, di essere davvero fratelli e sorelle nel Suo nome. E se vi chiedessi di farlo anche qui? Non per fare i giovani ma come gesto visibile e concreto di parole che diciamo spesso in automatico. Covid e distanziamento a parte, qualcuno obietterebbe che non serve prendersi per mano per dirsi fratelli. Vero. Ma sono convinto che molti non si lascerebbero coinvolgere, tanto è lo stesso, non fa per me…robe da ragazzini! Troveremmo mille scuse per coprire imbarazzo o disagio. Facciamo fatica a metterci in gioco con corpo e affetti. Tanto ci sentiamo cristiani lo stesso, che vuoi che sia…E poi con tutti i problemi che ha la chiesa oggi, con tutte le difficoltà che viviamo…cosa importa mettersi davanti a questo vangelo? Io faccio per gli altri ma non voglio che qualcuno  faccia qualcosa a me, nemmeno Dio Padre e poi mica siamo davvero fratelli. é solo poesia, dai..siamo seri…

  Se un tuo fratello commette una colpa contro di te va e ammoniscilo…Se fatichiamo a darci la mano, come accoglieremo queste parole? Cosa provocano in noi? Io? sono affari suoi, penso per me e sono apposto..chi sono per dirgli certe cose, è grande si arrangi! Eppure oggi il vangelo ci dice che l’amore fraterno ha il volto di chi sa accorgersi e riprendere un fratello…Quando è stata l’ultima volta che una persona ci ha ferito, comportandosi male con noi: cosa abbiamo fatto? Oppure abbiamo tutti presente qualcuno che sappiamo stia vivendo male un ambito della propria esistenza. Si sta rovinando. Sta sfasciando il proprio matrimonio, si sta buttando via con un vizio, pensando troppo e solo al lavoro, vivendo in modo banale, senza impegno alcune relazioni, creando divisione e conflitto attorno a sé; come reagiamo? cosa abbiamo fatto o detto? Cosa significa voler bene a quella persona? che senso ha essere fratelli in Cristo? restare conniventi o almeno desiderare di prendersene cura?

Qualche volta è più facile fare finta di niente, al limite glielo accenniamo per dovere ma senza grande convinzione…

Altre tagliamo direttamente i ponti, non perdoniamo o cerchiamo subito qualcuno con cui lamentarci di quel che ci è stato fatto, così da assaporare un po’ di sano vittimismo (essere al centro dell’attenzione!) o magari iniziamo a denigrare quella persona, chiacchierando, pur consapevoli che la diffamazione serve solo a emarginare chi ha sbagliato, umiliarlo, confermarlo sempre più nel male. Equivale a perdere la possibilità di recuperarlo. Anche se ci dà il sottile piacere della vendetta. Abbiamo il dovere di fare qualcosa. Non possiamo venire alla comunione…e far finta di niente…di fronte ad una persona così! cosa stiamo mangiando se no? con la stessa bocca con cui poi…

    Alzi la mano chi non toglierebbe una pagina come questa dal vangelo.     Gesù è tremendamente concreto ed esigente.

Ci chiede di “guadagnare il fratello”. Parola maledetta che mette li come niente fosse. Quella persona che ti ha ferito, umiliato, ti ha provocato odio e rancore, che sta sbagliando, prima di tutto è un tuo fratello, fatto a immagine e somiglianza di Dio. Cristo è morto anche per lui. Non è un tuo amico che ti scegli ma un fratello…e i fratelli e le sorelle mica te li scegli, te li tieni!E se è un tuo fratello…è la tua stessa famiglia a soffrire, del resto questa è una comunità…ed è il battesimo ad averci resi tali. O mettiamo questa consapevolezza alla base della nostra vita come cristiani o non saremo mai fedeli al vangelo e a quel messaggio universale di fraternità e pace. Non potremo dirci cristiani ma solo..religiosi. Pur molto indaffarati, generosi o altruisti. Ma solo bigotti o devoti.

Prima del peccato, c’è il peccatore; più importante del gesto, dell’offesa o del torto c’è chi lo ha fatto. Si tratta di iniziare a distinguere, non riducendo la persona al gesto compiuto. Ammonirlo, correggerlo, richiamarlo non è un modo per sentirsi superiori o migliori ma responsabili, per dimostrare concretamente che vogliamo il suo bene. E che siamo tutti amati dal Padre.Significa iniziare a percepirsi chiamati ad una corresponsabilità più grande. Riconoscere che questa consapevolezza ci anticipa. 

Che in quanto battezzati e parte di una comunità questo genera una comune appartenenza..e non si dovrebbe perdere nessuno!

Che l’errore o il torto dell’altro non ci possono lasciare indifferenti ma ci interpellano. Siamo chiamati ad affrontarlo. Gesù è molto concreto nell’indicare passaggi precisi: dicono l’amore, cioè passione, pazienza e determinazione con cui prendersi cura di chi ha sbagliato. Credere che quella persona possa essere migliore e avere speranza. Passare dal fascistico “me ne frego” al “mi sta a cuore” di don Milani. Far sentire all’altro che mi interessa ed è prezioso…e che senza di lui..manca qualcuno nella famiglia! Andare oltre il pericolo di perdere il rapporto, perché sappiamo che spesso il rischio è questo. Se glielo dico…non mi rivolgerà più la parola! Ma forse poi si ravvederà riconoscendo chi lo amava veramente. Avrò comunque fatto tutto il possibile.

Non è facile ma ne va della qualità della nostra vita, del dare il giusto valore alle cose fondamentali e non ultimo al riconoscere una cosa: è una attenzione e una missione che Gesù ha affidato alla nostra responsabilità. Essere strumenti della sua pace, della riconciliazione, del suo perdono. Tornarcene a casa con questa consapevolezza sarebbe già abbastanza. Ci chiede di essere il suo abbraccio di misericordia e incoraggiamento, il modo in cui poter liberare quella persona dalla cattiveria, dalla scarsa autostima di sé, dall’ignoranza o dall’indifferenza. Saremo riusciti a farla sentire non giudicata ma amata e preziosa? parte di qualcosa di grande? Se non lo faremo impediremo al Signore di amarla.

Così facendo anche noi, che santi non siamo, magari saremo un giorno perdonati o corretti…insomma amati… quando avremo sbagliato e fatto del male..e succederà…

Solo allora potremmo davvero pregare…presi per mano o meno…il Padre nostro perchè dove 2 o 3 sono riuniti nel suo nome lui è con loro,   Lui è in noi. E saremo una comunità credibile, il volto di un Dio bello e desiderabile.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.