Commemorazione di tutti i defunti – A

(Tempo di lettura previsto: 6 minuti)

27102014

 

In ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 6,37-40

In quel tempo Gesù disse alla folla: “Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.

Questa è una foto reale, fatta anni fa col cellulare.
La lapide rimanda a Mirko. Morto qualche anno fa di overdose, a poco più di trent’anni.
Si era concesso l’ultima pera dopo un felice e riuscito lungo percorso di recupero in comunità.
Forse per festeggiare l’imminente arrivo della primavera nella campagna di casa sua..
Forse perchè si sentiva rinnovato.. una sola.. che sarà mai.
Gli è stata fatale.
A lui il merito di avermi fatto amare Vasco Rossi fin dalle elementari.
Erano i primi anni ’80.
Quando passo in cimitero anche da lui per un rapido saluto questa frase mi rapisce e mi porta lontano.. e nel profondo.
Mi ci perdo.
“Da non avere domani”..
Gesù è con noi per non perdere nulla..
Siamo chiamati a contemplarci in tutto quello che Lui non deve perdere..
Tutta la nostra vita non andrà sprecata, in particolare i gesti d’amore. Con essi risorgeremo.
Con essi ci sentiremo vicini e vivi.
Soprattutto quelli anonimi, silenziosi, discreti, misteriosi, visti da nessuno, forse nemmeno dai destinatari.
Mi viene in mente un altra pagina del vangelo, quella in cui Gesù dice che nemmeno un bicchier d’acqua, offerto nel suo nome a qualcuno, andrà dimenticato.
Le nostre croci, i dubbi, fallimenti e fatiche, infedeltà e tiepidezze, insuccessi e depressioni, misteri e sofferenze.. nulla andrà sprecato.
Lo crediamo questo?
Chiunque vede e crede.. abbia: abbia non avrà. Abbia.. qui, subito.
Essere cristiani non è evitare la morte, ma guardarla da vincitore. Lei può vincere la battaglia del corpo.. rapendoci un nostro caro..
Ma la guerra l’ha vinta il Cristo con la risurrezione.. donandoci la certezza di un domani in cui ci troveremo ancora, squarciando il vuoto e il mistero dell’al di là, dando speranza e senso a quel che c’è dopo..
Saremo accolti finalmente in un giardino d’amore e pace..
Sarà un giorno talmente diverso da non avere domani.
Amen.

 

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barca1x

XXX° – A

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

linus

Per un sorriso sull’ “amarsi” dagli anni ’90!

 

In ascolto del Vangelo secondo San Matteo 22, 34-40

Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Amare.
Quanto ne parliamo. A volte così tanto da svilirlo, facendolo restare come una grande scatola vuota. Bella da fuori ma vuota dentro, perchè ognuno ne ha come “rubato un pezzo”.
Ognuno lo tira dalla propria parte. Il desiderio diventa spesso, ahimè, diritto.
Vogliono contestare Gesù anche su questo, ponendogli questa domanda.. a partire dalla Legge..
Il comandamento: siamo ancora nelle “cose da fare”, nel “dovere”..
“Legge, comandamento..” a pelle danno un po’ di orticaria, a tutti penso.. facciamo fatica con l’autorità.. soprattutto oggi, in questo tempo allergico a relazioni non “emotive” e poco spontanee.
E quanto sembra assurdo o contraddittorio parlare di amore come senso di un comandamento.
La prostituzione è un’altra cosa. Posso comprare un corpo o una prestazione ansimante e sudaticcia ma non l’amore.
Nessuno può essere obbligato ad amare ne ad essere amato.
Allora Gesù con questa risposta sta “resettando” tutto: religiosità, purezza, immagine di Dio, percezione di me nei suoi confronti, morale..
Sta portando l’amore al centro. Forse per la prima volta. (E l’ultima?)
E’ bello poi come, quasi con l’abbondanza straripante dell’amore stesso.. alla richiesta di un comandamento, Lui ne aggiunga un altro.
Ci offre questa sintesi bellissima.. tuo prossimo come te stesso. Ahi..
Con pochissime parole ci offre questi due “polmoni” indivisibili. L’uno garanzia dell’altro. L’uno pronto ad autenticare l’altro.
Immediato riferimento alla continua verifica matura della nostra coscienza di amati.. per amare.
Àmati o amàti?
Imperativo o passato? O meglio tutti e due?
E poi quel terzetto un po’ misterioso.. cuore, anima, mente..
Pensate se non ci fossero tutte e tre che confusione..
Se ci fosse solo il cuore.. emotivismo caldo e fusionale, intimistico.. privato..
Se ci fosse solo l’anima.. piritualismo disincarnato, avulso dalla realtà, inutile!
Se ci fosse solo la mente.. sottile ragionamento, giustificazione, concetto, formule rassicuranti, idee e speculazioni, parole e concetti vuoti.
Invece le mette tutte e tre: non può essere a caso.
Ci ritroviamo inseriti in un unico movimento tra noi, Dio e gli altri; continuo, circolare, famigliare. Un unico flusso d’amore che si gioca e alimenta su questa correlazione reciproca. Dare, avere, ricevere, gustare, riconoscere, celebrare, compromettersi..
Non se ne scampa. E quanto è bello..

XXIX° – A

(Tempo di lettura previsto: 3 minuti)

141014

In ascolto del Vangelo secondo San Matteo 22,15-21

Allora i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Matteo introduce il racconto odierno rivelando espressamente le intenzioni dei farisei: vogliono coglierlo in fallo.
Ecco perchè mandano con alcuni dei loro discepoli degli erodiani. Che significa?
L’accoppiamento è particolarmente subdolo, proprio perchè tra loro non sono d’accordo sulla questione che stanno per porre a Gesù; in ogni caso egli dovrà mettersi contro uno dei due schieramenti.
I farisei, rigidi e intransigenti osservatori della Legge vivono come problema di coscienza il maneggiare monete con l’effigie dell’imperatore Tiberio e la scritta che lo descrive come divino.. la sentono come una scandalosa forma di idolatria.
Gli erodiani invece, più trasversali tra i vari ceti sociali, sono più legati alla famiglia di Erode Antipa, che sta regnando con il consenso dei Romani invasori. Quindi non sentono poi come un problema il normale pagamento e uso di tali monete.
E’ quindi una questione sia politica che religiosa.  E come cercano di indorare la pillola a Gesù dicendo che Lui è libero e senza soggezione alcuna per nessuno.
Gesù, riconoscendo la loro malizia, li definisce “ipocriti”; sposta poi il problema dal piano ideologico a quello pratico e pone la questione della relazione con Dio.
Le monete hanno l’insegna dell’imperatore; sono sue. Non è un problema teologico dare a Tiberio quel che gli appartiene.
Gesù però aggiunge.. a Dio quel che è di Dio. Allora cambiamo anche prospettiva.
Vivo i doveri dello stato con onestà e giustizia. Ma la mia coscienza è su un altro livello.
Cosa è di Dio?
Innanzitutto direi il primato della coscienza.. viviamo in un contesto civile cui aderire nelle sue molteplici manifestazioni.
Per il resto.. come creature.. a Lui apparteniamo, con amore e libertà di figli.
Restituirgli cosa? La vita..
Cioè? La capacità di amare, generare vita e bellezza, seminare gioia e speranza, prenderci cura degli ultimi, sparpagliare giustizia..
Indignarci, innamorarci, incazzarci, appassionarci.. per tutte quelle vite che sono sue e che si stanno sciupando o sprecando..
Quel che di bello, nobile e potente in noi.. non viene da Lui? Non ne è geloso.. ce lo ha donato.. restituirglielo significa solo farlo fruttificare e offrirlo al mondo nel Suo nome.
Dio si aspetta sempre e solo qualcosa di buono da noi.. glielo permetteremo?

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