XIIa Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

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Personal Jesus

 
In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 9,18-24

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda:
«Le folle, chi dicono che io sia?».
Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».
Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno.
«Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani,
dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà.
La prende larga: prima chiede delle folle, poi affonda il colpo.. “ma voi”.
Lo fa dopo una lunga sosta di preghiera.. quasi fosse in crisi di identità, bisognoso di conferme oppure.. ordine, realtà, verità.
La cruda nudità di questa pagina mi tocca sempre.
Alla fine da come rispondiamo, se lo riusciamo a fare, dipende tutto: come viviamo la fede, come restiamo e perché in parrocchia, con quale stile, cosa pensiamo di Dio, della Chiesa, del clero, della “religione”; come pura come considerare noi stessi, le nostre croci e vittorie, le sconfitte e il buio..
Quel “Se”, poi è liberante: nessuno è obbligato ad essere cristiano. Noi sentiamo di dover fare un sacco di cose. Qualcuno si schernisce magari continuando a dire che mi hanno insegnato così, ci hanno abituato, eravamo abituati così.. mi domando quando inizieremo a cambiare prospettiva. A considerare che la Buona Notizia vale più di qualsiasi cosa possano averci detto genitori, nonni, parroci e suore.. di chi mi fido di più? Perché non penso con la mia testa?
Solo in parrocchia ovviamente..
Ogni tanto giro per le parrocchie e mi chiedo.. dove ti abbiamo messo, Gesù? Dove sei nascosto? Quanto sei presente, argomento, tema, motore, esempio di stile, riferimento?
Ognuno che si professi cristiano è chiamato a rispondere a quella domanda.. per me Gesù tu sei..
Anni fa proposi, proprio da questa Goccia, che ciascun lettore rispondesse. Bastava una riga, un 150 caratteri, un tweet..
Non lo fece quasi nessuno. GIà.. possiamo comporre o leggere o condividere le Gocce.. ma poi..
Siamo passati da.. Cristo si, Chiesa no.. negli anni ’70 della contestazione dell’autorità.. al Chiesa si, Cristo.. bo.. chi è? A noi basta papa Francesco e fare le nostre cose religiose.. sociali..devote..
Non lo so.. rimugino, mi interrogo, mi inquieto, fiuto l’aria, cerco ispirazione, discernimento, resto in ascolto.
Passo la linea alle vostre anime, guardatevi allo specchio, ripensate alle vostre storie, guardate un crocifisso e ditegli quel che vi va..
Grazie.

XIa Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

080616

Bel libro che merita..

 
In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 7, 36 – 8,3

Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».

Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

(In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.)
Simone fondamentalmente è perfetto: passa la vita a contemplare i suoi meriti religiosi, la sua devozione, al centro del suo mondo, ma da sopra uno scalino guarda in basso.
La prostituta.. è un’artigiana dell’amore. In tutti i sensi e doppisensi, ok, ma..
Questo brano risulta affascinante, ma sempre un minimo indigesto perché mette al centro il rapporto tra l’amore ed il perdono.
Chi viene prima e perché? Non sono dettagli, ma immagini precise di Dio.
Ami molto e quindi per merito vieni perdonata?
Perdoni e quindi sei in grado di amare? O di essere amata?
Chi è causa di cosa?
Quel “perché” è da sempre ambiguo (perdonati .. perchè ha molto amato..)
per qualcuno può essere tradotto anche come “e quindi”:
Al di là di tutto questo credo sia una questione di sguardi.
Imparare a guardarci gli uni con gli altri, dalla prospettiva di Dio, di fronte al quale siamo per certi versi tutti in debito, insolventi.
Quel che conta e che più ci risulta indigesto, ma alla lunga liberante è quell’amore gratuito che perdona prima di tutto.
Ha più voglia Lui di perdonarci che noi di essere perdonati.
L’amore è sempre gratis. Lascia libere le persone e le libera.
Altrimenti è merito, conquista e possesso.. invece di farsi cibo, dono di sé, si fa consumazione, cannibalismo, distruzione infantile del giocattolo.
I tristi e continui casi di cronaca lo dimostrano.
Dall’eucaristia verso il Padre.. al Conte Ugolino che divora i suoi figli.. come Saturno nel tremendo quadro di Goya chiediamo il dono delle lacrime di consapevolezza su di noi..

Xa Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

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Non so se vi farà bene questa scena, è meravigliosamente tremenda.. ma mi ha riportato alla realtà.

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In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 7, 11-17

In quel tempo Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.
Due cortei di folla si incontrano alla porte di Nain: da un lato Gesù coi discepoli e la grande folla, dall’altro il morto, con la madre e molta gente.
Pare la resa dei conti. Mezzogiorno di fuoco. Chi segue la vita, chi segue la morte.
Si incontrano al margine della città. Un confine naturale, urbano, un limite, tra il dentro e il fuori, la vita e la morte appunto, la speranza che fa andare avanti e la disperazione che fa chiudere..
Affascinante.
Quella donna: forse sta peggio del figlio. Un tetro trionfo del vuoto e della solitudine.
E’ morta come moglie perché vedova; è morta come mamma perché ha perso l’unico figlio che aveva. Resta solo una donna.
Spesso si dice di una curiosità, in queste occasioni: non esiste in italiano una parola per esprimere, per un genitore, l’aver perduto una figlia, un figlio. Vedova, per il marito, orfano per il figlio.. ma la mamma ed il papà che perdono un figlio..  l’italiano latita.
Pare una condanna? All’anonimato, all’indescrivibile, all’incommensurabile. Davvero “non ci sono parole”..
Gesù tocca la bara. Ben sapendo che avrebbe creato scandalo perché per la religiosità e la cultura del tempo il contatto con oggetti e strumenti funerari rendeva impuri. Se ne frega: la vita deve prevalere, la speranza trionfare, germogliare, pur irrigata dalle lacrime. Usa il verbo che più che essere tradotto con “alzati”, sa di “svegliati”..
Chissà cosa pensiamo di fronte a pagine come queste, ricordiamo Lazzaro. Ma mi pare bello notare, che sia Lazzaro che questo figlio sono morti ancora. Infatti sarebbe corretto parlare di rianimazione non di risurrezione.
Gesù li ha risvegliati per dare un segno trionfale di messianismo, di conferma, di fedeltà all’antico testamento, ma il messaggio centrale era ed è ben più ampio.
La morte con noi vince solo una battaglia. La guerra l’ha vinta Cristo, partecipandoci della sua risurrezione.
Ho ben presente in vita mia alcuni pugni dati volentieri alle casse piene di chi amavo.
Dateli volentieri questi pugni, ma poi guardate in alto. E dite solo “arrivederci”.
“Siamo nati e non moriremo più”, per dirla con Chiara Corbella Petrillo.