Da Baudelaire a De Andrè… – Omelia Ia Domenica di Quaresima – Anno C

La prima tentazione é senz’altro quella di dire: “Ah, si, il brano delle tentazioni…. Me lo ricordo! Ogni prima domenica di quaresima..si…..  Che c’è per cena stasera?”
La seconda, pensando al diavolo, é più sottile. Argomento affascinante, desta grande interesse e reazioni contrastanti. O un sorriso beffardo, un’alzatina di spalle, la vaga sensazione di sufficienza..ba… non crederete mica al diavolo…é solo un genere letterario. Oppure la chiusura, la paura curiosa, la morbosità.
Entrambe ottengono lo stesso risultato. Non mi lascio mettere in discussione. Non ne ho bisogno. E il gioco é fatto.
Allora mi viene in mente la frase famosa di uno dei più grandi poeti francesi dell‘800, Baudelaire (non certo un mistico) che disse “la cosa più furba che il diavolo ha fatto é stata quella di convincere le persone ….che lui non esista.”
Non é questo il momento di approfondire: la parola ci provoca innanzitutto per maturare nella fede in Dio e in noi.
Oggi é la prima domenica di quaresima, mercoledi abbiamo celebrato il rito penitenziale delle ceneri e ascoltato il vangelo di Matteo in cui Gesù ricordava ai suoi discepoli l’impegno alla carità, alla preghiera e al digiuno.
Mi domando se questi tre atteggiamenti in realtà non possano sostenerci di fronte alle tentazioni di cui parla il vangelo odierno.
Nella prima Gesù rifiuta la logica cieca del bisogno da soddisfare con ogni mezzo. Del ricorrere al ruolo, di approfittare del suo potere. Quando il bisogno diventa un assoluto, l’uomo perde la sua libertà.
Penso a quante volte anche noi siamo tentati in questo. A quante volte il nostro bisogno diventi unico criterio, dimenticando priorità, valori, riferimenti. Direi la tentazione dell’opinione. Conta solo quella. Non c’è più verità o legge. Solo la mia opinione.
Il vangelo raccomandava mercoledì il digiuno, cioè la saggezza di saper dire “si” e “no”, utile-inutile, la capacità di gestirsi ed educarsi, di saper riconoscere e perseguire il vero bene. Non di difendere le proprie opinioni.
Nella seconda Gesù rifiuta il potere e la gloria comodi, vuole essere un messia tra gli uomini, a partire dagli ultimi, non guardando gli altri dall’alto in basso, guidato dalla logica del servire non dell’apparire. Tale tentazione e una sua clamorora sconfitta c’è l’ha testimoniata in questi giorni il nostro papa.
Il potere per un cristiano é innanzitutto poter servire a qualcosa. Mai servirsi degli altri a loro scapito per i miei comodi.
Non attaccamento ad una poltrona, a un incarico, a dei privilegi.
Nel tempo di quaresima il vangelo delle ceneri ci ha raccomandato la carità…cioè non tanto l’elemosina ma atteggiamenti concreti di attenzione all’altro e rispetto. Il giovedì santo Gesù stesso nella lavanda dei piedi ci lascerà un’icona ineguagliabile di questo.
Nella terza rifiuta di tentare Dio e una sua immagine magica: non lo vuole mettere alla prova, cioè viverlo in un rapporto commerciale di dare avere, di miracoli e prove. Non un Dio che mi debba convincere perchè io mi fidi di Lui. La fede non é tutto questo. Il vangelo di mercoledì ci ha raccomandato la preghiera nel segreto del nostro cuore…cioè il gesto della fiducia, dell’abbandono sereno alla provvidenza di un Padre che vede per fortuna un po’ oltre di noi e dei nostri pensieri.
Le tentazioni di questa domenica allora ben ci accompagnano nel cammino quaresimale iniziato con le ceneri e quel vangelo così concreto da essere direi quasi scomodo.
Ci aiutano a fare ordine nelle nostre relazioni fondamentali: con Dio, con gli altri, con noi stessi. Ma ci chiede anche, questa quaresima, di fare verità. Il rischio é quello di vivere questo tempo a testa bassa, tanto perchè bisogna, perchè é scontato o dovuto alla nostra coscienza, …No. Io mi rifiuto di vivere la carità, la preghiera e il digiuno solo perchè quaresima. Non voglio toccare con mano le tentazioni di cui abbiamo parlato e dovervi lottare …solo perchè cristiano. Non vuol dire niente. Quante persone mi hanno già fatto l’elenco dei propri buoni propositi quarsimali …ma non mi hanno detto perchè lo fanno.
Questi quaranta giorni, queste cinque domeniche e i loro vangeli caratteristici sono un percorso e un allenamento precisi alla Pasqua.
Tutto deve culminare lì. In quel sepolcro vuoto. Dove avrò depositato le mie miserie e i peccati, le mie ferite e le sconfitte, i miei fallimenti, l’orgoglio, la superbia, l’autosufficienza.
Vivremo questa quaresima perchè vogliamo vivere una pasqua dentro di noi, perchè desideriamo vivere da risorti, da rinnovati, travolti da una novità e una speranza inedite. Non per un dovere morale legato alla tradizione. Alziamo la testa.
Cercheremo almeno di desiderare di vivere così, con un cuore libero. Libero come sapeva essere solo Gesù, anche davanti alle tentazioni. Cosa sono infatti queste tentazioni…se non la prova che siamo liberi? Liberi di dire di no, forti nel confidare nella potenza di quei si…
Quant’è bello sto volto di Gesù, che la liturgia oggi ci offre.
Affamato e solo nel deserto, fragile e vulnerabile eppure libero e forte.
Non confida in sè stesso, nelle proprie capacità, non cerca di spiegare o discutere. Nemmeno perde tempo, non si lascia disturbare oltre.  Si fida del Padre, si sente figlio prima che uomo. Si fida della parola di Dio prima che delle proprie opinioni.
Fa traboccare da sè solo la propria fede, la parola di cui si é saputo nutrire e riempire. E questo gli dona una grande libertà, la stessa con cui affronterà la morte, pur nella tragica e drammatica notte del Getsemani. La libertà é l’unico modo che abbiamo per superare tutte le tentazioni. Per prima quella dell’essere impotenti o deboli. Per passare da un indolente benessere ad un liberante e vero bene!  PAUSA
L’inferno esiste solo per chi ne ha paura..cantava F. De Andrè in una canzone che era una preghiera… non solo per il titolo.
Così é per il potere del diavolo e la paura della morte con cui ci vorrebbe tenere schiavi e lontani dal vero Dio.
Saremo figli che scelgono di non vivere più nella paura di soccombere alle tentazioni. Saremo figli nella misura in cui ci sentiremo liberi di ricoscere che nella carità, nel digiuno e nella preghiera sta una vera forma di libertà. Solo così varrà la pena di celebrare questa quaresima, solo così sarà bello educarci alla vita vera, solo così potremo già fin da ora… vivere da risorti.

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