Domenica dell’Ascensione del Signore – A

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

Salendo su.. youtu.be

In Ascolto del Vangelo secondo San Matteo 28, 16-20

In quel tempo, gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Cioè….non gli ha detto…”che cacchio dubitate,  son qua…”…e nemmeno “ma non vi ricordate che vi ho incontrati tante volte, vi ho preparato il pesce arrostito, avete messo o meno il dito nelle piaghe, parlato con me, ecc…”
Si prostrarono e dubitarono. Mi fa venire il bruciore di stomaco questo passaggio. Prostràti ma dubitanti. Atei devoti. Credenti a parole ma non con il cuore.
Che bella sberla. Io mi inginocchio ma…. dubito, non son sicuro, lo stanno facendo anche gli altri, suvvia che ci faccio in piedi solo io? e che sarà mai…
A volte anche noi in chiesa siamo li tutti raccolti in ginocchio ma chiacchieriamo col vicino, rispondiamo al cellulare, ci distraiamo. Ci sta.
Le due cose convivono.. non dobbiamo scandalizzarci, per carità ma solo un bagno di umile realtà. I dubbi aiutano.
E gesùbbbelllo? che fa? mica dice loro…”nein…no, no, no…così non va..visto che dubitate non vi voglio più bene: non siete perfetti, non avete capito tutto, non sapete la Bibbia a memoria, non avete fatto i chierichetti da piccoli, non avete una zia suora, non andate in parrocchia, non avete fatto le scuole alte…ecc. ecc. QUINDI….
No…Andate, nel mio nome e fate discepoli tutti i popoli. Punto.
Gesù non ha scelto i migliori ne i perfetti ma i disponibili, pur coi loro dubbi.
Mi pare una sottolineatura poco politically correct…ma tremendamente bella e liberante.
Andate anche coi dubbi, facendo capirete, testimoniando vi libererete, metterete ordine, farete pulizia…
Non abbiate paura dei vostri dubbi, delle fragilità, delle vostre ferite o mancanze, se non vi sentite a posto, degni, meritevoli o all’altezza.
Io vi mando lo stesso, perché dovete testimoniare che io sono con voi, non che siete bravi.
Siate voi stessi, dubbiosi, scettici e pigri magari…siatelo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

 

VIa Domenica di Pasqua – A

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 14,15-21

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

 

Rimanga con voi per sempre…rimane presso di voi..verrò da voi…mi vedrete…io vivo.
Gesù non sa più come dircelo e assicurarcelo.
Ne esempi, ne immagini, ne parabole: vivere da cristiani è percepirsi alla Sua presenza. Recriminarla se ve ne fosse bisogno. Non ci lascerà orfani. D’impatto…
Il paraclito, una sorta di avvocato ante litteram, quello che garantiva per te, che ti veniva ad aiutare nel bisogno perché grazie alla sua autorevolezza testimoniava attraverso quindi l’amicizia con chi nel bisogno che questi era una brava persona. Lo Spirito Santo in noi pronto per sostenerci…attraverso i suoi 7 proverbiali doni. Se abbiamo fatto qualche ora di catechismo dovremmo forse ricordarli, senza confonderli con i 7 vizi capitali!
E’ una presenza, dice Gesù, di verità: Spirito di verità cioè che ti aiuta a fare verità, a scegliere in coscienza quel che più ti fa essere vero, autentico, libero, te stesso…al di là di tutto.
Noi sappiamo quale è il nostro bene. E ci arrangiamo circa a cercarlo e coltivarlo. Lui, lo Spirito, sa quale è il nostro meglio…che noi potremmo anche …come dire, sospettare, ma non abbiamo voglia di perseguire.
Lo Spirito ci aiuti in questo. Sintonizziamoci con quello che di fatto è il grande assente dalla nostra teologia e pastorale, dalle vita della chiesa degli ultimi secoli.
Rimane presso di noi, noi rimarremo presso di Lui?

Va Domenica di Pasqua – A

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

 

Quella è la strada:  youtu.be

In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 14, 1-12
Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore.
Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me,
perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita.
Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?
Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?
Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me.
Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.
Siamo nell’ultima cena; sono a tavola. Questo brano fa parte del primo di tre discorsi “di addio”, che Gesù fa. La liturgia ce li fa meditare dopo la Pasqua, ci fa tornare come indietro nel tempo.
Come un testamento che viene aperto e acquista significato solo dopo la morte di chi lo fa redatto.
L’immagine del posto è concreta e delicata. Non è però la poltroncina del cinema. Neppure è da intendersi come..posti in platea o nel loggione a seconda dei meriti o colpe. No.
Dà però un tono diverso alla morte. Non finiremo nel nulla ma per noi da sempre è preparato qualcosa. Andremo oltre. SI continuerà a vivere in maniera definitiva quel che qui abbiamo solo iniziato a gustare.
Le “dimore” poi…termine un po’ desueto, danno comunque l’idea di casa. E qui le cose si fanno interessanti. Mettiamo le mani a coppa, come per accoglierle meglio, pur tra dubbi e fatiche.
Noi non siamo fatti per vivere su questa terra. Ma per il cielo. Solo in paradiso, nell’incontro definitivo con Dio, nella comunione piena con Lui completeremo noi stessi.
La voglia di infinito che caratterizza il cuore umano è solo struggente nostalgia. Siamo chiamati a vivere bene qui, sapendo che è solo l’inizio. Il bello deve ancora cominciare o meglio..completarsi.
Torneremo a casa. Ci aspettano.
L’espressione con cui Filippo quasi sbuffa sa di impazienza…di “non riesco più a seguirti, son discorsi difficili…porta pazienza, non ci interessano…mostraci sto padre e va bene così!”
Il piccolo “cazziatone” che segue in realtà è una magnifica catechesi, un annuncio che invita a vedere in Gesù il volto umano definitivo di Dio.
Su questo dobbiamo riferirci e risciacquare tutte tutte le nostre idee e immagini di Dio e del suo stile nei nostri confronti. Soprattutto di come noi dobbiamo vivere per Lui.
Noi facciamo esperienza di un Dio Padre solo conoscendo e frequentando Gesù, nostro fratello.