Domenica IVa di Pasqua

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Statuetta del buon pastore – Musei Vaticani

 

In ascolto del Santo Vangelo secondo Giovanni 10, 27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Pochi versetti, quasi enigmatici, presi da un ben più ampio discorso ribattezzato dai biblisti come del “buon pastore”… A caldo mi verrebbe da gustare le seguenti cose…

Intanto tutto pare dire “relazione di elezione”… non sottomissione, alibi o vaghezze spirituali varie. Una voce da riconoscere e ascoltare (dove – come – quando?); un “seguire” concreto e incarnato, non un “fare delle cose per”…; una vita eterna da ricevere qui e ora (non in futuro dopo morti)..sul serio? la recriminiamo? ci interessa? Non andare perduti in eterno… passaggio audace: pensiamoci, vuol dire che il “perdersi” o il sentirsi “perduti” è quantomeno contemplato, accolto, fa parte del cammino; nessuno ci strapperà da questa relazione…efficace, non trovate? “Me le ha date”… Siamo “proprietà” di un Dio che ha i nostri mani sulle palme delle mani… ci sentiamo al sicuro di questo pastore? Sono una cosa sola… guardo Gesù e la sua vita e contemplo Dio.

Insomma ce ne da leccarsi i baffi, per dire… su quale passaggio sceglieremmo di sostare qualche istante? magari me lo annoto in un post.it da appendere al monitor del pc, me ne faccio un promemoria che mi sorprenda ogni tanto dal cellulare ricordandomi che…

Buona settimana di sole, pecorone e pecoroni…

 

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Mi stanno castrando… Omelia Domenica IIIa di Pasqua

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Come va con la Pasqua? Oggi è la terza domenica: che ne è stato delle Nostre quaresime devote, lavanda dei piedi, processioni, via crucis, cori e fiori, veglie e messe? A cosa è servito baciare il crocifisso? Questa ennesima Pasqua ha lasciato qualcosa di acceso, in noi? un desiderio, una consapevolezza diversa, un cammino di liberazione da compiere?

Abbiamo il coraggio di farci queste domande?

Mi piacerebbe avesse acceso un “diritto” da recriminare davanti al Signore: “Gesù, aiutami a risorgere, cioè a tornare a vivere in questo aspetto della mia vita in cui mi sento spento o freddo, mi sono arreso, chiuso o aggrovigliato. In quel mio sepolcro di rabbia, sconforto, fallimento e orgoglio in cui non ti voglio proprio far entrare. In quella “comfort zone” di tradizioni superficiali, riti vuoti, prestazioni sociali, religiosità a buon mercato che mi consolano e gratificano ma in cui siamo tutti soli o contro tutti, magari gruppo contro gruppo, a fare ciascuno le proprie cose per la parrocchia?

  Come va allora con la Pasqua? 3a terza domenica: siamo a metà strada verso il dono dello Spirito nella Pentecoste. C’e tempo! 

In questi giorni circa 80 delle nostre figlie e figli ricevono la cresima, scelgono di confermare la loro vita cristiana: che comunità li attendono? troveranno in noi adulti dei testimoni? di che? degli allenatori? incontreranno… creduloni o credibili?

  Forse come i discepoli, un po’ spenti e rassegnati, dopo Pasqua anche molti di noi hanno biascicato un “io vado a pescare” come Pietro, quasi a dire: abbiamo fatto quel che bisognava fare, non è accaduto nulla, anche Gesù Cristo è sistemato, ricominciamo da dove eravamo rimasti, torniamo a fare le solite cose. Allora c’è da augurarsi che le reti restino vuote e che il Signore trovi in noi cuori disposti ad ascoltarlo, perché solo Lui conosce la parte migliore dove andare a gettare le nostre reti e ci incoraggia a farlo. Vivere la risurrezione significa recriminare questo diritto: ne abbiamo bisogno. Significa sentire che la luce di Cristo e del suo vangelo vuole aiutarci a guardare in modo diverso alcune nostre croci, portarvi speranza, accoglienza, sollievo, alternative.

Siamo chiamati a difenderci da tutto quello che ci allontana dalla potenza della risurrezione. Non a fare “cose religiose” ma a cercare di vivere lo stile di Gesù, avere il più possibile i suoi sentimenti e atteggiamenti, fare nostre alcune sue scelte concrete che sentiamo nel vangelo e tutto questo perché percepiamo che vivendo così la nostra vita è diversa, siamo più completi, riusciamo ad essere pienamente umani!

 La vita del cristiano che crede davvero nella risurrezione è provocata a compiere il bene, alla solidarietà, alla giustizia sociale, all’educazione civile, alla cittadinanza attiva, al perdono e alla tolleranza, allo stare nell’attuale complessità con pazienza e cercando di educare al bene comune futuro, non a slogan facili e strumentalizzati. Credo sia importante comprendere quanto sta accadendo. Se davvero siamo chiamati dal vangelo a questo stile di vita per essere realmente cristiani risorti, siamo anche chiamati ad accorgerci che tante decisioni politiche oggi sono esattamente contrarie a questo, ci vogliono impedire di costruire il bene, vivere la solidarietà, il coltivare e combattere per certi valori.

E’ in atto senza che ce ne accorgiamo, una sorta di lotta alle reti di solidarietà, all’impresa sociale, al terzo settore fatta di precise scelte politiche e amministrative da parte del nostro governo, contro chi cerca il bene comune. E questo screditando, generalizzando, strumentalizzando a dovere le informazioni …per denigrare iniziative della caritas nazionale, dimenticare promesse a favore di carcerati, famiglie numerose, ai redditi di cittadinanza realmente ai più poveri e non ai senza dimora, comunità famigliari per minori boicottate, tagli alle misure alternative al carcere e tanto tanto altro, tutto documentato anche da Avvenire e da diversi giornalisti ed economisti del settore.

Capite? questo impedisce oggi la risurrezione e la crescita del regno di Dio…È in atto una strategia di centralizzazione delle misure di aiuto sociale, e le iniziative del Terzo settore sono trattate come una sorta di concorrenza sleale, con sospetto e chiusura. Ci impedisce di essere umani, responsabili, socialmente protagonisti e solidali, favorendo una centralizzazione indebita fatta più di presunta sicurezza che di libertà vera…Facciamo noi a modo nostro, voi non preoccupatevi: pare questa l’idea sottostante o meglio, l’ideologia sottostante..ed in cambio di cosa? a prezzo di cosa? di restare tutti più sicuri, armati, chiusi e soprattutto molto molto meno liberi e solidali, cioè umani e cittadini.

E’ una cosa gravissima quella che sta accadendo attorno a noi: senza ce ne accorgiamo ci stanno castrando la testa e il cuore, anche senza chimica ma a furia di slogan ad effetto pancia. Forse ci stanno già castrando…letteralmente, nella possibilità di essere generativi e dare-condividere-offrire la vita.

Come cristiani, come chiesa, come cittadini, come risorti siamo chiamati a prendere coscienza di quanto accade attorno e dentro ciascuno di noi, per non restare in balia degli eventi o ritrovarci sfiniti e indifferenti riguardo ai nostri diritti e doveri di cittadini e cristiani.

Chiediamo al Signore che smuova nelle nostre coscienze, la forza al bene, illumini le nostre intelligenze a nuove consapevolezze, ci aiuti a scegliere davvero come vivere con responsabilità questo tempo di Pasqua, nella risurrezione di una vita, solidale e umana, che non deve esser lasciata morire. Ne va della nostra fede e della nostra speranza della nostra credibilità!

Terza domenica di Pasqua – 2019 C

 

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Tempo lettura previsto: 6 minuti

In ascolto del Santo Vangelo secondo Giovanni 21, 1-19

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Veniamo e saremo condotti in queste domeniche di Pasqua sempre se solo incontro a Gesù risorto…da punti di vista diversi, in situazioni simili ma pare proprio che la liturgia ci voglia far agganciare lì… continua ad invitarci a fare i conti con la risurrezione più quotidiana di Cristo. Il quale oltre che mostrare le ferite, mi piace notare che mai ha avuto parole di rimprovero verso i suoi discepoli, che pur lo avevano tradito, rinnegato e comunque abbandonato, ricusando tutta la vita condivisa e dimostrando di non aver colto nulla e capito ancora meno. La pagina di oggi è un intero buffet di cose belle e buone … dal rammarico disincantato con cui i pochi discepoli vogliono tornare alla loro vita ordinaria, quasi riponendo con ordine ed in silenzio tutti i due anni con Cristo..tornano a fare quel che sapevano fare, la pesca, come niente fosse. E ancora qui, nella loro abitudine ordinaria, il Signore li raggiunge. Nessuna lezione sulla risurrezione, nessuna spiegazione teologica, nessun rimprovero o chiarimento ma una bella grigliata di pesce in spiaggia. Il cibo, la gratuità, la condivisione, la festa, la relazione sono gli strumenti con i quali Lui si offre, per farsi conoscere e vivere. Come ci poniamo di fronte a questo suo desiderio? noi e i nostri alibi, le scuse, le giustificazioni, le dichiarazioni di indegnità e inadeguatezza, la superficialità annoiata e impermeabile con cui trattiamo le cose della fede….

Infine questa pagina è “famosa” e cara per il triplice dialogo con Pietro. Noterete che amare non è voler bene…Gesù ad un certo punto, per la terza volta, capisce che Pietro di più non sa né vuole offrire (forse si è fatto saggio e umile, previdente…) e in qualche modo non si accontenta ma … si adatta a chi ha davanti. Parte sempre da quel che siamo per poi farci fare la strada buona…che magari nemmeno immaginavamo di poter fare..

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