Ia di Quaresima – Anno A

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Per capire la Goccia di oggi suggerisco questo video benefico e concreto..

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In ascolto del Vangelo di S. Matteo 4,1-11
IAllora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
IAllora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
IGesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
IDi nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti:Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Innanzitutto avviso che nel blog da cui parte la Goccia (visitate il blog!) potrete trovare, sotto l’immagine di “AdDio?” a destra, i file video per rivivere l’incontro su morte e vita eterna, prospettiva cristiana di qualche settimana fa.. diversi mi hanno chiesto di darci una occhiata. Ora c’è tutto! Buona visione.
L’intervento del Dottor Colusso, medico e psicoterapeuta, chiarisce alcune attenzioni da avere nella rielaborazione di un lutto e le altre testimonianze.. fanno bene al cuore!

Eccoci con un’altra QUARESIMA: che vi viene in mente?
Prosciutto, porchetta, salame e bistecca.. pesce, digiuno, carni bianche; meno caffè, niente dolci.. digiuno, sacrifici, astinenza.. bene!
Queste cose hanno un enorme valore pedagogico e simbolico.
Ne sono convinto. Siamo liberi, adulti.. non viene meno la nostra vita spirituale se un venerdì mangeremo la prosciutto e funghi in pizzeria..
Ma abbiamo comunque bisogno di segni concreti che.. insomma qualcosa possiamo anche dominare e sapremo rinunciarvi senza dover subito razionalmente dirci liberi, emancipati o.. Altrimenti rischiamo a parole di essere liberi, ma in pratica poi non rinunceremo concretamente a nulla.. se non a parole, propositi o dichiarazioni.. intellettuali o pseudo spiritualistiche..
Eppure a me.. piuttosto di tutte queste rinunce, questi sacrifici, questa ascesi (che significa “esercizio”..) piacerebbe coltivare qualche esercizio in positivo.
Vorrei provare a rinunciare non al prosciutto o alla crema catalana, ma piuttosto al
“non ho tempo, non son capace, non so come si fa.. non ho voglia e ci sto bene lo stesso..”.
Mi piacerebbe potesse essere una quaresima di SI piuttosto che No.
Un bel SI generoso e coraggioso.. a scegliere un po’ di silenzio, magari togliendo le cuffie, spegnendo la radio in auto, chiudendo la tv a tavola.. ad una visita in chiesa prima di rientrare al lavoro o di andare a scuola..
Un SI al mettere in ordine un po’ nella mia vita.. ad un buon libro di spiritualità da farsi consigliare..
Un SI a trovare il tempo per rimettere in discussione il proprio NO al sacramento della riconciliazione.. a trovare il tempo per magari partecipare alla Via Crucis o alla messa durante la settimana.. anche se andrò a messa con gli animati o coi ragazzi domenica..
A trovare il tempo il giovedì in Duomo per l’adorazione eucaristica alle 18, prima della messa..
A trovare il tempo per prepararsi bene alla riconciliazione e non arrivare alle 19 del Sabato Santo di corsa.
A trovare il modo per confrontarsi con calma con un Padre Spirituale scelto e voluto come compagno di viaggio.. per camminare davvero, non quando ho vogliamisentoononcelafacciopiùevengoavomitaretutto..
A provare a pregare dando del TU a Gesù, non dicendo le preghiere la sera o stordendo diogesùcristoelamadonna di pateravegloria….
Oppure potrei prendermi l’impegno di un sms al giorno o una breve telefonata.. per salutare una persona che non sento da tanto tempo, solo per farla sentire cercata, importante, preziosa. Per dirle che le voglio bene e non è scontato.
Oppure potrei provare a salutare ogni giorno per primo, ad andare incontro a quel collega o compagno di classe che sta antipatico a tutti, potrei spegnere il pc e andare fuori a giocare con mio figlio, potrei cercare di recuperare una relazione con un parente.
Insomma.. agire, piuttosto che rinunciare.. che comunque significa rinunciare a qualche barriera, muro o roccaforte in cui mi son ormai fissato.
Vivere tutto in relazione con Lui.. per non assecondare le tentazioni di apparire, avere, potere.. che questa grande pagina di Matteo, ci offre.
Abbiamo voglia di provarci?

VIIIa T.O. – Anno A

“Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno, ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno dipende da quello che farai oggi.”
Ernest Hemingway

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In ascolto del Vangelo di S. Matteo 6, 24-34
Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro.
Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.

Dio non è contro la ricchezza, ma contro il suo uso idolatrico.. servire la ricchezza.. cioè mettersi a servirla, mettere la propria vita (energia, risorse, coscienza, realizzazione..) in funzione del guadagno, dei “schei”, del profitto. Mettere questo al primo posto e far cadere tutto il resto.
Il guadagno, la sicurezza economica, l’accumulo perchè non si sa mai, l’accaparrare sottile perchè è gratis o perchè meglio approfittare..
Ai figli, alla salute, ai miei cari, a mio marito, ai miei spazi, ai miei tempi.. penserò più avanti..
Papa Francesco ha detto cose illuminanti a questo proposito parlando della cultura dello scarto e dello spreco.

Quali sono i bisogni fondamentali e imprescindibili che sento sgorgare piano dentro di me?
Riesco a riconoscerli, a chiamarli per nome? Provo a offrirli al Signore perchè mi dia ciò che cerco e sento più importante? Riesco a pregare per questo? A mettere ordine nei miei affetti disordinati e li dove mi ritrovi un cuore attaccato a cose.. meno utili di altre?

Per il resto non ditemi servono commenti.. sono solo immagini da assaporare piano, come un torbato, da far scendere nel cuore..
È una pagina molto gettonata anche nei matrimoni, come inno alla Provvidenza. Al lasciar fare a Dio, al fidarsi di Lui, che non farà mancare quel che davvero serve.. non quello che ci va.
Riconoscere che non siamo davanti a un bancone di un negozio, ma al Padre.
Cercare innanzitutto il Regno di Dio, lo stile con cui Dio vuole essere in relazione con noi per aiutarci ad esserlo con gli altri.. tra fratelli e sorelle nel suo nome.. riconoscendoci figli.
Qual è la giustizia del Regno di Dio? Il merito? Il punteggio? Il risultato?

VIIa T.O. – Anno A

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In ascolto del Vangelo di S. Matteo 5, 38-48
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.

Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

Ma volete anche il commento? Non è abbastanza trasparente? Ma figuratevi..
Rileggetevi il brano che è ben più sapido dei miei balbettii..
E non tacciamo subito il Vangelo di essere difficile: una buona notizia può essere difficile? E’ esigente, come il migliore degli allenatori.
E’ appassionata.. come la migliore delle mamme..
E prima di far risuscitare in noi gli spauracchi del dovere, del volontarismo e del perfezionismo nell’essere sempre all’altezza dell’immagine che abbiamo di noi o che vogliamo confermare ai nostri cari o a chi è al nostro fianco.. chiediamoci che significhi confrontarci con l’annuncio di una buona notizia esigente.. che ci vuole stupire e far scatenare dentro una fame di amore da offrire che ci decentri.. facendoci uscire da noi.. scatenarci dentro il fuoco sacro della vita da donare. Molto più di un già enorme “sentirsi utili”.. servire.. direbbe qualcuno.
A cosa serviamo? A cosa serve la mia vita? A servire..
Servire a servire.
Ecco la felicità.
Esigente? Certo.. ne va di noi..
E alzi la mano chi non si è almeno sentito almeno una volta nella vita un pirla ad essere trattato con sufficienza e disincanto da un prof, da un allenatore, da un educatore, da un genitore.. che non esigevano il meglio da noi, non la perfezione, ma il meglio che noi qui e ora potessimo dare.. e spremerci fuori.
Chiamateli talenti..
Ricordiamo che qui è l’unica volta in cui Gesù ci chiede di essere perfetti.. e di esserlo nell’amore.
Non per moralismo, ma per realizzare la nostra natura, cioè suoi figli e fratelli sorelle tra di noi.
Non c’è uno standard di possibilità, intelligenza, educazione, competenze.
Ad amare insomma.. basta volerlo fare.. siam capaci tutti.