
Facciamo a metà? La smezziamo? Durante i campiscuola, in questi giorni mi è capitato di dirlo, come a tanti di voi in varie occasioni, immagino: facciamo metà del panino, perché hai dimenticato il pranzo al sacco, l’ultima fetta di torta, mezza mela, la cesta di frutta o verdura che non riusciresti a consumare da solo. Si divide e si è felici. Anche se, chissà perché, nel linguaggio comune e nell’immaginario collettivo, si è fissata l’idea della moltiplicazione (un po’ magica e straordinaria), la logica del vangelo di oggi è quella della divisione. Mai stato un asso in matematica, ma fin qui ci arrivo. Non creo dal nulla moltiplicando ma divido quello che c’è… se viene offerto.
(“ma cos’è questo per tanta gente” sbufferanno gli adulti apostoli contro il ragazzino che condivide la sua merenda di pani e pesci in un’altra versione dello stesso miracolo…)
Ma attenzione, facciamo un’utile premessa: in che momento siamo della vita di Gesù? Lo dice il testo: ha appena saputo della morte del cugino GV Battista, è stato contestato a Nazareth, dai suoi compaesani che diffidano di Lui e perciò sceglie di andarsene, forse in crisi, per ritirarsi in preghiera, in disparte, da solo; vuole comprendere cosa fare. Bellissimo. Non è nato “imparato” ma ha bisogno di pregare il Padre: offrirgli la fatica del rifiuto, del fallimento e della frustrazione, mettersi in ascolto di come continuare ad essere messia, pastore di questo popolo dal cuore duro. E se lo ha vissuto e fatto anche Lui, non è naturale anche per noi, vivere tutto questo? Non vergognarci di sentirci in difficoltà, affaticati, avere dubbi, paure ma…restare sempre in ascolto.
Ed è come se, ad un tratto, fosse la folla a riferirgli il volere di Dio, insegnandogli come essere, in che modo continuare la sua missione. Si commuove, sente compassione per loro e compie il gesto della divisione. Quel gesto sul pane per tutti, evoca già il suo corpo spezzato in croce e se ci pensiamo, da duemila anni, il modo in cui si rende presente nell’eucaristia per nutrire le nostre vite ad ogni messa celebrata.
Il verbo o meglio l’azione centrale, secondo me molto plastica e concreta, è proprio quello spezzare. Lo devi spezzare il panino, tagliare la torta per condividerla, senza trattenertela. Lo lascerà spezzare sulla croce, il suo corpo, morendo per noi. Infine…avete presente quando il sacerdote spezza l’ostia consacrata?
Si tratta sempre di spezzare per condividere a tutti. O meglio, guardiamolo in atto: si tratta di accorgersi che non ce n’è per tutti, che tu invece ne hai, accettare che ti dovrai accontentare (nessuno si compra mezzo panino per il pranzo al sacco!), rinunciando a qualcosa di tuo per il bisogno dell’altro, qualsiasi sia il motivo per cui non ne ha, ma scegliere che il noi viene prima dell’io e che non starai peggio di prima, non temere, non ti mancherà nulla…
Allora si spezza serenamente e volentieri, senza rancore.
Spezzi e condividi, scegli il noi; spezzare è il verbo della condivisione ma anche del sacrificio, insomma dell’amore che crea e rinforza la comunione, l’unità, che fa stare meglio assieme.
Gesù lo introduce con due gesti altrettanto belli, racconta il vangelo: prendere e benedire. Prende in mano, lo tocca, lo sente, ne fa esperienza. Pensate alla formula della consacrazione che dice 2 volte un evidente “prendete”: cioè entrate in contatto, prendete in mano, accogliete come dono, toccate, assumetevene la responsabilità…(certa tradizione pensa che le mani siano sbagliate e serva solo la bocca per non contaminare Gesù e balle varie)…le mani, prendi, e mangia, non come i cani ma da persona che sceglie consapevole di compromettersi quanto Cristo sta facendo con te, dal giorno in cui è nato 2026 anni fa ad oggi incarnandosi per noi: e poi con uno sguardo di benedizione al cielo verso il Padre, per chiedere a Lui la forza per quel gesto ma anche per ringraziarlo del dono. Spezzare, spezzarsi, donarsi, condividere tempo, energie, risorse, passione per gli altri, per una giusta causa, per bisogno. (animatori, capi scout…il servizio.. mi spezzo, mi condivido).
Mi chiedo quanto siamo consapevoli di questa dinamica? Ricevo un dono, lo prendo, ne faccio esperienza, poi invoco la presenza di Dio, lo ascolto e solo allora mi spezzo, per il bisogno degli altri. Allora tutto sarà raccolto abbondante e cibo a sazietà, tutti saranno uniti e soddisfatti, come noi, dopo aver “fatto la comunione”: siamo consapevoli di cosa ci chieda mettere in bocca quel pane spezzato? Diventare strumenti di comunione, ovunque, ricordando che Cristo ha raccomandato che solo se “sarete uniti vi riconosceranno”: non solo facendo per gli altri ma ad es. anche scegliendo di spezzare cioè interrompere magari catene di chiacchiere inutili, flussi di lamentele infantili, spezzo cioè interrompo una dinamica di rancore e vittimismo, abitudini cieche o volgari, spezzo cioè interrompo una catena di commenti sgradevoli, ripicche permalose, maldicenze e discredito, il fermentare di tutto questo nei gruppi whatsapp, nei social coi loro gossip, like e fake news, nel proliferare pernicioso di un chiacchiericcio meschino e ipocrita fatto solo alle spalle o degli assenti, spezzare il fluire mai innocuo di quanto come un terribile virus, corrompa la comunione e la comunità dal suo interno, creando schieramenti, rinforzando muri e divisioni.
Gesù in crisi va in disparte, dicevamo all’inizio e grazie alla folla scopre che dovrà spezzarsi per noi, ci annuncia il vangelo. Lo farà ancora, tra poco, su questo altare; ci trovi umili e disponibili ad accogliere il suo corpo che nutrirà la nostra fame di senso, ma anche la paura che non ce ne sia abbastanza per me…ci doni la fede in Lui nel donargli quel poco che siamo perché lo possa spezzare e condividere, col suo spirito, per il bene di tutti seguendolo con coraggio nel suo “fate questo in memoria di me!”.