Domenica di Pentecoste – B

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

«E poi ci sono anche quei brutti momenti in cui il mio cervello lavora troppo, e i pensieri cercano formule concise e onnicomprensive, in risposta ai numerosi conflitti tra corpo e anima, terreno e spirituale, finito e infinito – in breve, la risposta a ogni cosa»
(Etty Hillesum)

 

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In ascolto del Santo Vangelo secondo San Giovanni 15,26 – 27.16,12 – 15
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: ”Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.”

 

(..) per il momento non siete capaci di portarne il peso..
Quante volte dentro di me e attorno a me.. sono stato sommerso di domande, dubbi, richieste di comprensione e speranza.. schiacciato da sguardi imploranti che chiedono “perchè”, pretendono di capire, battono cassa per un conto di spiegazioni che non arriva, un sordo appello all’onnipotenza delle risposte, un sentirsi in colpa perchè non sei un wikipedia umano della fede, di Dio, della Chiesa, della storia..
Quante volte tra le labbra mi son sentito solo un tiepido e flaccido “non lo so”, oppure pensavo “e adesso che gli dico?”
Quante volte ho dovuto solo scegliere un silenzio arreso, rabbioso, issando la bandiera bianca delle parole vuote e delle frasi fatte..
E come mi fa bene questa frase, allora.. : di primo acchito potrebbe suonare come svilente, umiliante, da gradasso.. quasi ci volesse far passare da stupidini.
Eppure mi da una pace, una libertà, un senso di abbandono fiducioso che mi fa gran bene.
“Senti.. si, bravo, ok, certo, leggi la Bibbia, studia teologia, prendi appunti, documentati, compra e consulta i libri.. ma alcune cose.. davvero non c’hai fisico, ne la testa.. fidati, non sei capace di portarne il peso. Io vedo più in là, più nel profondo, più oltre. Take it easy!”
Bello. Mi dona serenità e umiltà. Mi colloca in un orizzonte più vasto del mio. Mi da speranza.
Mi dice che sono provvisorio, fragile, incompleto. Ma anche che la realtà.. terrena, ultraterrena, divina è infinitamente più grandiosa, bella, libera e aperta.  Questo mi fa sollevare lo sguardo dal mio orizzonte asfittico, preciso e calcolatore, socchiudere gli occhi, guardare oltre e sorridere.
Se fumassi.. mi accenderei anche una sigaretta per aspirarla con calma..
Mi fa sentire creatura: non da solo o isolato, ma prezioso. Accudito con premura.. che non vuole mi bruci o faccia male.. sbattendo la testa contro cose più grandi di me che mi potrebbero stordire.
Ma si.. mi dico.. andrà tutto bene: questa apertura ulteriore e misteriosa non mi manca di rispetto.. non mi schiaccia ne umilia.
Mi dice che ci saranno un sacco di sorprese e che il bello deve ancora venire.
Solo questa apertura.. questo squarcio infinito mi spalanca davanti speranza inedita e sicurezza insperata.
Mi fa sentire accolto, previsto, dentro.. che nulla è a caso o disperato.
Che nessuno mi nasconde nulla per fregarmi, che non è una presa in giro.
Che i miei dubbi e le domande, le tiepidezze e i compromessi si scioglieranno in una grande luce di verità.
Spero di non essere l’unico ad essermi infilato le ciabatte e rilassato un po’.. se no tanto vale, no?

 

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Ascensione del Signore – B

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

 

120515

https://youtu.be/cIPZNYoVvD8

 

In ascolto del Santo Vangelo secondo San Marco 16, 15-20
 
In quel tempo Gesù apparve agli Undici e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano

 

Ho quasi 40 anni: battezzato idem, cristiano semi cosciente da 20, prete incosciente da 9.. ho fatto decine e decine di campiscuola, ho fotocopiato foreste di carta, ho vissuto, patito, guidato “mesi” di riunioni a tutte le ore e per qualsiasi motivo, ho assistito associazioni, Grest, gente, gruppi, esperienze.. ho portato lo zaino sotto la pioggia e il sole per mesi, ho comprato decine di palloni e cancelleria, organizzato decine di cacce al tesoro e giochi notturni, servito costicine alla sagra, fatto servizio in tutti i tipi di realtà..
Eppure non ho mai scacciato un demonio.. anzi nemmeno qualche mosca, arranco con l’italiano e l’inglese, non ho mai preso in mano un serpente (se non cotto per mangiarlo!), non ho mai bevuto veleni, non ho mai guarito nessun malato..
Forse allora non credo? Non credo.
Cosa avrà voluto dire Gesù bello dicendo questo? Sicuramente ad una lettura frettolosa ed emotiva potrebbe venirci da sospirare e dire.. ”lasciamo stare”..
Ma la provocazione che mi faccio sempre, senza cercarvi più di tante risposte, ma lasciandola libera in me è sempre la stessa: stavo proclamando il vangelo ad ogni creatura? Come? O era filantropia, buonismo, volontarismo, protagonismo.. o un passatempo gratificante.. non lo so.
So che non si fa mai niente in modo puro e disinteressato.. quindi passa. Importante è comunque farlo.. le motivazioni si purificheranno. Altrimenti sai con quanti alibi giustificheremo la nostra pigrizia?
Ma abbiamo comunque bisogno di tale provocazione.
E poi mi innamoro di quel Signore che dice Marco “agiva insieme con loro”.
Non al posto loro. Non per loro. Ma insieme: spalla a spalla, al nostro fianco, facendo il tifo per noi, sussurrandoci la Parola giusta, stuzzicando la nostra coscienza al meglio (non al bene)..
Oppure da dentro il cuore a indirizzarti e muoverti.. come Actarus guidava Goldrake.. va bè, si fa per dire.
Ma l’immagine è suggestiva.
Mentre sorridi leggendo.. prova però ad appoggiarti una mano sul cuore e chiederti se la comunione fatta domenica.. abbia poi fatto tanta strada..
Che la Parola accolta, che questo vangelo gocciolato settimanalmente..
Che poi alla fine.. ci credessimo davvero..
Lui conferma coi segni la Parola che sappiamo annunciare. Lui le cose le vuole fare con noi.
Ma noi, le cose, vogliamo farle sentendolo accanto a noi? Col suo stile?

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Sfamare o divorare? – Omelia VIa Domenica di Pasqua – B

Pensandovi.. questa settimana dicevo tra me e me.. come vorrei che uscissero dalla celebrazione eucaristica OGGI?
Si parla di amore nella seconda lettura, le parole bellissime di Giovanni e nel vangelo, la seconda parte di quello di domenica scorsa.. lo ricordiamo? La vite e i tralci, il dare gloria a Dio non a parole, ma con una vita che porti frutto. E oggi questo desiderio di gioia. Sembra perfino esagerato, tutto questo amore di qua e di là, la gioia.. ci sembrano cose così poco concrete o dignitose.
Mi sono risposto: mi piacerebbe che almeno qualcuno uscisse da questa santa messa, dopo aver insieme celebrato l’eucaristia.. almeno un po’ di buon umore. Che non significa “tutto bene” ma che la stiamo facendo andare per il verso giusto. E non con un vuoto ottimismo ma perché vi siete sentiti amati. E questo gratis!
Uscire dalla celebrazione con la sicurezza che sono amato.
“In questo sta l’amore, dice la seconda lettura, non siamo stati noi ad amare Dio ma è Lui che ha amato noi.”
Bellissimo. Sentiamo il sapore e la profondità di tali parole?
Ci fanno abbassare la guardia da un’idea di un Dio avversario o a cui chiedere sempre il conto di tutto..
come pure sono una carezza sulla testa, se ci sentissimo troppo affaticati di cose da fare, di servizi visibili e gratificanti e meriti cristiani da ottenere, fioretti da mantenere..
Ma credo che questa dichiarazione pazzesca d’amore non possa lasciare tranquillo nemmeno un’indifferente, chi si dica ateo, non credente.. o praticante non credente! Ricordate esempio all’inizio.
A volte ho la sensazione che perdiamo troppo tempo a discutere su e di Dio.. se ci ascolta, se esaudisce, sa fa quel che gli diciamo o ricorda quel che gli abbiamo raccomandato. Lui di se non ha detto altro che è padre. E un padre ama. Ma perché queste parole dovrebbero metter di buon umore?
Perché ci donano serenità e pace. Sentirsi anticipati, protetti, attesi.
Confidare che venendo in chiesa troverò ciò di cui ho bisogno: per carità.. ne salute, ne lavoro, ne soluzioni.. ma poter rinnovare l’equipaggiamento con cui riprendere il viaggio della settimana. Continuo a vivere da risorto in questo tempo di Pasqua. Cioè da chi cambia prospettiva.
Una Parola che mi riesca a decifrare, provocare, illuminare, consolare.. la Sua eucaristia in cui confidare per sentirlo in me, intimo a me più di quanto io sia con me stesso!
Il canto comune.. e una liturgia vissuta in modo partecipe, non passivo da spettatori.. prendo in mano un libretto e canto.. i cuori che cantano assieme si uniscono, pregano assieme, mentre imparano ad ascoltarsi per andar a tempo imparano anche a collaborare e andare d’accordo.. una messa in cui tutti cantano e rispondono assieme, leggendo il foglietto.. ti manda a casa felice, oppure la vita di comunità, gli appuntamenti, gli avvisi, il celebrare assieme, non ciascuno per conto proprio.. a fare le proprie devozioni..
La sensazione che solo così è più bello e non siamo soli o numeri.
Discorsi troppo semplici? Può darsi.. abbiamo sempre una parte di noi che ci sussurra.. ”vattene” lascia perdere, pensa ad altro..
Rimanete nel mio amore. E’ il verbo che in queste due domeniche ci ha avvolto. Nell’amore si entra e si dimora. Rimanete, non andatevene, non fuggite dall’amore. Spesso all’amore resistiamo, ci difendiamo. Abbiamo il ricordo di tante ferite e delusioni, ci aspettiamo tradimenti. Ma Gesù ti dice: “arrenditi all’amore”. Se non lo fai, vivrai sempre affamato. Affamato di amore, di attenzioni, di stima, di protagonismo  e fiducia.
Gesù si fa cibo per noi, e ci chiede di sfamarci gli uni gli altri. Ecco la seconda parte del vangelo.. sfamarci, non mangiarci.
Ci chiede di continuare a far traboccare l’amore che Lui ci dona verso gli altri: è sufficiente un po’ di onestà per dire che non ne siam capaci da soli.. ma sarebbe un segno di grande sfiducia nei confronti di Dio dire che è impossibile. Vorrebbe dire dare del crudele a Gesù che ci ha comandato di amarci gli uni gli altri come Egli ha amato noi; oppure anche del fallito dal momento che ha dato la sua vita per questo; oppure infine dell’ingenuo visto che ci ha scelti per portare un frutto che rimanga. Dare la vita non è semplice né piacevole: altruismo compiaciuto, buonismo e filantropia non sono nemmeno un pallido riflesso. Se mi guardo attorno poi.. non sembra certo che la mentalità e lo stile più comuni siano questi.. eppure..
Dare la vita significa rafforzare di giorno in giorno una scelta, cioè la stessa scelta di Gesù. Di sporgersi continuamente da sé per trovare equilibrio e gioia negli altri. Insieme. Di sfamare non divorare. Questo ci dia gioia e pace, ci faccia uscire di buon umore.. fieri di essere cristiani.. non possiamo non ricorda cosa disse Papa Francesco a questo proposito “E’ una malattia dei cristiani questa. Abbiamo paura della gioia. E’ meglio pensare: ‘Sì, sì, Dio esiste, ma è là; Gesù è risorto, è là’. Un po’ di distanza. Abbiamo paura della vicinanza di Gesù, perché questo ci dà gioia. E così si spiegano tanti cristiani da funerale, no? La loro vita sembra un funerale continuo. Preferiscono la tristezza e non la gioia. Si muovono meglio non nella luce della gioia, ma nelle ombre, come i pipistrelli. E con un po’ di senso dell’umorismo possiamo dire che ci sono cristiani pipistrelli che preferiscono le ombre alla luce della presenza del Signore”. 
Con questa consapevolezza ci affidiamo a te Signore, per intercessione di Maria, donaci il coraggio di desiderare di vivere con gioia e di farlo nel tuo nome, da figli amati, con serenità e con il buon umore.. se non per questa omelia, almeno perché un papa che chiama pipistrelli i suoi fedeli, un sorriso non può che strapparcelo..