Chi di voi si sente un po’ figlio minore?
Chi di voi si riconosce nel figlio maggiore, molto veneto?
La cosa più importante credo sia quella di riscoprire che Dio é Padre come in questa parabola. Maggiore o minore non importa.. son come due anime che in qualche modo abitano ciascuno di noi contemporaneamente.
A metà quaresima ci attende questa parabola.. la più bella, impegnativa e consociuta della Bibbia. Artisti, scrittori, psicologi e filosofi.. tutti si son messi al lavoro davanti a questa pagina di Luca. Mi appare sempre come una tavola imbandita.
E’ così densa e profonda che andrebbe assaporata, contemplata in silenzio più che il.. cercare di capire..
Innanzitutto il contesto: peccatori-pubblicani si mettono in ascolto, scribi e farisei.. mormorano.
E’ sempre e ancora così: chi umilmente sceglie di ascoltare Dio e quel che abbia da annunciare alle nostre vite, chi invece mormora.. a bassa voce, si sente giusto e può giudicare, criticare, condannare.. anche Dio stesso.. perchè lui avrebbe fatto diversamente.
Non possiamo non prendere posizione. Chi saremmo tra i due?
Da qui partiamo.. ma mi permetto di farvi notare un solo dettaglio:
“da lontano lo vide”: il padre non era chiuso in casa, la vita non era ripresa normalmente, dopo l’addio del figlio (chiedere l’eredità significa “tu per me sei morto” e preparare “tutte le cose” sa di.. io qui non ci torno più!). E’ ancora turbato, non si da pace.
Mi piace immaginarlo al balcone di casa a scrutare continuamente l’orizzonte. Impaziente e straziato dal prezzo della libertà.. quella di lasciar andare un figlio anche se sa che andrà a finir male in qualche modo.. penso quando per strada all’ora di pranzo, in qualche marciapiede o stradina, si vedono qualche mamma o i nonni li ad aspettare lo scuolabus col figlio.. non vogliono che arrivi e bussi alla porta; trovare qualcuno che già ti attende.. che pensa a te, che vuole che tu ti senta importante. Cosa voleva dire ai suoi ascoltatori, Gesù?
Il famoso pittora fiammingo Rembrandt, in un quadro meraviglioso su questa pagina usa un dettaglio particolare nel dipingere il padre.. lo mostra con gli occhi semi chiusi, stanchi, consumati dall’attesa ci ricorda che.. Dio ci desidera, ci accoglie ad oltranza, non dovremo suonare il campanello, ci aspetta.. come il Padre della parabola verso il figlio. Non si era dato pace. Dio non si da pace per ciascuno di noi finchè non ci sa liberati e sereni, felici. Rispetta a volte drammaticamente la nostra libertà, liberi perfino di dirgli di no, ma é il Padre perfetto: ti tratta da adulto, autonomo, ti garantisce che hai l’equipaggiamento necessario per vivere bene, felice e infine ti sostiene e accoglie.. accoglierà ad oltranza. Qualsiasi cosa tu abbia fatto e farai.
Dio vuole essere incontrato per quello che é, un padre che ci cerca instancabile e impaziente per accoglierci.
Due righe di Promessi sposi a scuola le abbiamo lette tutte: come non ricordare la drammatica notte insonne in cui l’Innominato si converte.. “Dio perdona tante cose, per un’opera di misericordia!”.
La frase con cui Lucia l’ha ripreso, gli si conficca nel cuore e a poco a poco glielo apre in due portandovi il bisogno di misericordia e conversione.
Dio ci cerca in mille modi: innanzitutto mettendoci nel cuore questa certezza. E’ Lui a cercarci.. e lo fa di continuo, attraverso persone, atteggiamenti, frasi, ricordi che bussano discreti e a volte insistenti in noi..
Penso almeno ad un paio di confessioni tra le tante che ho ascoltato in questi anni: molto dure.. persone che dopo 30 anni cedono e vengono a riconciliarsi e come in un baleno rivedono tutta la loro vita e le conseguenze drammatiche di quel peccato che li aveva a poco a poco paralizzati. Ma anche le tante occasioni sprecate per riprendersi in mano, notano come fosse Dio dietro di esse a cercarli.. e lo sapevano ma.. era un braccio di ferro.
Un noto teologo biblista disse un giorno una cosa che mi ricordo sempre bene: un cristiano può confessarsi tutta la vita.. anche solo una o due volte l’anno.. ma in tutta la vita saranno solo quattro o cinque le confessioni davvero significative in cui abbia sentito il peso ed il disgusto per la sua condizione e l’amore di Dio che lo accoglieva e ripuliva.
Penso ancora allora a quelle due confessioni ma anche a me stesso; tanti anni fa, durante una confessione difficile, finalmente mi sono sentito perdonato di cuore e liberato, accolto. Avevo tutta la camicia bagnata di sudore ma qualcosa in me era davvero cambiato. Ecco. Lo auguro a ciascuno. Vivere la sensazione piacevole e sicura che Dio ci sta aspettando.
Abbiamo il coraggio oggi di metterci nel cuore questo dettaglio e di confrontarci la nostra vita? Permettiamo a Dio di avere qualcosa di buono da dirci? Con cui scuotere alcune certezze e far crollare qualche alibi? Ci aspetta.. nel silenzio di una chiesa, in un momento di solitudine e raccoglimento, nel rientrare in noi stessi e non essere sempre di corsa, siamo come uno in bicicletta.. resti in equilibrio solo se in movimento, se ti agiti e muovi.. guai a fermarsi, andresti per terra. Ci aspetta nel confrontarci con qualcuno, nel cercare una chiaccherata, o il sacramento della riconciliazione, nel provare a far vacillare qualche alibi o vecchia scusa, qualche vecchia rassicurante immagine di Dio.. pensate a chi é dedicata questa parabola? “A loro” disse questa parabola..
.. Io non mi confesso, io sono a posto, io non ho fatto nulla di male…io sono un bravo cristiano perchè faccio del bene.. c’è chi é peggio di me.. troppo comodo- ognuno si giustifica davanti all’amore di Dio in mille modi, con mille discorsi preconfezionati.
Perchè non vogliamo permettere a Dio di esserci Padre? Di amarci come vorrebbe? Lo preferiamo confinare sempre nella sua immagine di Dio. Lo riduciamo a discorso.
Come quello del figlio minore: é tornato per fame, mica perchè pentito.. si prepara il discorso.. non finisce la frase..
Quello che si era preparato tra sè.. non é pentito, non si sa se poi si converta e resti a casa. Ma il padre non gli permette di dirlo, guardate il testo. Lo interrompe prima che si dichiari servo. E lo fa iniziando frenetico ed impaziente a dare ordini per la festa.
Ha più voglia Dio di perdonarci e accoglierci col suo abbraccio di misericordia che noi di essere perdonati e abbracciati. Questo forse perchè siamo un po’ tutti come il figlio maggiore..
Il padre della parabola infatti.. nemmeno inizia a festeggiare. Lascia li il festeggiato e ricomincia. Tutto da capo. Esce ancora impaziente perchè la festa non é completa. Manca il maggiore. Esce ancora, gli va incontro, lo ascolta, gli parla..
E’ un padre artigiano dell’amore. Come solo Dio sa essere. Come solo un genitore sa fare. Artigiano perchè l’amore é sempre e solo artigianale, mai in serie: sa leggere il bisogno e la ferita di ciascuno e renderle uniche e preziose.. l’amore non é mai un tanto al chilo ma sempre qualcosa di fatto su misura per l’amato. Un genitore che avesse più figli, sa bene che non li può amare tutti alla stessa maniera. E’ una moltiplicazione creativa e infinita di amore. Dio con noi é così. Un padre di misericordia con gli occhi stanchi a furia di aspettare e cercare. Quegl’occhi parlano di un cuore mai sazio d’amore con cui ci attende.
Non facciamolo aspettare ancora.
Categoria: Omelie
Sandali in cuoio e occhio “bovino”…. – Omelia IIIa Domenica di Quaresima – Anno C
Quando finito un funerale, salgo sul carro funebre, e attraverso la città a passo d’uomo, mi piace osservare le persone.
“Dimmi come tratti la morte e ti dirò chi sei, come vivi”.. penso.
La strada e la gente sono sempre una scuola gratuita e completa.
Non so mai se mi dia più fastidio la volgarità dei gesti scaramantici (quelli che cercano gli spiccioli in tasca) o se mi faccia più tristezza la vuota indifferenza di chi, con occhio bovino, sembri nemmeno accorgersi di ciò che lo sta sfiorando.
Allora mi consolo con qualche anziano o qualcuno che almeno si ferma, fa un segno di croce, due secondi di silenzio, si tolga ancora il cappello: gesti antichi ma di una grandissima umanità e delicatezza… come quello a cui Dio richiama Mosè, nella prima lettura:
levati i sandali.. segno di rispetto, come togliersi il cappello, alzarsi in piedi quando accogli qualcuno o pulirsi le scarpe; era tradizione nel mondo arabo e non solo, quindi qualcosa che caratterizzava l’uomo.
Sandali=pezzi di cuoio cioè pezzi di animali morti! no, non in un luogo di vita… interessante!
Lì c’è vita.. e la vita é Sacra. Non ci puoi entrare con qualcosa di morto. E non puoi entrarci come vuoi, come Mosè per controllare il roveto… per curiosità, come a vedere le vetrine in centro.
Dio chiede a Mosè di rendersi conto di come si stia comportando.
E’ in uno spazio Sacro.. come un cimitero, un luogo di culto, una casa dove sia appena morta una persona o qualcuno stia male, dove ci sia sofferenza oppure dove sia appena nato qualcuno..
Non puoi andare, fare, gestire come vuoi, da padrone.. o con indifferenza, perchè non te ne accorgi, non sei presente a te stesso..
Senti che lì c’è un valore superiore, ed è legato al mistero della vita-morte, sofferenza-bellezza, di Dio o del male… di qualcosa insomma che non puoi capire o comprendere con curiosità. Siamo di fronte a a qualcosa di Sacro.
Tutto questo aumenta in noi la percezione ed il desiderio del rispetto dovuto, ci aiuta ed educa ad essere diversi, migliori, più attenti e umani.. di quanto lo siamo spontaneamente.
Ci fa sentire piccoli, ospiti, eppure resi degni di accedere, conoscere; non di conquistare con la nostra testa ma di accogliere con la nostra vita e le nostre mani.. iscoprirsi al proprio posto di creature a cui il creatore stia dando un’opportunità.
Nella prima lettura Dio ricorda a Mosè e quindi all’uomo che Egli è relazione libera da incontrare.. non oggetto, argomento di discussione o tradizione da manipolare.
E che dobbiamo essere umili e disponibili a metterci in ascolto..
Questo perchè Dio vuole che lo conosciamo davvero, vuole dirci Lui chi é, farci comprendere che è molto diverso e “altro” da tutto quello che noi pensiamo o dalle nostre sacrosante opinioni.
Quante idee sbagliate su di Lui, tutte le volte che lo valutiamo come ci va, quando crediamo che ragioni come noi: la tentazione di conoscere per valutare, gestire.. di misurarlo coi nostri parametri.
Ci aiuta ora il Vangelo: una pagina molto dura, esempi di cronaca.. potremmo metterci a raccontare ciascuno i propri.. le morti assurde, le sofferenze oscene, gli incidenti inspiegabili, le grandi tragedie o le migliaia di persone che ogni giorno si massacrano in Africa o muoiono di povertà pur non avendo mai ne edizioni straordinarie alla TV ne raccolte di fondi o belle canzoni dedicate.
Chiedono al Cristo “che sta succedendo”? Dov’è e come ragiona Dio? Chiedono.. che colpa ne avevano quelli se sono stati sterminati da Pilato o dalla tragica fatalità della torre crollata?
Gesù non entra in merito, dice no! Non è quello.. eppure prende in mano il discorso.. loro pensano di conoscere Dio ma che cosa ne esce? un Dio burattinaio, che ragiona con una logica di causa effetto, meriti e castighi, che distribuisce a caso vita o morte.. o se uno se lo merita, un Dio che puoi tener buono e gestire.. io faccio.. tu mi devi dare, io non faccio.. tu non ti devi permettere..
Siamo inzuppati di questo.. ci arrabbiamo con quello che riteniamo essere Dio come bambini viziati e capricciosi.
Le nostre bestemmie, tante delle nostre preghiere, gran parte del nostro fare in parrocchia, del nostro essere praticanti ma poco credenti.. credenti ma cosi poco credibili.. dice solo e sempre questo.
Dobbiamo toglierci i sandali.. e cercare di accogliere con umiltà.. il vero volto di Dio. Quel che Lui ha detto di sè.
La quaresima è l’allenamento giusto per farlo, per sintonizzarsi, togliendoci i sandali, al vero volto di Dio.
Mosè lo chiede direttamente e la risposta è molto bella: Dio è una presenza. Quale il suo biglietto da visita? di Abramo, di Isacco, di Giacobbe.. cioè che apparteneva alla loro storia personale.. tre storie.. sono quello che ha camminato, conosciuto, vissuto e condiviso.. tutto con loro.
E poi dice quello che sente: tre verbi.. ho osservato, ho udito, conosco.. significa “io ho fatto esperienza di voi, vi ho conosciuti..” questo gli fa prendere l’iniziativa.
Il nostro Dio prende l’iniziativa: é il senso del Natale, di un Dio che ci raggiunge perchè si è indignato di vederci vivere in un certo modo, inebetiti da una libertà impazzita di cui siamo in balia, storditi da mille idoli, da tanti “Egitto” che ci riducono a schiavi, di mille immagini sbagliate, dipendenti da mille cose, senza l’ipocrisia di uno stato che ti dica bevi o gioca responsabilmente, anche se può creare dipendenza patologica!
Il nostro Dio prende l’iniziativa e continua a farlo.. a voler salvare cioè rendere libera e migliore la nostra vita. Per questo ci ha raggiunti nel figlio Gesù, l’unica immagine di quel suo volto.
Non per risolvere i nostri problemi, spiegare le tragedie.. non è causa ne effetto. E’ compagno, solidale ad oltranza di quello che la vita ci mette davanti.. e che al nostro fianco fa storia con noi.
A cosa servono la messa, la confessione, la parola di Dio, la caritas, il servizio, l’educazione, lo scoutismo, l’attenzione al sociale e agli ultimi-indifesi.. la San Vincenzo e il CAV.. ecc ecc
Sono le mani con cui Dio da sempre ci chiede di continuare la sua missione.. questa é la chiesa, non sempre e solo il Vaticano e i suoi torbidi giochi di potere.. questa é la chiesa a cui essere fieri di appartenere da figli.
Questo Dio è libero e non si può gestire.. ne incasellare!
Quale esperienza sto facendo di Dio e del suo volto?
E’ un Padre che fa storia con noi, liberante o un argomento, un’idea?
Cosa nel nostro cuore e nella nostra vita, Gesù deve sfoltire e concimare?
Riconosciamolo, trasformiamolo in preghiera, affidiamolo alla sua pazienza e bontà. Perchè ci doni una esperienza sempre più effettiva ed affettiva della sua presenza al nostro fianco.
Cos’è l’eucaristia se non un segno scandaloso, semplice ma infinito, di un Dio che prende l’iniziativa di condividere la nostra vita.. entrando e sostenendo il nostro corpo?
Leviamoci i sandali allora, mettiamoci in ascolto, abbassiamo la guardia e apriamogli le mani.
Offriamo i nostri cuori con speranza…alla sua presenza solidale e liberante in mezzo a noi.
“Solo la bellezza salverà il mondo..” – Omelia IIa Domenica di Quaresima – Anno C
Questa è sempre una pagina tanto bella quanto strana. Da contemplare più che capire.
Strana perchè facciamo un po’ fatica a comprendere cosa sia successo: Gesù in disparte con i discepoli prediletti, le vesti ed il volto che cambiano di aspetto, le apparizioni.. e poi Luca mica era presente. Chissà cosa gli hanno davvero raccontato. Che sfacciato poi, a ricordare che San Pietro, a cui Cristo darà potere di fondare la sua chiesa, si senta dire “non sapeva quello che diceva!”. Oppure che nel bel mezzo di una apparizione.. loro prendano sonno! Vediamo di mettere un po’ d’ordine..
Siamo al cap. 9 di Luca e se potessimo avere sotto mano il suo vangelo capiremmo quando avviene questo fatto della trasfigurazione oggi descritto. Gesù é salito sul monte a pregare perchè in crisi.
E’ interessante: nemmeno lui era nato “imparato” cioè non sapeva come fare a vivere da messia.. come si sarebbe svolta la sua vita ne il suo destino. La vive e lo scopre giorno per giorno. Pregava molto per questo. Ed é in uno di questi momenti di intensa confidenza col Padre che si rende conto di essere chiamato a salvare le persone non mediante il trionfo ma con la sconfitta. Quasi da subito conobbe l’incomprensione, il dissenso, l’insuccesso. I vangeli sono molto espliciti nel riportarlo. L’entusiasmo iniziale nei suoi confronti, verso i miracoli.. durano relativamente poco: chi lo considera un sovversivo, chi un esaltato.. si inizia a tramare per ucciderlo. E’ dentro questa profonda crisi di identità e senso di sè che é collocata questa pagina.
Compaiono Mosè ed Elia: essi sono il simbolo della legge e dei profeti, rappresentano cioè tutto l’Antico Testamento. Tutti i libri sacri di Israele hanno lo scopo di portarci a dialogare con Gesù, orientano a Lui.
Senza Gesù tutto l’Antico Testamento é incomprensibile..come pure la vita e la missione di Gesù senza l’Antico Testamento rimane un mistero.
Ricordate la pagina di Emmaus dopo la risurrezione? Per far capire ai discepoli il senso della sua morte e il significato della sua risurrezione ricorrerà all’Antico Testamento. “Cominciando da Mosè e dai profeti cominciò a spiegare loro in tutte le scritture ciò che si riferiva a Lui”.
Essi, dice Luca, parlavano del suo esodo..cioè del suo passaggio da questo mondo al Padre. Ecco da dove é venuta a Gesù la luce che gli ha svelato la sua missione: dalla parola di Dio dell’Antico Testamento.
E’ li che ha scoperto che come messia non era destinato al trionfo ma alla sconfitta. Che non avrebbe camminato nella gloria, con potere e successo, ma nel servizio e nella testimonianza umile e silenziosa di sè e del suo stile d’amore. Che avrebbe lavato i piedi non vinto..
Questa intuizione deve essere stata molto scomoda. I discepoli dormono. Sono gli stessi che nel getsemani faranno lo stesso. Quanto il tema insomma é la passione e la morte loro dormono. Nella Bibbia spesso il sonno sta a significare il torpore spirituale, cioè la fatica a comprendere e soprattutto ad affidarsi, accogliendo uno stile di vangelo che non vorremmo. Noi siamo quelli che preferirebbero un messia forte, una chiesa vincente non un messia in croce e una chiesa snobbata e irrisa da tutti. Eppure..
Allora da queste sottolineature possiamo comprendere alcune cose interessanti:
la preghiera, cioè il dialogo e il confronto fiducioso col Padre aiutano Gesù a capire come vivere. Anche noi siamo chiamati ad imitarlo confidando nel Padre sull’affidargli ciò che accade in noi e attorno a noi.
E poi? Gesù si confronta per certi versi con l’Antico Testamento, abbiamo detto, cioè con la scrittura. E’ una indicazione precisa anche per noi: possiamo pregare e ascoltare ciò che Dio abbia da dire alla nostra vita proprio a partire dalla Parola. Mettermi a pregare con il vangelo in mano é permettere a Dio di rispondermi proprio a partire da un brano del vangelo in cui io possa cogliere la sua voce per me. Questo é un grande dono. Ce lo ricordava anche don Firmino questa settimana alla 3 sere parlando del concilio e della possibilità grande di accedere e conoscere bene la Bibbia.
Questa pagina insomma é strana ma come dicevo è anche bella: proprio per quell’espressione naturale, spontanea, fanciullesca con cui Pietro stesso se ne esce: “E’ bello per noi stare qui”.
Non era successo niente eppure era accaduto tutto. Avevano sonno, non capivano, ma avevano sentito che qualcosa in loro era cambiato. Avevano iniziato a godere come di un privilegio.
Vedono una manifestazione particolare del volto di Gesù, della sua vita. Ne restano stupiti. Non sapevano cosa Gesù avesse intuito della sua vita e quindi della loro ma si fidano.
E’ bello! pensate a quante volte ricorriamo a questa parola per dire qualsiasi cosa. Com’è povero il nostro vocabolario..
è bello un luogo, bello un film, una donna, un uomo, un cd, un libro, il tempo, un panorama, un paio di pantaloni..
Tutto è bello. Come non avessimo altri sinonimi da usare o termini più appropriati da usare.
Eppure è significativo: siamo impastati di bellezza. Per noi, dal profondo, tutto deve essere bello.
Come non ricordare il principe Myskin che ne “L’idiota” di Dostoevskij pronuncia la famosa frase che.. “solo la bellezza salverà il mondo..” tutto ciò che è bello.. da un dettaglio, un gesto, un atteggiamento.. per salvarci dall’imbarbarimento..
La bellezza ci educa, ci raffina, ci migliora, ci eleva, ci purifica e libera: i discepoli e noi con loro, pur non avendo compreso ne condiviso tutto si fidano di Gesù. E’ la storia reale e concreta di un popolo di Dio e siamo noi, in cammino. Senza per forza aver tutto chiaro o aver condiviso e apprezzato uno stile. E’ il costo di una fiducia in un padre che vede più in la di noi, che ci conosce meglio di quanto noi conosciamo noi stessi, é il rispondere con la propria vita a qualcosa che é già in noi, come un dono d’amore. Che si risveglia mettendolo in pratica, come il servizio e la carità di Gesù, come un amore che assapori solo se lo sprechi, una risurrezione e una vita nuove che passano per forza per la croce e la morte. Allora vale la pena vivere la quaresima, allora vale la pena sognare, allora vale la pena essere cristiani e dire che é bello per noi stare qui.