E’ più dura la Parola da ascoltare o la costina della sagra? – XXIa T.O. – B

Quando si può dire di essere cristiani?

– Cristiano di tradizione: avevo zia suora, ho fatto chierichetto da piccolo, l’infanzia in oratorio.. questa non è fede, non si è cristiani.
– Cristiano morale: rigo dritto.. vado a messa, rispetto tutti, dico le preghiere, non faccio del male a nessuno. Sono (midollo) “coerente coi valori cattolici”..  quali? Perché? E poi? E allora?
– Cristiano “so do le risposte giuste”: perché mi sposo in chiesa? Son cattolico!!
Sono credente, ma non praticante.. attento finisci per essere peggio dei tanti praticanti non credenti. Perché a un certo punto dirai..
Ah, io credo a modo mio: può significare tutto, ma in realtà non significa niente, se non l’essere in relazione solo con le proprie idee e convinzioni o convenzioni. Si rischia di credere solo a sé stessi. Darsi ragione.. questo non è essere cristiani.
.. Credenti, praticanti, quando inizieremo a desiderare solamente di essere.. credibili?
– Son cristiano perché vado una volta al mese a Medjugorie, perché papa Francesco, era ora! Quell’altro invece.. perchè se c’è da fare del bene son sempre qua. Come se essere cristiani significasse fare beneficenza, cucinare poenta e costa alla sagra apparendo una volta l’anno in parrocchia, e poi sparendo di nuovo, cantare nei cori i canti de ciesa, o la tassa per far parte di qualche associazione cattolica, cristiana, scout, ac, per poter fare grest.. P.E.R..
Da cosa si capisce che le nostre parrocchie sono cristiane? Perché fanno grandi sagre, corali, il palio, la processione e la pesca? Per cosa si spende, si fatica, si fa baruffa e ci si divide in una parrocchia? Per la fedeltà al vangelo? Per annunciare la buona notizia a tutti? Per cosa si valuta il prete? Pe parla di Dio o se ci lascia fare quel che abbiamo sempre fatto noialtri? Perché guai a toccare i nostri feudi di potere a cui non sappiamo rinunciare e che ci fanno sentire utili anzi indispensabili (almeno qui!), che nutrono la nostra voglia di apparire, essere gratificati.. è una parrocchia, questa? Perché poi ci scandalizziamo solo del famoso vaticano, ma noi? Nel piccolo? Dobbiamo fraternamente dircele queste cose..
Vi ho fatto casi concreti, scomodi ed esempi precisi: non andiamo oltre un sorriso amaro e rendiamoci conto che questa è l’atmosfera che respiriamo e che tutti, tutti un po’ ci intossica.
Detto questo ora vorrei però che prestaste attenzione particolare a quanto sto per dire, perché credo sia molto importante e spero ci possa aiutare. Mi paro le spalle e cito papa Francesco (quello simpatico) nel suo documento Lumen Fidei (La Luce della Fede): “Cristo non è solo Colui in cui crediamo, la manifestazione massima dell’amore di Dio, ma anche colui al quale ci uniamo per poter credere. La fede non solo guarda a Gesù, ma guarda dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi: è partecipare del suo modo di vedere.
Bellissimo. Fede non è allora un atto della mente, una decisione a tavolino, una nostra sintesi di vita, ma qualcosa che coinvolge tutta le persona e le apre una progressiva e crescente comunione con Gesù, così che Lui possa cambiare, evangelizzare il mondo dei nostri desideri, la scala dei valori in base al quale decidiamo, il senso che diamo alle persone e alle cose, il nostro comportamento. Il nostro approccio alla realtà.
E’ riconoscersi abitati da una presenza, connessi ad essa, nella nostra coscienza, dove Dio parla sempre per primo nei nostri cuori, li dove.. prima di fare tante cose per Lui, lo lasciamo fare l’unica cosa che vuole fare per noi, cioè amarci e farci sentire preziosi e unici ai suoi occhi. Allora? Come glielo permettiamo?
Ora che succede? Esattamente quello che accade nel vangelo.
Questa parola è dura, chi può ascoltarla?” com’è liberante un vangelo che non nasconde mai i fallimenti di Gesù, i suoi momenti di fatica e incomprensione. Quelli che lo seguivano.. che credevano in lui ad un certo punto si sentono spalle al muro. Quale parola era così dura? Quella che abbiamo ascoltato in queste due ultime domeniche: il lungo discorso sul pane. Il figlio del falegname, che si fa cibo per noi, donandoci la vita eterna e domenica scorsa questo cibo può trasformare le nostre vite.
Dura non vuol dire difficile, attenzione. Se così fosse basterebbe farsela spiegare. Ma credere non significa essere intelligenti, aver capito tutto o studiato tanto. Dura sa di qualcosa che non hai voglia di realizzare, di esigente perché ti chiede di uscire da te e dai tuoi castelli comodi e lasciarti incontrare da Colui che vuol essere continuamente buona notizia per noi.
Guai a noi se non lo sentiamo duro a volte questo Vangelo.. esigente e scomodo perché ci mette in discussione, a nudo, tocca i nostri alibi, le giustificazioni, il nostro orgoglio, le nostre mentalità e abitudini, i “son stato abituato così”,“che male c’è lo fanno tutti”, “se me lo sento, se va bene a me, allora”, “abbiamo sempre fatto così”.  E’ dura perché ci chiede di non voler essere più i padroni della nostra vita (o della parrocchia), ma i Suoi discepoli. Quelli che camminano con Lui.
Quelli che sanno dire: prima il vangelo, i sacramenti, i poveri, la formazione dei giovani e degli adulti, l’evangelizzazione, la carità, il restare uniti.. poi eventualmente facciamo tutte le sagre e le iniziative. Ma se questo ci divide e allontana o raffredda la nostra fede allora basta! Non serve. Abbiamo colto qual’è l’essenziale per dirci cristiani, abbiamo mangiato il pane che da vita eterna quindi non possiamo farci la guerra per una tradizione o un feudo. “La via verso la fonte porta contro la corrente. (Prov. Cinese)” 
Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio.
Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama.
Il resto viene di conseguenza.  Allora essere cristiani non è.. portare avanti una tradizione, non è essere perfetti, sapere le cose giuste da dire e fare tante cose cristiane o credere a modo mio.
Essere cristiano è essere di Cristo, in relazione con Lui, frequentarlo nei sacramenti e nella preghiera, come anche nella carità delle nostre scelte quotidiane, permettergli di stupirci e di dare un senso sempre nuovo alla nostra vita. Guardarci come Lui ci guarda. Esserlo insieme, come parrocchia e come chiesa: una chiesa serva e non regina, umile e non appariscente o vincente. Schietta e non connivente. Concludendo credo che essere cristiani sia almeno desiderare questa conversione. Poter dire che .. si, è dura questa parola, ma da chi andremo? Solo tu hai parole di vita eterna, che danno qualità alla nostra vita.
Signore donaci ogni giorno, in tutto quello che facciamo, la fame di queste parole, anche se a volte son dure.
Ci aiuteranno a crescere , camminare, essere fedeli alla tua presenza in noi.

Il corpo della donna.. – Omelia Assunzione di Maria

150815

L’Assunzione di Maria deve da sempre farsi spazio tra le vacanze e le strade deserte delle nostre città contendendo al ben più noto ferragosto il titolo di festa. In effetti ferragosto non vuol dire nulla, nemmeno sappiamo che significhi. Non che magari  festeggiando l’Assunzione di Maria.. si faccia più strada. Possiamo anche dire che si ricorda Maria Assunta in cielo, ma questo cosa può dire alla nostra vita e alla fede che abita i nostri cuori? Pensiamo allora a qualche famosa opera d’arte.. alla tela del Tiziano nella chiesa dei Frari a Venezia.. ad es. La cito perché la immagino (lo spero) conosciuta vista la vicinanza.
Mi piace considerare proprio quel capolavoro dell’arte italiana per provare a cogliere qualche significato di questa festa.
Nella pala veneziana colpisce innanzitutto il movimento. Non serve essere esperti d’arte per cogliere come Tiziano sottolinei il moto ascensionale.. Maria pare quasi aspirata da Dio o come se una forza dal basso la spedisse in alto. Tutta la figura ha un forte vigore, una spinta che le dà quasi la carica, sembra non potersi trattenere.. andare su.. lei.
Ci parla del desiderio di Dio di portare Maria in cielo. La prima persona al mondo ad essere salita in cielo, ad essere accolta dalla Trinità è stata proprio una donna. E qui la chiesa potrebbe fare da un lato un mea culpa per quante volte nella storia il ruolo della donna sia stato erroneamente messo ai margini. Dall’altro anche un ritornare con verità all’audacia di un vangelo che ricorda come Gesù avesse un rapporto per quel tempo direi trasgressivo con le donne.. considerandole non solo di pari sua dignità ma anche oltre. Pensate alla compagnia di cui godeva delle donne, ad alcune pagine magnifiche che hanno Lui e le donne come protagonisti (la samaritana, la vedova di Zarepta, la prostituta da Simone il fariseo, non ultima la Maddalena, al quale affida l’annuncio della risurrezione: la cosa più sconveniente da fare a quel tempo, affidare quel messaggio fondamentale a chi veniva considerato nulla. Detto questo sulla chiesa.. mi verrebbe da dire che nessuno ha diritto di giudicarla più di tanto visto comunque la storia della nostra civiltà, il pensiero ad altre religioni dove la donna ancora oggi non gode certo di buona fama o al continuo scandalo con cui la disparità uomo donna viene perpetrata nella cultura attuale (stipendi più bassi, condizioni di lavoro e agevolazioni inferiore, problemi legati alla maternità, ruolo della donna nei mezzi di comunicazione o nella pubblicità..) io prima di lamentarmi della chiesa.. mi indignerei del mio stato o della società a cui appartengo. Ritengo comunque che il ruolo della donna sia più presente di quanto si voglia notare.. e questo capita perché ci si ferma solo alla questione delle donne sacerdote. Non sarà così che si risolve nessun problema! Restiamo però su un Dio che ci desidera!
Un altro dettaglio bellissimo che emerge dall’Assunta del Tiziano ai Frari è quanto il corpo di Maria sia disegnato con una forte caratterizzazione delle forme, il panneggio rosso carne del vestito, l’intenso blu del mantello, lo sguardo verso Dio e le braccia tese quasi a chiedergli di prenderla in braccio. Il pittore marca con forza il corpo. Maria è stata assunta col corpo, pare volerci ricordare e annunziare. Non solo l’anima, lasciando giù un corpo contenitore inutile. Quanta filosofia greca e anche poi influenze cristiane hanno giocato sulla svalutazione del corpo. Un oggetto..Pensate al numero ormai ordinario di donne uccise da mariti o fidanzati (quasi a tenere assieme i due dati) ci stiamo assuefacendo alla violenza quotidiana perpetrata su donne e madri, violenza fisica, morale, verbale. Questa idea errata di un corpo oggetto e contenitore.. porta con sé un’altra conseguenza: che non tocchi l’anima.. che qualsiasi cosa tu faccia con o al corpo..non importi. L’anima come allora qualcosa allora di etereo, inconsistente. Come se la nostra identità e personalità non potesse esprimersi solo attraverso il corpo. Noi non abbiamo un corpo. Noi siamo il nostro corpo. Ecco il messaggio del vangelo e di Tiziano. Maria assunta col corpo, oppure il risorto che appare, Cristo, ai discepoli e mangia pesce arrostito o mostra le ferite a Tommaso ci ricordano che “credo la risurrezione dei corpi, della carne” diciamo in automatico nel credo.. che significa?
Il nostro corpo è l’unico strumento con cui noi manifestiamo e creiamo amore. E’ il luogo in cui viviamo relazioni, il mezzo con cui entriamo in contatto, ci facciamo del bene, ci lasciamo amare o ci amiamo. E’ spesso debole, fragile, egoista o volubile, peccatore, ma siamo noi. Ecco l’uso della parola carne. Ma questo corpo voluto a immagine e somiglianza di Dio ci ricorda che siamo chiamati a guardare a Gesù come alla persona perfettamente realizzata. Guardando Lui cerchiamo di desiderare di essere come lui.. corpo e anima, un unico movimento di amore.
Maria, che era come noi, donna anzi ragazza, fragile e inconsapevole, dopo essere anche stata sotto la croce sola con Giovanni e aver attinto al dono della Pentecoste con gli apostoli ci annuncia e oggi lo festeggiamo.. non solo il desiderio di Dio.. vedi il volto del Padre eterno nella tela dei Frari, bellissimo e intenso.. ma anche la chiamata di ciascuno di noi ad imitarla sentendola al nostro fianco pronta ad intercedere con la sua preghiera per noi. Ciascuno risorgerà dopo la morte con il proprio corpo, il bagaglio d’amore vissuto e donato che porta nella propria storia, lo stesso che oggi, domani, questa settimana ci viene affidato.. perchè il paradiso non è da attendere, ma da creare giorno per giorno.. con una vita di qualità evangelica. Così allora ciò che siamo, questi desideri e la presenza di Maria al nostro fianco sarà un capolavoro degno del Tiziano, perché il regno di Dio, inizia già così. Appena scegliamo di credere che il nostro modo di amare è l’unico desiderio di Dio per noi. Maria ci aiuti oggi, a fare nostro questo mistero dell’Assunzione e a vivere nell’amore quanto la vita ci riserva e Dio desidera per ciascuno di noi.

Non fare la femminuccia, su.. – XIVa T.O. – B

Non piangere, sei un uomo.. non frignare, non fare la femminuccia, non piangere, cosa vuoi che sia, fa l’uomo, non è niente, avanti, silenzio, sii duro, non si deve piangere.
Non so voi, ma io cose come queste me le sono sentite dire e tante volte usare con bambini e ragazzi. E spesso molti adulti lo vivono ancora come tratto della propria educazione. Ne soffrono. Non sanno vivere ne comunicare le loro emozioni.
Di fondo queste frasi dicono “guai ad apparire debole, fragile; manda giù, ma non dire che la vita ti sta facendo male, che ti senti alle corde, sfinito, disorientato. Non dirlo, non sta bene, c’è chi sta peggio.”    Mi domando: ma questo è cristiano? Anzi.. è umano? Anzi è reale? Davvero diventare grandi, essere adulti, maturi significa essere forti, non piangere, non farsi vedere (cioè non riconoscersi) fragili, precari, vulnerabili, feriti? Insisto.. come ci si “allena” poi a diventare così forti? Cercando di essere sempre sicuri, duri, scaltri, furbi, di avere diritti e pensare per sé..
Mi chiedo: ci si ritrova davvero padroni della propria vita o solo vittime deliranti di una precaria e malcelata superbia? Statue di marmo coi piedi di argilla? Penso, con grande rispetto, a tanti suicidi insospettabili di persone che avevano il mondo in pugno ma non loro stessi. Ma anche a quanto le vendite di ansiolitici e antidepressivi siano sempre più in aumento nelle nostre farmacie e in tutta Italia (dati del Sole 24 ore); questo denuncia uno stile di vita fittizio che fa del culto della performance, del delirio di onnipotenza, dell’apparire e dimostrarsi a tutti i costi come gli altri si aspettano o come noi dobbiamo (?) far vedere.. del “vanti sempre, fen tut, ven tut, rassa piave”.. fa di tutto questo, direi, quasi una religione, il culto di sé.
Non sto certo dicendo sia meglio educare ad essere flaccidi o passivi, ma porre una riflessione cristiana a partire dal messaggio che Paolo lascia di sè ai Corinti nella seconda lettura: è davvero bellissimo e potente. Di quelli che meritano ricordati non come uno slogan ma come una frase della Parola da imparare letteralmente a memoria per assaporarla al bisogno.
Introduce la sua riflessione spirituale spiegandone il motivo “perchè non monti in superbia”. Parola poco usata, ma di cui sappiamo il significato e forse anche il sapore nelle nostre vite.
Lo ripete per due volte.. e poi accogliamo la sua confidenza: ci dice di patire una spina nella carne. Nessun biblista è mai riuscito ad andare oltre le tante ipotesi. Che bello, questo santo, super apostolo, annunciatore del vangelo e primo teologo non è perfetto.. ne per certi versi normale. Chissà cos’ha che lo disturba. Ma è molto umano e libero perché parla serenamente dei suoi problemi e riconosce di non farcela da solo. Continua dicendo che ha pregato il Signore perché allontanasse questo problema: gli risolvesse i problemi.. ma così non è. Riporta poi lo stile di Dio con noi. Infatti nella stessa confidenza ci spiega che significhi essere cristiani. Non credere in un Dio che ti risolve le rogne, ma che ti si mette a fianco. “Ti basta la mia grazia”. Quando preghiamo e ce la prendiamo con Dio perché non ci ascolta.. alla fine ci ricorderemo questa frase? Ti basta la mia grazia. Significa il suo aiuto, la sua presenza, il suo sussurrare nella nostra coscienza la sua volontà di bene per noi e la nostra vita. Serve il mettersi in ascolto di Lui, fare silenzio, abbandonare la superbia di una fede autosufficiente, fare spazio alla sua iniziativa inedita non arroccarsi nelle cose che presumiamo di sapere. Serve fiducia.
Paolo spiega ancora meglio: Potersi vantare delle propria debolezza perché li dimori in noi la potenza di Cristo. La potenza di Dio abita la nostra debolezza. Allora non ci dobbiamo più vergognare di essere deboli, fragili, feriti, vulnerabili.. di fare errori o bilanci fallimentari o vite insipide. Ne di avere bisogno degli altri, del loro aiuto. Il cristiano non confida in sè stesso e nelle proprie forze o capacità, ma innanzitutto nella presenza in sè del Signore risorto. Ricordiamo il senso delle beatitudini?
Carissimi che peso hanno questa espressioni di Paolo in noi, qui, ora? “Quando sono debole, è allora che sono forte”. Impariamola a memoria, questa frase, ci aiuterà a ritrovare equilibrio, speranza, responsabilità. Ci ricorda chi vuole esser il Signore per noi. Io quando mi sento fragile, solo, sconfitto, inutile, me la ripeto spesso. Quante volte nelle nostre mentalità sentiamo che essere cristiani significa essere remissivi, ubbidire testa bassa, fare così perché lo abbiamo sempre fatto, mandare giù anche bocconi amari per compiacenza, farsi andare bene tutto. No! Non va. Non è ne vangelo ne umano. Nessuno è incoraggiato ad essere debole, ma ci rendiamo conto di aver bisogno di maggiore consapevolezza di noi stessi, il realismo di quel che siamo senza vergogna o senza censurare nulla. Dio ci ama come siamo. Non nonostante la nostra debolezza o i nostri peccati. Vuole dimorare nella nostra debolezza. Infatti verremo alla comunione da deboli, da mendicanti, con le mani così.. per ricevere gratuitamente non per prenderci quel che ci serve per dire che siamo andati a messa. Mettiamole bene le mani, perché già dicono o tradiscono i sentimenti che portiamo nel cuore..
Siamo qui per adempiere ad un precetto?  Perché è domenica? Perché siamo cristiani? O solo per consegnargli dopo una settimana le nostre debolezze e chiedere di abitare ancora in noi con la Sua Parola di grazia e la sua eucaristia che ci dona la forza di andare avanti? Come vogliamo uscire da questa ennesima messa? Chiediamogli carissimi il dono della fede.
Lasciamoci toccare il cuore e la vita dalle Parole di Paolo. Possano ristorare la nostra fede. Offriamo al Signore le pagine della nostra esistenza segnate da fragilità, peccato e debolezza. Faremo esperienza del suo amore ad oltranza e della potenza della sua misericordia. Ci sentiremo forti non perché bravi o meritevoli, perché non piangiamo.. ma in quanto figli, sicuri e amati da un padre buono che ci ha offerto suo figlio come fratello tra di noi, debole e sconfitto sulla croce.. ma per essere vivo e trionfante nei nostri cuori e accanto a ciascuno di noi.