“ Mo’ me lo segno..” – Omelia XXXIIIa B – 2015

161115

“Ricordati che devi morire!” per tre volte Massimo Troisi, nel bellissimo film “Non ci resta che piangere”, si sentiva richiamare dall’austero predicatore.. fino a rispondergli il famoso “mo’ me lo segno”.. scena esilarante in un film di qualche anno fa che spero abbiate visto, perché davvero molto divertente.
Dopo aver ascoltato questa pagina la parola che mi viene in mente è “fine”. Che significa “fine”?
– La fine: chiusura, conclusione.. rassegnazione, disincanto, evitare
– Il fine: obiettivo, senso, attesa, direzione, equipaggiamento..
da quel che ci è venuto in mente capiremo come stiamo vivendo..
Da che parte ci schieriamo? La fine o il fine? Andiamo verso cosa??
Lo sappiamo tutti, ma facciamo finta di niente o al limite gli scongiuri. Questi versetti forse più che un annuncio di morte sono un invito alla vita, a darle qualità. Come? La morte diventa un richiamo al vivere in modo diverso. Spesso respiriamo una certa cultura e mentalità che ci illude di poter essere eterni, onnipotenti, spensierati, indifferenti. Grazie al contributo di tecnica, medicina, chimica o cosmesi.. sentirci onnipotenti, sempre giovani e non di passaggio.. (per estremo pensiamo allo scandalo del traffico di organi). Ricordati invece che tutto passa, anche la tua vita, quindi non sprecarla in cose che la rovinano.. fossero anche soltanto l’egoismo, il rancore, la pigrizia nell’affrontarla da protagonisti..
E non è nemmeno la sdolcinata retorica vuota del carpe diem.
Il vangelo che abbiamo appena accolto non è facile, carico com’è di immagini e simboli. Eppure parla di “quei giorni”.. credo sia in sintesi un annuncio che ci richiama alla creaturalità. Non siamo qui a caso, non veniamo dal nulla e non è vero che abbiamo niente davanti. La venuta finale di cui parla Marco non porta una fine, ma instaura un fine. Siamo creature create da Dio, amate da Lui, da Lui veniamo, a Lui ritorniamo, nel frattempo siamo immersi nel creato per noi. Bellissimo.
Non una conclusione ma una direzione. Solo questo può dare un senso grande, bello, vero alle nostre esistenze, illuminandole. La fine in realtà è il fine. Ma facciamo un altro passaggio. Quale è questo fine? Ecco il vangelo: il Figlio dell’uomo verrà con potenza e gloria e ancora Egli è vicino, alla porte il fine è la relazione.
Siamo destinati ad un incontro, finalmente pieno e definitivo col Signore Gesù risorto e con Dio. Non ci credete? Siamo scettici? Facciamo fatica.. ci sta.. non abbiamo voglia di pensarci? Eppure poi ogni santa domenica e tra qualche minuto diremo: “che Gesù Cristo.. in cui Credo, di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti.
Lo diciamo per non dimenticarlo ne darlo per scontato. Come i germogli di fico nel vangelo sono segni di una estate vicina così, ci dice Gesù, dobbiamo imparare a discernere e riconoscere i segni della Sua presenza al nostro fianco. Lui è già qui: nell’eucaristia da celebrare in modo consapevole, nella preghiera personale, nel sacramento della riconciliazione da scegliere, nel confronto con un sacerdote; come pure nei tanti piccoli grandi segni della sua presenza di amore e verità che gustiamo nel nostro cuore quando lo lasciamo andare alla carità e al bene. O nella coscienza quando sentiamo che ci invita ad andare oltre cercando la verità. O dentro quelle realtà in cui siamo immersi nelle quali lo possiamo percepire. Si tratta anche di allenarsi, farsi aiutare.. e di, magari banalmente, scegliere di guardare il bicchiere mezzo pieno ogni tanto e non solo lamentarsi o accontentarsi.
Che questa nuova fase per le nostre tre comunità possa portare tanti segni e frutti di questo, sentirci creature amate dal Signore e riconoscerlo all’opera nel costruire con noi e non nonostante.. questa unità corresponsabile.
Ed il suo regno non avrà fine diciamo poi nel Credo e questo è molto bello, siamo dentro un regno, un modo di vivere, un bicchiere mezzo pieno da vedere e continuare a riempire. Perché le sue parole non passeranno.. quando cantiamo l’Alleluia dobbiamo rinsaldare in noi la fame di queste parole che non passano, che ci siamo regalati il giorno dei nostri ingressi con questi nuovi lezionari.
Concludendo.. la fine per noi cristiani è solo che il nostro fine.
Ricordiamoci che dobbiamo morire, come in quel film, consapevoli che, come dice un teologo famoso..
“Non siamo esseri viventi destinati alla morte, ma esseri mortali destinati alla vita!” (A.Fossion)

 

 

Domenica XXXIIIa T.O. – B

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

10112015

“Niente nella creazione eguaglia Dio come il silenzio.”
(M. Eckart)

In Ascolto del Vangelo secondo San Marco 13,24-32
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga.
Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.”
Che casino..
Una pagina ostica, non c’è che dire. E’ estratta da un discorso un po’ misterioso che Gesù sta facendo ai discepoli. Come fossero le consegne finali. Siamo infatti nei versetti conclusivi del Vangelo di Marco.
Erano davanti al tempio di Gerusalemme e gli avevano chiesto, scandalizzati, che pensasse dei fasti architettonici del tempio.. e quindi di un certo tipo di religiosità. Le cose si fanno “apocalittiche” cioè riguardanti le “cose ultime”: tema caldo di per sè. La vita dopo la morte, il giudizio di Dio, la vita terrena, meriti e colpe, sicurezze e angeli, senso e significato di queste dichiarazioni, ore precise e attese inflazionate.
E’ un discorso complesso quello riportato da Marco fatto di citazioni bibliche, immagini, previsioni e profezie. Insomma quel “casino” di cui parlavo. Difficile personalmente, estrapolarne un buon boccone, faccio fatica.
Certo.. la frase sulle “parole che non passeranno” ci fanno tornare alla mente i nostri Alleluja giovanili alle messe.. dandoci la certezza che chi frequenti la Parola e Lo ascolti presente e vivo tra le righe.. abbia una marcia diversa rispetto agli altri. Suonandoci famigliari, ci consolino rinforzando così in ciascuno di noi la fiducia. Così si potrà restare sintonizzati anche “oltre” le pagine così ostiche.
Chiediamo di saperlo vedere vicino, nei fatti di tutti i giorni, di saper leggere la realtà che ci accade, fichi o meno, con la fede che Lui già cammini al nostro fianco.
Molti di voi saranno andati a messa l’altro ieri. Parecchi magari si sono anche comunicati. Tutti hanno potuto accogliere e ascoltare la Parola. Siamo usciti da quella chiesa, abbiamo iniziato la settimana e stiamo leggendo questa Goccia affaticata da “templi dello Spirito”, da “tabernacoli” che si son lasciati riempire dalla Parola e dall’eucaristia.. ci credessimo davvero almeno un po’ che siamo diventati tabernacoli ambulanti.. quante cose cambierebbero davvero..
Buone cose!

Domenica XXXIIa T.O. – B

(Tempo di lettura previsto: 7 minuti)

03112015

youtube.com


In Ascolto del Vangelo secondo San Marco 12, 38-44
In quel tempo, nel tempio, Gesù diceva loro nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

 

Parlare di soldi, di sicurezza economica, di garanzie è così delicato. E spesso fin troppo facile.
Abbiamo tutti (o quasi) carte di credito e bancomat, assicurazioni sulla vita e non solo. Viviamo nella parte del mondo in cui se vai in ospedale ti curano, abbiamo i centri commerciali sempre aperti, i piccoli negozi 24/24 con i distributori automatici, l’acqua calda e potabile – non ancora a Messina, però.. –  le farmacie di turno, possiamo scommettere e giocare d’azzardo ovunque, la pizza e il sushi a domicilio, gli acquisti compulsivi su Amazon che ci fanno comperare sempre ovunque tutto e subito.. possiamo mangiare etnico e gustare le fragole in inverno, possiamo sprecare cibo e comprarne di prelibato per i nostri gatti, scatenarci per i gatti randagi, ma non per le persone, ci preoccupa il vuoto della wi-fi, l’assenza di tacche dello smartphone..
Il resto mettetecelo voi.. non vorrei scadere in una pallida, scontata e dolciastra retorica prenatalizia.
La chiesa mi passa lo “stipendio” e l’8xmille tranquillizza il clero. E questo dovrebbe farci stare zitti a lungo a noi annunciatori..
Insomma.. cosa dovremmo buttare in quel tesoro? Cosa abbiamo per Vivere? Dovremmo rinunciare al bancomat? Alla promozione speciale dei punti al supermercato? Ai nostri diritti sanitari o alla salute? Dovremmo ignorare le normali condizioni di vita e metterci.. a repentaglio?
Che vuoi da noi, Gesùbello? C’è anche chi non ha ne stipendio fisso, ne posto garantito, ne salute ne diritti.
Allora.. che vuoi? Il superfluo lo buttiamo dopo il cambio armadi nei sacchettoni gialli della Caritas, ci svuotiamo le monetine arancioni in chiesa o ai più poveri, cosa riteniamo superfluo? Ormai è trendy pure la pancetta..
E’ così difficile, con questo vangelo, non scadere nella retorica. E.. mioddio quanto ho già scritto..
Mi piace quel Gesù che si mette a osservare. Impara dalla strada, da quel che accade. In scoutese si parlerebbe di “catechesi occasionale”.. uno sguardo capace di lasciarsi provocare e che impari sempre qualcosa di buono da tutto.
Vorrei chiedere questo sguardo.. per sapermi stupire e meravigliare, per non dare per scontato, per non girarmi dall’altra parte, per non limitarmi a vedere.. Gesù infatti sta osservando COME gettavano (controvoglia? compiaciuti? altezzosi?..)
Sottolineatura bellissima..
Il tesoro era.. come dire.. era come Dio.. ti butto quel che ho, quel che posso: così mi sentirò giusto, bravo, meritevole o devoto.
Quel che butti e come.. dice il rapporto che percepisci con Dio, se lo temi, lo vuoi comperare o tener buono.. oppure se senti di condividere e partecipare. Se c’è prima Lui o prima tu.. detta un po’ di brutto. Cosa pensiamo significhi chiedere il pane quotidiano per oggi, nei mnemonici Padre nostri?
Non sono solo offerte, ma sicurezze.. la Provvidenza? La gestione affettiva di sè, il “dov’è il tuo tesoro là sarà anche il tuo cuore”.. gettare tutto dice.. ti fidi di Dio fino in fondo? Cioè della fede, di quel che credi e speri, credi di poter resistere senza.. quel ruolo, quella immagine di te, del tuo passato, del tuo incarico in parrocchia, delle tradizioni del tuo gruppo iperattivo, del calore dolciastro delle tue ferite e dei tuoi vuoti, resistere senza quello a cui sei aggrappato.. la tua indifferenza e quieto vivere, le tue connivenze e indulgenze plenarie compulsive, meriti o successi, prestazioni o diritti acquisiti..
Con quanta delicatezza Gesù mette in cattedra questa vedova povera: ci conceda.. se non l’umiltà per una seria riflessione e autocritica sull’uso che facciamo dei beni e della sicurezza paciosa che ci infondono.. almeno il desiderio di avere un po’ di quel suo sguardo sulla realtà..

COMMENTA!

 

Donati un po’ di tempo PER TE STESSO, per fare silenzio, per staccare, per lasciarti raggiungere Una buona volta, senza scuse.. per la bellezza, per “gli ultimi”, per DIO.. un abbraccio e.. prega per me!
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