Autore: 29febbraio
Natale del Signore – A
(Tempo di lettura previsto: 7 minuti)
In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 1,1-18
In principio era il Verbo,e il Verbo era presso Dioe il Verbo era Dio.Egli era, in principio, presso Dio:tutto è stato fatto per mezzo di luie senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,perché tutti credessero per mezzo di lui.Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;eppure il mondo non lo ha riconosciuto.Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio:a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sanguené da volere di carne né da volere di uomo,ma da Dio sono stati generati.E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenitoche viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.Giovanni gli dà testimonianza e proclama:«Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di meè avanti a me, perché era prima di me».Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dioed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
” ” – Omelia IVa Avvento 2016 – A
Un ladro condannato a morte, un soldato non credente, il diavolo, una prostituta, il capo dei pubblicani, perfino re Erode: nei vangeli parlano tutti…ma non Giuseppe. Nei quattro vangeli non dice nulla. Non credo sia una coincidenza. E’ l’uomo del silenzio.
Forse a pochi giorni dal Natale, la liturgia, offrendoci la sua figura, ha solo questo da ricordare: a conclusione del nostro Avvento, fate qualsiasi cosa ma non dimenticate il silenzio!
A volte è così difficile fare silenzio, per noi sempre connessi. Traffico, rumori, messaggini fischiettanti, caos a casa, strepiti in classe, uffici in open space… quante persone confidano di avere estrema necessità di silenzio. Evitarlo poi, è sintomatico. Cuffie, auricolari, musica e tv ovunque ci anestetizzano perché del silenzio abbiamo paura. La sensazione di vuoto che crea in noi ci dà le vertigini. Scegliere il silenzio non è facile: significa dare la precedenza a chi ti sta parlando senza interromperlo per dirgli subito che abbiamo capito; saper contare fino a 10 senza rimbeccare, rinunciare a dire “te lo avevo detto, ho ragione io, lo so”, significa intuire che non vale la pena discutere o litigare, scegliere di guardare oltre la persona, usando misericordia non condanna. Fare silenzio è mordersi la lingua piuttosto di dire frasi fatte, giudizi sommari, per seminare discredito, zizzania o divisione; fare silenzio rinunciando al proliferare delle chiacchiere inutili, alle cose dette per abitudine o imbarazzo.
Gesù cercava spesso il silenzio, ritirandosi in solitudine la notte a pregare. Davanti a chi lo accusa e condanna, ancora silenzio.
Tantissime persone lo cercano disperatamente nei conventi, nelle chiese, in mezzo al creato, vivendo la notte o il mattino presto. Aiuta a mettere ordine, equilibrio, pace.
Ma cos’è?
Il silenzio non è assenza di rumore ma… fare posto: è un atto di fiducia incredibile e concreto. Fare silenzio è farsi da parte, rinunciando a sé stessi per mettersi in ascolto. E’ dire: prima tu.
Il silenzio, come il mare, è ritirarsi per permettere espressione e creazione. E’ cambiare punto di vista e accogliere.
Giuseppe non dice nulla ma fa tutto quel che era chiamato a fare. Dio affida la realizzazione del Suo progetto a questa coppia: gli serve la disponibilità un corpo e di una mamma che crei carne e storia, per suo figlio. Ma è indispensabile un si che confermi la volontà umana di accogliere qualcuno che farà storia con noi. C’è la paura, certo, di perdere la faccia, di aver sbagliato tutto, il dubbio di non aver capito nulla di Maria, di essere stato tradito e umiliato. Ma si fida. Per far silenzio davanti a Dio ci vuole fede; lasciar fare a lui, sospendere il giudizio, le pretese, quel che si ritiene giusto e opportuno.
Mettersi in silenzio davanti a Dio per noi ora significa tacere di fronte al presepio. Educhiamoci alla preghiera di fronte al presepio: se non impariamo a pregare di fronte ad esso tanto vale farlo. Pregare come Giuseppe e Maria per dire…tu sai qual’è il meglio per me. L’umiltà di far tacere le nostre idee e abitudini, il coraggio di permettergli di stupirci. Mi fido di te, non mi imbrogli, ne vale la pena, aiutami ad ascoltarti. Ecco la fede che solo certo silenzio in noi sa custodire e coltivare. Lo spazio di noi da concedergli.
Ripenso alla poesia L’infinito di Leopardi, quando dice…”Ma sedendo e mirando, interminati Spazi…sovrumani Silenzi,….
e profondissima quiete…ove per poco il cor non si spaura.
E come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
Giuseppe ci doni fede e umiltà: il silenzio è dare spazio: l’eterno di Dio, in quel bambino da accogliere, cominci in ciascuno di noi.


