Domenica XXVa t.o. ’21 – B

Dal Vangelo secondo Marco 9, 30-37

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Non è che questa domenica le cose vadano poi meglio della scorsa, no? Le mie riflessioni su Pietro e Gesù (di questo si tratta NON DELL’OMELIA CHE TENGO NELLA MESSA come qualcuno sottolinea!!) han destato forse qualche sorriso amaro…o un sottile scandalo…ma oggi le cose non sono migliori. Quel che Gesù rimproverava a Pietro, se lo sente riconfermare dai discepoli, che evidentemente hanno capito niente di quel che Pietro stesso si è sentito rimproverare…Quindi Gesù conferma di essere un pessimo “responsabile del personale”, avendo assoldato questa dozzina di “bambacioni” che appena gira il naso, stanno lì a vedere chi è il più bravo o giù di lì…Come a scuola quando il prof usciva un attimo dalla classe… E non ascoltano altro che loro stessi ed il bisogno compulsivo di riconoscimento, approvazione, di salire o non scendere dal carro dei vincitori, li confonde e rende sordi e ciechi. In effetti la pagina non ha bisogno di grandi commenti. Penso dica bene quanto noi spesso rischiamo, molto religiosamente, di voler essere cristiani-credenti da soli, cioè non solo “a modo mio”, “per conto nostro” (autentiche bestemmie…) ma senza essere in relazione con il Padre. Se non vivendo la fede in un dio di fronte al quale rispecchiarci per sentirci bravi in quanto devoti perfetti generosi e impegnati…(un dio così funzionale ai nostri bisogni) o nascosti in un angolo con le nostre quattro certezze e l’inerzia (un dio così è un soprammobile, inutile!). Oggi Gesù mettendo al centro quei bambini ci annuncia che non si è cristiani né come ci va né da soli. Ma siamo sempre una famiglia di fratelli e sorelle nel suo nome che soprattutto-innanzitutto celebrando la messa assieme, sono accolti, creduti e mandati. Così come siamo. Anche spesso interessati più all’apparenza o al sonnifero che all’annunciare quel di cui abbiamo fatto esperienza. Anzi spesso…crediamo a tutto e a tutti meno che a quel che Lui pensa e ci annuncia di noi. Il Signore ci invita a riconoscerci da Lui creduti prima di dirci credenti o sperare di essere credibili. Che potrà mai significare?

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