Sono stato in farmacia e.. – Omelia Domenica di Pentecoste 2015 – B

Denominazione:
Spirito Santo
Composizione:
E’ una persona divina, come Dio e Gesù, la terza della Santa Trinità. Ci posso quindi parlare perché sono in relazione con esso.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Sono in tre. Il nostro Dio è una famiglia di tre persone.
Ed io mi lascio accogliere da tutti e tre ed entro in questa famiglia. Faccio il girotondo con loro, come ne “La Danza” di Matisse.
Principio Attivo:
E’ una forza di amore che permette la relazione tra il Padre, il Figlio e le persone. Anzi è quella relazione. E’ quell’amore che lega il Padre al Figlio e che trabocca da loro su di noi, per poi tornare a loro.
Camminate secondo lo Spirito.. ci ha chiesto Paolo nella seconda lettura.
Forma e contenuto:
Nella Bibbia viene descritto simbolicamente come una colomba, come fuoco, o il vento.. ne vedi gli effetti, ma non lo vedi in sè..
Viene anche definito il “Consolatore”, l’”Avvocato difensore.. paraclito”, quello che ti insegna la verità di te e della vita, dice il Vangelo.
Indicazioni terapeutiche:
La terapia a base di Spirito Santo può trovare indicazione in una vastissima gamma di malattie e casi. Va assunto per essere cristiani dal battesimo alla cresima. Allora cristiani significa fedeli ad una relazione d’amore con Dio Padre attraverso Gesù. Altrimenti, senza Spirito Santo, si sarà solo coerenti o meno coi valori cristiani.. si ma quali?  Si, ma perchè?
O devoti a belle pratiche vuote.. ah io son abituato così.. eehh..
E’ il fondamento della vita spirituale cristiana. Permette il sintonizzarsi con il Padre. Solo attraverso lo Spirito Santo io posso entrare in relazione con Gesù, con la Sua Parola che accolgo, con l’eucaristia.. e quindi fare l’esperienza corretta e bella e LIBERANTE di Dio: del Dio vero.. quello di Gesù Cristo, il Dio padre; non di quello che ho in mente io, che mi hanno inculcato delle suore tristi e acide, o dei genitori frustrati, dei preti repressi o altro.. qualsiasi possa essere stata la mia esperienza di Dio, la mia educazione cattolica.. la mia vita in parrocchia o altro.. lo Spirito Santo mi può aiutare a fare ordine e a farmi incontrare davvero il vero volto di Dio Padre nel Suo Figlio Gesù.
E’ come un server con cui entrare nella rete e restare sempre connesso per scaricare gli aggiornamenti (quello che mi fa bene, quello che mi rinnova.. la Parola..), ma anche gli antivirus (quello che mi svuota, imbruttisce, che mi illude e spegne..).
Controindicazioni ed effetti indesiderati:
Teoricamente nessuna; si possono però rilevare dei casi in cui una persona fraintenda la sua presenza e lo usi in modo poco accorto. Gli faccia dire quello che più fa comodo a sè stesso. Si confondano un po’ le cose e si stracapiscano. Il rischio è di far dire allo S.S. quello che in realtà sono io a volere..
Oppure si possa pensare: ma queste cose con me non c’entrano, si può essere cristiani lo stesso, basta andare a messa e volersi bene.
Per gli effetti desiderati invece.. come ai Galati anche a noi Paolo dice che il frutto dello spirito  è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.. riusciamo almeno ad immaginare una classe, una famiglia, un ufficio, un comune, una società in cui.. si possa provare a vivere così?
Precauzioni d’impiego:
Nessuna: assumerlo regolarmente, il più spesso possibile, ovunque e a qualsiasi ora; ne siamo già portatori sani, rivolgersi quindi allo S. S. in ogni occasione; invocarlo per ogni evenienza.
Chiamarlo a sé, chiedergli di sostenerci e accompagnarci a..
Sia nelle cose belle che in quelle faticose, quando non bastiamo a noi stessi. Nel Nuovo testamento viene detto di non preoccuparsi quando ci sarà da essere testimoni del vangelo.. ma affidarsi allo Spirito Santo.. lui metterà nel nostro cuore le parole e gli atteggiamenti giusti. Provare per credere, funziona davvero!
Dose, modo e tempo di somministrazione adulti e bambini: 
Usarlo in abbondanza, prima e dopo i pasti, più volte al giorno, appena se ne senta la necessità; lo Spirito Santo va invocato prima di ascoltare un brano della Bibbia, prima di accostarsi al sacramento della riconciliazione, prima di parlare di certe cose a certe persone, per guardare a noi stessi come Dio Padre ci guarda, con misericordia; si fa un po’ di silenzio, dentro e fuori di sè e si ripete più e più volte, come un mantra, “vieni Santo Spirito”.. o parole simili; a Lui si chiede forza, conforto, pace, sapienza.
A Lui si chieda luce, prima di una decisione, di una scelta, di un orientamento; ci si dà magari qualche giorno per pregare per quella cosa e si invoca lo Spirito.. per conoscere meglio il desiderio, la volontà di bene che Dio possa volerci suggerire.
E’ indispensabile per fiutare, stanare e seguire la volontà e la promessa di Dio per noi. In quel che viviamo..
Non si rileva nessun effetto negativo da sovradosaggio piuttosto se ne registrano i danni in caso di totale carenza: discordia, invidia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, impurità, dissolutezze.. così Paolo ammonisce i Galati..
Consistenza e confezioni:
Si consuma in diversi modi.
Ricordare i famigerati 7 doni dello Spirito Santo è molto bello: noi forse li abbiamo lasciati alla nostra cresima tot anni fa:
Sapienza.. per riconoscere il sapore buono delle cose e delle esperienze che ci fanno davvero bene.
Intelletto.. per capire in profondità, per andare alla verità e all’essenza della realtà
Consiglio.. per riconoscere il sogno di Dio su di noi.. e crearlo assieme a Lui.
Fortezza.. per affrontare quel che è scomodo e difficile, con coraggio, assieme a Lui.
Scienza.. conoscenza.. conoscere le cose non con la testa, ma anche col cuore, con amore.. attraverso l’amore.. come una mamma che guarda al figlio.. e sa già come sta.
Pietà.. non commiserazione, ma abbandono fiducioso come un bambino tra le braccia del papà.
Timore di Dio.. non paura di un giudice severo.. ma il rispetto giusto, in una relazione significativa.. temo di comprometterla.. e desidero invece custodirla..
Scadenza e conservazione:
Nessuna scadenza, è una persona viva e divina, quindi eterna; è conservato dal giorno della nostra cresima nel nostro cuore e da lì lo dobbiamo invocare, perchè venga “a galla” e possa sostenerci e illuminarci. L’abbiamo già ricevuto, è in noi, non serve cercare altro.. o immaginarlo chissà dove. Basta lasciamo emergere dalla nostra coscienza. Invocare la sua forza a sciogliere le nostre resistenze, tiepidezza e chiusure.
Con questo desiderio allora, vieni Santo Spirito, vieni in ciascuno di noi con forza in questa Pentecoste, sostieni, illumina e guida le nostre vite, aiutaci a sentire nostro fratello Gesù camminare al nostro fianco, mostraci il volto di Dio Padre, guida la nostra comunità e la collaborazione pastorale cittadina, per Cristo nostro Signore.
Amen 

Sfamare o divorare? – Omelia VIa Domenica di Pasqua – B

Pensandovi.. questa settimana dicevo tra me e me.. come vorrei che uscissero dalla celebrazione eucaristica OGGI?
Si parla di amore nella seconda lettura, le parole bellissime di Giovanni e nel vangelo, la seconda parte di quello di domenica scorsa.. lo ricordiamo? La vite e i tralci, il dare gloria a Dio non a parole, ma con una vita che porti frutto. E oggi questo desiderio di gioia. Sembra perfino esagerato, tutto questo amore di qua e di là, la gioia.. ci sembrano cose così poco concrete o dignitose.
Mi sono risposto: mi piacerebbe che almeno qualcuno uscisse da questa santa messa, dopo aver insieme celebrato l’eucaristia.. almeno un po’ di buon umore. Che non significa “tutto bene” ma che la stiamo facendo andare per il verso giusto. E non con un vuoto ottimismo ma perché vi siete sentiti amati. E questo gratis!
Uscire dalla celebrazione con la sicurezza che sono amato.
“In questo sta l’amore, dice la seconda lettura, non siamo stati noi ad amare Dio ma è Lui che ha amato noi.”
Bellissimo. Sentiamo il sapore e la profondità di tali parole?
Ci fanno abbassare la guardia da un’idea di un Dio avversario o a cui chiedere sempre il conto di tutto..
come pure sono una carezza sulla testa, se ci sentissimo troppo affaticati di cose da fare, di servizi visibili e gratificanti e meriti cristiani da ottenere, fioretti da mantenere..
Ma credo che questa dichiarazione pazzesca d’amore non possa lasciare tranquillo nemmeno un’indifferente, chi si dica ateo, non credente.. o praticante non credente! Ricordate esempio all’inizio.
A volte ho la sensazione che perdiamo troppo tempo a discutere su e di Dio.. se ci ascolta, se esaudisce, sa fa quel che gli diciamo o ricorda quel che gli abbiamo raccomandato. Lui di se non ha detto altro che è padre. E un padre ama. Ma perché queste parole dovrebbero metter di buon umore?
Perché ci donano serenità e pace. Sentirsi anticipati, protetti, attesi.
Confidare che venendo in chiesa troverò ciò di cui ho bisogno: per carità.. ne salute, ne lavoro, ne soluzioni.. ma poter rinnovare l’equipaggiamento con cui riprendere il viaggio della settimana. Continuo a vivere da risorto in questo tempo di Pasqua. Cioè da chi cambia prospettiva.
Una Parola che mi riesca a decifrare, provocare, illuminare, consolare.. la Sua eucaristia in cui confidare per sentirlo in me, intimo a me più di quanto io sia con me stesso!
Il canto comune.. e una liturgia vissuta in modo partecipe, non passivo da spettatori.. prendo in mano un libretto e canto.. i cuori che cantano assieme si uniscono, pregano assieme, mentre imparano ad ascoltarsi per andar a tempo imparano anche a collaborare e andare d’accordo.. una messa in cui tutti cantano e rispondono assieme, leggendo il foglietto.. ti manda a casa felice, oppure la vita di comunità, gli appuntamenti, gli avvisi, il celebrare assieme, non ciascuno per conto proprio.. a fare le proprie devozioni..
La sensazione che solo così è più bello e non siamo soli o numeri.
Discorsi troppo semplici? Può darsi.. abbiamo sempre una parte di noi che ci sussurra.. ”vattene” lascia perdere, pensa ad altro..
Rimanete nel mio amore. E’ il verbo che in queste due domeniche ci ha avvolto. Nell’amore si entra e si dimora. Rimanete, non andatevene, non fuggite dall’amore. Spesso all’amore resistiamo, ci difendiamo. Abbiamo il ricordo di tante ferite e delusioni, ci aspettiamo tradimenti. Ma Gesù ti dice: “arrenditi all’amore”. Se non lo fai, vivrai sempre affamato. Affamato di amore, di attenzioni, di stima, di protagonismo  e fiducia.
Gesù si fa cibo per noi, e ci chiede di sfamarci gli uni gli altri. Ecco la seconda parte del vangelo.. sfamarci, non mangiarci.
Ci chiede di continuare a far traboccare l’amore che Lui ci dona verso gli altri: è sufficiente un po’ di onestà per dire che non ne siam capaci da soli.. ma sarebbe un segno di grande sfiducia nei confronti di Dio dire che è impossibile. Vorrebbe dire dare del crudele a Gesù che ci ha comandato di amarci gli uni gli altri come Egli ha amato noi; oppure anche del fallito dal momento che ha dato la sua vita per questo; oppure infine dell’ingenuo visto che ci ha scelti per portare un frutto che rimanga. Dare la vita non è semplice né piacevole: altruismo compiaciuto, buonismo e filantropia non sono nemmeno un pallido riflesso. Se mi guardo attorno poi.. non sembra certo che la mentalità e lo stile più comuni siano questi.. eppure..
Dare la vita significa rafforzare di giorno in giorno una scelta, cioè la stessa scelta di Gesù. Di sporgersi continuamente da sé per trovare equilibrio e gioia negli altri. Insieme. Di sfamare non divorare. Questo ci dia gioia e pace, ci faccia uscire di buon umore.. fieri di essere cristiani.. non possiamo non ricorda cosa disse Papa Francesco a questo proposito “E’ una malattia dei cristiani questa. Abbiamo paura della gioia. E’ meglio pensare: ‘Sì, sì, Dio esiste, ma è là; Gesù è risorto, è là’. Un po’ di distanza. Abbiamo paura della vicinanza di Gesù, perché questo ci dà gioia. E così si spiegano tanti cristiani da funerale, no? La loro vita sembra un funerale continuo. Preferiscono la tristezza e non la gioia. Si muovono meglio non nella luce della gioia, ma nelle ombre, come i pipistrelli. E con un po’ di senso dell’umorismo possiamo dire che ci sono cristiani pipistrelli che preferiscono le ombre alla luce della presenza del Signore”. 
Con questa consapevolezza ci affidiamo a te Signore, per intercessione di Maria, donaci il coraggio di desiderare di vivere con gioia e di farlo nel tuo nome, da figli amati, con serenità e con il buon umore.. se non per questa omelia, almeno perché un papa che chiama pipistrelli i suoi fedeli, un sorriso non può che strapparcelo..

L’autostima di Dio.. – Omelia Va Domenica di Pasqua – B

Gloria.. al Padre.. Gloria nei giorni di festa. Mi son preso la briga di cercare il significato di questa parola che usiamo in modo automatico e scontato. Lo conosciamo? Ve lo offro perché credo ci faccia bene e spero possa aiutarci a comprendere meglio il nostro modo di credere e di vivere.
Secondo alcuni studi “etimologici” significa “ciò che gli altri sentono dire di te”: insomma un modo di parlare di Dio agli altri e a Lui.
Per noi dire Gloria significa manifestargli il nostro grazie e i motivi per cui siamo felici di essere e sentirci suoi figli.
E’ una preghiera semplice, il Gloria al Padre, ma anche un inno solenne e maestoso che la domenica spesso cantiamo assieme.
E’ uno dei gesti e dei sentimenti con cui viviamo la nostra fede e diciamo al Signore che lo stimiamo, che lo riconosciamo importante per noi.
Ecco un primo segno importante con cui verificarci: quante volte nella mia preghiera trovo spazio per la lode gratuita? Per dirgli gloria a te Signore perché? Perché sei buono, hai creato il mondo e le sue bellezze, hai creato le persone, mi perdoni, mi accompagni, mi illumini e conforti.. Questa attenzione è figlia dell’amore libero e riconoscente. A volte rischiamo di pregare solo con formule a memoria e dimentichiamo che la preghiera più naturale e spontanea, nell’intima confidenza dei figli passa per un parlargli di noi e di quanto stiamo vivendo. Ben più allora di una serie di cose da raccomandargli di fare o di ricordarsi di non fare ma un guardare a Lui con stupore riconoscendolo come autore della nostra vita e di come siamo e possiamo essere.
Ancora potremmo chiederci: ma come parliamo di Dio? Siamo felici di essere cristiani? Cosa sta dando la fede alla mia vita? La rende più forte, luminosa, sensata, autentica? Più umana?
E qui cominciamo ad intuire un altro aspetto che può provocarci e farci bene, direttamente dal vangelo.
Nella pagina appena accolta Gesù dice:” in questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto”. Cosa è il questo di cui parla? Il frutto.
La gloria a Dio sale dalla mia vita, non dalle mie parole. Non chi dice Signore, Signore, ricordiamo? Ma chi fa la volontà del Padre mio. Che significa questa immagine? Una vita che porta frutto. E’ una vita che serve a qualcosa e a qualcuno, che passa dalle promesse in gemm.. alla realizzazione qui e ora di un frutto, qualcosa di buono da mangiare, di sostanzioso e nutriente.
Cosa può voler dire questo? Credo sia una cosa bellissima, un atto di fede e fiducia nell’uomo e la donna che siamo meravigliosi. Dio non vuole essere glorificato a parole: non sta li in poltrona ad aspettare che parliamo bene di lui.. che immagine abbiamo di Dio in noi? Di un vecchio con la barba che non vede l’ora di essere lodato e glorificato con le nostre candele, offerte e preghiere? Non credo. Che se non lo facciamo si offende?
Almeno Dio i problemi di autostima li ha risolti da un pezzo. La Sua gloria è la nostra vita realizzata. Una persona che incontri un cristiano e colga nei suoi occhi una pace ed una gioia profonda… ecco la gloria, ecco la pubblicità più bella per Dio.
Cosa ci sta davvero a cuore? Siamo onesti: fare le nostre cose cristiane, le nostre pratiche devote, i nostri servizi gratificanti e visibili o dargli gloria? E come? Come vuole Lui o come decidiamo noi?
Persone che muoiono affidandosi a Lui come nei barconi nel Mediterraneo o nel collegio in Nigeria.. martiri per la fede e nella fede. Ecco la sua tremenda gloria. Non richiesta ma.. che testimonianza, che esempio! I giovani che nel suo nome ieri sono diventati diaconi o diventeranno preti, i matrimoni in chiesa, gli adulti che chiedono i sacramenti dopo una vita e si convertono.
Proviamo a pensare, ad esempio, a come spesso tra genitori e figli si infiltrino nel bene e nel male cose come queste: una mamma che dica al figlio.. che con tutto quello che ha fatto per lui si aspettava che.. non mi puoi deludere.. devi fare questo lavoro o occuparti di me adesso che..
Dio con noi non fa così: mi domando.. cosa dà gioia e soddisfazione ad un genitore? La vita realizzata del figlio o altri sottili ricatti affettivi che trattengono, schiacciano e mortificano?
Ricordiamo le parole della seconda lettura.. ”figlioli non amiamo a parole ne con la lingua ma con i fatti e nella verità” come son forti e vere: quanta ipocrisia a volte nei nostri atteggiamenti.. facciamo le belle facce sorridenti e compiacenti davanti e poi dietro parliamo male alle spalle, diciamo.. non mi interessa io faccio quello che voglio.
Ecco cosa da gloria a Dio, cosa gli fa pubblicità, cosa testimonia la forza e la bellezza del credere: una vita da credenti credibili.. non di praticanti non credenti. La vita di persone che portano frutto cioè sanno essere nutrienti. Passatemi l’immagine: la mia vita sa nutrire quella degli altri? Sa dare ciò di cui hanno bisogno: affetto, attenzione, giustizia, rispetto, dignità.. la nostra vita quando è carica di gesti d’amore, nutre gli altri. Questo è i frutto di cui Dio vuole godere. Non per sè ma per compiacersi di noi.
Il vangelo ci invita a guardare alla nostra vita come ad una esistenza che sappia profumare di Vangelo. Si fida di noi e sa che solo fidandoci di questa buona notizia sulla nostra esistenza sapremo andare oltre i nostri bilanci negativi su noi stessi o tiepidi rassegnati e vivere di conseguenza. Ogni volta che celebro in maniera onesta e consapevole la santa messa, che cerco di vivere in preghiera le mie giornate nella lode e nel ringraziamento, quando approfitto delle tante iniziative della nostra collaborazione pastorale cittadina per nutrire la mia fede e formarmi come cristiano, quando inizio ad accostarmi regolarmente al sacramento della riconciliazione o frequentare un po’ per conto mio il vangelo o qualche buon libro.. tutti esempi concreti con cui la mia vita da dentro porterà frutto e si coltiverà in questo. Non è vivere l’eucaristia? Fate questo in memoria di me.. diventate anche voi cibo come io lo sto facendo per voi! Ecco la gloria di Dio, il vero volto di un padre che gode della qualità di vita dei propri figli come della testimonianza e della soddisfazione più grandi.
Ti chiediamo allora Signore: aiutaci ad essere umili e metterci in discussione. Sostieni in noi il desiderio di fare della nostra vita un frutto nutriente e un dono responsabile: questo sarà amare coi fatti e nella verità, donaci almeno di desiderarlo quando preghiamo, sia questa la nostra preoccupazione principale, la nostra vita diventi la testimonianza più bella, la gloria che ti daremo, ciò che gli altri sentono dire di te.