
Parliamo di fumetti: Tex, Zagor, Mister No, assieme ai primi film western. Siamo tutti figli/e di una cultura in cui erano chiari il bene e il male, i buoni e i cattivi: poi i fumetti della Marvel e non solo: Batman, Superman, l’Uomo Ragno, pensate all’ispettore Callaghan, ai polizieschi, fino a Montalbano e agli Avengers: loro sempre eroi buoni e i nemici da sconfiggere perché brutti e cattivi. Fin qua tutto bene. Semplice: bianco o nero. Così si salva il mondo.
Poi sono arrivati Robin Hood, Lupin, Diabolik e non solo, ladri, a volte assassini e disonesti, ma simpatici. Dylan Dog, che vince il male ma…mai del tutto. Ed è iniziata così la confusione, poter distinguere bene e male non era più così facile né scontato.
Chi è buono? Chi è cattivo? Lo canta anche Vasco Rossi, manca la distinzione tra giusto e sbagliato.
Abituati così e allenati dai film americani in cui è certo il cosiddetto happy end, un rasserenante e scontato finale felice, non è facile stare davanti a questa meravigliosa parabola del grano e della zizzania, che invece convivono nello stesso campo, anzi, peggio: sono molto molto simili. Quasi si confondono.
Gesù ci dice che non ci sarà nessun super eroe; non vuole che alcun servo, pur generoso e integerrimo, si metta a togliere la zizzania. Nessuna deriva interventista, al tutto e subito, così la risolviamo perché “non è possibile che” e magari otteniamo pure qualche consenso, voto o like perché con me le cose vanno subito in ordine e se non ci fossi io qua… invece, nel Regno di Dio no!
Grano e zizzania crescono assieme, contemporaneamente convivono nello stesso campo, peggio, si assomigliano! Il male e il bene si confondono. Penso ai virus dei computer o alle frodi: sembrano buone ma sono fregature. In altre pagine Gesù stesso metterà in guardia dai lupi travestiti da agnelli. Ci interessa?
Si ok, e quindi? potrà dire qualcuno. Che significa?
Credo si siano almeno tre ambiti in cui possiamo fare quotidiana esperienza di questa situazione così ambigua.
1) Nel nostro cuore: vi convivono desideri e istinti tanto al bene quanto al male; alcuni vengono dallo Spirito e ci accompagnano al Padre, altri dall’opposto e ci fanno chiudere e allontanare dalla misericordia e dal vangelo: si chiama peccato. Ricordiamo il c.7 di Mc: “Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza”. In noi ci sono grano e zizzania.
2) Anche nelle comunità cristiane convive tutto questo: tanta generosità e passione, tanta devozione ma anche tante resistenze; si può essere cattolici, credenti ma non cristiani, ignorando vangelo, risurrezione, salvezza…la zizzania della calunnia, della menzogna, e poi crescono divisioni, lamentele e vittimismo, il non costruire comunione, corrodendo l’unità a scapito dei protagonismi e dell’abbiamo sempre fatto così o comando io che sono il parroco e quindi… quante volte Gesù ha tuonato proprio contro l’ipocrisia, chi dice signore signore ma non cerca la volontà del padre e tanto altro, quanti scandali e abusi nella nostra chiesa. Grano e zizzania.
3) E infine nel mondo, cioè qui, ovunque fuori dai confini della calda parrocchia, dove la presenza cristiana viene considerata insignificante spesso irrisa o condannata; siamo ormai evidente minoranza, magari troppo impegnata all’accanimento terapeutico pastorale per sentirci ancora importanti o strappare consensi e … poco seme, senape, lievito, piccolo gregge, come prevedeva già 50 anni fa, l’allora card. Ratzinger.
In noi, tra di noi e con noi: nessuno può tirarsi fuori, grano e zizzania continuano a convivere e assomigliarsi, nell’ipocrisia di motivazioni ambigue, compromessi o propositi poco chiara.
Per te mille anni sono come un giorno, dice il salmo 90 di Dio, a ricordarci che Lui non ha fretta, è eterno, siamo noi di passaggio qui, finché non torneremo a Lui. Dio non ha fretta.
Il male è presente, ce lo ricordano i riti del battesimo che ci ha resti figli amati, non perfetti, creature ambivalenti non angeli.
Pensare di sistemare tutto alla perfezione e togliere per sempre la zizzania in me e attorno a noi è solo delirante cioè non reale.
Non possiamo pretendere il male scompaia, non saremo mai perfetti, puri, a posto né costituiremo mai comunità cristiane o testimonianze nel mondo con queste caratteristiche. Mai.
Il male deve essere certo combattuto con i giusti mezzi ma non possiamo pretendere o affannarci pensando possa o debba scomparire prima del tempo. Siamo e saremo così, è naturale, creature ambivalenti e così figli del Padre e fratelli e sorelle tra di noi. Dio non ha alcuna fretta di giudicare o condannare nessuno, perché sa che spesso dietro i comportamenti più irritanti si nasconde solo un disperato bisogno di affetto e riconoscimento.
Che il male è solo assenza di bene, amore, il buio assenza di luce.
Il giudizio non compete a noi allora ma a Dio, che sa dosare pazienza e forza, speranza e misericordia. Egli non etichetta mai nessuno né si mette a catalogare le persone ed il loro futuro, anzi.
Solo Lui può darci questa speranza. Dio non ha fretta e per questo invita ciascuno direi almeno a starci dentro:
-a non scandalizzarci (tanto perbenismo vuoto non aiuta nessuno) ma nemmeno far finta di niente; provare sempre a riconoscerlo, comprenderlo, limitarlo; siamo umani, Dio ci ha impastato col fango, dice Genesi, mica col burro. E mentre cerchiamo di non soccombere a logiche fin troppo facili contro la zizzania, cerchiamo di coltivare meglio e assieme tutto il grano possibile e fare si che anche attraverso la nostra vita, ambivalente e fragile, esso possa diventare pane per tutti quelli che ne abbiano bisogno.
Non viviamo nei fumetti, non servono supereroi ma cristiani credibili e uniti, non dobbiamo pretendere alcuna perfezione ma restare nella realtà così com’è, proprio perché così abitata dalla risurrezione e così affidata alle nostre mani,
sporche ma indispensabili.