Lasciarsi dilatare – Omelia Immacolata Concezione – Anno C

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Spesso si dice sia difficile capire le donne, l’universo femminile appare complesso e misterioso, noi uomini veniamo tante volte accusati di non esser in grado di comprenderlo… Credo possa essere anche vero ma che risulti lampante quando ci troviamo di fronte ad una donna che aspetti un bambino.
Le cose diventano allora ancora più delicate, affascinanti, misteriose.
Forse solo un marito può avere qualche possibilità in più nello star vicino alla propria moglie…ma resta un grande mistero…quello di una persona che inizi a sentir crescere in sè una nuova vita, che inizi a nutrirla senza accorgersene, si senta abitata da essa, l’abbia accolta, la custodisca, senta che inizi a muoversi in lei, a comunicare con lei, un gioco di riconoscimenti e percezioni, di intese e scoperte…
Tutto questo ha un fascino incredibile, probabilmente neppure la mamma stessa riesce a comprendere fino in fondo cosa le stia succedendo, quali trasformazioni fisiche, biologiche, psicologiche stiano avvenendo in lei…
Siamo di fronte a un corpo che si dilata sempre più per fare spazio a una nuova creatura; e non è solo un corpo ma tutta la persona a mettersi a servizio del bimbo, imparando ad ascoltarlo, proteggendolo, nutrendolo; tutta la vita di questa mamma si dilata, si trasforma… la vita…cioè i ritmi del tempo, gli orari, le scelte, gli atteggiamenti, l’alimentazione…tutta la vita della donna viene radicalmente relativizzata e orientata con sempre maggior decisione verso quella creatura che le sta crescendo dentro… che in modo magnetico attira verso di sè tutte le energie e le attenzioni.
Mi sono sempre stupito di tutto questo…e pensare al fatto che anche Dio abbia scelto questo passaggio per suo figlio…mi fa venire i brividi.
Egli ha voluto scegliere una madre… perchè niente della nostra esistenza..nemmeno i nove mesi nel grembo materno gli fossero estranei. Il Natale, l’incarnazione…sono proprio questo.
Maria oggi ci parla da madre…e con tutte le madri ci fa da esempio per comprendere meglio, cosa significhi, in quest’avvento, attendere e accogliere Gesù.
Quel corpo e quella vita che si dilatano per accogliere un figlio sono immagine di come un credente sia chiamato ad accogliere nel proprio cuore, nella propria vita il figlio di Dio.
Chi è il cristiano se non una persona che si senta abitata da Dio, che lo viva dentro di sè come una presenza che da forza che ti sostiene, che scelga di fargli spazio e di orientare a lui il proprio tempo, le proprie scelte, una presenza di cui mettersi profondamente in ascolto, che senta che più lo custodisce in sè più lui…da lì… ti conduca e ti faccia sentire che è presente…


e questo….”non a tempo, quando ho tempo, quando me la sento”…capite che l’esperienza di una mamma in costante relazione col figlio ci ricorda che Gesù nascendo … provoca in noi una relazione…e le relazioni tra persone chiedono quella fiducia, quella fede che c’impegna davvero, ci responsabilizza, ci cambia la vita.
Allora capiamo cosa significhi essere cristiani: accogliere una relazione che si fa attesa, accoglienza, storia, novità, impegno.
Le relazioni sono anche questo… 
Solo dentro una relazione la nostra vita trova senso e sapore, trova novità ed equilibrio perchè l’apertura all’altro, significa opportunità e speranza. Qui Maria ci è testimone e sostegno, lei che ha saputo fidarsi e farsi strumento c’ indica la direzione. La relazione diventa il farsi strumento, diventa missione cioè testimonianza. Il cristiano, come Maria, una volta che riconosce in sè la presenza di Dio ne diventa testimone e si sente mandato.
Del resto lo viviamo ogni domenica: cos’è l’eucaristia se non l’accogliere e far abitare dentro di sè Gesù? Anche il nostro corpo…non solo la bocca…si dilatano nell’accogliere in noi il Figlio di Dio…Noi lo mangiamo ed egli ci nutre…e ci nutre mandandoci… a “fare questo in memoria di me”… cioè a farci cibo per gli altri…farci cioè luce, amore, forza, sostegno, prossimità, equilibro per chi ne ha bisogno…esattamente come una mamma per il proprio figlio.
A me a volte capita quando devo comunicare… scendo gli scalini del presbiterio e ho tra le mani la pisside colma di eucarestia…e mi chiedo sempre… se sono io che porto Lui..o Lui che porti me…
Lui che ha bisogno delle mie mani…delle nostre mani…per andare dalle persone. Lui che ha bisogno dei nostri corpi, delle nostre vite, trasformandole da dentro… per testimoniare al mondo la Sua presenza e la sua vicinanza…per raggiungere tutti…. 
Rischiamo di fare, altrimenti, come nella prima lettura: una pagina magnifica che riesce a descrivere alla perfezione ciò che accade nel cuore di chi s’ illuda di bastare a sè stesso.
Nella Bibbia, il primo verbo con cui Dio si rivolge all’uomo è potere..voi potete mangiare…Anche Eva è così col serpente… noi possiamo mangiare…potere….
Indica il senso della vita come potenzialità, sviluppo, crescita.  Voi potete…cioè non siamo semplici esecutori di ordini ma liberi inventori di strade. L’importante è mettere Dio al primo posto…il resto va da sè in ordine…
Il serpente invece fin dall’inizio usa, con l’inganno, il verbo dovere”è vero che Dio ha detto che non dovete”….così Dio, fin dall’inizio, viene fatto vedere come rivale, come una trappola di divieti. E il divieto viene accolto con sospetto, come una privazione della propria libertà, quindi da rimuovere al più presto. Mangiare il frutto proibito significa allora rivendicare per sè stessi la definizione di ciò che è giusto: ciò che l’uomo compie diventa giusto e buono per definizione; egli è sempre nel proprio diritto, essendo ormai il diritto un suo attributo … In questo senso l’uomo è davvero «come Dio», signore del mondo non nel contrapporre al bene la propria volontà ma nell’elevare la propria volontà a principio di bene. Se lo voglio, se me la sento, se per me è giusto…questo è bene.
Questo ragionamento in cui cadiamo tutti inizia a uccidere le relazioni con noi stessi, con gli altri e quindi con Dio. Provate a coniugarlo tra marito e moglie, tra amici, tra genitori e figli.
È l’inizio del soggettivismo e del relativismo, oggi dominanti. 
Se si toglie Dio, oppure se ci si sbaglia su di Lui, chi ci va di mezzo è l’uomo, l’umanità dell’uomo. Ecco perché, nella Bibbia, il modo di rapportarsi a Dio definisce il modo di rapportarsi all’altro. 
E quanto siamo bravi quindi anche noi a scaricare la colpa sugli altri… sui mille alibi con cui poi ci giustifichiamo…Adamo dà la colpa ad Eva, Eva al serpente…alla fine è colpa di Dio…che ha messo Eva a fianco di Adamo…cioè gli ha donato relazione!
Non facciamo anche noi spesso così? non ci assumiamo le nostre colpe, non chiamiamo per nome i nostri peccati, ce la prendiamo con Dio perchè non fa quel che vorremmo…e riduciamo la nostra fede e il nostro essere cristiani ad una cosa che sta in parallelo con la nostra vita quotidiana… uno zucchero a velo sociale ed emotivo…ma che non può andare in profondità a cambiare le cose…… non glielo permettiamo….altro che nascita e dilatarsi…
Ecco perchè abbiamo bisogno di Maria…perchè essa oggi ci ridoni il gusto vero e bello della relazione con Dio, dell’accoglierlo nel nostro corpo, nella nostra vita con la disponibilità della figlia:
“Avvenga per me secondo la tua parola!” 
Solo questa relazione potrà distruggere la spirale di egoismo e orgoglio in cui altrimenti ricadremo tutti, considerando Dio un rivale, la fede solo un insieme di cose da fare, il Natale un tempo per riposare dai nostri progetti e impegni…
Maria ci sostenga e accompagni in questo tempo verso il Natale; interceda per noi presso il Padre…perchè ci conceda un cuore umile e semplice per essere disponibili ad accogliere suo figlio che viene nella nostra vita; così sapremo creare in noi e attorno a noi degli spazi e dei tempi di silenzio, di pace, di ascolto.
Per essere anche noi riempiti della sua grazia, come una mamma col suo bambino.
E forse cosi..noi maschi..riusciremo anche a capire meglio ste donne!


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2 pensieri su “Lasciarsi dilatare – Omelia Immacolata Concezione – Anno C

  1. Alessandra

    Anche voi maschi dovete capire meglio ste Donne? Lo si percepisce quasi come un senso di pesantezza! Sai Matteo, non c’è poi molto da capire, a noi Donne, più che altro, basterebbe essere rispettate. Sono molto d’ accordo con il commento lasciato da madre Luigina, la persona che ha incontrato Dio la si vede da come parla delle cose del mondo. I veri cristiani, dal mio semplice punto di vista, sono le persone che non fanno del male agli altri e se lo fanno, trovano il modo per rimediare, questa è una delle caratteristiche che fa di una persona un vero cristiano. E vale anche per le persone più semplici, quelle che ti fanno sorridere quando vengono a chiederti un sacramento, che poi lo chiedono a Dio, tu sei il mezzo, quelle persone che non sanno magari scrivere o parlare correttamente, ma spesso da quella gente non arriva mai il male ed io per loro ho un grande rispetto.

  2. madre Luigina

    “la prova che una persona ha incontrato Dio non è nel modo in cui parla di Dio, ma nel modo in cui parla delle cose del mondo”. (S.Weil)

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