Che gran scout sarebbe stato Gesù… – Omelia Thinking Day 2013 – Anno C

Che gran scout sarebbe stato Gesù Cristo…
Non solo perchè era un camminatore instancabile, viveva spesso all’aria aperta, con un gruppo di fratelli e in modo essenziale…
No. Sarebbe stato un grande scout per una caratteristica fondamentale: Sapeva educare sè stesso.
Mi domando se ci sia qualcosa di più essenziale per chiunque oggi: adulti, genitori, insegnanti, preti…e a maggior ragione per quanti si vedano affidare dei giovani e dei ragazzi. Come facciamo a pretendere di educare gli altri se non vogliamo educare noi stessi?
Come continuare a ritenerci scout se non siamo noi i primi educati dallo scoutismo stesso? i primi frutti di un metodo che funziona?
Cosa siamo in grado di balbettare sull’educazione, scout o cristiana, se non siamo noi i primi salvati da questa? salvati = bonificati dall’egoismo e dalla pigrizia,
raffinati dalla cortesia, dalla lealtà e dal servizio, risvegliati dall’indifferenza e dall’autosufficienza,plasmati dalla contemplazione del creato e delle creature a noi affidate…e quindi dalla speranza…
Conosciamo quale fosse, per BP, il suo ideale di persona realizzata e felice e di società in cui vivere? Niente di originale, a dire il vero, non era poi distante..ma non ne ne voglia, da quelli di Gesù stesso. Solo per BP inventò il metodo educativo scout…non possiamo ignorarlo. Se non ci riconosciamo negli ideali di persona e di società del nostro fondatore ridurremo lo scoutismo a semplice babysitteraggio, ad un vuoto e banale “star bene assieme” ma gli toglieremo la potenza sovversiva di saper trasformare una persona comune in uno strumento bellissimo d’amore e impegno…in un arma letale di gioia, speranza, passione e generosità…
Ma se siamo qui é perchè qualcosa abbiamo gustato e intuito.
Allora oggi celebriamo che é bello essere scout. Anzi direi di più: che é trasgressivo e che ci fa andare controcorrente ma a testa alta. In classe, al lavoro, per strada, come membri della chiesa: dovremmo essere più fieri e sicuri di noi: solo il fatto di vivere una dimensione educativa…dice che stiamo facendo del nostro meglio per cambiare le cose.

Che gran scout sarebbe stato Gesù Cristo: oggi il vangelo ce lo dimostra. Sapeva chi era, come esserlo e soprattutto perchè.
Lo faceva educandosi e ci ricorda che ci si educa con precisi riferimenti e strumenti. Come scout e come cristiani..pensiamo ai 10 comandamenti e ai 10 articoli della legge scout, al nostro battesimo e ai sacramenti come pure alla nostra bella promessa.
Chiunque oggi riconosca di aver bisogno di educarsi… é cristiano e scout! Il tempo della quaresima va letto solo così!
Quant’è bello sto volto di Gesù, che la liturgia oggi ci offre.
Affamato e solo nel deserto, fragile e vulnerabile come tutti noi eppure libero e forte.
Non confida in sè stesso, nelle proprie capacità, non cerca di spiegare o discutere col diavolo. Nemmeno perde tempo, non si lascia disturbare oltre.  Si fida del Padre, si sente figlio prima che uomo. Si fida della parola di Dio prima che delle proprie opinioni.
Fa traboccare da sè solo la propria fede, la parola di cui si é saputo nutrire e riempire. E questo gli dona una grande libertà, la stessa con cui affronterà la morte, pur nella tragica e drammatica notte del Getsemani. La libertà é l’unico modo che abbiamo per superare tutte le tentazioni. Prima quella di essere impotenti o deboli.
Saper educare sè stessi secondo me é proprio questo: sentire la tentazione subdola come Gesù ma saper anche difendersi e gestirsi proprio a partire dalla fiducia negli strumenti che uno si da.
Una persona che si educa innanzitutto é una persona non in balia di sè stessa. Le tentazioni nascono nei nostri cuori sotto mille forme diverse. Ma puntano sempre innanzitutto a farci mettere in discussione le 3 relazioni fondamentali che viviamo.
Quella con Dio, quella con gli altri, quella con noi stessi:
pensate alla terza tentazione, quella di provare se vale o meno la pena di fidarsi di Dio… noi scout che ci riempiamo la bocca di volerlo essere con il suo aiuto, di compiere il nostro dovere verso di  Lui…. Gesù rifiuta una immagine magica di Dio, non vuole prove o miracoli che lo convincano a fidarsi di Lui. Il vangelo di mercoledì ci ha raccomandato la preghiera nel segreto del nostro cuore…cioè il gesto fiducioso dell’abbandono sereno alla provvidenza di un Padre che vede per fortuna un po’ oltre di noi e dei nostri pensieri. Ecco come era equipaggiato, ecco come Gesù sa educarsi…prima di parlare agli altri di Dio (le nostre tante catechesi e preghierine, il punto fede…) dovremmo saper parlare a Lui di noi stessi, delle nostre fragilità…ecco allora che tutta la nostra vita si trasforma in preghiera fiduciosa e dialogo confidente!
Pensate alla seconda tentazione… Gesù rifiuta il potere e la gloria comodi, vuole essere un messia tra le persone, a partire dagli ultimi, non guardando gli altri dall’alto in basso, guidato dalla logica del servire non dell’apparire. Tale tentazione e una sua clamorora sconfitta c’è l’ha testimoniata in questi giorni il nostro papa.
Il potere per un cristiano é innanzitutto poter servire a qualcosa. Mai servirsi degli altri a loro scapito per i miei comodi.
Non attaccamento ad una poltrona, a un incarico, a dei privilegi.
E qui come scout dovremmo avere le orecchie e il cuore spalancati: forse la sentiamo la tentazione di…  sono finalmente capo squadriglia e posso far fare ai più piccoli ciò che voglio, lavare sempre le pentole al fiume… sono capo in coca e posso educare come mi piace, come mi sento, come io credo…non come Bp aveva pensato… come abbiamo sempre fatto…non come é giusto fare… sono capo e decido io chi é bravo o meno…la tentazione orgoliosa di svalutare, condannare, emarginare chi cammina con noi..forse educarsi… significa riconoscere nell’altro le mie stesse debolezze e fragilità e imparare a volergli bene così com’è. Solo se imparo a voler bene all’altro, ad accoglierlo per quello che é potrò imparare a voler bene e accogliere anche me… che ho le sue stesse ferite e infedeltà. Ci stiamo volendo bene? che significa essere fratelli di ogni altro scout se poi in clan o in staff innanzitutto non ci vogliamo bene? Come insegnare a dei ragazzi a voler bene se per primi noi non abbiamo uno sguardo di misericordia e accoglienza…che stemperi l’orgoglio e la superbia.
se non vediamo il 5% di bene che ho al mio fianco?
Pensate infine alla prima tentazione: Gesù rifiuta la logica cieca del bisogno da soddisfare con ogni mezzo. Ricorrere al ruolo, approfittare del suo potere. Quando il bisogno diventa un assoluto, l’uomo perde la sua libertà.
Penso a quante volte anche noi cristiani siamo tentati in questo. A quante volte il nostro bisogno diventi unico criterio, dimenticando priorità, valori, riferimenti. Direi la tentazione dell’opinione. Conta solo quella. Non c’è più verità o legge. Solo la mia opinione. Il vangelo raccomandava mercoledì il digiuno, cioè la saggezza di saper dire “si” e “no”, utile-inutile, la capacità di gestirsi ed educarsi, di saper riconoscere e perseguire il vero bene non solo il proprio benessere. O prendi seriamente la legge, i comandamenti, il vangelo, il metodo scout…e il loro potere educativo e liberante o sarai sempre in balia dei tuoi comodi, delle opinioni, di quello che ..siccome pare giusto a te….si fa legge autoreferenziale.
Che gran scout sarebbe stato Gesù Cristo: ci ricorda che la libertà più grande é quella di non soccombere alle tentazioni per costruire noi stessi e un mondo migliore. Con una idea precisa e reale di quello che siamo ma soprattutto di quello che Lui ci vuol far diventare…educando noi stessi prima di educare gli altri, educandoci assieme, scout, cristiani, cittadini e persone…con un chiaro domani in cui sperare e un vero oggi per cui lottare.

Da Baudelaire a De Andrè… – Omelia Ia Domenica di Quaresima – Anno C

La prima tentazione é senz’altro quella di dire: “Ah, si, il brano delle tentazioni…. Me lo ricordo! Ogni prima domenica di quaresima..si…..  Che c’è per cena stasera?”
La seconda, pensando al diavolo, é più sottile. Argomento affascinante, desta grande interesse e reazioni contrastanti. O un sorriso beffardo, un’alzatina di spalle, la vaga sensazione di sufficienza..ba… non crederete mica al diavolo…é solo un genere letterario. Oppure la chiusura, la paura curiosa, la morbosità.
Entrambe ottengono lo stesso risultato. Non mi lascio mettere in discussione. Non ne ho bisogno. E il gioco é fatto.
Allora mi viene in mente la frase famosa di uno dei più grandi poeti francesi dell‘800, Baudelaire (non certo un mistico) che disse “la cosa più furba che il diavolo ha fatto é stata quella di convincere le persone ….che lui non esista.”
Non é questo il momento di approfondire: la parola ci provoca innanzitutto per maturare nella fede in Dio e in noi.
Oggi é la prima domenica di quaresima, mercoledi abbiamo celebrato il rito penitenziale delle ceneri e ascoltato il vangelo di Matteo in cui Gesù ricordava ai suoi discepoli l’impegno alla carità, alla preghiera e al digiuno.
Mi domando se questi tre atteggiamenti in realtà non possano sostenerci di fronte alle tentazioni di cui parla il vangelo odierno.
Nella prima Gesù rifiuta la logica cieca del bisogno da soddisfare con ogni mezzo. Del ricorrere al ruolo, di approfittare del suo potere. Quando il bisogno diventa un assoluto, l’uomo perde la sua libertà.
Penso a quante volte anche noi siamo tentati in questo. A quante volte il nostro bisogno diventi unico criterio, dimenticando priorità, valori, riferimenti. Direi la tentazione dell’opinione. Conta solo quella. Non c’è più verità o legge. Solo la mia opinione.
Il vangelo raccomandava mercoledì il digiuno, cioè la saggezza di saper dire “si” e “no”, utile-inutile, la capacità di gestirsi ed educarsi, di saper riconoscere e perseguire il vero bene. Non di difendere le proprie opinioni.
Nella seconda Gesù rifiuta il potere e la gloria comodi, vuole essere un messia tra gli uomini, a partire dagli ultimi, non guardando gli altri dall’alto in basso, guidato dalla logica del servire non dell’apparire. Tale tentazione e una sua clamorora sconfitta c’è l’ha testimoniata in questi giorni il nostro papa.
Il potere per un cristiano é innanzitutto poter servire a qualcosa. Mai servirsi degli altri a loro scapito per i miei comodi.
Non attaccamento ad una poltrona, a un incarico, a dei privilegi.
Nel tempo di quaresima il vangelo delle ceneri ci ha raccomandato la carità…cioè non tanto l’elemosina ma atteggiamenti concreti di attenzione all’altro e rispetto. Il giovedì santo Gesù stesso nella lavanda dei piedi ci lascerà un’icona ineguagliabile di questo.
Nella terza rifiuta di tentare Dio e una sua immagine magica: non lo vuole mettere alla prova, cioè viverlo in un rapporto commerciale di dare avere, di miracoli e prove. Non un Dio che mi debba convincere perchè io mi fidi di Lui. La fede non é tutto questo. Il vangelo di mercoledì ci ha raccomandato la preghiera nel segreto del nostro cuore…cioè il gesto della fiducia, dell’abbandono sereno alla provvidenza di un Padre che vede per fortuna un po’ oltre di noi e dei nostri pensieri.
Le tentazioni di questa domenica allora ben ci accompagnano nel cammino quaresimale iniziato con le ceneri e quel vangelo così concreto da essere direi quasi scomodo.
Ci aiutano a fare ordine nelle nostre relazioni fondamentali: con Dio, con gli altri, con noi stessi. Ma ci chiede anche, questa quaresima, di fare verità. Il rischio é quello di vivere questo tempo a testa bassa, tanto perchè bisogna, perchè é scontato o dovuto alla nostra coscienza, …No. Io mi rifiuto di vivere la carità, la preghiera e il digiuno solo perchè quaresima. Non voglio toccare con mano le tentazioni di cui abbiamo parlato e dovervi lottare …solo perchè cristiano. Non vuol dire niente. Quante persone mi hanno già fatto l’elenco dei propri buoni propositi quarsimali …ma non mi hanno detto perchè lo fanno.
Questi quaranta giorni, queste cinque domeniche e i loro vangeli caratteristici sono un percorso e un allenamento precisi alla Pasqua.
Tutto deve culminare lì. In quel sepolcro vuoto. Dove avrò depositato le mie miserie e i peccati, le mie ferite e le sconfitte, i miei fallimenti, l’orgoglio, la superbia, l’autosufficienza.
Vivremo questa quaresima perchè vogliamo vivere una pasqua dentro di noi, perchè desideriamo vivere da risorti, da rinnovati, travolti da una novità e una speranza inedite. Non per un dovere morale legato alla tradizione. Alziamo la testa.
Cercheremo almeno di desiderare di vivere così, con un cuore libero. Libero come sapeva essere solo Gesù, anche davanti alle tentazioni. Cosa sono infatti queste tentazioni…se non la prova che siamo liberi? Liberi di dire di no, forti nel confidare nella potenza di quei si…
Quant’è bello sto volto di Gesù, che la liturgia oggi ci offre.
Affamato e solo nel deserto, fragile e vulnerabile eppure libero e forte.
Non confida in sè stesso, nelle proprie capacità, non cerca di spiegare o discutere. Nemmeno perde tempo, non si lascia disturbare oltre.  Si fida del Padre, si sente figlio prima che uomo. Si fida della parola di Dio prima che delle proprie opinioni.
Fa traboccare da sè solo la propria fede, la parola di cui si é saputo nutrire e riempire. E questo gli dona una grande libertà, la stessa con cui affronterà la morte, pur nella tragica e drammatica notte del Getsemani. La libertà é l’unico modo che abbiamo per superare tutte le tentazioni. Per prima quella dell’essere impotenti o deboli. Per passare da un indolente benessere ad un liberante e vero bene!  PAUSA
L’inferno esiste solo per chi ne ha paura..cantava F. De Andrè in una canzone che era una preghiera… non solo per il titolo.
Così é per il potere del diavolo e la paura della morte con cui ci vorrebbe tenere schiavi e lontani dal vero Dio.
Saremo figli che scelgono di non vivere più nella paura di soccombere alle tentazioni. Saremo figli nella misura in cui ci sentiremo liberi di ricoscere che nella carità, nel digiuno e nella preghiera sta una vera forma di libertà. Solo così varrà la pena di celebrare questa quaresima, solo così sarà bello educarci alla vita vera, solo così potremo già fin da ora… vivere da risorti.

Avevo 19 anni e stavo per affogare… – Omelia Va T.O. – Anno C

Questo é il primo brano del vangelo che mi é stato spiegato e di cui abbia capito qualcosa. Una pagina che mi scaldò subito il cuore, sembrava fosse stata scritta pensando a me, per descrivere quello che stavo vivendo.
Avevo 19 anni. Partecipavo al primo incontro per giovani inquieti e in ricerca, nel nostro seminario. Ma mica volevo diventare prete. Io? figurarsi. Mi bastava capire se davvero quel Dio di cui mi si diceva un gran bene…e che mi interessava così poco, avrebbe potuto rendere felice anche me e dar un senso alla mia vita. Insomma più una sfida che una ricerca.
Avevo fatto come quella folla curiosa: cerca Gesù per ascoltarlo.
Luca dice che faceva ressa. Vuol dire che erano davvero impazienti  e desiderosi di ascoltare. Come pure che quel figlio del falegname, diceva cose che toccavano i cuori, facevano abbassare la guardia, davano luce e pace.
Era quello che cercavo.
Mi piace farvi notare che finalmente Gesù non si trova più in sinagoga ma inizia ad abitare i luoghi della vita ordinaria, i giorni feriali, la gente comune lì dove stesse lavorando o vivendo. Non é sabato e lo hanno seguito per ascoltarlo: si sono presi del tempo, tra lavoro e faccende di casa, si sono organizzati…per far parte di quella ressa, affamata di parole belle. Così avevo iniziato anche io a dare concretezza e fiducia alla mia ricerca di Dio.
Personalmente la mia vita e la mia poca fede sono maturate radicalmente quando ho iniziato a frequentare con un po’ di assiduità qualche pagina di vangelo, la messa e a confrontarmi regolarmente con un prete. E non solo la mia vita ma quella di tante persone che continuano silenziosamente a testimoniarlo. Penso anche alle tante iniziative che le nostre parrocchie organizzano per farci conoscere e ascoltare meglio la Bibbia, pregare..o semplicemente alla tanta gente che sceglie di riuscire a venire a messa durante la settimana, anche solo una volta.

Un secondo dettaglio molto bello é che Gesù si mette a parlare e insegnare da una barca. Vi si siede, assumendo la posizione del maestro e da lì parla. Usa, per annunciare il suo messaggio, il luogo di lavoro per eccellenza dei pescatori, cioè della maggior parte degli abitanti della zona. Questa cosa é bellissima: perchè sdogana il rapporto coi nostri luoghi di lavoro o studio ordinari, che spesso sentiamo estranei o addirittura di ostacolo alla nostra vita cristiana. Gesù predicando su quella barca consacra il lavoro come ambito che non può ne deve assolutamente essere escluso dalla vita spirituale. Penso ad una enciclica sulla “spiritualità nel mondo del lavoro” scritta da Giovanni Paolo II°, la “Laborem Exercens”. Il lavoro come luogo in cui convertirci, continuare l’opera creatrice del Padre, fare esperienza dei valori evangelici, scoprire come nostro Dio, quel volto vicino dell’ex falegname di Nazaret. Non possiamo sentirci cristiani solo qualche ora la domenica o qualche sera se andiamo in parrocchia per fare un servizio. Non si può lasciar fuori più di metà della nostra vita dedicato al lavoro, dal rapporto con Dio. Non possiamo far finta di credere che lì Lui non ci sia e non ci possa parlare. Troppo comodo!
Penso ad alcune esperienze di lavoro in fabbrica vissute durante il seminario e al fatto che tutt’ora lavori come insegnante in una scuola pubblica. Condividere orari, ritmi, diritti e doveri, problemi ordinari di tutti i lavoratori e cercare di farlo cristianamente, provando a scorgere i segni del regno di Dio già presenti nella vita di un collega magari, o ascoltando le inquietudini dei miei studenti o in altre situazioni. Lo so, spesso non é facile ….ma ogni tanto, é molto reale e davvero bello!
Da sempre poi la barca rappresenta, a livello simbolico e iconografico, la chiesa, cioè la comunità cristiana.
In quella barca non c’è solo Gesù ma anche Pietro e altri pescatori. Non sono ne santi, ne perfetti ma peccatori. Pietro stesso lo ribadirà con forza. Ed é proprio da questa barca con un Gesù circondato da onesti lavoratori e da peccatori, che la Parola di Dio prende voce. E’ proprio questa barca poi ad andare al largo nel lago, per una pesca che sembra assurda. Cioè ad essere presente nel mondo, con la sua missione di diventare sale e luce della terra. Cosa che spesso sembra anche a noi ormai assurda, impossibile o passata. E’ già l’immagine completa della chiesa. Non perfetta ma disponibile e testimone. Non é cambiato nulla. Scandalizzarsi oggi della chiesa, significa non accettare ne capire che Gesù stesso avesse già previsto tutto. Siamo solo suoi strumenti. Tutti! Nella misura in cui non abbandoniamo la barca lo sentiremo vicino, lì con quelle precise persone, non i migliori ma i disponibili, nei nostri luoghi di vita ordinaria, di lavoro e nelle comunità parrocchiali.
Infine un altro dettaglio viene da un verbo: mi pare interessante. La traduzione italiana scrive “pescatori di uomini”. L’originale greco non é pescare ma catturare vivi.
I pesci tirati fuori dall’acqua muoiono, gli uomini invece vivono.
Pietro, che sai fare? qual é il tuo lavoro? sei pescatore di pesci? bene…fallo in modo cristiano, con gli uomini. Quasi a dire ancora a noi oggi: cosa sapete fare? bene..fatelo volentieri, quella é la volontà di Dio. Valorizzare quello che siamo, che a noi sembrerà sempre poco o inadatto …e farcelo vivere come la nostra prima vocazione. La nostra prima fedeltà ad un Gesù che ci chiede di fidarci e offrirgli la vita per essere suoi strumenti. Non ci chiede di saper fare nulla di straordinario rispetto a quello che siamo o sappiamo fare. Si offre semplicemente di farlo accanto a noi e in suo nome, seguendolo. Cioè costruendo li dove siamo il suo regno. Pescare gli uomini, cioè farli vivere. Toglierli dal mare in cui stanno annaspando o affogando…fare il possibile per farli vivere meglio nella loro dignità, con verità, per la vera libertà…
hai un dono? una qualità? una cosa che ti viene bene vivere fare, un atteggiamento? mettilo a disposizione. Trasformalo in preghiera e in impegno preciso. Al resto ci pensa Lui. Allora la pesca sarà abbondante e duratura.
Lasciamo a riva pigrizia, sfiducia e indifferenza: fidiamoci, saliamo a bordo, seguiamolo.
Ci sono un sacco di persone che ci aspettano.
Non lasciamole affogare.