Dio che si raccomanda a Gesù di.. – Omelia Commemorazione Defunti 2014 – A

Giro per il cimitero: ormai dopo 5 anni ho anch’io qualche defunto qui da salutare. Il mio sguardo si ferma su una lapide. «I fiori più belli li vuole il Signore». Quant’è stupida questa frase. Detta in buona fede.. certo, ma che danni ha fatto!
Quando la disperazione e l’impotenza ci fanno riconoscere come misteriosa volontà di Dio la morte di una persona, sia nel parlare comune sia ahimè in certe espressioni di fede o della liturgia.
Gesù oggi sgombera ogni dubbio e (lo spero), ci fa tirare un sospiro di sollievo, mettere almeno un po’ d’ordine nel nostro complicato approccio alla morte.
Abbiamo sentito il racconto di Giovanni: Gesù sta parlando ai discepoli del suo rapporto con Dio. Interessante. Dice di sè di non essere un battitore libero ma che deve compiere la volontà del Padre suo. (Quando ci mettiamo davanti a Lui a pregare allora, prima di snocciolargli l’elenco della spesa, sarebbe utile e intelligente almeno prima chiedergli di farci percepire quella volontà di vita che Dio ha ogni giorno per ciascuno di noi. Pregare faccia prima rima con ascoltare che con parlare.. vivere in ascolto!)
Dio ha una volontà: la invochiamo nel Padre Nostro, Gesù la deve compiere. Anzi dice che è stato mandato proprio per questo.
Di cosa si tratta? Semplice. Che Lui non perda nulla di quanto Dio stesso gli ha dato. Me lo vedo io, il buon Dio che gli raccomanda di non perdere nulla.. a Gesù, come se stesse portando un vassoio di bicchieri di cristallo e lo sgridasse di stare attento, tenerlo con due mani! Lasciamoci toccare da questi versetti, vanno gustati, non capiti.
La volontà che Dio affida a Gesù è che non gli perda quanto.. ma che è sto quanto? Cosa il buon Dio ha affidato a Gesù? Noi, siamo noi. Si carissimi, non siamo altro che ciascuno di noi, vivi o morti.
Contempliamo questo. Immaginiamo con calma cosa significhi.
La volontà di Dio è vita non morte. Nel «quanto» c’è la vita di ciascuno, bella o brutta, lunga o troppo breve, sensata o vana. In quel quanto c’è tutta la nostra umanità più fragile e ferita.
In quel «quanto» c’è la chemio di Francesco, l’impotenza di Giulia davanti all’Alzheimer del papà che non la riconosce più, la depressione di Olga, il lutto di Mario, le dipendenze da alcool o gioco d’azzardo di… e continuate voi; in quel «quanto» c’è l’amore non trovato o corrisposto, il bene non accolto, la frustrazione patita, il lavoro perso, i sogni interrotti, il suicidio programmato… in quel «quanto» ci sono i bambini abortiti, i ragazzini abusati, le donne picchiate, i morti nel nulla, i figli di nessuno, le vittime di un’economia assassina e irresponsabile, di una giustizia connivente, di una illegalità legalizzata. Non c’è cronaca per quanto ordinaria o anonima, che non sia dentro di diritto in quell’incarico dato al Cristo.
Tutto questo e tanto altro è dentro quel «quanto».. materiale umano di prim’ordine, non merce rara, ma sacra. Sacra perché umana. Sacra perché fatta a immagine e somiglianza di Dio. Sacra perché affidata da Dio a Gesù.. come se gliel’avesse messa tutta quanta tra le mani.
Contempliamoci li, tutti interi in quel «quanto». Ecco la Pasqua! Riconoscere che la nostra vita non è buttata a caso nel mondo, non è una cronaca anonima o un viaggio al buio. Ieri sera, letto al PR, questo quanto mi ha profondamente commosso. Le persone abbandonate, escluse, scartate.. accolte da una chiesa che in silenzio continua a prestare le mani a Cristo stesso per quella missione.
Quel «quanto» ci ricorda che nulla di quello che abbiamo vissuto e patito andrà perso, nessuna lacrima o gemito ignorato, nessuna sofferenza sprecata, nessuna voragine di dolore inascoltata. Qualsiasi scandalo o assurdità, durezza o ferita che stiamo affrontando non potranno mai cancellare quel «quanto». Ecco la nostra fede, la speranza che siamo chiamati a far fiorire nei nostri cuori. Anche i nostri defunti sono lì, li crediamo coi santi, nella definitiva compagnia di Dio. Ecco la volontà di Dio, è portare vita. Uno sbocciare di vita oltre la morte quotidiana. Eterna non nel senso di infinita o che inizierà dopo.. ma di indistruttibile, perché le permette di andare oltre il vissuto e l’accaduto per contemplarsi in una vita più grande di speranza e pace. Preghiamo oggi il Signore perché ci doni la fede di guardare alla vita che stiamo facendo riconoscendolo al nostro fianco, il coraggio di sentirci accompagnati da questa volontà che Dio ha affidato a Gesù, ponendoci al suo fianco, tra le sue mani.

Che gran casino stan facendo lassù in cielo.. – Omelia Tutti i Santi 2014 – A

A che serve festeggiare i Santi? A niente. Loro son già in paradiso, stanno bene…sono a posto. Non hanno certo bisogno che noi da quaggiù, in piena crisi economica o indaffarati come siamo ci si mettia anche a festeggiarli. Eppure se ci pensiamo.. festeggiare è sempre un tempo non utile. E’ scegliere di perdere tempo per.. le cose più importanti.
C’è un verbo o meglio un’ azione su cui vorrei fermare la vostra attenzione. Ed è il contemplare. Lo usiamo poco ma ne abbiamo così bisogno.. noi che non abbiamo mai tempo per..
contemplare è mettersi in disparte dal tran tran e dedicarsi del tempo.. quello che tutti vorrebbero per sè ma che poi facciamo così fatica a ritagliarci. Ed è solo così che noi riusciamo a ritrovare pace e verità, ordine in noi.
Vi invito a prendere il foglietto ed andare al n° 17, la Preghiera eucaristica.. lasciamo stare per un momento le letture e dedichiamoci a quello che la liturgia chiama «prefazio»: è bellissimo e ci aiuterà davvero a comprendere meglio la festa dei santi di oggi.
Oggi ci dai la gioia di contemplare.
Ne siamo consapevoli? Oggi.. ecco il senso della festa..
La gioia.. è per noi una gioia vivere questa proposta?
Contemplare.. è come, vedete, se il Signore ci chiamasse a salire per un attimo lassù e guardare giù, guardarci da fuori.. contemplare.. come quando abbiamo faticato a fare una cosa e alla fine ci mettiamo a guardare soddisfatti com’ è venuta..
La festa dei santi ci invita a gioire perché contempliamo.. cioè possiamo perdere un po’ di tempo per delle cose importanti.
Ma cosa contemplare? Qui ci sono delle immagini belle.. la città del cielo, la santa Gerusalemme, nostra madre.
Una città che ci è madre.. accostamento audace. Quando pensiamo ai santi pensiamo a una città madre.. mi verrebbe da dire.. madre significa casa.. una città in cui sentirci di casa perché abitata da persone famigliari.. perché le abbiamo conosciute e amate.
E che succede lassù? Tutti a pregare in silenzio? Tutti angeli  muti e devoti? No.. una assemblea festosa.. guardate che la liturgia è bellissima e ci spiazza, anche ai più devoti o bigotti.. assemblea festosa: non è una riunione condominiale o una conferenza con Dio che parla.. festosa.. un bellissimo “casino”, mi viene in mente una di quelle cene di paese dove si sta fuori fino a tardi, ci si conosce e rivede volentieri. Allora è una gioia essere cristiani!
Attenzione: qualcuno potrebbe dire che sto esagerando.. ma chi siamo noi per impedire a Dio (con la nostra sufficienza o pudore) di raccontarci quel che ha voluto e preparato per noi?
E festeggiando, continua, glorifica il tuo nome.. festeggiare glorificando, dando gloria, lode, onore a Dio. Bellissimo.
Poi, prosegue.. noi pellegrini, noi qui che ascoltiamo e preghiamo, pellegrini cioè di passaggio sulla terra (siamo qui di passaggio, inutile volerci aggrappare!) verso la patria comune. La nostra patria, la nostra casa e appartenenza prima è in cielo!!
Affrettiamo nella speranza il nostro cammino.. siamo per strada.. con buono o cattivo tempo.. siamo lieti, dice il prefazio, per la sorte gloriosa di questi membri della chiesa.
Anche noi qui, insomma, siamo felici per loro e riconosciamo il rapporto a cui siamo chiamati: «amici e modelli di vita». Nulla di più. Amici e modelli. Ci ispiriamo a loro, per diventare come loro.
Bisognerebbe ora gustare questo quadro che la liturgia ci offre..
E’ qualcosa di festoso che ci da pace e speranza, pensando ai nostri santi in cielo.. tutti i santi, sul calendario o meno.. tutti quelli che ci hanno preceduto.
Carissimi almeno oggi perdiamo un po’ di tempo a contemplare tutto questo. Non ci servirà fare le crociate contro halloween o pensare che essere cristiani sia una cosa seria e doverosa. Quel gran festone che fanno in cielo al cospetto di Dio ci provochi.. a sentire il desiderio.. non per voler morire subito ma per guardare alla nostra vita qui, oggi, con maggior realismo e minor fatalismo. Difficile? Si, se non contempliamo mai.. se non ci fermiamo mai a farlo perché dobbiamo fare le cose cristiane.
Forse per questo la liturgia ci aiuta, facendoci ripetere ogni domenica delle espressioni belle a cui magari non facciamo caso ma che ci possono educare:
Nel credo ad es.: aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.. davvero aspettiamo? Crediamo che ci sia una vita nuova da vivere ancora??? O siamo solo scaramantici e blateriamo qualcosa sulla reincarnazione???
Giriamo pagina sempre nel foglietto..
Perché possiamo ottenere il regno promesso insieme con i tuoi eletti, con maria, i santi, i martiri.. nostri intercessori presso di te..
Sentiamo che ci è stato promesso un regno?  E che loro intercedono, parlano bene di noi a Dio. Non prego i santi. Ma li prego di parlare bene di me a Dio.. il rapporto è con Lui, mai coi santi!
La tua chiesa pellegrina sulla terra.. siamo di passaggio, non affanniamoci.. Gesù lo ha detto in mille modi.. nessuno può aggiungere un solo giorno alla propria vita e certe cose non hanno ne prezzo ne valore!!! Bisogna solo volerle vivere e godere!
Verso la fine.. pensate un po’.. concedi anche a noi di ritrovarci insieme a godere per sempre della tua gloria in Cristo nostro Signore per mezzo del quale ecc.
Ecco cosa facciamo e come scegliamo di vivere..
Gesù che insegna le beatitudini sta semplicemente raccomandando ai discepoli e a noi a contemplare, si quelle situazioni difficili e paradossali, a guardarle.. a contemplarle in modo diverso.. non con rassegnazione o con disillusione ma come opportunità. Non ce le evita, non può! ma ci sostiene e aiuta nel non restarne schiacciato. Contemplandoci in questo suoi figli preziosi.
Allora carissimi oggi contempliamo, perdiamo tempo, sogniamo, affidiamoci alla speranza di vivere da pellegrini su questa terra, attesi con gioia da quell’assemblea festosa in cui un giorno tutti ci ritroveremo. Tutti i santi ci attendono e intercedono per noi.

Cuore, respiro, dita e vita. – Omelia XXXa – A

Provate a mettervi una mano nel cuore e restiamo qualche istante ad ascoltarlo. Se è vero che siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio.. il nostro corpo già ci dice tutto, nel modo più naturale.
Sentiamo il nostro cuore battere: sistole, diastole. La vita umana è tutta qui, che saggezza, non serve molto altro, un dono che diamo per scontato.. noi funzioniamo così!
Due movimenti, uno per ricevere, l’altro per donare, distribuire il sangue. Come il respiro: se inspiri troppo, cioè se vuoi solo ricevere senza mai dare.. ti pianti.. resti in te, piccolo, immobile, inutile..
Se espiri troppo a lungo.. dando senza mai aver bisogno.. dai e basta ti sfinisci. Amerai il tuo prossimo come te stesso. Prima imparo ad amare, perdonare, accogliere, stimare me stesso.
Due movimenti uguali che non possiamo dividere o scegliere in noi. Come il cuore o il respiro.  Ricevere amore, donare amore.
Chiedono conto a Gesù, abbiamo sentito, del comandamento.
Cosa antipatica, già a pelle. Da Gesù, poi, parlando di amore.. a scuola ci hanno insegnato che comandi e ordini vanno all’imperativo, ma lui lo mette al futuro. Come non avesse saputo che si può comandare tutto tranne che il bene e l’amore. Al futuro, perché si tratta di un’azione mai conclusa. Non un obbligo, ma una necessità per vivere, come respirare. Il futuro tiene insieme quello che se qui e ora, il come sei capace, limiti, paure e fragilità ma anche il desiderio, l’impegno, le risorse, la direzione: umiltà e speranza! imparerai continuamente ad amare, amando imparerai ad amare, sbagliando o chiudendoti ricomincerai instancabile a farlo, cioè riconoscendo che in quell’amerai.. c’è il «siamo chiamati a».. .perdonare, accogliere, collaborare, educare, incoraggiare, decidersi, servire, sopportare col sorriso. Quando ci accostiamo al sacramento della riconciliazione.. ci vengono assolti i nostri peccati e data la grazia di riprendere ad amare ancora meglio e più forti!
In una parte della messa spesso sentiamo «rendici perfetti nell’amore». Anche questa parola.. perfetto, perfezione spesso suona come un obbligo minaccioso, un dovere, sensi di colpa. Ed è vero. Non siamo chiamati ad altra perfezione che questa nell’amore per realizzare noi stessi, riconoscendoci amati innanzitutto. Le altre perfezioni morali, psicologiche, estetiche fanno male, generano solo scrupoli, sensi di colpa, ipocrisie non sono evangeliche e sono disumane, fanno male.
Ora quella mano con cui abbiamo ascoltato il nostro cuore guardiamola.. pugno! Mi pare che si dica che il nostro cuore è grande come il nostro pugno. Guardiamo il nostro pugno e solleviamo l’indice: indichiamo il cielo.
Apriamo il medio (non troppo!) e incrociamo gli altri attorno a noi
Apriamo il pollice e ci ricordiamo di noi stessi. Ecco le tre relazioni fondamentali in cui siamo chiamati sempre a riconoscerci e viverci.
Continuamente siamo immersi in queste tre relazioni. Si sostengono e completano a vicenda. Ci ricorda il nostro Dio, uno e trino, trinità.
Amare Dio, noi stessi ed il prossimo. Chi è il prossimo? (Non quello che viene dopo, perché questo non mi piace allora ne scelgo un altro.. prossimo significa vicino!)
Ma a proposito di relazioni:
– Metti che conosci una persona in chat o via Fb, scrivi, messaggi, passa il tempo, ma hai sempre più bisogno e desiderio di incontrarla dal vivo.. vederla, farne esperienza mediata dal corpo, dagli affetti..
– Metti che in classe o al lavoro vogliano farmi fare delle cose che non mi piacciono, non sono abituato, sento che la mia anima, la mia coscienza.. mi dice di no.. anche se sarebbe più facile cedere accontentarli per non perderli..
– Metti che in compagnia i discorsi sian sempre quelli, vuoti, banali, volgari.. nessuno si espone o parla di sè andando un po’ oltre la superficie, a confrontarsi, a condividere la propria vita in modo intelligente, utile..
Ecco tre esempi semplici e concreti: fate il caso che una persona ci faccia vivere tutte e tre queste relazioni mancate.. noi non la vorremmo come amica.
Se non mi da il suo affetto concreto, se mi mette a disagio, se non provoca la mia intelligenza.. non mi fa crescere non saremo mai in relazione con lei.
Ecco forse perché Gesù ci ricorda che la relazione, con Dio e con noi stessi, gli altri, deve impegnare la nostra corporeità e gli affetti, il cuore.. ma anche l’anima, la coscienza, quel che ci rende come Dio, sacri e inviolabili.. e infine la nostra intelligenza, cioè la capacità di dare un senso umano e cristiano vero e bello a ciò che siamo.
Un invito ad amare nell’unico modo che sappiamo fare.. perché lo vogliamo ricevere. Senza misure. Nessuno di noi vuole essere amato a metà.. quindi nessuno di noi è in grado di amare poco.. ma siamo chiamati ad amare nel modo più forte e vero possibile. Senza misure.
Dio non è geloso, non ruba il cuore: lo moltiplica.
L’amore è intelligente: se ami, capisci prima, vai più a fondo e più lontano. Ama con tutte le forze. L’amore arma e disarma, ti fa debole davanti al tuo amato, ma poi capace di spostare le montagne.
«Io sono venuto perché abbiano la vita e la vita in abbondanza»  ricorda Gesù nel vangelo di Giovanni.
Chiediamo al Signore ci conceda il desiderio coraggioso di amarci riconoscendo questo duplice movimento in noi, per queste relazioni fondamentali..