Va Domenica t.o. A ’26 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Matteo 5,13-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Da tempo in alcuni ristoranti un po’ così, si trovano diversi tipi di sale: sale integrale, sale iodato, sale rosa dell’Himalaya, sale nero di Cipro, sale rosso delle Hawaii, sale piramidale di Maldon… pur non volendo frequentare nessun corso di cucina per diventare “sommelier del sale”, incuriosisce. Non basta rendere salato? E poi, aggiungo, mica ci mettiamo a mangiarlo… lo possiamo assaggiare, un pizzico, per il gusto, ma poi… lo usiamo come strumento. Così come una pila o una lampada… ora vanno di moda le carissime ed eleganti “Poldine”: mica le prendiamo per guardarle… ma per accenderle e leggere un buon libro. Insomma sto vangelo cosa ci sta dicendo? Che siamo già come siamo degli strumenti: nessuna condizione…non scrive: “sareste, sarete, se foste così o colà… sareste stati se solo…” (scatenando sensi di colpa, frustrazione, meritocrazia, affanni, ansia da prestazione religiosa…) Andiamo già bene così. Prima buona notizia che più assumi con fede, più ti fa sentire e andare bene in quanto affidato/a s Lui. POI.. occhio… tu in base a questo compi pure le “vostre opere buone“. Cioè siamo noi a dover agire in qualche modo, praticare con stile la nostra carità, giustizia, speranza. E questo deve far “rendere gloria al Padre”. Ecco la fregatura. Sale e luce sono a disposizione del cibo e dell’ambiente. Non viceversa. Chi ci avvicina, percepisce un segreto in noi, una motivazione forte, una spinta all’oltre, una promessa che invidia..insomma stiamo facendo pubblicità con la nostra vita alla scelta di fede cristiana? Nessun monopolio per carità. Ma chi ci incontra non dovrebbe “fermarsi a noi”. Tutti possono compiere opere buone, soprattutto senza rendersene conto… non credenti, agnostici, atei, indifferenti… ma se noi balbettiamo di essere cristiani…questo potrebbe essere un buon criterio: agisco io, ma faccio trasparire Lui? e da cosa dovrebbero comprenderlo le persone? da quante volte dico “Gesù” o dal mio stile? E questo riguarda ovviamente anche i nostri servizi in parrocchia… chi stiamo servendo? A cosa, poi e perché?

IVa DOMENICA t.o. anno A -2026 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Matteo 5,1-12

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Caro Gesù, innanzitutto grazie che ti sei messo a parlare e insegnare per noi; quanto a me però… ammetto che non ho voglia né sono poi così in grado di essere considerato “beato” dagli altri… Non sono così povero in spirito ma cerco sempre di accorgermi del tuo Regno; non ho voglia di piangere ma vorrei essere spesso non dico consolato, ma compreso in silenzio; non sono poi così mite e non mi interessa la terra, se non adesso, da scoprire e contemplare; sono impotente di fronte alla fame e sete di giustizia di chi davvero la soffre, non credo sia possibile essere saziati se non in cielo, quindi adesso… pazienza; non sono spesso misericordioso ma ne ho tanto bisogno; non sono certo puro di cuore ma ho una gran voglia di vedere tuo Padre faccia a faccia, Lui “che fa splendere il Suo volto su di noi“; non posso certo dirmi un operatore di pace, sono un semplice prete ma vorrei sentirmi lo stesso “figlio di Dio“; non sono certo perseguitato per la giustizia ma vorrei tanto continuare a intuire questo tuo Regno; sono abbastanza permaloso e suscettibile nella normale gestione delle relazioni con le persone, soprattutto coi clienti atei devoti del sacro… e faccio fatica a ricordarmi che sono “a causa tua“; non mi interessa la ricompensa dei cieli, ma continuare ogni tanto a rallegrarmi serenamente nel sentirmi al mio posto ed esultare piano piano per quello che, tutto sommato, mi ritrovo ad essere.

Ringraziando sentitamente, porgo cordiali saluti, dmt.

IVa Domenica di Avvento ’25- A

(opera di Sieger Köder)

Dal Vangelo secondo Matteo 1,18-24

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Ed ecco a noi il mitico Giuseppe, l’uomo del silenzio e delle decisioni decisive. Dopo il padrone che torna di notte, Giovanni Battista incazzatissimo, Maria e ancora il Battista in carcere… arriva lui. È bello ricordare che la Scrittura non ne citi nemmeno un gemito, un colpo di tosse, una parola. Solo silenzio. Anche a lui si rivolge un angelo, anche a lui l’invito, come per Maria, a NON TEMERE, anche lui non fa caso alle ali piumate che la storia dell’arte ci ha insegnato a considerare sulle spalle degli angeli, per dire che fa attenzione solo al messaggio che lo stupisce, come Maria… e che forse l’angelo è più umano di quanto si possa pensare. O desiderare. E questo angelo gli dice che Maria “tua sposa”: quasi a sottointendere…so che è successo ma lei è la tua sposa, non preoccuparti. Partiamo da qui. Poderoso e austero poi quel “tu lo chiamerai Gesù”. È il suo 50%.. Dio si mette nelle mani di questi due per realizzare la sua missione di salvezza. Quello che nascerà è “figlio di Davide” cioè della sua non proprio incorrotta discendenza (cfr. prologo di Matteo con la famosa genealogia) e sarà il volto e la mano umane di Dio, Dio stesso, Emmanuele, con noi, non tra le nuvole verso cui arrampicarsi… e sarà il Salvatore. Salverà dai peccati. Non da altro. Non ci porterà salute ma salvezza da quanto intasa la nostra vita rispetto al donarla con amore e gustarla tale. Infime mi piace ricorda che la cosa fondamentale per la sua vita Giuseppe l’ha ricevuta in sogno, ed è il primo di due sogni fondamentali per seguire Dio e salvare la sua famiglia…. Non facendo cose o missioni straordinarie ma ..in qualche modo, da abbandonato..inconsapevoli, fiducioso. Mentre riposava… Insomma, dormite bene, è quasi una preghiera!