Tempo indeterminato… Omelia Assunta ’26

   Allora, avete visto l’eclissi? Sta settimana, come sempre noi italiani, ci siamo ritrovati tutti esperti astronomi. Io, pur molto curioso, ho preferito aspettare le foto, allarmato dai rischi per la vista. Ma il fascino del contemplare è sempre coinvolgente, qualcosa di profondamente umano. Darsi tempo per contemplare, pensiamoci, pare un bisogno, non è poesia, è parte dell’essere umano, non solo romanticismo o meno: nessun animale si accorge di un tramonto o guarda le stelle. Noi si. Siamo fatti di infinito e quindi contemplare qualcosa che ci porta oltre, ci fa sentire a casa, noi stessi, quasi ci completa.

    Così oggi possiamo contemplare Maria, senza paura di perdere vista ma guardandola proprio negli occhi, quel suo corpo che viene assunto in cielo, con la potenza plastica della tela di Tiziano ai Frari di Venezia. Tutta la sua vita viene accolta dal Padre in paradiso. E oggi celebriamo con lei proprio questo. Lo facciamo, come dice il prefazio per rispecchiarci in lei come chiesa chiamata alla gloria. Nessuna singola devozione privata e a volte un po’ intimistica, ci allontani con indifferenza o peggio sufficienza, da questa prospettiva! Siamo chiamati a contemplarci anche noi, come chiesa; il concilio Vaticano 2°, nel doc. LG68 scrive proprio che lei così è l’immagine e l’inizio della chiesa, cioè dei credenti, noi, costituiti come peregrinante popolo di Dio: pensate ad esempio quando nella liturgia diciamo  “in questa sosta che la rinfranca nel suo cammino verso la patria”, oppure nell’attesa che si compia la beata speranza. 

Maria non è solo mamma o destinataria delle nostre preghiere e rosari ma ci vuole accompagnare a fare esperienza di quel continuo pellegrinare di fede che è il vivere il vangelo, lasciarsi interpellare dalla vita di Gesù, la sua buona notizia come annuncio diverso e sempre oltre quello che siamo o a cui ci siamo ridotti.

   O il concilio ci educa o passiamo all’eresia dei Lefebvriani!

Perché, come dice la preghiera di colletta, dopo il Gloria, noi speriamo di condividere la sua stessa gloria  dopo la nostra morte, cioè risorgere. Lo richiameremo tra poco, no? Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Parole sempre un po’ misteriose e che diciamo stancamente alla fine del lungo credo ma che ci fanno bene. Ne abbiamo così bisogno, noi che spesso non vorremmo cantare Io credo risorgerò, questo mio corpo vedrà il salvatore… mi domando, al di là della canzone da funerali, come dicono, ma c’è un messaggio più bello? 

Oggi allora essere qui a celebrare l’assunzione di Maria significa contemplare una sorta di primizia, chi ci ha aperto la via, offrendoci una sicura direzione e significato. E questo, tornando a lei, perché accade?

Essere assunti, come al lavoro, significa che da quel momento la tua vita ha una nuova identità, funzione, missione, significato, si è rivolti al futuro. 

Mi piace un sacco giocare col termine dell’essere assunti come al lavoro. Dona una prospettiva così pratica e liberante alla nostra fede cristiana e alla vita della comunità cristiana, della chiesa.

Tutto inizia col battesimo, questo testimone silenzioso in noi: pensate alla 2a lettura: per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti… così in Cristo tutti riceveranno la vita. Non quella biologica dono dei nostri genitori ovviamente ma quella eterna che da sempre ci rende già ora fatti di eternità, chiamati a contemplarci un giorno lassù in cielo.

E a contemplare, magari poco convinti, tutta la nostra vita, la nostra umanità, il brutto carattere di cui ci lamentiamo, le ferite, gli oltraggi, le croci, i desideri, l’amore speso, offerto a testa bassa, patito… tutto di noi verrà assunto… Dio è il genio della raccolta differenziata e di noi non butta via nulla… siamo solo chiamati ad imparare a parlargliene e a poco a poco offrirglielo, con gratitudine e con fiducia, con speranza e con dedizione… questo inizia a non farci più sentire soli, in noi e tra di noi, e profuma già di eternità. Ecco perché oggi, possiamo, al di là dell’eclissi, non guardare ma lasciarci raggiungere dallo sguardo materno di Maria, al quale ci affidiamo perché da chiesa pellegrina ci accompagni a suo figlio risorto per noi.

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