“O in ginocchio o dentro la mangiatoia..” – Omelia Epifania 2017 – A

2017-01-06

 

 A TUTTO VOLUME: Gloria dal basso della terra
https://youtu.be/xl3KpPCHMSE

A Feltre c’è il Museo dei Sogni, un posto unico al mondo nel suo genere, tanto sconosciuto quanto frequentato da migliaia di persone. Vi sono raccolti i sogni di tante persone, gocce di storia sacra, rugiada o tempeste, le terre e le acque di tutto il mondo. E’ un posto di poesia, a me molto caro, dove mi piacerebbe accompagnare i più sognatori fra voi. Una vera miniera di spunti per pensare, pregare, piangere, riflettere, indignarsi e innamorarsi della vita, della storia, dell’essere umano, genio e miserie.
In una stanza, sul pavimento, ci sono come tre nicchie, in cui sono inseriti dei ricordi. Le mattonelle sono in vetro quindi di fatto sei costretto a guardare per terra per vederne il contenuto: ad abbassarti, inginocchiandoti, per leggere e vedere meglio. Ti provoca a capire se davvero ti interessi, se valga la pena inginocchiarsi davanti a quello che gli oggetti rappresentano; o se, siccome non ti va, tu possa accontentarti di quanto intuisci e guardare altro, magari camminandoci sopra. E’ una trovata geniale. Ti provoca. E’ un approccio alla vita…Varrà la pena inginocchiarsi? Gesto intenso, profondo, dice a mio parere due cose: come i Magi, adorazione e prostrazione. Lo viviamo in chiesa, durante la messa. Ma anche impotenza, resa, abbandono. In ginocchio si chiede perdono davvero, si implora pietà, si supplica o vi si cade stremati dalla fatica o dal dolore disperato. Personalmente l’ho sempre pensato: davanti a certe cose ci si può solo inginocchiare..
Epifania significa manifestazione: Dio si è manifestato così. I nostri presepi ci aiutano ad immaginare la scena e il contesto. Non sprechiamo l’occasione di pensarlo e pregarci su, prima di smontarli. Quella luce che ha illuminato le tenebre del mondo, la notte di Natale, continua a volerci guidare. In quella povertà, cruda e quotidiana, quasi banale, ormai scontata. Lì si posa la stella.
Oggi il vangelo di Matteo, offre alla nostra riflessione e preghiera la figura dei Magi: provocati e incuriositi, si fidano, partono, si prostrano. Non credenti ne religiosi, scienziati, ricchissimi, curiosi, si mettono in cammino. In loro c’è tutto quel che ci serve per vivere oggi. Vengono da lontano, come noi, spesso..lontani da Dio, dalla chiesa, dalla morale cristiana. Sia che siamo sempre qui in parrocchia, sia che vi arriviamo per qualche tradizionale e scontato sacramento.
Ma alla fine si trovano davanti a qualcosa di più grande di loro: e si inginocchiano. L’abbandono e la fiducia che riconoscono, si fidano. Ecco il punto di vista di Dio. Mettersi in ginocchio davanti al bambino e -come fossimo le mangiatoie-, guardare il mondo da li, con umiltà, dal basso. Dio vuole guardare il mondo da li, dal basso verso l’alto. Dalla parte dei vinti, dei bocciati, degli esclusi.
Dio lo ha fatto in Gesù, nascendo povero ed emarginato, abusivo.
Gesù lo ha fatto coi peccatori, in fila prima del Suo Battesimo, lo celebreremo domenica; davanti all’adultera e ai farisei che la condannavano, era per terra, lui, ai piedi di lei, per non farla sentire umiliata ne sbagliata. Dopo l’ultima cena, quando si inginocchia ai piedi degli apostoli per lavarli..anche a Giuda e Pietro.
Inginocchiarsi, anche solo con il cuore, è arrendersi, fidarsi, dire “va bene, Signore, non comprendo ma sto qua”…
Anche di fronte, come dicevo, alla disperazione e al dolore: certe situazioni, certe sberle che la vita di dà: assurde, tremende, ingovernabili, di morte, croce, impotenza, solitudine; quando sei stordito dal colpo…scegliere di inginocchiarsi, anche solo col cuore, chiudendo la bocca al commento, aprendo il cuore alle lacrime. Quante volte ho scelto questa modalità, come uomo e come prete. Non serve dire nulla: non c’è nulla da dire, ma solo da dare…tempo, presenza, silenzio, vicinanza, preghiera. Tutte le volte che ho solo avuto voglia di piangere e l’ho fatto.
Nella liturgia quando siamo chiamati ad inginocchiarci? alla consacrazione: non oltre…inginocchiarsi non vuol dire essere devoti. Il corpo è importante, non decidiamo noi cosa fare solo per devozione…
Nella vita invece, come i Magi, quando, ripeto, al di là del gesto comunque importante perché scomodo, scelgo di fidarmi e pregare in modo diverso, scegliendo l’ascolto. Come decidere di guardare per terra nelle nicchie al Museo dei sogni. Scelgo di non aver nulla da dire ma, come Mosè di fronte al roveto ardente, mi tolgo i sandali del dover, spiegare, giustificare. La vita di ciascuno, con le sue sberle, con la sua storia è sacra…mi chiede di accoglierla, di guardare a me e alla vita dal suo punto di vista. Empatia.
Oggi chiedo la grazia di entrare nel presepio, sedermi sulla mangiatoia anche al posto di Gesù, (mica si offende) e iniziare a guardare il mondo e gli altri, soltanto da laggiù. Come fossi una telecamera Go-Pro.
Lui che l’ha fatto per primo, ci ispiri almeno il desiderio di imitarlo.

“La Pista Cifrata.” – Omelia Maria SS.ma Madre di Dio 1 gennaio 2017 – A

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«Con quale desiderio Lei entra nell’anno nuovo?»
Con il desiderio di essere risparmiato da domande del genere.
(Karl Kraus, Die Fackel, 1906/13)


Passare il tempo facendo i cruciverba non mi ha mai entusiasmato. Dover pensare per forza mi annoia: la mia poca cultura e pazienza fanno il resto. Mi limito a leggere le barzellette, le curiosità e soprattutto ad unire i puntini. Le riviste propongono La Pista Cifrata, una serie di punti numerati da congiungere. Alla fine da quel caos solo apparente di puntini sparsi su un riquadro bianco, emerge a poco a poco un’immagine definita. Avete presente?
Stiamo per archiviare quest’anno bisestile, ricco di un giorno in più, al quale io son particolarmente legato. Credo sia bello guardarsi indietro e …unire i puntini. Cosa intendo?
Lo fa anche Maria: dice Luca che accogliendo i pastori e ascoltando quanto raccontavano…lei custodiva e meditava. Quanto le era accaduto, le parole dell’angelo, la relazione con Giuseppe, il sogno di Dio, la sua fede, una vita misteriosa in lei…sappiamo poco ma… che avrà avuto nel cuore questa ragazzina?
Custodire: sa di mettere via, riordinare e proteggere. Come una cantina… nel nostro cuore mettiamo in ordine le cose preziose.
Ci aiuti allora Maria, ad avere il suo sguardo su quest’anno e …unire i puntini. A rivedere che ne è stato di noi, come cristiani.
I mezzi di comunicazione ci stanno inondando di classifiche e ricordi: chi è morto, fatti memorabili, scoperte e fallimenti, parole nuove e mode, per cosa ricorderemo questo 2016.
Facciamolo anche noi: non per la cronaca ma per vivere in maniera meno superficiale. Custodire è anche difendere…dalla banalità dell’abitudine e del vivere come viene. Lo sguardo di Maria ci aiuti ad unire sotto un unico spirito i puntini di quanto ci è accaduto. Non è stata solo cronaca. La fede è come la penna da usare per farlo. Essere cristiani significa poter avere lo sguardo di Dio sulla realtà, su di noi e sugli altri. La fede ci offre la possibilità di decifrare quei puntini e unirli, piano, per leggerli come occasioni in cui il Signore ci ha interpellato, ci è stato accanto o lo abbiamo invocato. Il più delle volte la Sua presenza è discreta e la cogliamo dopo…facendo cioè, come Maria; ripensando a quel che abbiamo vissuto per scorgere a poco a poco in noi la nascita di un’immagine. Quale? la relazione con Dio nella fede non è mai statica o scontata. Unendo i puntini cosa ho scoperto di Lui e quindi della mia vita, in questo 2016?
Non puntini di una cronaca muta, casuale e piatta, di una fede estranea alla vita concreta, separata da quanto vivo o mi sta a cuore. Forse lo scopriremo presente, buono e premuroso; o magari lo percepiremo distante? assente? indifferente? I tratti di un padre che ci accoglie con misericordia, di un Gesù figlio e nostro fratello che ci guida, la presenza materna e silenziosa di Maria.. Alla fine di un anno, insomma…che esperienza abbiamo avuto di Dio? é davvero almeno la metà, di tutto quel che diciamo a memoria e cantiamo assieme (salvatore, padre buono, onnipotente, misericordioso, sorgente di vita, creatore…)
Non è un esercizio facile, essere aiutati, magari da un padre spirituale o nel confronto con qualcuno, può agevolare e insegnare questo per la propria vita spirituale. Servizio assai prezioso, se ripenso alla mia vita, agli anni del seminario e non solo per riconoscere che non stavo vivendo a caso ma Lui era presente..e unendo i puntini, si creava quasi un filo rosso…la storia di fede che mi ha portato qui.
Appoggiamo Suo figlio Gesù, in questo tempo di Natale, sulla mangiatoia della nostra vita e con fede uniamo i puntini. Nascano in noi i sentimenti e le emozioni più vere e autentiche: gratitudine, riconoscenza ma anche la fatica, la paura e l’ansia. Mettiamo tutto in quella mangiatoia, sia Lui a guidarci. Come Maria, ci doni il Signore di saper anche meditare queste cose per poterlo ancora riconoscere al nostro fianco. La fede ci aiuti a viverlo presente e appassionato a ciascuno di noi e alla qualità delle nostre vite. BA!

“In cosa i vostri figli vi hanno stravolto la vita?” – Omelia Giorno di Natale 2016

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per restare in tema..   https://youtu.be/rlY_B9WC2t8

In cosa, concretamente, i vostri figli hanno sconvolto le vostre vite??
Andrea fa di tutto per rientrare prima dal lavoro, Marco non va più in discoteca, Filippo si è messo a far volentieri cose che riteneva disgustose…l’esperienza della paternità ha meravigliosamente sconvolto questi miei amici. Col cuore colmo di stupore e gioia, a volte gli occhi lucidi, tutti mi hanno assicurato che questa è davvero una cosa grande. Avere il proprio figlio tra le mani li ha fatti crescere, maturare, rimettersi in carreggiata o in cammino. Sono concordi sull’essere diventati grandi. Quel figlio ha come accelerato in poco tempo un processo di crescita e assunzione di responsabilità. Li ha fatti smettere di essere bambini o adolescenti e li ha trasformati in uomini. 
So che ci sono applicazioni virtuali per cellulari che ti fanno adottare e accudire un cucciolo o un bambino, anni fa era il boom del tamagotchi…c’è una saggezza e un’intuizione sotto.
La pedagogia del gioco per imitazione e identificazione. Come quando la bambina gioca con le bambole, si gioca a fare la mamma ed il papà..e questo aiuta a crescere, identificandosi. 
Non si cresce e non si matura se non imparando a dimenticarsi di sé e prendersi cura dell’altro…fosse intanto anche solo per gioco.
Nulla di nuovo, direte. Certo, però molto bello. Qui dietro c’è lo zampino geniale di Dio: ecco la sua pedagogia con noi. Lui lo sapeva. Ha iniziato tutto così. 
“Dio nessuno lo ha mai visto: proprio il figlio unigenito, nel seno del Padre, Lui lo ha rivelato”, dice il vangelo di Giovanni.
Il Natale è esattamente questo: Dio si offre a noi donandoci suo figlio. Quel bambino è il suo biglietto da visita definitivo, la sua ultima parola. E chiedendoci di accoglierlo, non solo ci mostra il suo vero volto, ma anche il nostro. Cosa intendo? Che ci educa. 
Ci fa diventare grandi, nella fede e nella vita, assumendo la stessa sua prospettiva, favorendo quello stesso processo di crescita e l’assunzione di responsabilità. La sfida e la promessa è che tutto questo ci renda felici, ne valga la pena.
Rileggiamo da qui, oggi, la vita cristiana e questo Natale.
   Abbiamo sentito nel vangelo: “A quanti però l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio”…
Sono decenni che ascoltiamo questo vangelo ma continuiamo a credere che essere cristiani sia fare tante cose per Dio e per gli altri. Ci hanno insegnato così, ci giustifichiamo. Abbiamo ascoltato tutti tranne il Signore e il suo messaggio. (il mondo non lo riconobbe, i suoi non l’hanno accolto, ricorda infatti Giovanni)
  Non si cresce ne si diventa “figli di Dio” a furia di messe, preghiere, ne capendo delle cose…ma accogliendolo.
Dio non è un pacchetto di princìpi da sapere, valori da mantenere o tradizioni da rispettare. Non è lassù, estraneo o distante.
Ci ha donato un bambino: ecco la sua ultima parola, quella definitiva. Quel bambino è diventato per noi il Cristo della fede, la password con cui accedere al mistero di Dio stesso e incontrarlo e viverlo come un Padre. Giorno per giorno.
Un bambino ha insegnato ai miei amici a diventare adulti. 
Un bambino, Gesù, insegna a ciascuno di noi a diventare cristiani. E questo per noi non significa altro che figli di Dio. Solo per questo, per tale sua iniziativa, noi siamo chiamati a vivere Dio come un Padre e le relazioni tra di noi, come fraterne. 
La nascita di Gesù non ci chiede di essere buoni. Ma di essere fratelli. Per essere bravi e buoni, bastano il panettone, le renne, le lucette e l’atmosfera standard del natale da centro commerciale.
   Per essere cristiani e figli, basta Gesù: donandoci il suo spirito, attraverso la fede che possiamo vivere ogni giorno, nella carità, nei sacramenti e nel guardare la realtà con la Sua luce, noi continuiamo a vivere Dio come un Padre, riconoscendoci figli.
Essere cristiani allora significa maturare come persone di qualità diversa dalle altre, buona: ecco la vita eterna!
Dio è geniale. Non vuole che ci arrampichiamo verso di Lui in cielo a furia di sacrifici e meriti. Ma vuole che innanzitutto impariamo ad accoglierlo. Qui, sulla terra, mentre ne parliamo. E si fa questo permettendogli di toccare le nostre vite. In maniera inaudita.
Se ci pensate, è anche quanto faremo tra poco quando, venendo con le mani “a mangiatoia” lo accoglieremo tra le mani, nell’ eucaristia, quasi prendendolo in braccio per farlo entrare nella nostra vita e diventare parte di noi. Natale significa nascita. 
Ecco cosa ci stiamo augurando. In ciascuno di noi possa esserci la disponibilità ad accoglierlo.  Lui che è grande si è fatto piccolo, noi, che siamo piccoli, diventiamo grandi, nel suo nome. Siamo divini, perché messi in grado di dare la vita. Come i miei amici. Che sono diventati grandi…o cristiani, come noi.
Buon natale.