Santissimo Corpo e Sangue di Cristo – B

(Tempo di lettura previsto: 7 minuti)

 

“E’ una cosa sconcertante. La verità bussa alla porta e tu dici: “Vai via, sto cercando la verità”, e così va via. Davvero sconcertante.”
(Robert M. Pirsig)

 

040615

 

In ascolto del Santo Vangelo secondo S. Marco 14,12-16.22-26
 
Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

 

La liturgia della Parola della festa tradizionale del Corpus Domini ci riporta come con un brivido all’ultima cena.
Atmosfere pasquali quasi stonate, che mal sopportano il caldo improvviso e insperato di questi primi giorni di giugno.
Pane e vino: benedizione e ringraziamento, le due preghiere che Gesù formula. Le sentiamo pronunciare ogni domenica alla messa.
Sceglie di donare la sua vita perché le nostre vite, diventino benedizione e ringraziamento.
Cioè che le persone che ci incontrano ci benedicano: parlino bene di noi. Dicano bene di quel che siamo, del nostro stile di vita.
Che ringrazino. Siamo la.. bello: la mia vita fa si che chi mi incontra e si relaziona con me.. ringrazi magari Dio di avermi incontrato
e dica bene di me.. anche a Dio stesso.
Vi pensate se cominciassimo almeno a desiderare questo, dopo che siamo “andati alla comunione”?
Non saremmo spesso così distratti, non guarderemmo in giro, non terremo male le mani, in modo scomposto o improvvisato..
Diremmo un “Amen” della madonna.. con rispetto.. non un biascicato sospiro morsicato, guarderemmo l’eucaristia, l’ostia,  prima di comunicarci.. senza fare l’occhiolino al sacerdote, lo penseremmo scendere in noi..nel nostro corpo, nella nostra storia, tra le nostre ferite e solitudini, nei baratri del nostro peccato connivente, nei pertugi del compromesso, nei rigagnoli tiepidi della nostra indifferenza, nei fiori sbocciati della nostra autonomia autoreferenziale..
Come pure dove pulsano i nostri bisogni di felicità e pienezza, tra i germogli dei nostri desideri, tra gli spiragli di coraggio e pace che viviamo, nelle trame della carità e della generosità che ci sospingono..
Cominceremmo a ringraziare, a sentirci scaldare dentro, invasi di pace, autostima, preziosità, fiducia, serenità e abbandono.
Inizieremmo a guardarci attorno e vedremmo altri come noi.. e ci sentiremmo davvero fratelli e sorelle, parti di un unico corpo più grande.. la chiesa.
Cominceremmo a sbattercene di fare tanti inchini e prostrazione senza pensarci uscendo o passando davanti all’altare.. perché stiamo ancora pensando che siamo stati imbottiti di Cristo stesso.
Usciremmo dalla chiesa come dei tabernacoli. Senza lucina rossa.. e senza baldacchino o processione..
Che avesse pensato questo Gesù? Che uscendo dalla chiesa noi saremmo stati come un tabernacolo, di fronte al quale fare una genuflessione?
Perché faccio la riverenza davanti al “tabernacolone” dorato, marmoreo e fiorimunito e non davanti ad una persona viva che ha appena ingoiato Gesù?
Non è lo stesso Gesù? Cambia il contenitore. Materiale uno, vivo l’altro.
Ma vi pensate se domenica uscissimo dalla chiesa guardandoci attorno e sentissimo di essere diventati tempio di Cristo?
Se ci guardassimo come tanti tabernacoli? Perché non si può fare? Chi ce lo impedisce? Chi ci dice di essere così razionali, seri, prevedibili e insensati?
Sentire che la nostra chiesa sorge qui e qui si alimenta.. da qui prende il largo.. mangiamo lo stile che siamo chiamati a diventare.
Farci cibo, sfamarci. La mia vita, così com’è è invitata a farsi cibo. Il mio amore, le mie premure e attenzioni, la mia carità, il mio silenzio, il mio sorriso, le mie parole.. possono nutrire qualcuno.
Provare a mettermi in ginocchio.. fosse anche solo con l’atteggiamento interiore.. di fronte ad una persona.. sentirla così preziosa..
Si va ben.. perchè Gesù è morto in croce per lei.. certo, si, va bene..
Perché fatto a immagine e somiglianza di Dio.. ok, ovvio..
Ma perché è come un tabernacolo.. anzi.. è diventata un tabernacolo..
Chissà cosa accadrebbe..
Già..

 

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Donati un po’ di tempo PER TE STESSO, per fare silenzio, per staccare, per lasciarti raggiungere Una buona volta, senza scuse.. per la bellezza, per “gli ultimi”, per DIO.. un abbraccio e.. prega per me!
Grazie, don mt

barca1x

Santissima Trinità – B

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

 

260515

 

in sottofondo, per non prendersi mai troppo sul serio:

 

In ascolto del Santo Vangelo secondo San Matteo 28,16-20
 
In quel tempo, gli undici discepoli, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

 

Si prostrarono.. cioè adorarono: dire che va bene, ci credo, sono d’accordo, mi fido.. sei tu Gesù il mio Signore, padre nostro, ave maria, gloria al padre.. ti adoro, son cristiano, son battezzato, faccio il bravo mi comporto bene, viva Gesù, viva Maria, tanti rosari, tanti pellegrinaggi, io son tanto devoto, ho una zia suora, ho uno zio missionario, da piccolo ho fatto il chierichetto, da giovane andavo ai campiscuola, mi ricordo il mio don..
Si prostrarono.. cioè fanno i gesti del corpo (e non solo) che van fatti.. sanno mettersi in ginocchio, adorare, riconoscere valore e importanza.. insomma.. male non fa.. ci sta. Fa bene.. si può fare!
Però dubitarono.. dubitare: dice la faticosa scelta tra almeno due cose. Che ci viene in mente?
Vero o falso? Utile o inutile? Giusto o ingiusto?
Dubitare qui non mi fa venire in mente subito l’ormai consueta fatica a credere o meno l’esistenza di Dio.. che volete che sia.
Ma qualcosa di più sottile. Mi conviene davvero? Vale la pena impegnarsi? Posso adorare lui e contemporaneamente fare quel che mi pare?
Questi due verbi assieme ci danno un quadretto interessante dei discepoli: li riferisco ad entrambe. Si può adorare e prostrarsi dubitando.
Si può dubitare, ma prostrarsi. Mi pare molto vero.
Nessuno dei due atteggiamenti può essere puro, al 100%. Siamo seri.. alzi la mano chi può dirlo di se.
Ma poi ci facciamo fregare e pensiamo di non poter fare una cosa se non facciamo l’altra.
Non andiamo alla comunione se non ci siamo confessati, non facciamo un servizio in parrocchia perchè pensiamo di non poterci essere al 100% o di non essere in grado di fare bene..
Perchè noi crediamo nell’idolo de.. ”ah, io le cose o le faccio bene o faccio a meno di farlo”. Idolo! Perchè non è ne un principio evangelico ne umano.
Siamo umani e quindi segnati da questa creaturalità: non perfetti. Significa che siamo chiamati a stare in equilibrio. Non ad un “Tutto bianco/ tutto nero”.. fede al 100% o dubbio al 100%..
Siamo chiamati a cercare giorno per giorno qui ed ora la fedeltà a noi stessi e quanto possiamo fare, come siamo in grado..
Chiamati non solo a riconoscere il bene, ma il meglio! Il meglio per noi.
Anche perchè poi alla fine.. la cosa più importante non è quanto continuerò a dubitare e adorare assieme sentendomi tiepido o compromesso o autoreferenziale.. ma se lo sentirò al mio fianco, con me, fino alla fine del mondo..

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Sono stato in farmacia e.. – Omelia Domenica di Pentecoste 2015 – B

Denominazione:
Spirito Santo
Composizione:
E’ una persona divina, come Dio e Gesù, la terza della Santa Trinità. Ci posso quindi parlare perché sono in relazione con esso.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Sono in tre. Il nostro Dio è una famiglia di tre persone.
Ed io mi lascio accogliere da tutti e tre ed entro in questa famiglia. Faccio il girotondo con loro, come ne “La Danza” di Matisse.
Principio Attivo:
E’ una forza di amore che permette la relazione tra il Padre, il Figlio e le persone. Anzi è quella relazione. E’ quell’amore che lega il Padre al Figlio e che trabocca da loro su di noi, per poi tornare a loro.
Camminate secondo lo Spirito.. ci ha chiesto Paolo nella seconda lettura.
Forma e contenuto:
Nella Bibbia viene descritto simbolicamente come una colomba, come fuoco, o il vento.. ne vedi gli effetti, ma non lo vedi in sè..
Viene anche definito il “Consolatore”, l’”Avvocato difensore.. paraclito”, quello che ti insegna la verità di te e della vita, dice il Vangelo.
Indicazioni terapeutiche:
La terapia a base di Spirito Santo può trovare indicazione in una vastissima gamma di malattie e casi. Va assunto per essere cristiani dal battesimo alla cresima. Allora cristiani significa fedeli ad una relazione d’amore con Dio Padre attraverso Gesù. Altrimenti, senza Spirito Santo, si sarà solo coerenti o meno coi valori cristiani.. si ma quali?  Si, ma perchè?
O devoti a belle pratiche vuote.. ah io son abituato così.. eehh..
E’ il fondamento della vita spirituale cristiana. Permette il sintonizzarsi con il Padre. Solo attraverso lo Spirito Santo io posso entrare in relazione con Gesù, con la Sua Parola che accolgo, con l’eucaristia.. e quindi fare l’esperienza corretta e bella e LIBERANTE di Dio: del Dio vero.. quello di Gesù Cristo, il Dio padre; non di quello che ho in mente io, che mi hanno inculcato delle suore tristi e acide, o dei genitori frustrati, dei preti repressi o altro.. qualsiasi possa essere stata la mia esperienza di Dio, la mia educazione cattolica.. la mia vita in parrocchia o altro.. lo Spirito Santo mi può aiutare a fare ordine e a farmi incontrare davvero il vero volto di Dio Padre nel Suo Figlio Gesù.
E’ come un server con cui entrare nella rete e restare sempre connesso per scaricare gli aggiornamenti (quello che mi fa bene, quello che mi rinnova.. la Parola..), ma anche gli antivirus (quello che mi svuota, imbruttisce, che mi illude e spegne..).
Controindicazioni ed effetti indesiderati:
Teoricamente nessuna; si possono però rilevare dei casi in cui una persona fraintenda la sua presenza e lo usi in modo poco accorto. Gli faccia dire quello che più fa comodo a sè stesso. Si confondano un po’ le cose e si stracapiscano. Il rischio è di far dire allo S.S. quello che in realtà sono io a volere..
Oppure si possa pensare: ma queste cose con me non c’entrano, si può essere cristiani lo stesso, basta andare a messa e volersi bene.
Per gli effetti desiderati invece.. come ai Galati anche a noi Paolo dice che il frutto dello spirito  è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.. riusciamo almeno ad immaginare una classe, una famiglia, un ufficio, un comune, una società in cui.. si possa provare a vivere così?
Precauzioni d’impiego:
Nessuna: assumerlo regolarmente, il più spesso possibile, ovunque e a qualsiasi ora; ne siamo già portatori sani, rivolgersi quindi allo S. S. in ogni occasione; invocarlo per ogni evenienza.
Chiamarlo a sé, chiedergli di sostenerci e accompagnarci a..
Sia nelle cose belle che in quelle faticose, quando non bastiamo a noi stessi. Nel Nuovo testamento viene detto di non preoccuparsi quando ci sarà da essere testimoni del vangelo.. ma affidarsi allo Spirito Santo.. lui metterà nel nostro cuore le parole e gli atteggiamenti giusti. Provare per credere, funziona davvero!
Dose, modo e tempo di somministrazione adulti e bambini: 
Usarlo in abbondanza, prima e dopo i pasti, più volte al giorno, appena se ne senta la necessità; lo Spirito Santo va invocato prima di ascoltare un brano della Bibbia, prima di accostarsi al sacramento della riconciliazione, prima di parlare di certe cose a certe persone, per guardare a noi stessi come Dio Padre ci guarda, con misericordia; si fa un po’ di silenzio, dentro e fuori di sè e si ripete più e più volte, come un mantra, “vieni Santo Spirito”.. o parole simili; a Lui si chiede forza, conforto, pace, sapienza.
A Lui si chieda luce, prima di una decisione, di una scelta, di un orientamento; ci si dà magari qualche giorno per pregare per quella cosa e si invoca lo Spirito.. per conoscere meglio il desiderio, la volontà di bene che Dio possa volerci suggerire.
E’ indispensabile per fiutare, stanare e seguire la volontà e la promessa di Dio per noi. In quel che viviamo..
Non si rileva nessun effetto negativo da sovradosaggio piuttosto se ne registrano i danni in caso di totale carenza: discordia, invidia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, impurità, dissolutezze.. così Paolo ammonisce i Galati..
Consistenza e confezioni:
Si consuma in diversi modi.
Ricordare i famigerati 7 doni dello Spirito Santo è molto bello: noi forse li abbiamo lasciati alla nostra cresima tot anni fa:
Sapienza.. per riconoscere il sapore buono delle cose e delle esperienze che ci fanno davvero bene.
Intelletto.. per capire in profondità, per andare alla verità e all’essenza della realtà
Consiglio.. per riconoscere il sogno di Dio su di noi.. e crearlo assieme a Lui.
Fortezza.. per affrontare quel che è scomodo e difficile, con coraggio, assieme a Lui.
Scienza.. conoscenza.. conoscere le cose non con la testa, ma anche col cuore, con amore.. attraverso l’amore.. come una mamma che guarda al figlio.. e sa già come sta.
Pietà.. non commiserazione, ma abbandono fiducioso come un bambino tra le braccia del papà.
Timore di Dio.. non paura di un giudice severo.. ma il rispetto giusto, in una relazione significativa.. temo di comprometterla.. e desidero invece custodirla..
Scadenza e conservazione:
Nessuna scadenza, è una persona viva e divina, quindi eterna; è conservato dal giorno della nostra cresima nel nostro cuore e da lì lo dobbiamo invocare, perchè venga “a galla” e possa sostenerci e illuminarci. L’abbiamo già ricevuto, è in noi, non serve cercare altro.. o immaginarlo chissà dove. Basta lasciamo emergere dalla nostra coscienza. Invocare la sua forza a sciogliere le nostre resistenze, tiepidezza e chiusure.
Con questo desiderio allora, vieni Santo Spirito, vieni in ciascuno di noi con forza in questa Pentecoste, sostieni, illumina e guida le nostre vite, aiutaci a sentire nostro fratello Gesù camminare al nostro fianco, mostraci il volto di Dio Padre, guida la nostra comunità e la collaborazione pastorale cittadina, per Cristo nostro Signore.
Amen