VIa Domenica di Pasqua – A

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 14,15-21

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

 

Rimanga con voi per sempre…rimane presso di voi..verrò da voi…mi vedrete…io vivo.
Gesù non sa più come dircelo e assicurarcelo.
Ne esempi, ne immagini, ne parabole: vivere da cristiani è percepirsi alla Sua presenza. Recriminarla se ve ne fosse bisogno. Non ci lascerà orfani. D’impatto…
Il paraclito, una sorta di avvocato ante litteram, quello che garantiva per te, che ti veniva ad aiutare nel bisogno perché grazie alla sua autorevolezza testimoniava attraverso quindi l’amicizia con chi nel bisogno che questi era una brava persona. Lo Spirito Santo in noi pronto per sostenerci…attraverso i suoi 7 proverbiali doni. Se abbiamo fatto qualche ora di catechismo dovremmo forse ricordarli, senza confonderli con i 7 vizi capitali!
E’ una presenza, dice Gesù, di verità: Spirito di verità cioè che ti aiuta a fare verità, a scegliere in coscienza quel che più ti fa essere vero, autentico, libero, te stesso…al di là di tutto.
Noi sappiamo quale è il nostro bene. E ci arrangiamo circa a cercarlo e coltivarlo. Lui, lo Spirito, sa quale è il nostro meglio…che noi potremmo anche …come dire, sospettare, ma non abbiamo voglia di perseguire.
Lo Spirito ci aiuti in questo. Sintonizziamoci con quello che di fatto è il grande assente dalla nostra teologia e pastorale, dalle vita della chiesa degli ultimi secoli.
Rimane presso di noi, noi rimarremo presso di Lui?

“Risposta esatta!” – Omelia V domenica di Pasqua A-2017

Che fastidio le telefonate di chi, magari all’ora di pranzo, ci chiede di valutare promozioni, abbonamenti e offerte per la linea fissa, internet o i programmi tv. Tenendo conto di che vita fanno e non perdere tanto tempo, rispondo sempre allo stesso modo: se avrò bisogno, mi faccio vivo io. Non c’è nulla di peggio che essere riempiti di risposte o soluzioni per domande che non abbiamo.
Il problema invece son quelle che sembrano non aver risposta. Alcune di esse ci fanno paura: fin dalle interrogazioni a scuola, passando per le domande di senso che ci assalgono nella vita, da adolescenti affacciandoci al mondo o da adulti, facendo un bilancio della nostra vita. Qui nessuno ci telefona la risposta.
Dolore, lutto, crisi e fallimenti provocano in noi domande. Perché proprio a me? Ci mettono spalle al muro, esigono risposta, ci fanno fare verità La nostra fede cristiana, al di là del tanto fare e dei riti, è una risposta. O meglio..Gesù si offre a noi come LA risposta. Forse il succo del vangelo è tutto qua. Anche se credo che una fede senza domande e dubbi sia morta, come un’ideologia. Del resto anche una fede tutta frasi fatte e risposte scontate è tremendamente vuota e banale.
Ma quali sono le domande che portiamo dentro di noi? In questa pagina di Giovanni, Gesù si sente porre dai suoi discepoli due belle questioni:
Tommaso: non sappiamo dove vai… ma come? se qualche versetto prima ha appena annunciato per la 3a volta che sta per essere ucciso. Come fanno a non aver capito? Semplice! non si vuol capire quel che non si accetta…Noi sappiamo dove stiamo andando? la nostra fede riesce a dire che siamo in cammino, come singoli e come chiesa, dietro a Gesù, verso uno Spirito Santo da riconoscere già all’opera, un cambiamento consapevole…
Domenica scorsa Gesù ci ha assicurato che riconoscendo la sua voce Lui camminerà davanti a noi..ma verso dove? dove ci porta la nostra fede? in quali luoghi di senso, per attingervi forza e coraggio, a quale speranza ci chiama? Futuro, vita eterna, paradiso… abbiamo il coraggio di farci domande?
Come possiamo conoscere la via?  Davvero ci interessa innanzitutto seguirti, Gesù, riconoscerti al nostro fianco, frequentarti, conoscerti meglio? o ci accontentiamo di una religiosità civile e sociale… ma non cristiana?
E poi Filippo, quasi sbuffando, come infastidito da discorsi che gli appaiono contorti e teorici sbotta: mostraci il Padre e ci basta! La domanda di fondo dell’uomo: Dio, la sua esistenza o meno, il tipo di presenza, onnipotente, impotente, indifferente, lontano, idee e valori… ci dici che è un padre, Gesù? faccelo conoscere, mostracelo, non ci interessa altro, muoviti!
“Io sono la via, la verità e la vita.” Ecco la risposta. Ecco il necessario: 3 parole immense. Inesauribili.  Innanzitutto sono in ordine. Solo se via, Gesù sarà la verità e raggiungeremo la vita…Partiamo dal fondo allora:
Io sono la vita: essere cristiani non significa stare in ginocchio tutto il giorno davanti a Dio ma scegliere la vita in abbondanza (vangelo di domenica scorsa). Tutto quello che dà verità alla mia vita, che la libera e rende più bella e umana é secondo il vangelo.
Io sono la verità: parola oggi come non mai complessa, che ognuno tira dalla propria parte. Ognuno si crea la propria verità… Non é così. Gesù verità significa che essa non è una dottrina, un libro o una legge migliore delle altre, ma in un «io» sta la verità, in Gesù, venuto a mostrarci il vero volto dell’uomo e del Padre. Adesso provo a dire una cosa indispensabile ma forse un po’ difficile: quando noi guardiamo a Gesù vediamo la persona umana come Dio la sogna…più noi assomiglieremo a Gesù, più saremo noi stessi, persone realizzate, vere e felici.
Io sono la via: Gesù é una strada e le strade si percorrono: una relazione personale da cercare e vivere giorno per giorno. La strada per arrivare a Dio Padre, al cuore di noi stessi e degli altri.

V.V.V.: queste tre parole siano la risposta alla domanda di vita e di senso che ciascuno porta dentro, più o meno consapevolmente, come Filippo e Tommaso. Chiediamo al Signore di aiutarci a non avere paura delle domande che nascono in noi e riconoscerlo come la più vera e bella delle risposte da vivere.

Va Domenica di Pasqua – A

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

 

Quella è la strada:  youtu.be

In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 14, 1-12
Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore.
Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me,
perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita.
Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?
Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?
Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me.
Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.
Siamo nell’ultima cena; sono a tavola. Questo brano fa parte del primo di tre discorsi “di addio”, che Gesù fa. La liturgia ce li fa meditare dopo la Pasqua, ci fa tornare come indietro nel tempo.
Come un testamento che viene aperto e acquista significato solo dopo la morte di chi lo fa redatto.
L’immagine del posto è concreta e delicata. Non è però la poltroncina del cinema. Neppure è da intendersi come..posti in platea o nel loggione a seconda dei meriti o colpe. No.
Dà però un tono diverso alla morte. Non finiremo nel nulla ma per noi da sempre è preparato qualcosa. Andremo oltre. SI continuerà a vivere in maniera definitiva quel che qui abbiamo solo iniziato a gustare.
Le “dimore” poi…termine un po’ desueto, danno comunque l’idea di casa. E qui le cose si fanno interessanti. Mettiamo le mani a coppa, come per accoglierle meglio, pur tra dubbi e fatiche.
Noi non siamo fatti per vivere su questa terra. Ma per il cielo. Solo in paradiso, nell’incontro definitivo con Dio, nella comunione piena con Lui completeremo noi stessi.
La voglia di infinito che caratterizza il cuore umano è solo struggente nostalgia. Siamo chiamati a vivere bene qui, sapendo che è solo l’inizio. Il bello deve ancora cominciare o meglio..completarsi.
Torneremo a casa. Ci aspettano.
L’espressione con cui Filippo quasi sbuffa sa di impazienza…di “non riesco più a seguirti, son discorsi difficili…porta pazienza, non ci interessano…mostraci sto padre e va bene così!”
Il piccolo “cazziatone” che segue in realtà è una magnifica catechesi, un annuncio che invita a vedere in Gesù il volto umano definitivo di Dio.
Su questo dobbiamo riferirci e risciacquare tutte tutte le nostre idee e immagini di Dio e del suo stile nei nostri confronti. Soprattutto di come noi dobbiamo vivere per Lui.
Noi facciamo esperienza di un Dio Padre solo conoscendo e frequentando Gesù, nostro fratello.