“Credere dà qualità!” – Omelia della SS. Trinità 2017 -A

 
Oggi vorrei dire solo una cosa: credere dà qualità.
La nostra vita di che qualità è? buona, scarsa, robusta o si rompe subito? Siamo facili alla disperazione, al pessimismo? viviamo corrosi dall’orgoglio, dall’ansia? siamo tiepidi o superficiali?
Gesù ci promette vita eterna, cioè che dura, di buona qualità, come gli elettrodomestici di una volta. Non significa che non ci siano incidenti, botte o cadute: ma queste ne dimostrano solo la buona qualità. Essa è il risultato di una fede. Gesù poi la definisce salvezza. Dio lo ha mandato, dice il vangelo appena accolto, perché noi siamo salvati. La salvezza, per noi, è una vita di buona qualità, resistente, robusta, ben equipaggiata per affrontare qualsiasi cosa. Come una casa che regga il terremoto, se fatta di buona qualità. Quando diciamo che Gesù è il nostro salvatore diciamo questo: ci salva dando qualità resistente, vita eterna a ciò che siamo. Poi accada quel che accade. Noi siamo equipaggiati.
Abbiamo bisogno di essere salvati da tutto quello che non offre buona qualità alle nostre esistenze me le rende banali e anonime.
Ma anche tutto quel che ci fa vivere con sufficienza la nostra fede, diluita in una vuota e vaga religiosità, buonista e indaffarata.
  Come avviene questo? nel credere. Ma nel credere bene.
Chiunque crede in Lui, dice il vangelo. Credere non è essere coerenti con dei valori o favorevoli a delle tradizioni ma essere fedeli ad una relazione con Gesù. Ecco il cristiano. Di Cristo. In relazione con Lui. Viversi percependosi alla sua presenza. Riconosco che più riesco a vivere con lo stile di Gesù più la mia vita è di qualità. Il Suo stile: cioè le sue attenzioni agli ultimi, i suoi desideri, la mitezza e la ferma decisione contro il male, il desiderio di perdonare, la trasparenza, il senso di giustizia e carità ad oltranza, il sentire Dio padre e gli altri fratelli e sorelle.
Questa è la qualità cristiana della vita. Oggi come non mai. Abbiamo davvero bisogno di imparare a vivere così, in modo pienamente umano. Con e per amore. La prima cosa da fare è crederlo, volerlo. Non accontentarsi ne dire, ma sì..
  Inizia così il sogno di Dio: raggiungerci attraverso Suo figlio. 
E questo per amore. Non siamo soli o abbandonati. Accogliamolo!Dio ha tanto amato il mondo: guardiamoci attorno, sentiamo che Dio guarda con amore ciascuno di noi? 
  Oggi la liturgia ci ricorda che il nostro Dio è Trinità: confidenza di amore tra il Padre e il Figlio attraverso il respiro dello Spirito Santo. Quando noi facciamo il segno della croce, ricordiamo di credere in questa relazione. Desideriamo viverla, gustarla.
  E’ come uno specchio. Ci mettiamo davanti allo specchio e vediamo meglio noi stessi. Coi nostri occhi noi possiamo vedere tutto, tranne dietro di noi e i nostri stessi occhi. La Trinità, come in uno specchio, ci fa vedere che dietro di noi, a custodirci c’è l’amore del Padre, a volerci dare qualità nuova e nei nostri occhi l’anima, la presenza dello Spirito; ad accompagnarci, Gesù al nostro fianco. Per salvarci grazie a questo vortice di amore.
Più crederemo a questo, più le nostre vita avranno qualità.
Credere dà qualità. La salvezza, per ciascuno di noi, inizi così. 

“Sì al Se.” – Omelia VIa Domenica di Pasqua A-2017

 

Il Signore sia con voi… pensiamoci: quante volte durante la messa ci viene rivolta questa frase? (vediamo…. )
4: saluto iniziale, vangelo, preg. euc., fine per la benedizione.
Sia, al congiuntivo…un desiderio, un augurio. Ma come!!
Sembra una scelta poco coraggiosa, quella della liturgia, da questo punto di vista: nel vangelo che abbiamo appena accolto invece, Gesù continua a ripetere che ci ha donato lo Spirito, come nostro avvocato, che Lui viene a noi, è in noi, rimane con noi…allora dovremmo sentirci rassicurare e ricordare che il Signore è già con noi, non sperare che lo sia. Non è poi custodito nel tabernacolo? non è in noi dal battesimo? perché allora ..sia e non è?
Eppure pensiamoci: questa è la libertà che ci viene offerta. Non un dato di fatto, un’imposizione ma un augurio, sia con te…una mano che ti viene offerta, da stringere, tu lo possa accogliere e far vivere davvero in quello che sei ed in ciò che fai.
Curioso, se riflettiamo: questo augurio per 4 volte in una messa…quasi a dire: guardate che non è automatico ne scontato. Non è che siccome sei battezzato o credente o sei in chiesa, tu lo senta vicino. Sia con te…che tu l’abbia lasciato entrare.
Al percorso dei battesimi qualcuno chiede il sacramento per il bambino ma si rifiuta di accettare che Dio c’entri qualcosa…Celebriamo funerali e matrimoni ma spesso mica siamo credenti, vogliamo prima comunione e cresima per i figli ma mica riconosciamo il ruolo di Gesù in tutto questo: sono solo riti teatrali, scaramantici, abitudine e inerzia…molto triste. Le parrocchie sono vissute come agenzie di prestazioni religiose.
Gesù invece ci vuole liberi e soprattutto consapevoli. Sia con voi!
Possa essere Lui a consolarti con la sua presenza e accompagnarti con la forza della Parola e la luce del suo spirito nelle scelte e nelle azioni di tutti i giorni.
La prima parola di oggi è “Se”… se mi ami, se qualcuno mi vuol seguire. Gesù ha sempre detto Se a tutti: solo rispondendo Si al Se…possiamo metterci in cammino. Ed essere cristiani.
Gesù chiede di rispondergli, non di obbedire. Il nostro si, al suo se deve essere risposta consapevole e responsabile. Crea relazione.
Questa pagina ha un qualcosa di struggente; Gesù sta chiedendo a ciascuno di noi di fidarci di Lui, sembra dirci…coraggio mettimi alla prova, ne varrà la pena, non ti lascerò solo, sarai vero e autentico, amato per quello che sei, non per quel che puoi o meno dare o hai dato.
Solo il tuo si trasforma quel se in un noi di fiducia e abbandono. Solo a questa condizione ci si mette in cammino.
Sembra mettersi a nudo, Gesù, fragile e bisognoso del nostro amore. Vuole essere amato. Noi nel frattempo che attività stiamo organizzando?
Ma dove lo troviamo un Dio che ci chiede di amarlo, di volergli bene… che vuole valorizzare quel che noi siamo in grado di dargli, che vuole aver bisogno di relazione con noi.
Il pastore che vuole essere amato dalle pecore; pensiamo a quando Gesù chiederà per 3 volte a Pietro se lo ama, se gli vuole bene…quando si fa dare i 5 pani e i 2 pesci per sfamare tutti.
Il Signore sia con ciascuno di noi, allora, oggi: se perdiamo questa libertà vivremo una fede da schiavi dell’abitudine, annoiata e indifferente. Morta. Non saremo mai in grado, come ci chiede la seconda lettura, di saper rendere ragione della speranza che è in noi. Se fossimo stati meno credenti e più credibili, sarebbe stato meglio.

“Risposta esatta!” – Omelia V domenica di Pasqua A-2017

Che fastidio le telefonate di chi, magari all’ora di pranzo, ci chiede di valutare promozioni, abbonamenti e offerte per la linea fissa, internet o i programmi tv. Tenendo conto di che vita fanno e non perdere tanto tempo, rispondo sempre allo stesso modo: se avrò bisogno, mi faccio vivo io. Non c’è nulla di peggio che essere riempiti di risposte o soluzioni per domande che non abbiamo.
Il problema invece son quelle che sembrano non aver risposta. Alcune di esse ci fanno paura: fin dalle interrogazioni a scuola, passando per le domande di senso che ci assalgono nella vita, da adolescenti affacciandoci al mondo o da adulti, facendo un bilancio della nostra vita. Qui nessuno ci telefona la risposta.
Dolore, lutto, crisi e fallimenti provocano in noi domande. Perché proprio a me? Ci mettono spalle al muro, esigono risposta, ci fanno fare verità La nostra fede cristiana, al di là del tanto fare e dei riti, è una risposta. O meglio..Gesù si offre a noi come LA risposta. Forse il succo del vangelo è tutto qua. Anche se credo che una fede senza domande e dubbi sia morta, come un’ideologia. Del resto anche una fede tutta frasi fatte e risposte scontate è tremendamente vuota e banale.
Ma quali sono le domande che portiamo dentro di noi? In questa pagina di Giovanni, Gesù si sente porre dai suoi discepoli due belle questioni:
Tommaso: non sappiamo dove vai… ma come? se qualche versetto prima ha appena annunciato per la 3a volta che sta per essere ucciso. Come fanno a non aver capito? Semplice! non si vuol capire quel che non si accetta…Noi sappiamo dove stiamo andando? la nostra fede riesce a dire che siamo in cammino, come singoli e come chiesa, dietro a Gesù, verso uno Spirito Santo da riconoscere già all’opera, un cambiamento consapevole…
Domenica scorsa Gesù ci ha assicurato che riconoscendo la sua voce Lui camminerà davanti a noi..ma verso dove? dove ci porta la nostra fede? in quali luoghi di senso, per attingervi forza e coraggio, a quale speranza ci chiama? Futuro, vita eterna, paradiso… abbiamo il coraggio di farci domande?
Come possiamo conoscere la via?  Davvero ci interessa innanzitutto seguirti, Gesù, riconoscerti al nostro fianco, frequentarti, conoscerti meglio? o ci accontentiamo di una religiosità civile e sociale… ma non cristiana?
E poi Filippo, quasi sbuffando, come infastidito da discorsi che gli appaiono contorti e teorici sbotta: mostraci il Padre e ci basta! La domanda di fondo dell’uomo: Dio, la sua esistenza o meno, il tipo di presenza, onnipotente, impotente, indifferente, lontano, idee e valori… ci dici che è un padre, Gesù? faccelo conoscere, mostracelo, non ci interessa altro, muoviti!
“Io sono la via, la verità e la vita.” Ecco la risposta. Ecco il necessario: 3 parole immense. Inesauribili.  Innanzitutto sono in ordine. Solo se via, Gesù sarà la verità e raggiungeremo la vita…Partiamo dal fondo allora:
Io sono la vita: essere cristiani non significa stare in ginocchio tutto il giorno davanti a Dio ma scegliere la vita in abbondanza (vangelo di domenica scorsa). Tutto quello che dà verità alla mia vita, che la libera e rende più bella e umana é secondo il vangelo.
Io sono la verità: parola oggi come non mai complessa, che ognuno tira dalla propria parte. Ognuno si crea la propria verità… Non é così. Gesù verità significa che essa non è una dottrina, un libro o una legge migliore delle altre, ma in un «io» sta la verità, in Gesù, venuto a mostrarci il vero volto dell’uomo e del Padre. Adesso provo a dire una cosa indispensabile ma forse un po’ difficile: quando noi guardiamo a Gesù vediamo la persona umana come Dio la sogna…più noi assomiglieremo a Gesù, più saremo noi stessi, persone realizzate, vere e felici.
Io sono la via: Gesù é una strada e le strade si percorrono: una relazione personale da cercare e vivere giorno per giorno. La strada per arrivare a Dio Padre, al cuore di noi stessi e degli altri.

V.V.V.: queste tre parole siano la risposta alla domanda di vita e di senso che ciascuno porta dentro, più o meno consapevolmente, come Filippo e Tommaso. Chiediamo al Signore di aiutarci a non avere paura delle domande che nascono in noi e riconoscerlo come la più vera e bella delle risposte da vivere.