IVa Domenica di Pasqua – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

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Ascolta l’Infinito..

In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 10, 27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre.
Io e il Padre siamo una cosa sola».
Ritorna al via, torna a quel tempo.
Rileggi con calma, assapora ciascun versetto uno ad uno.
Scegli il tuo.
Magari te lo ricopi in un post-it da mettere a fianco al monitor o al cellulare come promemoria da far squillare ogni tot, quando meno te lo aspetti.
Sentilo. Ripeti più volte la frase.. fosse anche mezza o un verbo.
Resta sul versetto. Fallo tuo. Assaporalo.
Fidati.
Ringrazia.

 

“Dottore, vorrei sottoporre mio figlio ad un ketchup completo!” – Omelia IIIa Domenica di Pasqua – C

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E’ capitato a tutti i medici di trovare pazienti che attraverso internet o la televisione spiegano loro cos’hanno, come pensano di curarsi e chiedere magari solo conferme o ricette di diagnosi fai da te.. capita al 95% anche a noi preti coi sacramenti.. si pretendono di saper cosa siano, cosa si stia chiedendo.. richiesta-pretesa di sacramenti a modo mio, secondo me, il battesimo è, mi han detto, eravamo abituati, il matrimonio è.. se il malato va per curarsi il cristiano va perchè.. quali le motivazioni.. alzi le spalle non sai se discutere.. devi spesso arrenderti sono un diritto o un dono? Eppure son qui.. e da qui si deve partire per curarli, per i medici o per far loro incontrare il volto di Cristo.. perchè poi è questo l’essenziale, non altro, in una parrocchia.
Che ne è della Pasqua passata? Ha un bel dire la liturgia che è la terza domenica di Pasqua.. ma che vuol dire? Potremmo fermarci su Pietro che scazzato q.b. si guarda attorno, vede le facce assenti e pensierose dei discepoli sopravvissuti; sono 7/11, desolati, arresi, inconcludenti. E così sbotta in quel meravigliosamente drammatico “io vado a pescare”: quasi a dire.. so fare questo, sono questo, non è cambiato nulla, torno a fare quel che so fare, ad essere quel che sono come non fosse accaduto nulla.. 
Come se tutto il can can quaresima venerdipesce pasquaconchivuoi fosse già un bel ricordo ordinario.. Pietro si ritrova solo col suo “io vado”. Non è già più “noi”. Sembrano un gruppo di adolescenti sul motorino nella piazzetta che il sabato sera non sanno dove andare, si boicottino le proposte a vicenda dicendo che non c’è nulla di bello da fare e restino ciascuno a mandare i propri uozap!
Forse con quei discepoli, o in questa immagine possiamo rivedere anche noi, che ci prendiamo sul serio, indaffarati e concreti e magari nemmeno abbiamo tempo di chiederci.. ma a che è servita questa ennesima Pasqua con tutto il suo ambaradan?
All’orizzonte già le classiche pesche a vuoto.. non presero nulla.. tutto era cominciato così. Lo ricordate? Pietro si fida perchè quel Maestro lo ha stupito.. mentre lui così si riconosceva peccatore.. quanti di noi vivono un po’ così, senza chiedersi il perché.. senza gettare le reti, restando a galla, magari in balia della corrente, del si fa così, abbiamo sempre fatto così, con la guardia alta magari..
non ho preso nulla, parafransando.. essere cristiano non serve a nulla.. stare assieme, fare i bravi, fare del bene.. mi fa lavorare tanto per gli altri, ma rischia di rimanere qualcosa di morale o sociale.. ma che non ti tocca dentro e non ti rende autentico o diverso.
Alle loro frustranti delusioni Gesù va incontro con l’invito di sempre.. ”gettate la rete dalla parte destra e troverete”. Tutto come dicevamo era iniziato così. Con un atto di fede-fiducia: fidati di me sembra suggerire Gesù.. ma non siamo davanti ad un disputa ittica o ad una gara di pesca.
A Gesù mica interessa il pesce ne la bella figura su Pietro, l’unico vero pescatore: perché invece Gesù continua a consigliare questo? Cosa vuole? Che trovino il pesce o che quei discepoli siano felici? Gesù dà loro questo consiglio perché vuole non siano delusi, non vadano a vuoto, abbiano soddisfazione, trovino da mangiare e di che vivere.. questo è fondamentale: vuole che siano felici e realizzati in quel che fanno.. ecco la sfida per noi oggi, qui.
Potremmo con un po’ di sano ardore chiederci.. a che ci serve essere cristiani? Adempiere il famoso precetto? Far felice la mamma? Mettersi a posto la coscienza? Perché sposarsi in chiesa invece che in comune o convivere? Cosa cambia? Perché scegliere il battesimo per mio figlio? Perché frequentare la messa o i sacramenti non solo quando me la sento? Perché fare anni di catechismo per la cresima? Cosa ha di diverso la vita cristiana? Ha qualcosa? Cosa.. questa è una delle domande fondamentali oggi. Se non troviamo risposta sono guai, vivremo per sentito dire..
Quasi tutti oggi si dicono cristiani ma quanti vivono in modo tale? Da dove si dovrebbe vedere la differenza? O lo specifico?
Questa pagina di vangelo, che è una vera miniera di perle, ci offre il volto di un Gesù appassionato all’uomo, in pena finché non lo vede felice e realizzato, vivere un vita di qualità.. eterna!
Quando preghiamo ci sentiamo come in un negozio a chiedere o abbiamo fede di essere alla presenza di chi non veda l’ora che la nostra vita sia bella, libera e autentica? Che sia una vita che porta frutto? Che raccoglie tanto.. di cui stare noi per primi in ascolto!
Le reti traboccano.. il risultato è il realizzarsi di quanto cercato e sperato, abbondanza, ricchezza, bellezza..
E’ il Signore.. in questa espressione di Giovanni poi sta tutta la capacità di riconoscere, di leggere tra le righe, di percepire la presenza operante di Gesù. Il discepolo, affezionato al maestro non coerente con dei valori.. lo riconosce. Riconosce che il suo agire è per il loro bene. Si fida. Invidio questa sua capacità di riconoscere che tutto quel che dà qualità alla nostra vita, che le fa raccogliere reti piene di pesci.. viene da Dio. Dio non offre che qualità eterna, vita piena, libertà autentica, sogni grandi, passioni audaci. Ho la gioia di poterlo dire spesso ascoltando tante persone.. o vivendo in parrocchia.. è il Signore ad agire..
Mi domando tante volte se la nostra chiesa, il suo magistero, la dottrina sociale, i documenti del papa, ci fanno respirare tutto questo; se le viviamo come cose da fare, obblighi, limiti o come cose per noi.. se uno che arrivi nelle nostre parrocchie da fuori possa fare esperienza che chi è qui.. ha una marcia in più.. non solo è convinto ma convincente! Non solo è credente.. ma credibile…
E’ il Signore a volere il nostro bene, a spronare le nostre coscienze illuminandole, a farci sentire nel profondo del ns cuore il peso e la responsabilità delle nostre scelte, l’appello alla solidarietà, il credere ad una vita più bella possibile qui e ora, è il Signore che vuole far strada con noi, farci sentire figli amati, non schiavi indaffarati e devoti, è il Signore risorto che vuole toccare la nostra vita e farla vibrare. A Lui ci affidiamo allora, come quel Padre buono che nel suo figlio Gesù, morto e risorto per noi continua a camminare al nostro fianco. Ci doni umiltà e fede per dire anche noi non più come Pietro..io vado a pescare …ma come Giovanni che è Lui il Signore delle nostre vite.

 

IIIa Domenica di Pasqua – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

 

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Miseria e nobiltà, 1954″

 

 

In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 21,1-19

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

 

Da dove vogliamo cominciare? E’ una tavola imbandita..
Se ti fossi già dimenticato della Pasqua e avessi archiviato cioccolato avanzato, chili superflui, parenti salutati e il pacchetto quasi completo di cerimonie religiose d’ordinanza.. potresti fermarti su Pietro che scazzato q.b. si guarda attorno, vede le facce smunte e pensierose dei discepoli sopravvissuti; sono desolati, arresi, inconcludenti. E così sbotta in quel meravigliosamente drammatico “io vado a pescare”.
Quasi a dire.. so fare questo, sono questo, non è cambiato nulla, torno a fare quel che so fare, torno ad essere quel che sono come non fosse accaduto nulla.. come se tutto il can can quaresima venerdi pesce pasquaconchivuoi fosse già un bel ricordo ordinario.. si ritrova solo col suo “io vado”. Non è già più “noi”. Sembrano un gruppo di adolescenti sul motorino nella piazzetta che il sabato sera non sanno dove andare, si boicottino le proposte a vicenda dicendo che non c’è nulla di bello da fare e restino ciascuno a mandare i propri uozap! A che è servita la Pasqua? All’orizzonte già le classiche pesche a vuoto.. non presero nulla.. tutto era cominciato così. Lo ricordate? Pietro si fida perchè quel Maestro lo ha stupito.. mentre lui così si riconosceva peccatore.. quanti di noi vivono vite “notturne”, ma non nel senso che vivono di notte un po’ scapestrati e trasgressivi, ma vivono di notte, come i pipistrelli, non prendono nulla, reti vuote, non vogliono prendere nulla, vanno a vuoto come un motore fuori fase..
Oppure se davvero sei riuscito a percepire qualcosa-Qualcuno in questa Pasqua.. sei riuscito a fermarti, rallentare, vivere con fede, ti sei lasciato toccare il cuore dalla Parola, dalle tante celebrazioni o sei riuscito a vivere bene il sacramento della riconciliazione magari, inspiegabilmente dopo anni.. allora puoi dire come Giovanni “E’ il Signore”.. e continuare in un dialogo fiducioso con Lui che ti permetta di vivere con un certo stile.. e riconoscere nella tua vita quei 153 grossi pesci.. quasi a dire.. questo tempo non è passato invano..
Se invece questo tempo quaresima-Pasqua avesse acceso qualcosa in te.. la voglia di cambiare, impegnarti, convertirti, affidarti.. porta del pesce.. Gesù non prepara la pappa pronta a nessuno ma mettendosi alla griglia chiede a ciascuno di coinvolgersi e fare la propria parte.. cosa abbiamo noi da portare, offrire e condividere di nostro? Quale capacità, passione disponibilità, competenza, desiderio.. offrilo, affidalo.. vivilo in maniera cristiana cioè più umana, magari nella chiesa, nella tua parrocchia.. o nel pianerottolo, nell’open space del tuo ufficio, in negozio o per strada.
Se infine fossi tutto questo ed il suo contrario o nulla.. non importa: mettiti comodo nel contemplare una delle pagine più belle e liberanti a mio modesto parere.. ma anche delle più studiate. E’ famosa per quelle coppie di verbi legate all’amore.
Le prime due volte Gesù chiede a Pietro se lo ama; gli risponde.. ti voglio bene.
La terza Gesù, che ha capito, gli va incontro e gli chiede se gli vuole bene.. e Pietro lo conferma.
E’ Lui a venire incontro a noi, il suo amore artigianale, la sua pazienza infinita, la sua premura fraterna, il suo profondo rispetto per i nostri limiti, capacità, tempi, ritmi.. per la nostra storia, per quel che siamo e non siamo, per quel che vorremmo essere o non siamo riusciti ad essere.. lo ritengo un dettaglio meraviglioso. Non è certo un invito alla resa, al condono esistenziale, all’arrendersi e lasciarsi vivere.. ne al piangersi addosso in un melenso “son fatto così”.. ma è lasciarsi amare per quel che si è contemplando un volto pazzesco di Dio nel Suo figlio Gesù che ci raggiunge sempre e solo li dove siamo, per venirci a prendere e portare, accompagnare attraverso strane inedite che grondino la speranza della quotidiana risurrezione.